UCRAINA. -
I. GEOGRAFIA
Una delle 16 Repubbliche federate di cui risulta l'U.R.S.S., entrata nell'Unione il 30 dic. 1922 (sigla: U.S.S.R.). Il suo territorio, che era ampio 445.300 kmq. nel 1939, si accresceva fino agli attuali 576.000 kmq. (più di 1/10 della Russia europea) per le annessioni, avvenute dopo la seconda guerra mondiale, della Galizia (dalla Polonia orientale), della Russia transcarpatica (dalla Cecoslovacchia), della Bessarabia e della Bucovina settentrionale (dalla Romania).L'U. corrisponde ad una regione naturale, che segna il passaggio dalla foresta di latifoglie della Russia meridionale alle steppe aride del SE, dalla pianura centro-europea ai territori del basso Don, che preannunciano la vicina Asia; ed è in pari tempo una regione storica, al limite fra il mondo mediterraneo e quello slavo, fra il cattolicesimo e l'ortodossia russa, campi di battaglia fra europei e asiatici; e, nell'insieme, un paese di colonizzazione recente.
Il suo paesaggio è quello di una vasta pianura, che scende con pendio insensibile verso il M. Nero, appena disturbata dalle incisioni che vi aprono i corsi d'acqua che vanno al Dnieper, al Don e al Donets; e corrisponde all'area nella quale le precipitazioni medie annue si tengono sui 300-450 mm., ossia ad un settore sub-arido, la cui vegetazione spontanea tipica - la steppa - tende a impoverirsi via via verso SE. Per contro, verso NO, la steppa cede il posto alla foresta di latifoglie della Russia centrale, in cui rientra più di 1/5 della superficie dell'attenuate U. (province di Kiev, Černigov e Volinia).
Nel complesso dell'U.R.S.S., come già nella Russia aristola, l'U. rappresenta anzitutto una riserva di prodotti agricoli. La steppa originaria è stata da tempo convertita in una delle regioni cerealiche più produttive dell'Europa orientale, grazie alla fertilità del suo suolo, il coronozem
(0 terra nera): sopra appena 1/7 della superficie destinata nell'Unione Sovietica alla coltura granaria, l'U. fornisce da sola più di un quarto della produzione (100 milioni di quintali; oltre a 30 milioni di quintali di segale, a 35 d'ore, a 25 di mais, ecc.). Notevoli anche, e di recente espansione, le coltivazioni del cotone (1/7 della superficie coltivata nell'U.R.S.S.) e della barbabietola da zucchero; nonché quelle del lino, del tabacco, del girasole e degli alberi da frutta. Modesta, invece, relativamente, l'importanza dell'allevamento, che conta tuttavia 8 milioni di capi bovini, 3-4 di ovini e altrettanti cavalli.
Ma non meno grande è la parte che spetta all'U. nella produzione industriale dell'U.R.S.S. Le regioni meridionali dell'U. dispongono infatti di cospicue risorse minerali. Il Donbass, o bacino del Donets (esteso 23 mil kq.), pur conservando solo il 6% delle riserve di carne, bone fossile dell'Unione, le assicura i 2/3 della produzione mentre un po' a O., nel settore di Kryvyj Rih (Dnieper), si estrae ferro (21 milioni di tonnellate disponibili) ed in quello di Nikopol, manganese; ed inoltre bauxite presso Mariupol, grafite ad Uman, e ligniti in più luoghi, senza contare il petrolio della Galizia. L'espansione industriale è infine favorita dalla disponibilità di energia elettrica, i cui grandiosi impianti (Dnieper, 800 miliardi di potenza istallata) si trovano anch'essi in prossimità delle miniere da cui si estraggono le materie prime necessarie. Tra le industrie dominano le metallurgiche (38% della ghisa, 25% dell'acciaio, 26% dei laminati prodotti nell'U.R.S.S.), le meccaniche (trattori, macchine agricole, macchinario ferroviario, ecc.), ma vi sono rappresentati anche altri rami, tra i quali vanno ricordati, per la loro importanza, l'alimentare ed il chimico.
La densità media della popolazione (71 a kmq.) è la più alta fra quelle delle Repubbliche Federate Sovietiche; nel distretto industriale del SE., fra Dnieper e Donets, i suoi indici salgono localmente ad oltre 150-200 ab. kmq., che è valore eccezionale nell'ambito dell'U.R.S.S. La popolazione tende a concentrarsi sempre più nelle regioni industriali ed in genere nei grossi centri urbani, i cui numero ha ormai raggiunto la ventina. Due di essi contano più di un milione di ab. ciascuno: Kiev, la capitale storica, e Kharkov, la capitale industriale; tre, più di 500 mila ab.: Odessa, il porto più importante, sul Mar Nero, Dnepropetrovsk e Stalino, ambedue grandi complessi industriali, ed almeno sei più di 200 mila; Leopoli, nella Galizia, Zaporojie, Makeevka, Mariupol, Vorošilovhrad e Kryvyj Rih.
Per la sua posizione geografica e la sua storia, l'U. è, di tutte le unità federate dell'U.R.S.S., la più vicina all'Europa, e quella che più delle altre, dopo i Grandi Russi, possiede gli elementi caratteristici (tradizione, cultura, lingua e letteratura) di una nazionalità ben individua nel museo e' etnico dell'Unione Sovietica.
Brasil: A. Suchov, The Economic Geography of Ukraine, Kiev 1926; H. P. Vovles, Ukraine and its People, Londra 1930; S. Obolensky - P. Brey, L'Ucraine terre russe, Parigi 1930; A. Schimdt, U. Land der Zukunft, Berlino 1939; W. H. Chamberlin, The Ukraine, Nuova York 1945.
Il storia civile -
I. Nome
Nel corso dei secoli il nome di questo territorio ha cambiato parecchie volte per ragioni politiche interne o esterne (Rusj, Ukraina, Malorossija). Erodoto lo chiama Scitia; dal sec. IV viene sotto il nome Sarmatia. Nel sec. II-III d. C., si chiama Roksolania. Nelle carte geografiche istallate dai secoli, XIV-XVI viene chiamata Cumania, Comania, ma anche Sarmatia, Ruthenia, Russia (cf. le carte di Mario Sanuto 1320, Paolo Torlani 1565, ecc.). Ma i nomi che valgono anche oggi sono: Rusj (Russia) e Ucraina.I patriarchi di Costantinopoli adoperano i termini Magna Russia (Μεγάλη Ρώσσια) per il nord, e Parva Russia (Μικρά Ρώσσια) per il sud ucraino. Questa distinzione amministrativo-ecclesiastica viene adoperata successivamente da qualche scrittore; solamente dopo la federazione dell'U. con la Moscovia nel 1654 lo zar si nominò zar della Grande e Piccola Russia (dal greco Ρώσσια, non dall'antico Rusj). Col tempo questo nome riuscì sempre più sgradito agli Ucraini. Dopo che la Russia dal sec. XVII ha cambiato ufficialmente il suo nome Moscovia in Russia (Russia) si è venuto sempre più affermato il nome U. Vi sono documenti ufficiali, dove quasi tutte le province ucraine vengono denominate occasionalmente con questo nome (lettere e appelli dei re di Polonia). Fin da principio del sec. XVII esso è in uso presso i Cosacchi (Konasevčič, 15 febbr. 1622). Nel 1654 (3 genn.) viene chiamata «U.-patria nostra», nel 1658 vengono identificate «Rusj» e «U.» (Vyhovskyj nelle trattative con gli Svedesi). Gli scrittori del sec. XIX lo adoperano comunemente (Svečenko). Con la proclamazione dell'indipendenza della Repubblica Popolare Ucraina (20 nov. 1917; 22 genn. 1918), e della Repub. Popolare dell'U. Occidentale (10 nov. 1918), e dopo con la creazione della Rep. Soc. Sov. Ucraina essa viene riconosciuta anche ufficialmente. Dopo la proclamazione dell'U. Carpatia indipendente (15 marzo 1939) il nome U. abbraccia ufficialmente tutto il territorio etnografico.
2. Posizione ed etnografia
Fra il 21°-45° meridiano est, e 43°-53° nord. Appoggia sul Mar Nero, dalle foci del Danubio fino al Caucaso (ca. 1800 km.). Tutte le altre frontiere geografiche sono aperte. Etnograficamente confina con i Romeni (900 km.), Ungheresi (100 km.), Slovacchi (200 km.), Polacchi (550 ca.), Belorusi (1000 km.), Russi (700 km.), Cosacchi del Don (750 km.). Il territorio ucraino misto confina sotto il Caucaso con i Calmucchi (400 km.) con il Dagestan (250 km.) e con i popoli del Caucaso (600 km. ca.). Queste frontiere anteriori al 1939, nei secoli subirono notevoli spostamenti. Le frontiere politiche e i confini etnografici dell'U. durante l'ultimo millennio non coincisero mai. Lo Stato di Kiev (sec. x-xii) andava oltre i confini etnografici (sotto Vladimiro 3 milioni di kmq. ca.). Lo Stato Coscaco Ucraino (sec. xvii-xviii) comprendeva 200-300 mila kmq. Nel periodo 1917-21 l'U. contava più di 630 mila kmq.; la U.R.S.S. (d'oggi 576 mila kmq., comprendendo 3/4 di tutto il territorio etnografico, 4/5 del popolo, tra i suoi 41 milioni di ab. Tutto il territorio etnografico, fuori o dentro l'U.R.S.S., con i territori misti, comprende 945 mila kmq., con 55 milioni di ab. Calatri 5 milioni di Ucraini vivono in Asia, Europa Centro-Occidentale ed in America, come coloni, o emigrati politici.3. Sviluppo storico
L'U. fu abitata fin dall'era preistorica. Le fonti scritte parlano dei Kimeri, poi dal sec. VII a. C. degli Sciti; dal sec. VI sulle rive del Mar Nero si stabilirono fitte colonie greche. Fin dal sec. IV d. C. la popolazione locale è nota sotto il nome Anti; ne parlano nel sec. VI Giordano e Procopio. Incerta la loro organizzazione; oligarchia di principi di tribù. Dopo altri due secoli oscuri, gli Anti si ritirano più a nord. Nel sec. IX compaiono nella storia diverse tribù, che in seguito compongono lo Stato dei Rurikidi di Kiev e si sviluppano in tre diversi gruppi etnici e statali: U., Russia, Belorusia. Nella seconda metà del sec. IX i Normanni scandinavi scesero sul Dnipro e si insediarono a mezza strada (Kiev). Il primo principe storico di Kiev fu Oleh (882-912), che occupò Kiev (882), combatte i bizantini (907, 911) e lasciò lo Stato di Kiev a suo figlio Ihor (912-945). Questi firmò nel 944 un accordo commerciale-politico con Bisanzio. La vedova di lui, Olha (945-64) attese agli affari interni. L'avanzata del cristianesimo a Kiev la spinse al Battesimo (955-57), ma suo figlio Svja-toslav I ristabili il paganesimo combattendo contro i Bulgari e Greci. Dopo la sua tragica morte (972) il regno fu diviso fra i suoi figli e dopo una lotta fratricida, riuscì vincitore Volodimiro (972-1015), che indusse al battesimo il suo popolo (987-99). Il suo Stato (ca. 3 milioni di km²) dopo la sua morte fu di nuovo diviso fra i suoi figli, finché Jaroslav il Saggio lo riunì combattendo bizantini, polacchi e mongoli. Col 1054, i suoi figli ripresero le liti e le guerre intestine, Izjaslav I si appoggiava sull'Occidente, i principi di Perejaslav su Bisanzio, i principi di Černyňiv cercavano già legami al nord. Nel 1075 Gregorio VII incoronò a Roma il figlio di Izjaslav, Jaropol. Ma verso la fine del sec. XI prevalse il ramo di Vsevolod bizantino. Suo figlio Volodimiro Mononach portò di nuovo lo Stato alle vecchie glorie ma i suoi successori non seppero mantenere le sue conquiste. Nel 1145-55 si svolse la lotta fra la regione meridionale e quella settentrionale di Vladimir. Poco dopo il Nord ebbe la meglio sul Sud e si ebbe il saccheggio di Kiev (1169). La gloria di Kiev declinò irreparabilmente malgrado gli sforzi di alcuni principi (ad es., Romano di Halyč [1190-1205], Svjatoslav III [1175-94]) e cominciò la storia delle singole regioni. L'invasione dei Tartari, vittoriosi la prima volta nel 1223, impedì che si ristabilisse l'antico Stato di Kiev. Poi nel 1237-41 essi tagliarono questo territorio irreparabilmente in due: nord-orientale (Mosca) e sud-occidentale (U., Halyč). Il principe di quest'ultima si sforzò di resistere con l'appoggio, purtroppo solo morale (incoronazione da parte di Innocenzo IV, 1253) dell'occidente e malgrado sconfitto ed umiliazioni riuscì ad organizzare lo Stato di Galizia e Volinia, che durò fino alla metà del sec. XIV. I principi nordici si salvarono collaborando con i Tartari.
I principi di Halyč, che dominavano sul territorio ucraino fin quasi a Kiev ed oltre, riuscirono a sviluppare lo Stato Ucraino attraverso continue lotte con i Tartari, lituani e polacchi. Però estinta la dinastia, subentrarono politicamente sul territorio la Lituania e la Polonia. La Lituania a sua volta subì un notevole influsso culturale dell'U. L'unione della Lituania con la Polonia agganciò ecclesiasticamente la Lituania all'Occidente latino. L'unione di Horodlo (1413) tra Polonia, Lituania e U. mirava ad una federazione sotto la dinastia Jagellonica (1377-1433) che regnò fino al 1572. L'U. rimase per una parte sotto i granduchi lituani, per un'altra sotto i re di Polonia. Con l'Unione ecclesiastica di Firenze (1439), l'U. cercò di mettersi a pari anche sotto l'aspetto religioso. L'unione non riuscì a cadere da sé nei primi decenni del sec. XVI. sotto la pressione politica, culturale e religiosa della Polonia-Lituania latina, finché l'unione di Lublino (1569) trasformò l'Unione personale tra Polonia e Lituania in unione reale e molte terre ucraine furono cedute dalla Lituania alla Polonia, rimanendo aperte all'influsso della Polonia.
Gli Ucraini si trovarono a doversi ritirare nella steppa del Mar Nero, percorsa dai Tartari; così si sviluppò il movimento cosacco. Erano uomini di diverse classi che sceglievano la libertà fuori dello Stato polacco. Per difesa contro i Tartari si organizzarono in gruppi (sič) e cercarono un modus vivendi con lo Stato. I primi successi si ebbero sotto il re Stefano; poco dopo Veneziani, Austriaci ed anche la S. Sede cercarono di farsene una avanguardia contro il pericolo turco. Le loro audaci scorrerie fino alle porte di Istambul crearono intorno a loro un alone di gloria. In generale la politica del governo verso i cosacchi fu infelice. I magnati polacchi viderono un pericolo nella vicinanza di questo movimento democratico e indipendentista. Così ebbe luogo una serie di lotte intestine fra le due parti (1625-40); finché nel decennio 1640-50, scoppiò la sollevazione contro la Polonia, che sotto la guida di Bohdan Chmelnýcký fu vittoriosa. Il nuovo re di Polonia concesse diversi privilegi e rimosse diversi ostacoli, ma la lotta scoppiò di nuovo con diverse alternative. Dopo infruttuose trattative con la Turchia, la Svezia, la Moldavia, B. Chmelnýcký si foderò con la Moscovia (1654), mosso da ragioni religiose. Fin dal 1620 i Cosacchi si consideravano i protettori della Chiesa ortodossa ucraina contro il cattolicesimo la

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(da M. N. Ksilev, Russia, Londra 1955, fig. 31)
UCRAINA - Chiesa di S. Andrea, costruita dall'architetto B. Rastrelli (sec. XVIII) - Kiev.
tino orientale, e combattevano l'Unione di Berest (1596), come strumento della Polonia; nel periodo 1648-50 ne richiesero dalla Polonia l'abolizione come compenso della pace politica.
Giovanni Mazzeppa (1687-1709), appoggiandosi alla Moscovia, che al tempo di questa unione incominciò a chiamarsi abitualmente «Russia», riorganizzò il territorio, promosse lo sviluppo culturale ed una certa agitazione creando in certo qual modo una classe dirigente. Durante la guerra dello zar Pietro I (1687-1725) con il re Carlo XII di Svezia si tenne da parte, cercando l'occasione di sganciarsi dalla Moscovia e proclamare la propria indipendenza. Alla vigilia della battaglia di Poltava si unì con Carlo XII e dopo la sconfitta fuggì in Turchia. Il suo successore, Filippo Orlyk (1710-40) si fece in seguito cattolico e cercò invano di interessare l'Europa alle sorti dell'U. Pietro I ristabilì i hetman obbedienti alla Russia poi affidò il governo dell'U. soggiornato ad un cosiddetto «Collegio» sotto la presidenza di generali moscoviti. Elisabetta (1640-62) ristabilì l'etmanato (C. Rozumovský, 1750-64), ma Caterina II soppresse quella parvenza di indipendenza (1764) e mirò alla completa soppressione delle libertà nazionali e sociali ucraine.
La parte dell'U. sulla destra del Dnipro, esclusa Kiev, dopo la Pace di Andrusiv tra Polonia e Moscovia (1667) ritornò alla Polonia. Lo sviluppo del cattolicesimo ucraino in quella parte salvò quella parte dell'U. dalla completa assimilazione all'amministrazione e alla cultura polacca. Il capo della nazione era il metropolita della Chiesa Ucriana. Ma la pressione sociale, ed amministrativa sempre più insistente provocò nella seconda metà del sec. XVIII in U. una sollevazione popolare (hajdamččina, 1768), che fu repressa dalla Polonia e dalla Moscovia. La Moscovia occupò la parte del territorio ucraino sottoposto al dominio polacco dal 1667. Una piccola parte andò sotto il dominio dell'Austria (1772) ed ebbe da allora una storia propria.
Qualche anno dopo il territorio fu suddiviso in governatori, la terra con i contadini fu assegnata ai favoriti della Zarina. Verso la fine del suo regno fu liquidata anche la Chiesa cattolica ucriana, come già nel 1685 la Chiesa ucriana non unita era soggetta al Patriarca di Mosca. Il Regno di Paolo I e di Alessandro I portò con sé qualche attenuazione nella centralizzazione dell'U., ma sotto il Regno di Nicola I (1825-55) la parola d'ordine fu assolutismo, ortodossia e nazionalismo. In pari tempo
ebbe inizio il risveglio nazionale, si cominciarono a coltivare le tradizioni patrie, si fece sentire il potente canto di Ševčenko, sebbene soffocato più tardi con il divieto di pubblicazione in lingua ucraina (1876). Sorgono società clandestine (Società di Cirillo e Metodio), un movimento rivoluzionario, mentre i contadini chiedono la terra (1861). Dopo la rivoluzione del 1905 nascono i partiti politici (democratico, repubblicano, radicale, sociale, ecc.) che dopo la caduta degli zar (1917) emergono nella vita politica dell'U.
L'U. occidentale sotto l'Austria ebbe difficoltà di convivenza con i polacchi ed il governo di Vienna favorì la crisi di un'U. nel 1848, abolita la servitù della gleba, si fece sentire anche fra gli ucraini la «primavera dei popoli», preparata già nella prima metà del secolo attraverso le scuole popolari e superiori, il risveglio letterario (1837), la creazione della Metropolia di Halyč. Nella seconda metà del secolo questo risveglio venne ostacolato dalle pressioni polacche presso il governo di Vienna, e dal movimento russo-filato, favorito e sviluppato dalla Russia. Tuttavia ebbe inizio una stampa nazionale, sorsero i partiti politici (radicale, popolare, democratico-nazionalista, democratico-socialista). Ebbero inizio e sviluppo la vita parlamentare (1867) e la lotta per l'Università ucraina a Leopoli. Lo stesso avvenne, sebbene con un piccolo ritardo, nell'U. Carpatica sotto dominio ungherese, e nella Bucovina.
Verso la fine della prima guerra mondiale sia a Kiev che a Leopoli sembrò prossima la realizzazione dell'indipendenza nazionale. Già dal marzo 1917 a Kiev si susseguono i Congressi dei diversi partiti. Viene costituito il Consiglio centrale, seguono i Congressi sindacali. Dopo l'assunzione del potere a Mosca da parte dei comunisti fu proclamata la piena indipendenza dell'U., fu firmata la pace separata con le potenze centrali (9 nov. 1918) e respinta la minaccia comunista con l'aiuto dei tedeschi (periodo di Skoropadskyj). Ma con la smobilitazione tedesca, avanzarono i comunisti. Nello stesso periodo nella parte occidentale, sottoposta all'Austria, dopo il crollo dell'Impero asburgico, venne proclamata la Repubblica Ucraina occidentale che si unì il 22 gennaio 1919 con la parte orientale unendo anche i suoi sforzi difensivi contro i bolscevichi, contro l'aggressione polacca, e contro i generali zaristi russi. Nel 1920 venne firmato l'accordo con la Polonia e Kiev riconquistata. Ma una nuova avanzata comunista portò le armate ucraine verso l'ovest. Varsavia fu minacciata, e salvata con sforzi comuni. La Polonia fece la pace coi comunisti a Riga (18 nov. 1922). La Galizia e la Volinia passarono sotto i polacchi, l'U. orientale diventò Repubblica Soc. Sov. Ucraina con un proprio governo, che a poco a poco fu ridotta a satellite della Russia, e s'unì con altre Repubbliche Soc. Sov. nell'Unione Sovietica (10 maggio 1923); l'U. Carpatica in queste circostanze si unì con una garanzia di autonomia alla Cecoslovacchia (10 set. 1919). La Bucovina fu assegnata dalla Conferenza della pace di Parigi alla Romania.
Nell'U. Sovietica dopo la fame del 1921-22 e dopo la nuova politica economica (NEP) si ebbe la collettivizzazione e l'industrializzazione con la susseguente fame del 1933, le operazioni della borghesia, dei «nazionalisti» e dei comunisti deviazionisti.
In Polonia ogni tentativo di ottenere una autonomia restò sterile. Malgrado il regime centralista di Varsavia si sviluppò tuttavia la vita culturale ed economica nel paese. In Cecoslovacchia l'autonomia promessa non si realizzò: si sviluppò i vivi anche un movimento russo-filato. Ma anche il movimento nazionale poté organizzare le sue forze, così che nel 1938-39 poté assumere il potere nel paese e, dopo la caduta della Cecoslovacchia proclamare l'indipendenza (15 marzo 1939). In Bucovina era sensibile la pressione romena.
All'inizio della seconda guerra mondiale l'U. occidentale fu occupata in gran parte dalle truppe sovietiche ed unità all'U.R.S.S.; e l'U. Carpatica fu occupata dall'Ungheria. Dopo il 22 giugno 1941 quasi tutto il territorio ucraino fu occupato dai tedeschi e dai loro alleati e messo sotto un'amministrazione militare o civile (Ge
neralgovernement, Commissariato di U., Transnistria). Con l'avanzata delle armate sovietiche nel 1943-44 l'U. fu rioccupata e ricostituita come Repubblica Sovietica assieme con l'U. Carpatica (29 giugno 1945). Così la U.R.S.S. unì quasi tutte le terre ucraine. Dai resti rimasti fuori dei confini, la popolazione fu trasferita nell'U. Incominciò di nuovo in pieno il regime comunista. La Chiesa cattolica fu distrutta, il movimento partigiano combattuto e ricacciato nelle montagne. All'estero riparò una parte dell'emigrazione politica, sviluppando, e riorganizzando i partiti e costituendo un Consiglio nazionale ucraino.
Rimane così aperta la questione dell'autodécisione del popolo ucraino come problema giuridico nazionale ed internazionale.
III. STORIA ECCLESIASTICA: V. KIEV.
IV. LETTERATURA
Alla fine del sec. x ha inizio lo sviluppo della letteratura ucraina. Fino al sec. xviii fu adoperata l'antica lingua slavo-ecclesiastica introdotta in U. assieme al cristianesimo e profondamente alterata durante i secoli, nel lessico, nella fonetica e nella morfologia. Dall'xi sec. in U. si diffusero traduzioni dal greco e dallo slavo-ecclesiastico: libri di messa e di morale, aforistici, agiografici, apocrifi, storici, racconti e romanzi di provenienza orientale per il tramite, in certo modo, della Bulgaria. Nella letteratura dalle origini si distingue in primo luogo la prosa oratoria ecclesiastica: prediche di s. Teodosio delle Grotte, del metropolita di Kiev Ilarione, di Cirillo Turivskyj (sec. xii), di Serapione di Kiev, vescovo di Vladimiro (sec. xiii). Notevoli inoltre le Raccomandazioni ai figli del principe Vladimiro Monomach (sec. xii). Fra le opere agiografiche la Vita dei s. Boris e Hlib, la Vita di s. Teodosio delle Grotte, e soprattutto il Paterico delle Grotte di Kiev (sec. xiii), raccolta di biografie dei santi monaci di Kiev e di notizie sulla fondazione del monastero. Maggiore importanza hanno gli annali (sino al sec. xii) e particolarmente quelli di Galizia e di Volinia, i quali forniscono ampia e varia materia sulle vicende dell'U. Tra le narrazioni di carattere epico spicca per pregi poetici il Canto della schiera di Jhor (ca. il 1087) di autore ignoto, pieno di sentimento nazionale, pervaso di immagini della mitologia precristiana, interessante per la fusione di tinte folcloristiche e di scaltrezze letterarie (v. RUSSIA, letteratura).Dopo un periodo di depressione letteraria nel sec. xiv-xv, la letteratura rinasce con la lotta per l'indipendenza sotto Chmelnyckyj. Dalla fine del sec. xvi e per tutto il sec. xvii e xviii predomina il barocchismo. A questa fase appartengono i numerosi trattati e libelli
polemici (in relazione con l'unione di Berest del 1596) del metropolita I. Potij, G. Smotryckyj, M. Smotryckyj, Z. Kopystenskyj, J. Boreckyj; le prediche di J. Galatovskyj, L. Baronovyč, A. Radyvylovskyj ed altri; le raccolte di novelle di Kosov, A. Kalnofojskyj, D. Tupalo. Del sec. XVIII si sono conservati i cosiddetti Annali cosacchi di Samovydec, G. Hrabianka, S. Velyčko. Sorge la ricca poesia barocca in versi di carattere spirituale (K. T. Stavrovcekyj), più tardi (con la raccolta Annunciatore di Dio, 1790) quella di carattere patriottico, panegirico, filosofico (G. Skovoroda) e amoroso-lirico. Il dramma barocco (sec. XVII e XVIII) è rappresentato da D. Tupalo, T. Prokopovč (Vladimiro, 1795); dall'anonima Gruzia di Dio (1728); da G. Konyskyj e da altri. I drammi pasquali, i drammi sui santi e le moralità hanno intemezzi comici e documentano ampiamente la lingua popolare (ad es., i dialoghi comici di Ivan Kraševčj della fine del sec. XVIII). Nel poema burlesco Eneida (1798-1849) di Ivan Kotlarevskyj, la letteratura ucraina abbandona il linguaggio slavo ecclesiastico per adottare quello vivo popolare. Con questa ed altre opere Kotlarevskyj ottiene meritato appellativo di padre della letteratura ucraina. Nel sec. XIX appaiono i racconti burleschi e preromantici (Marusja) di Kvitka-Osnovjanko.
Il romanticismo, nel periodo 1830-50, legato all'ammirazione del canto popolare e dell'antichità nazionale dà impulso alla letteratura ucraina. La lirica di L. Borovvkovskyj, L. Hrebinka, M. Petrenko, A. Mohyla-Metlynskyj, le poesie e tragedie di M. Kostomarov, i racconti di O. Storozenko e nell'U. occidentale la raccolta Ninfa del Dnistro (1837) del sacerdote M. Šaškevčj, I. Vahlevyč ed I. Holovackyj, si ispirano al canto popolare, portando nella letteratura ucraina spunti della poesia europea. Con la Ninfa del Dnistro nell'U. occidentale incomincia una nuova epoca nella letteratura. Nella figura di Ševčenko (1814-61) la letteratura ucraina ha trovato il suo più grande poeta: notevole la profondità della sua analisi del passato storico dell'U. e profondamente sentita nei suoi versi la sofferenza del popolo ucraino. Tra le sue cose migliori e più note, si ricordano: Sogno; Il grande burrone; Caucaso; Messaggio. La ricchezza tematico-ideologica si accoppia in lui con la perfezione artistica. Pantelejmon Kulik, poeta (racconti Alba, 1893; Le poesie campagnole, 1882; La campana, 1893), romanziere a sfondo storico (Il consiglio nero, 1857), novelliere, drammaturgo, critico e traduttore di Byron e di Shakespeare, arricchisce la letteratura ucraina di idee e di spunti delle letterature occidentali. Nel passare dal romanticismo al realismo si segnalano Marko Vovčok (pseudonimo di M. Vilinska-Markovyč) con i suoi Racconti popolari (1857); il poeta e scrittore di prosa F. Pedjkovyč; i poeti S. Rudanskyj, L. Hilbow; i poeti a sfondo realistico O. Pčika, B. Hrincenko, I. Mandžura, P. Hrabovskyj cantano il duro destino del popolo. La prosa realistico-popolare è rappresentata da A. Svyndyckyj (Ljuboracki, 1862); I. Nečuj-Levcykij (Mykola Dzerja ed altri romanzi sulla vita dei contadini e degli intellettuali: Le nuvole); P. Myrnyj (romanzii, Le forze perdute, La meretrice). Figura notevole e complessa è Ivan Franko (1856-1916), descrittore dei bassifondi sociali (Boa constructor e Boryslavdie) e della vita degli intellettuali (I sentieri incrociati). Nella poesia egli oscilla tra il realismo, note liriche e spunti filosofici (Le foglie appassite; Il mio smeraldo ed altre).
L'impressionismo nella prosa moderna si manifesta con M. Kociubynskyj (Fata Morgana; Le ombre degli entenati sordati), O. Kobyljanska, K. Hrynekyč, M. Ceremšyna (pseudonimo di Iwan Semeniuk); G. Chotkevčj, W. Stefanj (Le foglie di acero; La mia parola); S. Vayščenko, A. Teslenko, M. Jakšiv, B. Lepkyj ed altri. Nell'orbita del realismo psicologico si trovano alcuni poeti: A. Krymskyj, il Gabbiano del Dniger (pseudonimo di L. Vasylevska), V. Samijlenko. L'orientamento moderno si rispecchia anche nei poeti del gruppo La giovane musa: P. Karmanskyj, V. Pačovskyj ed altri, come B. Lepkyj. Da ricordare il cantore della rivoluzione nazionale O. Olesj (pseudonimo di Kandryba), infine M. Filanskyj. V. Vorona (pseudonimo di Laryssa Kosč, 1871-1913) nella lirica (Sulle ali della canzone; Isolda Biancomano), nei poemi drammatici (Saluto babiliniano; Sulle rovine; Orgia; Il padrone di pietra; La canzone della foresta ed altri) arricchisce la poesia ucraina con ispirazioni della storia e della letteratura mondiale, esaltando anche la resistenza degli Ucraini contro gli oppressori. Il regime sovietico fece sentire sempre più la sua pressione sulla vita culturale e letteraria ucraina.
Il simbolismo creò in U. la fusione della tradizione popolare con una sensibilità moderna. Si ricorda a questo proposito P. Tyčyna (Clarinetti del sole; Aratro), il quale sotto la pressione del regime ha finito col diventare il poeta ufficiale del Cremlino. La stessa sorte è toccata a M. Rylskyj (Sotto le stelle di autunno; Orizzonti azzurri; La tredicesima primavera). Dal gruppo dei neoclassicisti M. Zerov (La Kamena), il più importante di loro, fu liquidato con P. Fylypovč e M. Draj-Chmara. La loro opera fu continuata nell'U. occidentale da J. Klen, M. Orest, S. Hordynskyj. Fra gli altri poeti si distinguono V. Svidzinskyj, E. Plužnyk, T. Osmačka, B. Antončič (U. Occidentale, M. Bažan, che diventò poeta ufficiale dal 1934 (Ombra incisa; Le costruzioni). I temi storici furono trattati con spunti filosofici dal gruppo dei poeti dell'U. occidentale e emigranti, collaboratori del giornale Vysny (1930), E. Malaniuk (La Madonna terrena); O. Olžyč (Ombra; Le torri); O. Ljubovnyk, L. Mosendz, O. Teliha, J. Lypa, P. Stefanovč ed altri; nella prosa i più conosciuti sono: G. Kosynka, M. Chvylovyj (Autunno), A. Lubčenko (Il cammino della tempesta; Lei); J. Janovskyj (Il maestro della nave; Le quattro sciabole); V. Pidmohlyj (Il problema del pane; La città); M. Ivčenko (Le forze lavoratrici); B. Antončič-Davydovč; in Volinia U. Samčuk (Vo-lina; Maria). Fra i drammaturghi il primo posto appartiene a M. Kulč (Myna Masailo; La sonata patetica). Le persecuzioni comuniste contro la letteratura ucraina hanno preso una particolare ampiezza nel 1933-38. Durante questo periodo, 100 scrittori ucraini furono fucilati e deportati, altri furono trasformati in strumenti di propaganda sovietica, senza nessuna possibilità di deviare dalla linea ufficiale del cosiddetto «realismo socialista». Anche nell'U. occidentale nel primo dopoguerra si cercano strade nuove. Tutta la vita letteraria della Galizia, Volinia, e dell'emigrazione si raggruppa intorno a quattro riviste: Le vie nuove, sovietofile, con l'esaltazione dell'opera dell'Unione sovietica; Il Messaggero, di indirizzo nazionale, con a capo E. Malaniuk e O. Olžyč nella poesia e R. Jendyk e U. Samčuk nella prosa; Noi (a Varsavia) con un gruppo di scrittori legati al passato, il quarto gruppo intorno alla rivista Incontro reca i nomi di J. Kosč, S. Hordynskyj e di altri. Gli scrittori cattolici erano raggruppati intorno a Campane (Leopoli) dove spiccavano la poesia di B. I. Antončič e la prosa di N. Koroleva. C'è da notare anche il gruppo di scrittrici K. Hrynekyč, N. Koroleva, I. Wilde, H. Žurba, U. Kravčenko.
Nella Bucovina la vita letteraria nel dopoguerra quasi non esisteva. Più vigore era invece nell'U. Carpatica, con i giovani scrittori: V. Grendža-Donskyj, Zoreslav, I. Hlavskyj, A. Harasevč.
Nel secondo dopoguerra tutta l'attività letteraria fuori l'U. Sovietica si svolse nell'Europa occidentale. L'America diede poco e niente di rilievo. Nel «Movimento Artistico Ucraino» incominciò il processo di avvicinamento tra gli scrittori dell'U. Orientale ed Occidentale. Sorsero nomi nuovi con temi attuali, mondiali e storici tradizionali (H. Schidnyj, B. Domontovč, I. Kosteckyj; M. Orest, V. Barka, L. Poltava, ecc.). Vedi tav. LXVI.