VERRAZANO, GIOVANNI. - Navigatore fiorentino, n. intorno al 1485 da famiglia originaria della Val di Greve; ucciso in una spedizione nel 1528.
Nulla si conosce della sua giovinezza, tranne che, dedicatosi assai presto ai viaggi, aveva dimorato a lungo al Cairo ed in altri luoghi del Levante. Almeno dal 1522 è stabilito in Francia e nel 1524 compie, per incarico del re Francesco I, una memorabile spedizione lungo le coste dell'America Settentrionale, intorno alla quale, perduti altri documenti, si ha una importante lettera-relazione del navigatore al Sovrano, inviata in copia anche ad un mercante fiorentino stabilito a Lione e da lui trasmessa a Firenze. Scopo della spedizione era di trovare un passaggio per giungere al Catai, ossia alla Cina settentrionale, con un cammino più breve di quello, ormai risultato enormemente lungo, percorso da Magellano attraverso il Pacifico.
Di quattro navi che dovevano comporre la spedizione, solo una ne rimase, la Delfina, che partì segretamente da uno scoglio deserto presso Madera il 17 genn. 1524, e, raggiunte le coste dell'attuale Carolina il 7 marzo, dopo breve punta a sud, risalì tutto il litorale fino verso il Capo Bretone, addentrandosi nelle numerose frastagliate insenature e facendo frequenti soste (tra l'altro nella Baia di Nuova York, della quale si ha prima esatta descrizione). Durante la lunga navigazione si credette anche di aver intravisto il passaggio verso ovest nella regione lagunare detta oggi Panlico Sound: qui infatti alcune carte, che, insieme con la citata relazione costituiscono le sole nostre autentiche fonti, rappresentano ipoteticamente uno stretto. La Delfina era di ritorno in Francia, a Dieppe, nei primi giorni del luglio 1524. La navigazione del V. fornì la definitiva dimostrazione che le terre scoperte di là dall'Atlantico costituivano un'unica massa, dal Circolo Artico allo Stretto di Magellano, completamente isolata dal Continente Antico; da ciò la sua eccezionale importanza.
Il V. capitanò anche una seconda spedizione oceanica partita nel 1528, della quale peraltro si è pochissimo informati. Sembra che essa fosse diretta al Mar Caraibico e al Darien, e che il V. vi trovasse la morte in un'isoletta non identificabile, massacrato e divorato dagli indigeni. Alla scena orrenda, avrebbe assistito da lontano il fratello Gerolamo, navigatore anch'egli e cartografo, autore, tra l'altro, di un grande planisfero nel quale sono rappresentate le scoperte del fratello (Bibl. Apost. Vaticana).