BORGOFRANCO

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BORGOFRANCO. - Detto anche Villanova o Villafranca, è un centro abitato medioevale, cinto da mura e da fossati, generalmente di pianta quadrata o rettangolare, a due o quattro porte, fondato per scopi politici e in posizione strategica a fine di dominare le vie di comunicazione, difendere i territori più facilmente soggetti ad invasione e costituire punti

avanzati per la più facile conquista di nuove terre. Solo la Repubblica vercellese ne fondò ventidue in un secolo.

Sotto l'aspetto economico il b. era anche mezzo per popolare e mettere a cultura molte zone incolte. I rustici che si stabilivano nel borgo avevano l'obbligo del servizio militare, ma godevano dei diritti dei cittadini, erano esenti da alcune imposte per un determinato numero di anni e, come rileviamo dalle franchigie vercellesi, ricevono una casa ed un podere in enfiteusi (il cui pagamento di canone era sospeso in tempo di guerra), avevano il diritto di pascolo e di legnatico su terre comuni, potevano ricevere altre terre in enfiteusi da enti morali e godevano di un mercato settimanale. Non bisogna quindi dimenticare che i b. contribuirono ad un profondo mutamento agricolo ed all'incremento ed alla ridistribuzione geografica della popolazione.

Il carattere rurale del b. italiano è ciò che lo diversifica dal «Freiburg» tedesco e dal «liber burgus» inglese, che assurgono invece all'importanza di vere città.

BIBL.: V. Mandell, Il Comune di Vercelli nel Medioevo, II, Vercelli 1857-58, pp. 167-308; G. Menozzi, La città italiana nell'alto Medioevo, Roma 1914; G. De Vergottini, Origine e sviluppo storico della comunità italiana, Siena 1929; G. Brayda e G. Ricci, Le ville nuove e le terre franche in Piemonte, Torino 1938; G. Donna, I b. nella politica rurale della Repubblica vercellese, in Atti della R. Accad. di Agrigento, 8 (1943).

Nella Venezia orientale il Patriarca d'Aquileia che aveva pieno dominio feudale sul Friuli, organizzò in modo analogo i castelli che teneva sotto la sua immediata signoria e non voleva cadessero nelle mani dei suoi vassalli. Li affidava ai suoi gastaldi o capitani assoggettando ad essi i ministeriali della Chiesa; oppure concedeva agli abitatori feudi di abitanza, obbligandoli a tenervi stabile residenza con dovere di difesa e dotandoli di casa, di terre e di mercato; o li provvedeva per altra via; man mano costoro ebbero parte al governo del castello e le loro rappresentanze ebbero voce nel Parlamento della Patria. Nel sec. XIII tale ordinamento era perfettamente sviluppato. In tal modo ebbero vita e liberi ordinamenti le comunità di Cividale, Udine, Gemona, Tolmezzo, San Daniele, Sacile ed altre minori.

BIBL.: P. Paschini, Storia del Friuli, II, Udine 1935, p. 138 sgs.