PIETRO LOMBARDO

PIETRO LOMBARDO. - Teologo e vescovo, detto il Maestro delle Sentenze, n. a Novara alla fine del sec. XI, m. a Parigi il 21 (o 22) luglio 1160.

I. VITA

La sua vita è poco nota. Di umili origini, fu raccomandato da s. Bernardo (Ep., 410: PL 182,619; vir venerabilis) ai canonici di S. Vittore di Parigi, dove giunse verso il 1135-36, dopo un breve soggiorno a Reims. Qualche anno dopo (ca. 1142-43) è ricordato da Gerhoh di Reichersberg tra i più noti commentatori di s. Paolo (Libellus de ordine donorum Spiritus Sancti, in MGH, Libelli di lite, III, Hannover 1897, p. 275); è pertanto da ritenere che P. L. già occupasse una cattedra parigina, probabilmente presso Nôtre Dame. Il suo prestigio dovette crescere ben presto se nel 1148 fu annoverato tra i magistri scolares che, con il papa Eugenio III, giudicarono la dottrina teologica di Gilberto Porretano al Concilio di Reims (Giovanni di Salisbury, Historia pontificalis, cap. 8; ed. Poole, Oxford 1927, p. 17). In un manoscritto di Bamberga una glossa, attribuita a Pietro di Pottiers (v.), accenna a un viaggio di P. L. a Roma, che avvenne con certezza nel 1151-52, poiché il 19 genn. del 1152 Eugenio III, in una lettera a Enrico vescovo di Beauvais, raccomanda il lator praesentium, ossia « magister Petrus » (PL 180, 1488-89). Eletto vescovo di Parigi verso la fine di giugno del 1159, morì l'anno seguente. Un ignoto postillatore della cronaca di Roberto di Torigny fece del nuovo vescovo quest'elogio: « Magister Petrus Lombardus, vir magnae scientiae et super Parisiensium doctores admirabilis » (MGH, Scriptores, VI, p. 509).

II. OPERE MINORI

In Psalmos davidicos commentarii (PL 191, 55-1296), chiamati anche Glossae continuae o Glossae Psalterii, scritti probabilmente prima del 1140: spiegazione dei singoli versetti, racimolata dai Padri latini, con spinta tendenza all'allegoriamo; Collectanea in omnes Divi Pauli epistolas (opera stampata sotto questo titolo da J. Bade [Parigi 1535] e riprodotta dal Migne [PL 191, 1297-1696; 192, 9-520]), ma comunemente detta Maiores glossae epistolarum o Magna Glossatura; redatta prima del 1142-43 (secondo il van den Eynde tra il 1138 e il '40), ebbe larga diffusione, sebbene non sia più originale della precedente; l'autore però vi introdusse un metodo nuovo: l'inserzione di quaestiones theologicae ai versetti che ne prestavano l'occasione: questo lavoro pertanto è da ritenere come l'immediata preparazione del libro delle Sentenze (cf. C. Spicq, Esquisse d'une histoire de l'exégèse latine, Parigi 1944, pp. 125-27); Sermones: secondo le ricerche di B. Hauréau (Notice sur

les sermons attribués à Hildebert de Lavardin, in Notice et extraits des manuscrits de la Bibliothèque nationale, 32 b [1888], pp. 107-166) rono una trentina di discorsi festivi, sparsi tra quelli di Ildeberto di Lavardin e di Pietro Comestor (PL 171, 339-964); appartengono al genere dell'oratoria scolastica, con divisioni artificiali (sempre tripartite) e con allegorismo esagerato; per il resto rivelano la pietà e la dottrina dell'autore. Per altre opere dubbie o spurie cf. De Ghellinck, in DThC, XII, coll. 1974-78.

III. IL « LIBRO DELLE SENTENZE »

Il vero titolo è Libri IV Sententiarum. L'opera, probabilmente iniziata verso il 1148, fu condotta a termine nel 1151-52 (cf. F. Pelster, Wan hat Petrus Lombardus die « Libri IV Sententiarum » vollendet?, in Gregorianum, 2 [1921], pp. 387-92) e alquanto rimaneggiata negli anni seguenti: si è ritenuto, forse a torto, che l'autore ne abbia preparata una seconda edizione.

Le Sentenze furono l'opera che ebbe più manoscritti ed edizioni dopo la Bibbia: si contano 20 incunaboli; stampata per la prima volta a Strasburgo (ca. 1471), dopo il 1500 ebbe altre numerose edizioni (p. es., PL 191, 521-962), fino a quella critica, curata dai Padri Minori (2 voll., Quaracchi 1916) con preziosi prolegomeni storici.

La divisione in libri e capitula è originaria, le distinciones invece furono introdotte posteriormente e con criteri non sempre costanti, per cui si notano diversità rilevanti nei singoli commentatori (cf., p. es., P. Philippe, Plan des Sentences de Pierre Lombard d'après st Thomas, Juvisy s. d.). La divisione quadripartita dell'opera è fondata sopra un passo di s. Agostino (De doctrina christiana, I, capp. 2 e 4: PL 34, 19-20) che tratta delle res e dei signa. Liber I: res quibus fruendum: Trinità e unità di Dio, distinciones 48; Liber II: res quibus utendum: Creazione e Grazia, distinciones 44; Liber III: res quae fruuntur et utuntur: Incarnazione, Redenzione, virtù teologali, comandamenti (soltanto a quest'ultima parte si può applicare la divisione, poiché fruuntur et utuntur gli uomini e gli Angeli), novissimi, distinciones 40; Liber IV: signa, quae adhibentur in significando: Sacramenti della Vecchia e della Nuova Legge, distinciones 50. Lo spunto agostiniano che affiora qua e là, non sfruttato in modo da costituire l'unità profonda dell'intero sistema teologico, impone all'immenso materiale una cornice puramente esterna; così nello schema fittizio non trovano posto né il De vera religione (i cui elementi erano largamente elaborati nella polemica antigiudaica) né il De Ecclesia (di cui avevano trattato specialmente i canonisti) e le questioni, molte volte non aggancandosi con reale articolazione, si susseguono artificiosamente. Ciò nonostante P. L. è superiore alle 4 scuole che lo precedettero (anselmiana, abelardiana, vittorina, porretana) per l'ordine logico delle questioni e per la completezza del programma (specialmente per quanto concerne i Sacramenti e i Novissimi).

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P. L. è un grande compilatore egregius sententiarum collector (Gerhoh di Reichersberg, Liber de gloria et honore Filii hominis, cap. 19: PL 194, 1143), che attinge largamente dai Padri, indirettamente (attraverso le catene) e direttamente (per s. Agostino, s. Giovanni Damasceno [si serve della traduzione fatta da Burgundione di Pisa nel 1150, per ordine di Eugenio III] e forse per s. Ilario) e dei suoi immediati predecessori (Anselmo di Laon, Abelardo, Summa Sententiarum, Ugo di S. Vittore, Decreto di Graziano e anche la Glossa di Walafrido Strabone); la sua scelta però è sapiente, obbedisce a un disegno chiaramente concepito; sceglie, anche nell'apparente indecisione, e avanza tra i dialettici senza freno (Abelardo) e i conservatori tenaci (Anselmo di Laon e Ugo di S. Vittore); respingendo i garruli ratiocinatores (detti anche scrutatores, dialectici, elatores) evita lo scoglio del razionalismo, ma si guarda anche da quella specie di fideismo, diffuso in vari settori, che era il necessario contrapposto delle audaci innovazioni dei dialectici; eclettico in filosofia (di cui si serve per quel tanto che lo status quaestionis richiede), informatissimo del movimento teologico del-

l'epoca, tiene presente tutte le opinioni (messe in scena con quello scarno quidam dicunt, quaeri solet).

Così P. L., inferiore forse per ingegno ai contemporanei, seppe superarli nel paziente lavoro sistematico, nella compiutezza della trattazione, nell'equilibrio dell'atteggiamento, nell'ortodossia della dottrina. Infatti il libro delle Sentenze, dopo violenti e prolungati attacchi (in tre momenti: 1163-77: Giovanni di Cornovaglia e Gerhoh di Reichersberg; 1179: Gualtiero di S. Vittore; 1215: i discepoli di Gilberto Porretano e di Gioacchino da Fiore) e dopo parziali condanne (1179), ottenne un verdetto di ortodossia da Innocenzo III nel Concilio Lateranense IV e con quello penetrò in tutte le scuole teologiche, fu commentato dai più grandi maestri (s. Alberto Magno, s. Bonaventura, s. Tommaso: cf. J. Stegmüller, Repertorium commentariorum in Sententias Petri Lombardi, Würzburg 1949) e presiedette all'elaborazione scientifica della teologia cattolica.

BIBLI: J. Schupp, Die Gnadenlehre des Petrus Lombardus, Friburgo in Br. 1932; J. De Ghellinck, s. V. in DThC, XII, coll. 1941-2019 (magistrale); id., L'essor de la littérature latine au XIIe siècle. L. Bruxelles-Parigi 1946, passim (v. indice); id., Le mouvement théologique du XIIe siècle, 2e ed., Bruges-Parigi 1948. E. De Clerck, Droit du dénué et nécessité de la Rédemption. Les écoles d'Abéliard et de Pierre Lombard, in Rech. de théol. une. et médiév., 14 (1947), pp. 31-64; D. van den Bynde, Précisions chronologiques sur quelques ouvrages théologiques du XIIe siècle, in Antonianum, 26 (1951), pp. 330-33. Antonio Piolanti

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“PIETRO LOMBARDO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 871. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/pietro-lombardo.