Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Pedagogia Pedagogisti

VIVES, JUAN LUÍS

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Noto anche come: francese: Jean Louis Vivès; latino: Joannes Ludovicus Vives, Johannes Ludovicus Vives

VIVES, JUAN LUÍS. - Apologeta, filosofo e pedagogista, n. a Valenza il 6 marzo 1492, m. a Bruges il 6 maggio 1540.

All'Università di Parigi, stanco presto dei vecchi metodi d'insegnamento, si aprì all'umanesimo erasmiano. Nel 1516 fu a Lovanio come precettore del giovane card. Guglielmo de Croy e vi strinse amicizia con i più distinti professori, particolarmente con Adriano Florenzis (il futuro Adriano VI). Morto nel 1521 il cardinale, si recò a Bruges. Chiamato poi da Enrico VIII e Caterina d'Aragona alla corte inglese, come precettore della principessa Maria, per l'intervento del card. Wolsey e l'amicizia di s. Tommaso Moro (v.) ebbe una cattedra all'Università di Oxford. Pronunziatosi contro il divorzio di Enrico VIII, dovette lasciare l'Inghilterra (1528) e rifugiarsi di nuovo a Bruges, che amò come una seconda patria.

Scrittore particolarmente fecondo, condivise con Erasmo e Budé il titolo di « triumviro della repubblica letteraria » del sec. XVI. Esordì con un opuscolo contro il metodo scolastico in voga al suo tempo: In Pseudodialectica (Lovanio 1520) e portò a fondo la sua critica nell'ampio trattato De disciplinis (Bruges 1531): nella prima parte determina le cause della decadenza degli studi, inveendo contro la filosofia e la teologia scolastica (combattuto da Melchior Cano, De locis theologicis, l. X, cap. 9), mentre nella seconda abbozza un programma per il rinnovamento della cultura, ponendo alla base delle indagini il metodo storico-critico. Con quest'opera e i due precedenti trattatelli De ratione studii puerilis (Parigi 1523) e De institutione feminae christianae ad Colherinam Angliae reginam pro institutione filiae suae Mariae (Bruges 1523), il V. entra onorevolmente nella storia della pedagogia moderna, della quale oggi è ritenuto uno dei principali pionieri. Per questa sua sensibilità di educatore toccò problemi psicologici nel De anima et vita (1538), usando, tra i primi, del metodo empirico. Carattere mite e dolorosamente impressionato dalle vicende belliche del suo tempo, divenne uno dei più decisi teoreti del « pacifismo » nelle opere De concordia et discordia (1529) e De pacificatione (1529). In sociologia si affermò con l'operetta De subventione pauperum (Bruges 1526), vero precursore del sistema della assistenza pubblica dei bisognosi. In filosofia occupa un posto speciale con il suo De initiis, sectis et laudibus philosophiae, che costituisce uno dei primi tentativi di storia della filosofia, con la Censura de Aristotelis operibus, con il De prima philosophia, saggio di metafisica cristiana, con tre notevoli operette sulla logica: De disputatione, De instrumento probabilitatis, De censura veri. Rivelano la sua sentita pietà numerosi opuscoli ascetici: Jesu Christi triumphus (1514), Virginis Deiparae oratio (1514), In septem psalmos paenitentiales meditationes septem, Commentarius in orationem dominicam, Exercitationes animi in Deum, Introductio in sapientiam, Satellitium animae.

Fine letterato e appassionato cultore dei Padri, preparò l'edizione del De civitate Dei di s. Agostino (Basilea 1522) arricchendola di un commento rimasto classico, nonostante le piccanti puntate contro il clero e gli Ordini religiosi, che gli attirarono una condanna, con la proibizione di ristampa « donec corrigatur »; fu tuttavia ripubblicata molte altre volte.

Vasta eco suscitarono pure i suoi Colloquia, più volte stampati in vari paesi, che costituirono per lunghi anni il testo tradizionale per l'insegnamento della conversazione latina nelle scuole. Ma l'opera della maturità, quella che dà la misura dell'ingegno, della cultura e della fede del V. è l'ampio De veritate fidei christianae (edito postumo, dall'amico Francesco Graneveld, Basilea 1543, dedicato a Paolo III), in sei libri in cui si tratta delle verità fondamentali della religione, degli errori del giudaismo, della falsità dell'islamismo, della trascendenza della dottrina cristiana, soprattutto dal punto di vista etico-sociale. Il V., pur attingendo largamente dai Padri (specialmente da s. Agostino), dagli scolastici (soprattutto da s. Tommaso, che ritiene optimus scholasticorum scriptor de schola omnium sanissimus), da Marsilio Ficino (De religione christiana) e dal Savonarola (Triumphus Crucis), fece opera personale, la più originale e la più importante del '500, aprendo le vie all'apologetica moderna e influendo notevolmente su gli autori del sec. XVII.

Bibliografia11 opere
BIBL.: tutte le opere del V., precedute da una accurata biografia, furono edite da G. Mayans y Siscar, 8 voll., Valenza 1782-90. Studi: W. Francken, J. L. V. de vriend von Erasmus, Rotterdam 1853; R. Pade, Die Affektinlehre des J. L. V., Münster 1893; F. Kuypers, V. in seiner Pädagogik, Kiel 1897; G. Hoppe, Die Psychol. des J. L. V., Berlino 1902; A. Bonilla y San Martín, L. V. y la filos. del Renac., Madrid 1903; Th. Kater, J. L. V. und seine Stellung zu Aristoteles, Erlangen 1908; W. Weitzmann, Die soziale Bedeutung des Humanisten V., Erlangen 1905; F. Watson, L. V., Oxford 1922; E. Rivari, La sapienza psicol. e pedag. di L. V., Bologna 1922; J. Mercier, s. v. in DTHC, XV, col. 3147; P. Graf, L. V. als Apologet, Friburgo in Br. 1932, trad. spagnola di J. Milles Vallicrosa, Madrid 1943.

Antonio Piolanti

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Di Antonio Piolanti

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 1568–1569.

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Piolanti, Antonio. “Vives, juan luís.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 1568–1569. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/vives-juan-luis.

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Piolanti, Antonio. “Vives, juan luís.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 1568–1569. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/vives-juan-luis.

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