TOLOSA, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi nel dipartimento della Haute-Garonne in Francia.
Ha una superficie di 6302 kmq. con una popolazione di 512.240 ab. dei quali 500.000 cattolici; l'arcidiocesi si divide nei 4 arcidiaconati di T., Villefranche, Muret e St-Gaudens, in 4 arcipreture, 32 decanati comprendenti 575 parrocchie servite da 453 sacerdoti diocesani e 159 religiosi; ha grande e piccolo seminario, 12 comunità religiose maschili e 52 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 426).
T. sorse in un territorio dove la popolazione era mista: ligure ed iberica e fu capitale dei « Volcae Tectosages ». Col 121 a. C. fu compresa nella nuova « Provincia » romana e vi ebbe sede una guarnigione romana; Cesare nel 52 a. C. vi stabilì un praesidium; divenne poi oppidum latinum; poco si sa della sua storia durante l'Impero e sotto Diocleziano; fu inclusa nella provincia « Narbonensis prima ». Ricompare nella storia durante le invasioni barbariche; fu saccheggiata da Ataulfo re dei Visigoti nel 413, divenne soggiorno regale durante la loro dominazione e nel 506 vi fu promulgata la « Lex romana Visigotorum ». Nel 507 passò sotto il dominio dei Franchi. In tutto questo periodo poco numerose sono le iscrizioni, avuto riguardo all'importanza della città (Pauly-Wissowa, VI A, II, col. 1686). Ausonio ricorda le mura di mattoni rossi che circondavano T. il cui Capitolium sorgeva dove è oggi la chiesa di Notre-Dame du Taur (E. Griffe, Le véritable emplacement du Capitole romain de Toulouse, in Bull. de littér. ecclés., 49 [1948], pp. 32-41). Grande è l'incertezza sulle sue origini cristiane e poco numerose sono le relative iscrizioni (per i sarcofagi cristiani cf. Wilpert, Sarcofagi, II, p. 231 sgg. e passim). Verso il 250 si ha memoria del suo primo vescovo Saturnino (v.). Il vescovo Rodanio, inviato in esilio insieme con s. Ilario di Poitiers nel 355, morì in Frigia ca. il 358 (Sulpicio Se-
vero, Chronicon, II, 39, 45). Dopo di lui sono ricordati Ilario e Silvio, il quale cominciò la costruzione della chiesa di S. Saturnino terminata dal suo successore Esuperio, il quale vi trasferì le reliquie del Santo; ricevette una lettera da papa Innocenzo I nel 495 (Jaffé-Wattenbach, n. 293), e fu in rapporti con s. Girolamo che nel 406 gli dedicò il suo commentario sul profeta Zaccaria (PL 25, 1415 sgg.). Dei suoi successori Eracliano fu presente al Concilio di Agde nel 506 e Magnolfo fu rappresentato in quello di Mâcon nel 585. Viligisilo nel 614 partecipò a quello di Parigi e nel 627 a quello di Clichy. T. subì nella prima metà del sec. VIII la conseguenza delle incursioni saracene; ma i suoi vescovi mantennero le buone relazioni con i Carolingi partecipando alle loro vicende. T. fu retta in seguito da una dinastia di conti dei quali il primo fu Raimondo che si destreggiò nelle lotte con i duchi d'Aquitania e in quelle di Enrico XII d'Aquitania con Luigi VII di Francia. Un grave colpo alla sua prosperità le arrecarono le contese religiose degli Albigesi nelle quali si trovarono di fronte Raimondo VI ed il vescovo Folco (v.), il grande fautore di s. DOMENICA (v.). Non riuscì mai a costituirsi in vero e proprio comune nonostante i privilegi ottenuti. Cessata la dinastia dei conti con Raimondo VII (1249), la figlia di lui, Giovanna, portò quanto rimaneva dell'eredità paterna al marito Alfonso di Poitiers, fratello di s. Luigi IX, finché nel 1271 T. fu incorporata nel Regno di Francia e divenne la capitale della Linguadoca. Nel 1296-97 ebbe a vescovo s. Luigi, frate minore, figlio di Carlo II d'Angiò re di Napoli. Bonifacio VIII smembrò una parte della Pamiers (v.); in compenso Giovanni XXIII il 25 luglio 1317 sottrasse T. alla metropoli di Narbona e la costituì in arcivescovato dandole come suffragane Montauban, Pamiers, St-Papoul, Riez e Lombez.
Primo arcivescovo fu Raimondo di Comminges (già vescovo di Maguelonne) dal 1309 al 1327, in cui fu creato cardinale. Gli successi il domenicano Guglielmo de Laudan (già vescovo di Vienne); poi Raimondo de Carichale (1345-50), cardinale nel 1350; il card. Francesco de Gozie (1391-92), poi Bernardo di Rosier (1451-74) fondatore del « Collège de Foix »; Giovanni d'Orléans dal 1503 al 1533, anno in cui fu creato cardinale.
T. continuò la sua vita sino alla Rivoluzione, turbata nel sec. XVI per un momento dai torbidi ugonotti; dal 1534 al 1550 l'ebbe in amministrazione il card. Châtillon (v.), nel marzo 1563 privato d'ogni grado e beneficio per eresia; indi Francesco de Joyeuse (1584-1605); Luigi de Nogaret (1614-27); Pietro de Marca (1652-62), Pietro de Bonzy (1672-73); Arturo R. Dillon (1758-63); Stefano Carlo Loménie de Brienne (1763-89); Antonio J. de Clermont-Tonnerre (1820-30), P. T. D. d'Astros (1830-35) cardinale nel 1850; Giulio F. Desprez (1859-95), cardinale nel 1879; Francesco Desiderio Mathieu (1896-99); dal 1928 Giulio Gerardo Saliège, creato cardinale il 18 febbr. 1946.
Nelle nuove circoscrizioni diocesane fissate col Concordato del 1801 T. fu conservata come arcidiocesi Narbona (v.) e con la bolla di Pio VII del 22 luglio 1822 furono ad essa aggiunti i territori delle soppresse diocesi di Rieux e Comminges e parte di quelli di Montauban, Lavaur, St-Papoul, Mirepoix e Lombez in modo da corrispondere al dipartimento dell'Haute-Garonne. Come suffragane ebbe le diocesi di Montauban, Pamiers e Carcassonne. Il 19 genn. 1935 l'arcivescovo di T. ebbe facoltà di aggiungere al titolo di Narbona anche quello di St-Bertrand de Comminges e di Rieux (AAS, 27 [1935], p. 78).
La Cattedrale dedicata a s. Stefano ripete le sue prime origini dal vescovo Esuperio del sec. V. ed ebbe un chiostro (distrutto nel 1812-17); ricostruita nel 1078 dal vescovo Izarn, nel 1272 il vescovo Bertrando de l'Isle Jourdain le diede quella forma per cui essa è il prototipo delle altre chiese gotiche meridionali in mattoni; nel 1286 lo stesso vescovo ne eresse il coro in pietra di Roquefort. Essa conserva vetrate dei secc. XIV-XVI e sculture del sec. XVII, oltre una ricca serie di arazzi dei secc. XVI-XVII nella cappella del fonte battesimale (L. Vié, La métropole St-Etienne de T., Tolosa 1950). Distrutta
dai Saraceni nel 721 la chiesa eretta in onore di s. Saturnino, fu ricostruita nell'età seguente grazie alle donazioni del vescovo Ugo (960) e di Raimondo conte di Rouergue (961). Un nuovo edificio si cominciò ad erigere ca. il 1060, più volte interrotto. I religiosi dell'abbazia nel 1076 presero la Regola di s. Agostino, mirando a rendersi indipendenti dal vescovo Izarn, che nel 1082 cedette la chiesa all'abate Unando di Moissac. Ma Gregorio VII il 23 luglio 1083 vi ristabilì i Canonici. Papa Urbano II nel 1096 vi consacrò l'altare maggiore, che ancora sussiste, e Callisto II nel 1119 un secondo altare; continuava intanto la costruzione dell'edificio finché nella metà del sec. XIII si rialzò il coro, si modificarono le cripte e si rinforzò la costruzione romanica. All'altezza del transetto furono eretti i tre piani del campanile, cui in seguito furono sovrapposti altri due. Con la Rivoluzione furono demoliti il chiostro e gli edifici monastici; restauri furono praticati nel 1852-55. Vi sono conservate sculture e capitelli medievali (A. Auriol et R. Rey, La basilique de St-Sernin de T., Tolosa 1930; M. Aubert, L'église de St-Sernin de T., Parigi 1933).
Notre-Dame de la Daurade (deaurata) che si dice fondata dal vescovo Esuperio ebbe annesso un monastero femminile, passato ai monaci nell'843. Il vescovo Izarn nel 1077 lo cedette a s. Ugo di Cluny e nel 1627 passò alla Congregazione di S. Mauro. Prese il nome dai suoi musaici a fondo d'oro che andarono perduti nella demolizione della chiesa durante il sec. XVIII, ma un manoscritto (Parigi, Bibl. nazion., n. 12608) del sec. XVII ne descrisse i soggetti che in tre piani sovrapposti rappresentavano scene della vita di Cristo, arcangeli, Profeti, Evangelisti, Apostoli, (cf. J. Degert, La plus ancienne mosaïque de la Gaule, in Bull. de littér. ecclés. de Toulouse, 1905, pp. 3-15; id., Démolitions et reconstructions à la Daurade au XVIIe siècle, in Bull. de la Société archéol. du Midi, 1905, pp. 296-98; H. Woodroff, The iconography and date of the mosaics of la Daurade, in The Art Bulletin, 13 [1931], pp. 80-104; R. Rey, Le sanctuaire paléochrétien de la Daurade et ses origines orientales, in Annales du Midi, 61 [1949], pp. 249-73; E. Mâle, Les mosaïques de la Daurade, in Mélanges Ch. Picard, II, Parigi 1949, p. 682).
La chiesa di N.-D. de la Dalbade o La Dalbade deriva il suo nome dal fatto che le sue pareti furono imbiancate con la calce (dealbata). Venne ricostruita dal 1503 al 1542 in stile gotico meridionale e consacrata nel 1548; fu molto danneggiata nel 1926 per il crollo del campanile. Nel portale (1537) è inciso il distico: « Chrestien, si mon amour est en ton coeur gravé, ne diffère en passant de me dire une Ave » (sec. XVI); nel timpano è una copia in terra cotta dipinta dell'Inclamazione della Vergine del beato Angelico; le tre statue della Madonna, di s. Caterina e di s. Barnaba sono moderne. L'interno è a navata unica di m. 19 x 24, con cappelle laterali. È in costruzione il nuovo campanile.
St-Papoul, nel circondario di Castelnaudary, è il titolo di una antica abbazia benedettina fondata nell'817 e dipendente da S. Vittore di Marsiglia. Il nome è galloromano del sec. VI ed il culto di quel Santo si sarebbe sostituito a s. Pietro (cf. Acta SS. Novembris, I, Parigi
1887, p. 587). Giovanni XXII nel 1317 la eresse a sede vescovile; fu ricostruita nel sec. XIV e secolarizzata nel 1670. La chiesa ha un bel coro romanico e un chiostro con colonne e capitelli gotici (E. Regnaud, Pouilles dans l'église de St-Papoul, in Bull. de la Soc. archéol. du Midi, 1905, pp. 259-60; Cottineau, II, coll. 2834-35; E. Griffe, Autour du nouveau Propre diocésain de T., in Revue d'hist. de l'Eglise de France, 28 [1942], pp. 75-79).
La chiesa « des Jacobins » fu costruita nel 1230-92 dopo che i Domenicani stabiliti a St-Romain ne ebbero acquistato il terreno; fu a due navate; una a nord, detta chiesa dei frati; l'altra a sud, chiesa dei laici, a cinque campate. Un primo ingrandimento ebbe nel 1314-40 per opera del card. de Peyre de Godin, ed un secondo nel 1369-85 in occasione della traslazione dall'Italia delle reliquie di s. Tommaso d'Aquino concesse da Urbano V (Ch. Higounet, La chronologie de la construction de l'église des Jacobins de T., in Bull. monumental, 107 [1949], pp. 85-100; E. Lambert, L'église et le couveur des Jacobins de T. et l'architecture dominicaine en France, ibid., 104 [1946], pp. 141-86).
Alcuni dei più importanti edifici sacri sono passati a destinazioni profane. Nell'antica collegiata di St-Raymond dell'inizio del sec. XVI è disposto un museo che raccoglie il materiale archeologico romano e le raccolte di arte visigotica e medievale sino ad Enrico IV. Il Museo di storia naturale è raccolto nell'antico convento dei Carmelitani scalzi del sec. XVII, dove è anche il materiale relativo alla preistoria e all'etnografia. Il magnifico chiostro, « des Augustins » è pure adattato a museo.
Enrico Josi
IL CENTRO DI STUDI. - T. è sempre stata, fin dall'antichità gallo-romana, un centro di cultura, onde il suo appellativo di « Palladia T. » (Marziale, IX, 100 [99], 3; Ausonio, Parent., 3, 14). Vivaci manifestazioni letterarie, fra il sec. XII e XIII, si ebbero alla corte dei conti di T., munifici protettori dell'arte trobadorica.
1952. L'antica Università
Il Trattato di Parigi (12 apr. 1229) impose al conte Raimondo VII, anche per consiglio del card. Romano di S. Egidio, legato di Gregorio IX, di provvedere ai maestri per uno Studio da erigersi subito a T. a preservazione della fede contro l'eresia albigese. Lo Studium fu solennemente inaugurato il 24 maggio 1229; Gregorio IX con la bolla Olim operante Illo (27 apr. 1233), confermando quanto aveva stabilito nel 1229 il card. legato Romano, concesse allo Studio di T. i privilegi dell'Università di Parigi (Bull. Rom., III, Torino 1858, pp. 480-81). Lo Studium Tolosianum costituisce così il primo esempio di una università che sorge per iniziativa pontificia. Nuovo fondatore dello Studio fu ritenuto Innocenzo IV per la bolla del 22 sett. 1245, In civitate Tolosiana (M. Fournier, op. cit. in bibl., n. 523). All'inizio del sec. XIV Filippo II Bello nel conflitto con Bonifacio VIII consultò lo Studio, e mentre l'Università di Parigi si era pronunciata per il Papa, quella di T. si schierò per il Re (cf. ibid., nn. 536 e 537). Gli Statuti generali sono quelli del sec. XIV (1309-29) e vi si nota già la tendenza a svincolarsi dalla giurisdizione del cancelliere e del vescovo. Gli Statuti propri della Facoltà di teologia, riorganizzata, sono del 1366-89; Urbano V, ex-alunno e professore, concesse alla chiesa dell'Università (dei Domenicani) il corpo di S. Tommaso d'Aquino (bolla Cum ex certis, del 1307), che vi fu trasportato il 28 genn. 1369. Alla fama e prosperità dello Studium contribuì molto i numerosi collegi per studenti poveri. La sua costituzione, pur presentando i caratteri delle Università di Bologna e di Parigi, costituisce un tipo a sé: tipo, imitato poi per altre università francesi come Cahors, Orléans, Poitiers e Bordeaux, alle quali T. ha comunicato i suoi privilegi e i suoi Statuti. La guerra dei Cent'anni (1339-1453) e l'infelice riforma dei commissari apostolici (1394-1425) scossero il prestigio dell'Università di T., che verso la metà del sec. XV passò sotto l'influenza diretta del potere civile, e rimase principalmente una università per il diritto. Scompare con la Rivoluzione (decr. 15 sett. 1793), rivive con la riforma napoleonica (1808) e si ricostituisce in università moderna in seguito alla legge del 10 luglio 1896: caratteristico in essa l'Istituto di Studi meridionali.2. L'Un
iv. Cattolica
L'« Institut Catholique de Toulouse » si considera l'erede spirituale dell'antica Università; organizzato in seguito alla legge Dupanloup (12 luglio 1875), fu inaugurato come « Istituto d'insegnamento superiore libero » il 15 nov. 1877, con la Facoltà di diritto e corsi di conferenze apologetiche, destinate a svilupparsi subito nelle Facoltà di lettere (16 nov. 1878) e di teologia (25 nov. 1879). Quest'ultima ebbe l'erezione canonica con decreto della S. Congr. degli Studi, 15 ott. 1889, e lett. apost. Eximia sacrarum, 20 dic. 1889 (Leonis XIII Acta, IX [1889], 277-80); in seguito furono erette le Facoltà di filosofia e di diritto canonico, con approvazione dei relativi Statuti (decreti della S. Congr. degli Studi, 30 giugno 1899; cf. Pio X, epist. Quae super, 2 apr. 1913; AAS, 5 [1913], pp. 179-80). La « durezza dei tempi » impose, nel 1886, la soppressione della Facoltà di diritto civile; l'Istituto però poté dar vita alla Scuola superiore di scienze (3 nov. 1882); a una Scuola superiore di agricoltura (13 nov. 1919), e alla Scuola superiore di scienze economiche e sociali (17 nov. 1926). I nuovi Statuti, dopo la cost. apost. Deus scientiarum Dominus (v.), furono approvati dalla S. Congr. dei Seminari e delle Università degli Studi, il 15 giugno 1936. Università Cattolica per il sud-ovest della Francia, l'Istituto abbraccia una circoscrizione di 17 diocesi, nelle province ecclesiastiche di T., Albi, Auch e Bordeaux. I 17 vescovi, considerati « protettori » o patroni, compongono l'« assemblea » episcopale, con una « commissione permanente » dei « arcivescovi » con un suffragameo scelto dall'assemblea; gran cancelliere è l'arcivescovo di T. Per iniziativa dell'Istituto, sorse nel 1951 l'« Uni-Université Internationale d'Été » e vi si pubblica l'Annuaire; il Bulletin de Littérature ecclésiastique, rivista scientifica, fondata nel 1880 e rinnovata da P. Batifoli nel 1899, dove si contengono anche molte notizie sulle vicende dell'Istituto e dei suoi maestri; la Chronique dell'Università stessa.