FONTE BATTESIMALE. - Nell'antichità cristiana, quando il Sacramento del Battesimo veniva somministrato per immersione, il f. b., racchiuso in genere in un edificio a sé stante, battistero (v.), era composto di una vasca la quale assunse le più svariate forme, cioè: rettangolare, esagonale, ottagonale, circolare, cruciforme, e anche a forma di barrea. Era costruita di solito col labbro superiore a livello del pavimento, aveva una profondità non superiore a 75 cm.; vi si discendeva mediante due o per lo più tre gradini, raramente quattro. L'acqua in genere non superava i 20 cm. di altezza; in tutte si trova il foro di emissione delle acque; in alcune anche quello di immissione che nei battisteri monumentali era versata da cervi, da agnelli, ecc.
Le pareti della vasca erano rivestite di lastre marrone o di musica. Tali le vasche battesimali antichire rinvenute in Roma (S. Marcello e S. Crisogono), a Grado, a Butrinto in Albania, e quelle assai numerose nell'Africa romana, come pure recentemente a S. Ma'rudijjeh a ovest di Hebron.
Al tempo in cui si cominciò a praticare il battesimo per infusione, cioè tra l'X e il XI sec., risalgono i più antichi f. b. propriamente detti collocati sia nell'interno dei battisteri che delle chiese parrocchiali. Per un certo periodo, però, le due forme di battesimo, ad immersione e per infusione, continuarono a coesistere e questo spiega anche la forma dei primi fonti esemplificati sulla fontana medievale, con una grande vasca poligonale o circolare.
nel periodo barocco, durante il quale il complesso cultore del fonte diviene parte integrante dell'architettura della cappella: esempio tipico quello della basilica di S. Pietro in Roma che, posto in una cappella architetta di Carlo Fontana, è formato di un grande blocco di porfido ricoperto di metalli figurati e dorati su disegno del Fontana medesimo. Un altro bell'esemplare di fonte barocco è quello bronzeo della cattedrale di Osimo, eseguito nel 1610 da P. P. Jacometti, col massiccio tabernacolo sortito dalle roburse groppe di quattro «torri romani». Per l'età moderna si ricorda il fonte della basilica di S. Maria Maggiore in Roma, opera di Giuseppe Valadier che l'ultimò nel 1826.
LITURGIA. — Il f. b. venne sempre ritenuto benedetto dal giorno nel quale in esso fu benedetta l'acqua per il Battesimo; per questo il Messale e il Rituale intitolano tale rito: benedetto fonti sua quale haptismalis. Il Rituale romano ha due formole brevi: una è da usarsi solo nel caso che vi debba provvedere fuori delle vigili di Pasqua e Pentecoste; l'altra fu concessa da Paolo III ai missionari peruviani, e solo per particolare privilegio può essere usata in altri luoghi. Ordinariamente la benedizione deve essere compiuta nelle due vigili indicate; è preceduta da un ufficio vigilare ed è seguita dal Battesimo.
Esaminando ora le formole conservate nelle diverse liturgie si nota che per quanto riguarda l'Oriente una formola primitiva di consacrazione dell'acqua battesimale è conservata nella liturgia etiopica, nella quale è passata forse prima del 381 quando, per influsso del Concilio Costantinopolitan, venne messo in maggior luce il dogma dello Spirito Santo, e appunto, con un ampliamento pneumatico, la stessa formola si trova poi nella liturgia siri. Una seconda formola, sempre antecedente al 381, sta nella liturgia greca la quale aveva pure una preghiera per la benedizione dell'acqua nell'Epifania, che

FONTE BATTESIMALE - Battistero con ornamentazione musiva (sec. V. vv) - Timgad.
per ceresima del prof. E. J. Joss)
al cui centro si elevava spesso il pilastrino con la riserva dell'acqua. La statuetta del Battista, e che potevano servire sia per l'immersione che per il battesimo ad infusione. Esempi di questo tipo sono il fonte di S. Giovanni a Verona, databile intorno al 1200, istoriato con otto scene del Nuovo Testamento scolpite sulle lastre della vasca poligonale e riferibili, in parte, all'arte del Briolato, e quello di S. Frediano a Lucca (fin sec. XII), la cui vasca circolare fu adornata con storie di Mosè da un maestro Roberto che ricorda «per solidità plastica per semplicità» zioni robuste (Toscana) la scultura lombarda. Questo sta a provare come anche i fonti battesimali costituissero fin da allora un vero e proprio oggetto di scultura a similitudine degli amboni e dei pulpiti più famosi. Che, del resto, l'uso del battesimo ad immersione durasse anche in questo periodo, è testimoniato dai versi daneschi riferiti al fonte del Battistero fiorentino (distrutto da Bernardo Buontalenti nel 1577 e recentemente ri-composto), costituito da un parapetto a pianta ottagonale e al cui centro è un recinto quadrato adornato da formelle romaniche con, agli angoli, un pozzetto a conca, una delle quali appunto Dante avrebbe rotto, come egli narra (Inf., XIX, 16-21), per salvare un che dentro v'annegava». Nel medesimo battistero di Firenze, invece, nel secondo lato a destra, è opera del sec. XIV il bel f. b. marroero (1370), con sei bassorilievi relativi al battesimo ed opera probabilmente di scultori veneziani. Caratteristico esempio del periodo gotico è anche quello del duomo di Orvieto, ottagonale e con la grande vasca di marmo rosso sorretta da otto leoni accosciati, mentre al di sopra il coperchio è sormontato dalla statuetta del Battista. È noto che la costruzione di un edificio apposito, il battistero, per l'amministrazione del Battesimo cessò definitivamente col sec. XIV, ma in alcuni battisteri, tuttavia, si ritrovano anche f. b. ivi posti in epoca rinascimentale, come quello del battistero di Siena, a vasca sagonale, con scene scolpite dal Ghiberti, Donatello e Jacopo della Quercia, al cui centro si eleva il bel tabernacolo di Jacopo con statuette di profeti entro nicchie e coronato, al solito, dalla statua del Battista. Nel fonte rinascimentale del duomo di Firenze, la vasca, sollevata da terra, ha ormai assunto le proporzioni di una grossa coppa alla quale è unito per mezzo di un doppio motivo di foglie d'acanto il tabernacolo quadrangolare sormontato da cuspide su cui poggia la statuetta del Precursore. Mutato il rito e diminuite le proporzioni del fonte, è naturale che questo, non avendo più bisogno di una co-struzione a sé, trovasse posto nella chiesa — lo si è visto in qualcuno degli esempi che precedono — in un luogo appartato, generalmente vicino all'ingresso. Col diffondersi dell'uso delle cappelle laterali, anche il f. b. finì per occupare una di tali cappelle che si adattò e si trasformò spesso in funzione della nuova destinazione. Trasformazione che è abbastanza notevole specialmente
venne poi fusa con la precedente in modo da servire a due scopi. Il rituale copto comincia con una preghiera antichissima per la consacrazione dell'acqua e dell'olio seguita da un'altra, ampliamento di quella conservata nel "Testamentum Domini". Il rituale etiopico contiene oltre il formulario copto (escluso il Trisagio interpolato più tardi), introdotto dopo il sec. XIII, anche le due formule citate, antecedenti al 381 (però con l'ampliamento pneumatologico), con l'aggiunta di una preghiera propria di benedizione dell'acqua battesimale dell'olio. 2) In Occidente hanno il formulario romano quello ambrosiano. Secondo lo Schicht esse sarebbero due traduzioni indipendenti di un testo d'altra lingua, forse siriaco. Milano l'avrebbe però avuta direttamente dall'Oriente a causa delle mutue relazioni anche in campo liturgico: la formula infatti, appare più completa con la menzione del sirio Naaman e dello stagno di Siloe, mancanti nel formulario romano perché non familiari ai latini. Roma, senza poter escludere una derivazione da Milano, sembra più probabile l'abbia ricevuta dall'Africa settentrionale.
Dopo una colletta d'introduzione, segue l'anafora consacratrice (senza dubbio) e volle nello schema imitare l'anafora eucaristica delle sacre onde battesimali. Dopo una prima parte di essa il sacerdote divide l'acqua in forma di Croce, quasi a fecondarla con il contatto delle sue mani consacrate, come altra volta lo Spirito di Dio (Gen. 1) passava sulle acque del caos. Dopo altro brano il sacerdote impone la mano sull'acqua come per esorcizzare; seguono tre segni di Croce nell'acqua ricordare il fiume che dall'Esdèn si divideva poi in quattro tronchi. Poi un altro brano dell'anafora, indi il sacerdote altra tre volte, sempre in forma di croce, sull'acqua, per purificarla ed infine (secondo un rito apparso a Roma verso il sec. VIII) immerge nel f. b. per tre volte il cero pasquale, benedetto antecedente, chiudendo l'anafora con le parole: "La virtù dello Spirito Santo riempia questo fonte e conferisca all'acqua efficaci di rigenerare (le anime). Quasi cancellino tutte le macchie di peccato: qui la natura, creata a tua immagine e quindi reintegrata a gloria del suo Creatore, si spogli del pristino squallore, affinché quanti entrano in questo fonte di sacramentale rigenerazione rinascano ad una nuova e veramente innocente infanzia".
I sacerdoti, allora, aspergono con l'acqua benedetta i fedeli presenti e nella giornata del Sabato Santo (a Milano ciò avviene la vigilia di Natale) le abitazioni dei fedeli, Frattanto nel f. b. è infuso l'olio dei catecumeni.

FONTE BATTESIMALE - Vasca battesimale con la figurazione del Cristo circondato dai mesi dell'anno (fine del sec. XII). Monfort, chiesa di S. Evroult.

FONTE BATTESIMALE - F. b. nella Basilica Liberiana. Opera di L. Valadier (1825) - Roma, basilica di S. Maria Maggiore.
ed il crisma (rito non antico, introdotto quando, venuti meno i catecumeni adulti, andò alquanto confuso anche il significato speciale dell'olio) loro destinato), ad esprimere la Grazia dello Spirito Santo che feconda quelle onde ormai pronte per il Battesimo.
Il Rituale romano, dando le prescrizioni per il battistero, non ha presente l'antico edificio ma quasi unicamente il f. b., per il quale dà speciali norme. È costume oggi collocarlo nella prima cappella a sinistra, dove la tradizione pone le tenebre ed il peccato; contro di esse si eleva pertanto il f. b. donde scaturisce la luce e la Grazia. S. Carlo (Instruit. fabricae ecclesiae, 18) ne fa un obbligo. Sul f. b., già in antico (cf. Lib. Pont.: papa Ilario, m. nel 468, per il battistero lateranense; Mansi, VIII, 1037 per Antiochia nel 518) si poneva una colomba, simbolo dello Spirito Santo apparso durante il battesimo di Gesù, misticamente presente e fecondare le acque del sacro f. b. Nel medioevo era prescritto mettere sul f. b. un rivestimento di seta rosso, poi prevalentemente bianco, ancora usato senza che ve ne sia nel Rituale prescrizione.
L'Ordo Romanus di S. Amand (L. Duchesne, Ori- gines du culte chrétien, Parigi 1923, p. 492), il Sacramento tario gregoriano e il Gelasiano, Amalario (PL 105, 1295) avverrono che terminati i Vespri di Pasqua e dell'Ottava tutti compivano una processione ad fontes, senza dubbio con lo scopo di meditare la grandezza del Sacramento ivi ricevuto. A Roma tale cerimonia conservò sino al sec. XIII, ma nella Germania, in molti luoghi, sino al secolo scorso, ed ancora è in uso a Parigi. Il rito ambrosiano ordinava tale processione dopo le Lodi ed i Vespri di ogni giorno; si sono conservate le formole relative, ma la processione si compie soltanto a Pasqua e Pentecoste e nei due giorni seguenti ciascuna solennità.
