FONTE BATTESIMALE

FONTE BATTESIMALE. - Nell'antichità cristiana, quando il Sacramento del Battesimo veniva somministrato per immersione, il f. b., racchiuso in genere in un edificio a sé stante, battistero (v.), era composto di una vasca la quale assunse le più svariate forme, cioè: rettongolare, esagonale, ottagonale, circolare, cruciforme, e anche a forma di barca. Era costruita di solito col labbro superiore a livello del pavimento, aveva una profondità non superiore a 75 cm.; vi si discendeva mediante due o per lo più tre gradini, raramente quattro. L'acqua in genere non superava i 30 cm. di altezza; in tutte si trova il foro di emissione delle acque; in alcune anche quello di immissione che nei battisteri monumentali era versata da cervi, da agnelli, ecc.

Le pareti della vasca erano rivestite di lastre marmoree o di musaici. Tali le vasche battesimali antiche rinvenute in Roma (S. Marcello e S. Crisogono), a Grado, a Burrinto in Albania, e quelle assai numerose nell'Africa romana, come pure recentemente a el-Ma'mudijjeh a ovest di Hebron.

Al tempo in cui si cominciò a praticare il battesimo per infusione, cioè tra l'XI e il XII sec., risalgono i più antichi f. b. propriamente detti collocati sia nell'interno dei battisteri che delle chiese parrocchiali. Per un certo periodo, però, le due forme di battesimo, ad immersione e per infusione, continuarono a coesistere e questo spiega anche la forma dei primi fonti esemplificati sulla fontana medievale, con una grande vasca poligonale o circolare

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(per cartella del prof. E. Joni) FONTE BATTESIMALE - Battistero con ornamentazione mutava (sec. v-vi) - Timend.
al cui centro si elevava spesso il pilastrino con la riserva dell'acqua e la statuetta del Battista, e che potevano servire sia per l'immersione che per il battesimo ad infusione. Esempi di questo tipo sono il fonte di S. Giovanni a Verona, databile intorno al 1200, istoriato con otto scene del Nuovo Testamento scolpite sulle lastre della vasca poligonale e riferibili, in parte, all'arte del Brioloto, e quello di S. Frediano a Lucca (fine sec. xii), la cui vasca circolare fu adornata con storie di Mosè da un maestro Roberto che ricorda « per solidità plastica a per semplificazioni robuste » (Toesca) la scultura lombarda. Questo sta a provare come anche i fonti battesimali costituissero fin da allora un vero e proprio oggetto di scultura a similitudine degli amboni e dei pulpiti più famosi. Che, del resto, l'uso del battesimo ad immersione durasse anche in questo periodo, è testimoniato dai versi danteschi riferentisi al fonte del Battistero fiorentino (distruito da Bernardo Buontalenti nel 1577 e recentemente ricomposto), costituito da un parapetto a pianta ottagonale e al cui centro è un recinto quadrato adornato da formelle romaniche con, agli angoli, un pozzetto a conca, una delle quali appunto Dante avrebbe rotto, come egli narra (Inf., XIX, 16-21), per salvare « un che dentro v'annegava ». Nel medesimo battistero di Firenze, invece, nel secondo lato a destra, è opera del sec. xiv il bel f. b. marmoreo (1370), con sei bassorilievi relativi al battesimo ed opera probabilmente di scultori veneziani. Caratteristico esempio del periodo gotico è anche quello del duomo di Orvieto, ottagonale e con la grande vasca di marmo rosso sorretta da otto leoni accosciati, mentre al di sopra il coperchio è sormontato dalla statuetta del Battista. È noto che la costruzione di un edificio apposito, il battistero, per l'amministrazione del Battesimo cessò definitivamente col sec. xiv, ma in alcuni battisteri, tuttavia, si ritrovano anche f. b. ivi posti in epoca rinascimentale, come quello del battistero di Siena, a vasca esagonale, con scene scolpite dal Ghiberti, Donatello e Jacopo della Quercia, al cui centro si eleva il bel tabernacolo di Jacopo con statuette di profeti entro nicchie e coronato, al solito, dalla statua del Battista. Nel fonte rinascimentale del duomo di Pienza, la vasca, sollevata da terra, ha ormai assunto le proporzioni di una grossa coppa alla quale è unito per mezzo di un doppio motivo di foglie d'acanto il tabernacoletto quadrangolare sormontato da cuspide su cui poggia la statuetta del Precursore. Mutato il rito e diminuite le proporzioni del fonte, è naturale che questo, non avendo più bisogno di una costruzione a sé, trovasse posto nella chiesa - e lo si è visto in qualcuno degli esempi che precedono - in un luogo appartato, generalmente vicino all'ingresso. Col diffondersi dell'uso delle cappelle laterali, anche il f. b. finì per occupare una di tali cappelle che si adattò e si trasformò spesso in funzione della nuova destinazione. Trasformazione che è abbastanza notevole specialmente

nel periodo barocco, durante il quale il complesso scultoreo del fonte diviene parte integrante dell'architettura della cappella: esempio tipico quello della basilica di S. Pietro in Roma che, posto in una cappella architettata da Carlo Fontana, è formato di un grande blocco di porfido ricoperto di metalli figurati e dorati su disegno del Fontana medesimo. Un altro bell'esemplare di fonte barocco è quello bronzco della cattedrale di Osimo, eseguito nel 1610 da P. P. Jacometti, col massiccio tabernacolo sorretto dalle robuste groppe di quattro « tori romani ». Per l'età moderna si ricorda il fonte della basilica di S. Maria Maggiore in Roma, opera di Giuseppe Valadier che l'ultimo nel 1826.

BIBL.: E. Lavagnino, s. V. ENOCH. Ital., XV (1932), pp. 650-51. Gilberto Ronci

LITURGIA. - Il f. b. venne sempre ritenuto benedetto dal giorno nel quale in esso fu benedetta l'acqua per il Battesimo; per questo il Messale e il Ri-

tuale intitolano tale rito: benedictio fontis seu aquae baptismalis. Il Rituale romano ha due formole brevi: una è da usarsi solo nel caso che vi si debba provvedere fuori delle vigilie di Pasqua e Pentecoste; l'altra fu concessa da Paolo III ai missionari peruviani, e solo per particolare privilegio può essere usata in altri luoghi. Ordinariamente la benedizione deve essere compiuta nelle due vigilie indicate; è preceduta da un ufficio vigilare ed è seguita del Battesimo.

Esaminando ora le formole conservate nelle diverse liturgie si nota 1) che per quanto riguarda l'Oriente una formola primitiva di consacrazione dell'acqua battesimale è conservata nella liturgia etiopica, nella quale è passata forse prima del 381 quando, per influsso del Concilio Costantinopolitano I, venne messo in maggio: luce il dogma dello Spirito Santo, e appunto, con un ampliamento pneumatologico, la stessa formola si trova poi nella liturgia sira. Una seconda formola, sempre antecedente al 381, sta nella liturgia greca la quale aveva pure una preghiera per la benedizione dell'acqua nell'Epifania, che

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FONTE BATTESIMALE - Battesimo per immersione in una vasca cruciforme. Particolare d'una ministura del Pontifisale di Landolfo I di Benevento (057-84) - Roma, Biblioteca Casamantea 724. B - I - 13.
(Int. Enc. Catt.)
venne poi fusa con le precedente in modo da servire a due scopi. Il rituale copto comincia con una preghiera antichissima per la consacrazione dell'acqua e dell'olio seguita da un'altra, ampliamento di quella conservata nel « Testamentum Domini ». Il rituale etiopico contiene oltre il formolario copto (escluso il Trisagio interpolato più tardi), introdotto dopo il sec. XIII, anche le due formole citate, antecedenti al 381 (però con l'ampliamento pneumatologico), con l'aggiunta di una preghiera propria di benedizione dell'acqua battesimale e dell'olio. 2) In Occidente si hanno il formolario romano e quello ambrosiano. Secondo lo Scheidt esse sarebbero due traduzioni indipendenti di un testo d'altra lingua, forse siriaco. Milano l'avrebbe però avuta direttamente dall'Oriente a causa delle mutue relazioni anche in campo liturgico: la formula, infatti, appare più completa con la menzione del siro Naaman e dello stagno di Siloe, mancanti nel formolario romano perché non familiari ai latini. Roma, senza poter escludere una derivazione da Milano, sembra più probabile l'abbia ricevuta dall'Africa settentrionale.

Dopo una colletta d'introduzione, segue l'anafora consacratoria (senza dubbio si volle nello schema imitare l'anafora eucaristica) delle sacre onde battesimali. Dopo una prima parte di essa il sacerdote divide l'acqua in forma di Croce, quasi a fecondarla con il contatto delle sue mani consacrate, come altra volta lo Spirito di Dio (Gen. 1) si posava sulle acque del caos. Dopo altro brano il sacerdote impone la mano sull'acqua come per esorcizzarla; seguono tre segni di Croce nell'acqua a ricordare il fiume che dall'Eden si divideva poi in quattro tronchi. Poi un altro brano dell'anafora, indi il sacerdote alita tre volte, sempre in forma di croce, sull'acqua, per purificarla ed infine (secondo un rito apparso a Roma verso il sec. VIII) immerge nel f. b. per tre volte il cero pasquale, benedetto antecedentemente, chiudendo l'anafora con le parole: « La virtù dello Spirito Santo riempia questo fonte e conferisca all'acqua efficacia di rigenerare (le anime). Qu si cancellino tutte le macchie di peccato: qui la natura, creata a tua immagine o quindi reintegrata a gloria del suo Creatore, si spogli del pristino squallore, affinché quanti entrano in questo fonte di sacramentale rigenerazione rinascano ad una nuova e veramente innocente infanzia ».

I sacerdoti, allora, aspergono con l'acqua benedetta i fedeli presenti e nella giornata del Sabato Santo (a Milano ciò avviene la vigilia di Natale) le abitazioni dei fedeli. Frattanto nel f. b. è infuso l'olio dei catecumeni

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FONTE BATTESIMALE - F. b. nella Basilica Liberiana. Opera di L. Valadier (1821) - Roma, basilica di S. Maria Maggiore.
(fot. Anderson)
ed il crisma (rito non antico, introdotto quando, venuti meno i catecumeni adulti, andò alquanto confuso anche il significato speciale dell'olio e loro destinato), ad esprimere la Grazia dello Spirito Santo che feconda quelle onde ormai pronte per il Battesimo.

Il Rituale romano, dando le prescrizioni per il battistero, non ha presente l'antico edificio ma quasi unicamente il f. b., per il quale dà speciali norme. È costume oggi collocarlo nella prima cappella a sinistra, dove la tradizione pone le tenebre ed il peccato; contro di esse si eleva pertanto il f. b. donde scaturisce la luce e la Grazia. S. Carlo (Instruct. fabricae ecclesiae, 18) ne fa un obbligo. Sul f. b., già in antico (cf. Lib. Pont.: papa Ilario, m. nel 468; per il battistero letterarense; Manai, VIII, 1037 per Antiochia nel 518) si poneva una colomba, simbolo dello Spirito Santo apparso durante il battesimo di Gesù, misticamente presente a fecondare le acque del sacro f. b. Nel medioevo era prescritto mettere sul f. b. un rivestimento di seta rosso, poi prevalentemente bianco, ancora usato senza che ve ne sia nel Rituale prescrizione.

L'Ordo Romanus di S. Amand (L. Duchesne, Origines du culte chrétien, Parigi 1925, p. 492), il Sacramentario gregoriano e il Gelosiano, Amalario (PL 105, 1295) avvertono che terminati i Vespri di Pasqua e dell'Ottava tutti compivano una processione ad fontes, senza dubbio con lo scopo di meditare la grandezza del Sacramento ivi ricevuto. A Roma tale cerimonia si conservò sino al sec. XIII, ma nella Germania, in molti luoghi, sino al secolo scorso, ed ancora è in uso a Parigi. Il rito ambrosiano ordinava tale processione dopo le Lodi ed i Vespri di ogni giorno; si sono conservate le formole relative, ma la processione si compie soltanto a Pasqua e Pentecoste e nei due giorni seguenti ciascuna solennità.

V. anche BATTISTERO

Vedi tavv. XCVII-XCVIII.

BIBL.: I. Corblet, Histoire du Sacrament du Baptême, II, Parigi 1882, pp. 107-12; J. Schuster, Liber Sacramentorum, IV, Torino 1930, pp. 63-67; H. Scheidt, Die Taufwasserweihaghete, Münster in V, 1935; P. Borella, Commemorazioni battesimali, in La promessa, Milano 1948, p. 109-122. Enrico Cattaneo
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“FONTE BATTESIMALE.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 889. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/fonte-battesimale.