FONTENELLE, BERNARD. - Scrittore e filosofo, n. a Rouen l'11 febbr. 1657, m. a Parigi il 9 genn. 1757. Più che a gelide poesie, la sua fama è affidata a vari dialoghi e trattatelli, di estremo nitore stili-stico, di raffinata ma arida intelligenza; nella sua lunga vita è quasi consegnato il trapasso dal cartesianesimo al più cosciente illuminismo.
Nelle sue opere (tra le più celebri: Dialogus des morts [1683], Entretiens sur la pluralité des mondes [1686], Histoire des oracles [1687], Digression sur les anciens et sur les modernes [1688], De l'origine des fables [1724]) c'è il tentativo di ridurre l'etica, la logica e la teoria logica su un piano essenzialmente umano, nella chiara negazione di ogni essenza positiva dell'idea d'infinito e nell'ammissione di un meccanismo naturalistico. Il F. non è però alieno dall'accettare una spiegazione finalistica laddove si ferma l'esplicazione meccanistica: lo stesso mondo animale non è stato formato dall'incontro fortuito degli atomi, ma ha avuto bisogno dell'opera di un essere intelligente: la preordinazione del meccanico dell'universo postula l'esistenza di Dio, ma del piccolo Dio dei disti che non è imminente, momento per momento, sulla vita del cosmo. Il F. respinge l'idea dell'immortalità e si oppone ad ogni religione rivela, affermando tra l'altro che i miracoli sono imposture. Egli sembra credere allo scetticismo elevato quasi ad una creazione: certo crede con grande convinzione al mito del progresso ed all' superiorità dei moderni sugli antichi. Gli Entretiens sur la pluralité des mondes furono posti all'indice il 22 sett. 1687. Ma essi come le altre opere del F. ebbero un'enorme diffusione negli ambienti solitari della sua età, anche perché si affidavano alla facile vena di volgarizzatore dell'autore.