FONTANA. - Per f. si intende una struttura architettonica-scultorea, di varia mole, atta a ricevere acqua e a distribuirla, a scopo utilitario o decorativo.
Secondo il Doerpfeld al tempo di Micene si hanno le prime rudimentali forme architettoniche preannuncianti la f. greca, composta da una sorgente accolta in una costruzione poligonale, simile a quella della tholos. Diverse da queste f. greche del tipo suddetto (che trovano un esempio nella fonte Burinna di Coe) sono quelle raffigurate sui vasi greci del VII-VI sec. a. C. (costituite da una protoma leonina gettante acqua in una vasca), quelle forma di pilastro e quelle, più tarde, in cui la fonte multipla è da tre lati circondata da una specie di portico con colonne abbellito da vasche marmesse. Nell'Oriente ellenistico il portico è sostituito da un largo avancorpo con colonne di vario ordine, spesso riccamente decorate, collegate da sottili tranzenne con fregi, e coronate da trabeazioni. Così la f. diviene una costruzione architettonica

i. La cosiddetta f
distributrice, dovuta agli Etruschi (Marzabetto), è costituita da un bacino diviso in due vasche di diverso livello: mentre la più alta, scoperta, funge da serbatoio, la più bassa, coperta, riceve acqua da due condotti e la espelle da due altri. Di questo tipo è la f. pubblica italica, che, in confronto a quella greca, quasi sotterranea, presenta il carattere di una costruzione all'aperto. A Roma questo carattere è mantenuto in tutte le f. di tipo monumentale, tra le quali è quella di Settimio Severo, il Settimio, dal monumentale prospetto a sette piani. A Pompei il ninfeo ha talora forma particolare: una piccola abside frontonata accoglie una statuetta che versa acqua, attraverso cascatelle, nel sottostante bacino. Nel primo medioevo, dopo la distruzione degli acquedotti, le f. sono sostituite da pozzi. Solo negli atri delle grandi basiliche rimangono i cosiddetti cantari, per assolvere a particolari funzioni liturgiche. Destinate a recare acqua di sorgente alla popolazione, le f. senesi del sec. XIII sono costruite nelle zone più basse della città dove l'acqua, attraverso serbatoi, sgorga da numerosi getti. Tra le f. isolate, e composte d'una parte struttura che svetta al centro d'una vasca, sono da ricordare: la « F. grande » (1269) di Viterbo, la « Fonte maggiore » di Perugia opera di Nicola Pisano e quella del duomo di Monreale. Tra le gotiche, famose è la f. di Norimberga; tra le rinascimentali: quella del Palazzo Vecchio di Firenze e quelle del giardino di Villa d'Este a Tivoli; tra le seicentesche, quella di Piazza Navona a Roma, opera di Gian Lorenzo Bernini; tra le settecentesche la « F. di Trevi » (dove è raggiunto un raro accordo tra l'architettura del fondo, i gruppi di figure, le rocce e i molteplici getti delle acque). Nel secondo cinquantennio del Settecento, sviluppando appunto il tema della « F. di Trevi », le f. tendono ad imitare, nell'effetto, le cascate; spesso, come a Caserta, statue, figure allegoriche
(fot. Alinardi)
Pietro Gazzola
FONTANA. - Nome di numerosi artisti, specialmente architetti, nati od oriundi del Ticino, tra i secc. XVI e XVIII; i più notevoli sono i seguenti:
DOMENICO, n. a Melide nel 1543, m. a Napoli nel 1604, legò il proprio nome alla trasformazione di Roma voluta da Sisto V con il tracciamento dei rettifili irradiantisi da S. Maria Maggiore verso le altre basiliche, ed il congiungimento di queste mediante altre grandi strade; la vasta concezione, rimasta interrotta dalla morte del Pontefice, prelude ai criteri urbanistici moderni. Negli obelischi inalzati al termine delle strade si unisce alla funzione estetica il significato spirituale, per la sovrapposizione della Croce sui simboli pagani. In questi lavori il F. diede prova anche di grande perizia tecnica, e restò famoso il suo trasporto dell'obelisco vaticano, di cui lasciò la descrizione.
Nella sua vastissima attività, nella quale è da ricordare anche il voltamento della cupola di S. Porta (v.), la figura dell'architetto si associa a quella dell'imprenditore (Villa Montalto, cappella del Presepio in S. Maria Maggiore, Palazzo Lateranense, Biblioteca Vaticana).
Lasciata Roma dopo la morte del Papa, il F. si recò a Napoli, ove attuò altre grandi opere, sia urbanistiche
(allargamento di Via S. Lucia e Via Chiaia, piazza innanzi al Castello) che edilizie (Palazzo Reale, Dogana) mostrandosi esperto costruttore più che geniale architetto. È da ricordare che durante gli scavi per il canale di derivazione del Sarno si imbatté per primo nelle rovine di Pompei, senza però identificarle.
GIOVANNI, fratello del precedente, n. a Melide nel 1540, m. a Roma nell'ag. del 1614. Particolarmente versato in idraulica, condusse a Roma l'acqua Felice durante il pontificato di Sisto V, poi quella Paola, ristabilendo in parte gli antichi acquedotti Alessandrino e Traiano. Diede i disegni per le mostre di queste acque, a S. Bernardo e al Gianicolo (quest'ultima unitamente al Maderno) e per la fontana minore al termine di Via Giulia, oggi ricostruita sulla destra del Tevere alla testata di Ponte Sisto. Ideò anche i giochi di acqua per le ville Aldobrandini e Borghese (oggi Torlonia) a Frascati. Altre sue opere sono i ponti di Acquapendenta sul Paglia e di Borghetto sul Tevere (distruito nella seconda guerra mondiale).
Scarsa è la sua attività di architetto: gli è dovuta la parte più antica di Palazzo Barberini, eseguita per il card. Alessandro Sforza: l'inizio di Palazzo Giustiniani e il palazzo di Torrenova con l'annessa chiesa sulla Via Casilina, per il card. Scipione Borghese.
CARLO, n. a Mendrisio nel 1638, m. a Roma nel 1714, fu dapprima collaboratore del Bernini all'Ariccia e nel Palazzo Chigi (ora Odescalchi) in Piazza SS. Apostoli. La prima opera che compì da solo fu l'elegante chiesetta di S. Rita da Cascia ai piedi del Campidoglio (demolita nel 1928 e ricostruita sulla Via del Mare).
Gli si debbono restauri e completamenti di numerose chiese (interno di S. Maria dei Miracoli, 1679; facciata di S. Marcello, 1686; portico di S. Maria in Trastevere, 1702; accesso a S. Teodoro, 1704), e la costruzione di varie cappelle (Ginnetti a S. Andrea della Valle; Cybo a S. Maria del Popolo, ecc.), e di palazzi,
