INDONESIA

INDONESIA. - L'Arcipelago indomalese, detto anche delle Indie Orientali (o Insulindia), allaccia due masse continentali, congiungendo il più vecchio al più nuovo dei continenti, l'Asia all'Australia, e si estende dal 95° di longitudine E. al 130°, comprese le Molucche; dal 20° di latitudine N. al 10° S. ca.

SOMMARIO: I. Geografia. - II. Evangelizzazione. - III. Circoscrizioni ecclesiastiche. - IV. Condizione giuridica della Chiesa. - V. Arte.

I. GEOGRAFIA

Un immenso festone vulcanico che, con le Filippine, il Giappone, le Curili, le Aleutine, ecc... orla sul mare la piattaforma dell'Asia orientale e dell'America settentrionale disponendosi sull'al-

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INDONESIA - 1) Confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica. Per il Borneo, V. cartina rispettiva.
lineamento delle geosinclinali e precisamente sulla cintura della circumpacifica che si allaccia proprio su questo Arcipelago a quella che dal Mediterraneo arriva alle Isole della Sonda.

Immenso labirinto di isole grandi e piccole (se ne contano 3100 ca.) tutte bellissime e stendentisi a cavallo dell'Equatore, tra l'Oceano Indiano e il Pacifico, il Mar Cinese meridionale e i Mari di Sulu, di Giava, della Sonda e di Banda. Elemento caratteristico del rilievo e prova della complessità del movimento orogenetico è il vulcanesimo che si mantiene assai vivo; l'attività delle forze endogene iniziatasi nel terziario è continuata nel quaternario e continua nell'attuale. L'andamento delle curve batimetriche e le osservazioni del fondo marino confermano lo studio della fauna per cui si ritrovano a Borneo, Sumatra e Giava mammiferi in una precedente connessione territoriale ora scomparsa. Osservazioni paleontologiche avvalorano tale asserzione, del resto confermata dalla fauna dei Siwalik che ha lasciato ovunque palesi riscontri.

Il clima è spiccatamente equatoriale oceanico con temperature e piovosità considerevoli. Nell'I. hanno notevole influenza i monsoni il cui andamento è molto complesso anche perché alla circolazione monsonica che si manifesta con centro nel continente asiatico, fa riscontro quella che ha per suo centro l'Australia cosicché le correnti richiamate dalla regione meridionale svolgono azioni a volte concordi a volte discordanti con quelle monsoniche dell'Asia. Questo mutare dei venti monsonici crea non infrequentemente i tifoni che con estrema violenza investono alcune regioni dell'Arcipelago.

La prosperità dell'I. è dovuta alle coltivazioni del caucciù, della canna da zucchero, del caffè; tè, tabacco, palma di cocco. Le sue foreste sono ricche di legni pregiati, mentre il sottosuolo produce stagno, carbone, petrolio, oro e argento. Lo sviluppo della produzione e la ricchezza complessiva che sono andate aumentando in questi ultimi cinquant'anni (durante i quali la popolazione crebbe dai 12 agli 80 milioni ca.), non hanno mutato la base essenziale della economia dell'I. che resta sempre l'agricoltura alla quale il governo ha rivolto e rivolge cure assidue e intense. Al benessere economico degli indigeni contribuiscono anche l'allevamento del bestiame e la pesca.

Territorisuperficie in kmq.popolaz.densità a kmq.
Giava e Madiera132.17451.000.000386,4
Sumatra425.14310.000.00023,5
Borneo539.4602.000.0005,4
Bangka, Billiton, Riouw48.464460.0009,5
Indonesia occidentale759.10412.000.00015,8
Arcipelago indonesiano1.904.34576.360.00040,1

La grande maggioranza della popolazione è musulmana; vi sono poi 4 milioni e mezzo di pagani, 600 mila protestanti e ca. 300 mila cattolici. Vi si parlano nel complesso 17 lingue importanti complicate da 200 dialetti. Più di tre secoli di dominio olandese hanno favorito il sorgere di città superando ostacoli naturali; il fiorire del commercio, l'introduzione di innovazioni di tipo europeo, avevano escluso gli Indonesiani da ogni ruolo nel loro governo. Essi attesero quindi con impazienza il giorno in cui il primo presidente Raden Soekarno salutò la generazione di patrioti indonesiani che aveva combattuto per conquistare la libertà. Dopo la formazione di una Unione Olando-indonesiana (luglio 1948), si ebbe la proclamazione degli Stati Uniti d'I. (27 dic. 1949), che comprende oggi le Isole di Sumatra, Giava, parte del Borneo, le Celebes e le Molucche, parte di Timor e della Nuova Guinea e molte altre isole minori.

La situazione permane naturalmente ancora molto fluida e l'O.N.U. della quale l'I. fa parte non è aliena dall'aiutare il paese nella realizzazione dei nuovi piani di sviluppo sociale ed economico.

Recentemente (1950), il primo rappresentante diplomatico ufficiale della Repubblica degli Stati Uniti d'I. è stato accreditato presso la S. Sede con il rango di ministro.

BIBL.: K. Martin, Reisen in den Molukhen, 2 voll., Leida 1894; P. e F. Sarasin, Reisen in Celebes, 2 voll., Wiesbaden 1905; C. Lekkerkerker, Land en volk van Sumatra, Leida 1916; A. Kramer, Westindonesien, Stoccarda 1927; R. Heine-Goldern, Ein Beitrag zur Chronologie in Südostasien, in Festschrift für P. W. Schmidt, Vienna 1928, p. 809 seg.; N. J. Krom, Hindojawanische geschiedenis, L'Aja 1931; E. Voigt, Wirtschaftsgeschichte Niederländ. - Indiens, Lipsia 1931. Gastone Imbrighi

II. EVANGELIZZAZIONE

Dopo la presa di Malacca da parte dei Portoghesi nel 1511 e il loro arrivo nelle Molucche, e specialmente dopo l'occupazione di Ternate e Tidore (1522), s'iniziò l'attività missionaria in varie isole delle Molucche da capitani di nave e da sacerdoti secolari. Vari capi indigeni si convertirono. S. Francesco Saverio per esplorare la possibilità del campo missionario e per confermare nella fede i neofiti abbandonati si recò (1546-47) nelle Isole di Amboina, di Ternate e del Moro (Halmahera) ove battezzò e predicò lasciandovi altri gesuiti, che nel sec. XVI svilupparono una bella missione. Oltre questa, dei Gesuiti, nelle Molucche, i Domenicani fondarono un'altra missione nel 1562 nelle Isole della Piccola Sonda, con centro a Solor; essa, alla fine del sec. XVI, contava 18 stazioni con 25.000 cristiani. Invece nelle grandi isole, di Sumatra, Giava, Borneo e Celebes si ebbero risultati piuttosto effimeri meno che a Macassar e Menado in Celebes. I tentativi

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INDONESIA - 1) Confini di circoscrizione ecclesiastica; 2) ferrovie.
(propr. Enc. Catt.)
dei Francescani e Domenicani in Borneo e Giava rimasero senza frutto.

Gli Olandesi calvinisti s'impadronirono nel sec. XVII di grandissima parte di queste isole; l'attività dei missionari cattolici fu proibita e le missioni distrutte. Eccezione fecero Ternate e Menado nel nord di Celebes e qualche isolotto vicino, occupati fino al 1663 e parte fino al 1677 dagli Spagnoli provenienti dalle Filippine, i quali partendo distrussero tutto ciò che avevano costruito i Gesuiti, Agostiniani e Francescani spagnoli. Anche le missioni domenicane della Piccola Sonda poterono continuare ma alla fine furono anch'esse ridotte alle stazioni di Timor portoghese. Nuovi tentativi nel secc. XVII e XVIII, come quelli compiuti dai Teatini in Borneo, Sumatra e Giava, non ebbero durata. Due carmelitani che accompagnavano nel 1638 una ambasciata del viceré di Goa furono martirizzati dal sultano di Atchin (Atjeh) in Sumatra. Per tal motivo al principio del sec. XIX le missioni cattoliche, ad eccezione di quelle del Timor portoghese, non esistevano più nell'I. Una ripresa dalle fondamenta fu possibile solo dopo il decreto di libertà religiosa emanato da Luigi Bonaparte nel 1807. L'atti-

vità dei sacerdoti secolari della prefettura apostolica di Batavia creata nel 1808, estesa nel 1826 a tutte le Indie orientali olandesi, rimase però ristretta al ministero tra gli Europei cattolici. Anche l'erezione del vicariato apostolico di Batavia (1847) e l'arrivo dei Gesuiti (1859), i quali formarono in seguito la maggioranza dei missionari e nel 1893 ebbero uno di loro come vicario apostolico, non cambiò gran che nello stato precario delle missioni. Verso la fine del sec. XIX si delineò un miglioramento anche nelle missioni tra gli indigeni. Dal 1902 il vicariato apostolico di Batavia fu diviso e altri istituti missionari vennero man mano in aiuto dei Gesuiti.

In Giava la missione tra i Giavanesi, i quali formano il 65% del 40 milioni di ab., dalla fine del sec. XIX cominciò a progredire a causa specialmente delle scuole. Al contrario presso i Sondaresi e Maduresi, fanatici maomettani, non si ebbe nessun frutto. Nel 1923 arrivarono a Giava i Carmelitani calzati, incaricati di Malang, prefettura apostolica nel 1927; i Lazzaristi arrivati pure nel 1923 ebbero come campo Soerabaja, prefettura apostolica nel 1928; i Crocigeri lavorano dal 1926 in Bandoeng, prefettura apostolica nel 1932; i Missionari del S. Cuore di Gesù destinati nel 1926, ma giunti nel 1927 a Poerwokerto, prefettura

apostolica nel 1932. Ad un gesuita indigeno fu affidato nel 1940 il vicariato apostolico di Semarang.

In Sumatra i Gesuiti iniziarono la missione nel 1888 presso i Giavanesi immigrati nella parte meridionale; gli indigeni malesi sono maomettani fanatici. I Cappuccini, destinati dal 1911 alla missione di Sumatra (prefettura apostolica nel 1911, denominata Padang nel 1923) ebbero alcuni successi presso i Cinesi del nord, e dal 1928 presso i Bataks, i quali però in gran parte stanno sotto l'influsso della missione protestante renana. Nel sud dell'isola (prefettura apostolica di Benkoelen nel 1923) dal 1924 lavorano i sacerdoti del S. Cuore tra Cinesi e Giavanesi. Nelle Isole Banka e Billiton (prefettura apostolica nel 1923) la Società dei SS. Cuori (Picpus), giunta nel 1924, si occupa specialmente dei Cinesi. Un cinese verso la metà del sec. XIX aveva dato inizio ad un primo nucleo di cattolici, e chiesto missionari da Batavia.

Frutti più copiosi si ebbero nelle Isole della Piccola Sonda. Dal 1862 i Gesuiti si occuparono prima dei vecchi cristiani e poi dal 1897 anche dei pagani. La prefettura apostolica, eretta nel 1913, fu nel 1914 affidata ai Padri del Verbo Divino i quali crearono in Flores e nel Timor olandese le

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INDONESIA - 1) Confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
(propr. Enc. Catt.)
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INDONESIA - 1) Confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica.
missioni più prospere dell'India olandese. Nelle altre Isole della Piccola Sonda invece la missione è appena iniziata.

Nel Borneo olandese già nel 1851-52 aveva lavorato un sacerdote secolare. Nel 1885 fu eretta una stazione stabile tra i Cinesi della costa occidentale. Nel 1905 i Cappuccini furono incaricati della missione (prefettura apostolica nel 1905, vicariato apostolico nel 1918) e lavorarono con qualche frutto tra i Dajaks. I Missionari della S. Famiglia arrivarono nel 1926 nella parte meridionale e orientale (nel 1938 prefettura apostolica di Bandjermasin). Nel 1948 i Monfortani presero una parte della missione dei Cappuccini.

Nel Borneo britannico si creò nel 1855 la prefettura apostolica di Labuan e Borneo; il prefetto, l'ex-capitano Carlo Cuarteron (1855-79) vi lavorò per lungo tempo da solo. Nel 1881 essa fu affidata alla Società di Mill Hill. I Missionari ottennero ottimi risultati tra i Dajaks, principalmente mediante istituzioni di educazione e fondando colonie speciali per le famiglie cristiane.

In Celebes, fin dalla metà del sec. XIX, lavorarono dei missionari che venivano saltuariamente da Batavia. Verso la fine del secolo si poterono fondare stazioni. Nel 1919 ai Missionari del S. Cuore fu affidata la prefettura apostolica di Celebes: l'opera loro fu abbastanza fruttuosa presso i Minahassa del nord dell'isola, benché la maggioranza dei medesimi fosse già passata al protestantesimo. Nel sud invece i Missionari di Scheut, dal 1937, non hanno ottenuto che mediocri risultati.

I Gesuiti dal 1888 avevano lavorato nelle Isole Kei: il centro della missione era Langgoer. Nel 1902, fondata la prefettura apostolica, furono chiamati i Missionari del S. Cuore, i quali estesero la loro attività ad altri Isole vicine in quanto era possibile a causa della politica missionaria olandese. Anche nella Nuova Guinea olandese si riuscì dal 1915 ad erigere poche stazioni sulla costa: l'interno rimaneva inesplorato. Nelle Molucche la ripresa della missione, già così prospera nel sec. XVI, fu possibile soltanto in questi ultimi anni. I Francescani lavorano in Ternate e nel nord della Nuova Guinea.

Le missioni dell'I. soffrirono molto per la seconda guerra mondiale. L'occupazione giapponese, il confinamento e l'uccisione di missionari (secondo la statistica ufficiale 124 persero la vita), la chiusura e la distruzione di chiese e di scuole, poi la guerra olandese-indonesiana resero pressoché impossibile ogni attività missionaria in Giava e Sumatra.

BIBL.: Arn. J. H. van der Velden, De Rooms-Katholieke Missie in Nederlandsch Oost-Indie 1808-1908, Nimega 1908; B. J. J. Visser, Onder Portugeesch-Spaansche Vlag. De Katholieke Missie van Indonesie 1511-1605, Amsterdam 1925; id., Onder de Compagnie. Geschiedenis der Kath. Missie van N. Indie 1606-1800, Batavia 1934; A. I. van Aersbergen, Chronologische Oversicht van de Werkzaamheid der Jesuïeten in de Missie van N. O. I., Amsterdam 1934; Alph. Mulders, De Missie in Tropisch Nederland, 's-Hertogenbosch 1940.

III. CIRCOSCRIZIONI ECCLESIASTICHE

Secondo l'Annuario Pontificio 1951, l'I. conta 23 circoscrizioni ecclesiastiche tra vicariati apostolici e prefetture apostoliche, che qui vengono disposti in ordine alfabetico: AMBOINA, eretta prefettura apostolica di Nederlandsch Nieuw

Guinea (Nuova Guinea olandese) nel 1902, vicariato apostolico nel 1920, dal 1949 nome attuale, affidato ai Missionari del S. Cuore di Gesù; AYAMBOEA, eretta vicariato apostolico di Nederlandsch Timor (Timor olandese) nel 1936, dal 1948 nome attuale, affidato alla Società del Verbo Divino; BANDJARMASIN, eretta prefettura apostolica nel 1936, vicariato apostolico nel 1949, affidato ai Missionari della S. Famiglia; BANDOENG, eretta prefettura apostolica nel 1932, vicariato apostolico nel 1941,

affidato all'Ordine della S. Croce (Crocigeri); BANKA e BILLITON, eretta prefettura apostolica nel 1923, affidata alla Società dei SS. Cuori di Gesù e Maria (Plepus); DEN PASAR, eretta prefettura apostolica nel 1950, affidata alla Società del Verbo Divino; DJAKARTA, eretta prefettura apostolica di Batavia nel 1807, vicariato apostolico nel 1841, dal 1950 nome attuale; HOLLANDIA, eretta prefettura apostolica nel 1949, affidata ai Francescani; KLAINE SOENDA ELLANDEN (Isole della Piccola Sonda), eretta prefettura apostolica nel 1913, vicariato apostolico nel 1922, affidato alla Società del Verbo Divino; MAKASSAR, eretta prefettura apostolica nel 1937, vicariato apostolico nel 1948, affidato alla Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (Scheut); MALANG, eretta prefettura apostolica nel 1927, vicariato apostolico nel 1939, affidata ai Carmelitani dell'Antica Osservanza; MANADO, eretta prefettura apostolica di Celebes nel 1919, vicariato apostolico nel 1934, dal 1937 nome attuale, affidato ai Missionari del S. Cuore di Gesù; MEDAN, eretta prefettura apostolica di Sumatra nel 1911, nome di Padang nel 1923, vicariato apostolico nel 1932, dal 1941 nome attuale, affidato ai Cappuccini; MEBAUKE, eretta vicariato apostolico nel 1950, affidato ai Missionari del S. Cuore di Gesù; NORTH BORNEO (Borneo settentrionale), eretta prefettura apostolica di Labuan e Borneo nel 1855, dal 1927 nome attuale, affidata alla Società di S. Giuseppe di Mill Hill; PALEMBANG, eretta prefettura apostolica di Benboelen nel 1923, vicariato apostolico nel 1939 con il nome di Palembang, affidato ai sacerdoti del S. Cuore di Gesù; POERWOKERTO, eretta prefettura apostolica nel 1932, vicariato apostolico nel 1941, affidato ai Missionari del S. Cuore di Gesù; PONTIANAK, eretta prefettura apostolica di Nederlandsch Borneo (Borneo olandese) nel 1905, vicariato apostolico nel 1918, dal 1938 nome attuale, affidato ai Cappuccini; SARAWAK, eretta prefettura apostolica nel 1927, affidata alla Società di S. Giuseppe di Mill Hill; SEMARANG, eretta vicariato apostolico nel 1940, affidato ai Gesuiti; SINTANG, eretta prefettura apostolica nel 1948, affidata ai Preti missionari della Compagnia di Maria (Monfortiani); SOEKABOEMI, eretta prefettura apostolica nel 1948, affidata ai Francescani; SOEBARAJA, eretta prefettura apostolica nel 1928, vicariato apostolico nel 1941, affidato ai Lazaristi. Giovanni Rommerskirchen

IV. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA

I principali ostacoli che nel passato hanno posto un freno alla diffusione e all'organizzazione del cattolicesimo in I., musaico di razze umane, di nazionalità, di tribù, di clans, di lingue, di costumi, di cultura, di religioni, di flora e di fauna, sono stati:

1) La legislazione olandese, nominatamente l'art. 177 I. S. (Indische Staatsregeling; regolamento governativo per le Indie) il cui tenore è il seguente: «I maestri della fede cristiana, i sacerdoti, i predicatori devono essere muniti di un permesso speciale, da rilasciarsi dal governatore generale stesso o in suo nome, perché possano esplicare la loro attività in un determinato luogo dell'India olandese. Tale permesso,

ove si ravvisi possa essere di danno, o non si osservino le relative condizioni, potrà essere revocato dal governatore generale ». Ora questo permesso fu praticamente rifiutato fin negli ultimi tempi, per es., per Bantam (prefettura apostolica di Sukabumi) e per la parte occidentale della Nuova Guinea.

2) L'islâm, che è irregolarmente diffuso nell'arcipelago indonesiano. Occorre fare una distinzione tra islamismo amministrativo e islamismo religioso. Il primo fa sì che nascite, matrimoni, decessi siano circondati dal rito maometano, che il calendario civile sia islamico, che il diritto agrario, commerciale, penale ecc. segua il Corano.

L'islamismo religioso si distingue sempre per il suo carattere di fanatismo, per la sua decisa ostilità di fronte al cristianesimo, anche quando questo non si incorpora che in un gruppo più o meno numeroso.

3) Il protestantesimo : esso penetrò nell'arcipelago agli inizi del sec. XVII con la venuta degli Olandesi, che si sostituirono ai Portoghesi e Spagnoli. La religione riformata (calvinisti) poté propagarsi, tra il 1602 e il 1622, scuotendo l'organizzazione cattolica, fino a costringere i missionari cattolici ad abbandonare il campo. Fu la Compagnia per le Indie Orientali ad appoggiare i pastori calvinisti nella loro opera di penetrazione. Conforme ai principi di Calvino, secondo cui l'autorità civile deve occuparsi anche degli interessi religiosi, l'amministrazione pubblica emanava ordinanze in materia religiosa. Sussidi vennero, allora, corrisposti per il funzionamento delle scuole, degli ospedali e per il sostentamento dei ministri del culto protestanti. Anche i missionari, scuole ed ospedali cattolici, in seguito, riuscirono a beneficiare di tali sussidi.

4) Lo spirito « coloniale » della maggioranza dei commercianti, piantatori e funzionari olandesi. È la auri sacra fames che non cerca che i prodotti di queste ricche zone e considera gli abitanti come « mano d'opera » poco costosa.

Un mutamento è da sperare ora dopo l'affran-

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(da E. Malmani, L'Aria di sud-est, in Geografia universale, IV, Torino 1556, p. 281) INDONESIA - Una casa indigena a Celebes costruita su palafitte.
cazione dal regime coloniale, il trasferimento della sovranità, avvenuto ad Amsterdam il 27 dic. 1949, e la costituzione dello Stato federale, sotto cui vennero a trovarsi vari statarelli, raggruppati poi in tre grandi repubbliche federate : Djoeja, Makassar e Medan e infine (17 ag. 1950) nello Stato Unitario d'I. con il nome di Repubblica di I. Prima dell'apertura della conferenza della Tavola Rotonda all'Aja, ove sono stati redatti gli statuti del nuovo paese sovrano, le Missioni cattoliche avevano presentato un programma minimum, il quale si può riassumere in due punti : a) libertà di culto, di insegnamento e delle attività sociali e caritative; b) uguaglianza dei diritti, in virtù della quale la religione cattolica e le attività missionarie otterrebbero il medesimo riconoscimento ufficiale e godrebbero del medesimo trattamento delle altre religioni, come, ad es., l'islâm. Le Missioni cattoliche riceverebbero, così, per scuole, ospedali e opere caritative, d'interesse generale, il medesimo appoggio finanziario che le altre religioni. È, ora, allo studio del Parlamento indonesiano un progetto per la nuova costituzione definitiva. Lo stato giuridico della Chiesa poggerà su principi che pongono a base fondamentale di detta costituzione l'idea del Dio Unico e riconoscono a ciascuna confessione religiosa piena libertà di organizzarsi e di vivere.

Si riportano qui i punti principali della progettata costituzione.

Art. 18 - Tutti hanno il diritto della libertà di religione, di coscienza e di pensiero.

Art. 30 - Si è liberi di impartire l'insegnamento, salva la sorveglianza dell'autorità pubblica.

Art. 31 - Si riconosce la libertà di costituire opere sociali e caritative, di fondare, a questo scopo e anche a favore dell'istruzione privata, delle organizzazioni, e di cercare e di avere, a questo scopo, dei possessi, salva la sorveglianza dell'autorità pubblica.

Art. 41, 3 - L'autorità pubblica provvede alla necessità dell'insegnamento pubblico, che è dato con l'intendimento di approfondire la coscienza nazionale, di consolidare l'unità indonesiana, di stimolare e approfondire il sentimento di umanità, di tolleranza e di rispetto verso la convinzione religiosa di ciascuno, dando la possibilità, nel quadro delle ore di scuola, dell'istruzione religiosa secondo i desideri dei genitori degli alunni.

5 - Gli alunni di una scuola privata, la quale risponda alle esigenze di solidità poste dalla legge all'in-

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INDONESIA - Donna che dipinge una stoffa (pittura a «batik») - Giava.
(da R. Biasutti, Le raze e i popoli della terra, II, Torino 1911, tur. 281)
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INDONESIA - Raccolta della gomma elastica - Giava.
(de E. Malzani, L'Asia di sud-est, in Geografia universale, V. Torino 1936, p. 735)
segnamento pubblico, avranno gli stessi diritti degli alunni della scuola pubblica.

Art. 43, 1 - Lo Stato è basato sulla credenza nel Dio unico.

2 - Lo Stato garantisce la libertà di ciascun abitante di abbracciare la fede che egli desideri e di professare il culto secondo la sua fede e la sua credenza.

3 - L'autorità pubblica protegge tutte le corporazioni ed organizzazioni, che siano state riconosciute. Il soccorso dato, sotto qualsiasi forma, ai ministri del culto e alle corporazioni ed organizzazioni religiose è regolato sulla base di uguaglianza di diritto.

BIBL.: A. J. H. Van der Welden, De R. K. Missie in Ned. Oost-Indie, 1808-1908, Nijmegen 1908; B. J. J. Visser, Onder Portugeesch-Spaansche vlag. De Katholieke Missie van Indonesie 1511-1605, Amsterdam 1926; J. Molj. Geschiedenis der Protestantse Kerk in Ned.-Indie eerst boek 1602-36, Weldeverden 1923; Arch. di Propag. Fide, posiz. prot. nn. 3003/47, 4071/50, 3240/50. Edoardo Pecoraro

V. ARTE

Le espressioni più importanti dell'arte che si è svolta nell'Isola della Sonda, nelle Molucche e nelle Filippine sono certamente quelle giavonesi. Di derivazione indiana, poiché l'isola fu soggetta agli Indù fino al sec. VI a. C., essa seppe conservare le sue caratteristiche fin verso il sec. XVI, allorché cadde sotto il dominio musulmano. Una originale rielaborazione dell'arte indiana meridionale è quella che si svolse dal sec. VI all'VIII nell'altopiano del Diëng, al centro dell'isola, e che ha finito per influenzare in maggiore o minor misura l'arte di tutte le isole minori. Uno dei principali caratteri di quest'arte è un sensibile linearismo che si accentua sotto l'influsso islamico, come nelle creazioni per le rappresentazioni teatrali Wajang.

Arte cristiana. - Anche per l'I. il problema dell'arte cristiana è sorto in tempi piuttosto recenti. Nella scultura una meritata reputazione si sono acquistate le opere uscite dalla bottega dello scultore Iko, coadiuvato dal genero Adi e dal cinese Yong-Shoi-Lin; un bell'altare con la statua del S. Cuore e due angeli adoranti è conservato nel Museo del Laterano a Roma. In architettura, per i piccoli templi votivi ci si è attenuti ai modelli dei piccoli templi antichi (caratteristico il tempio votivo al S. Cuore di Gesù a Batavia, in parte ispirato dal tempio di Siva a Prambanan); per le chiese invece non si è potuto naturalmente servirsi del tempio indigeno che non prevedeva che una cella sufficiente alle statue delle divinità e a

qualche officiante. Tuttavia anche questa volta si è cercato di non allontanarsi dagli elementi basilari delle costruzioni sacre indù, dai caratteristici coronamenti a piramide su terrazze, e si ricordano, tra le altre, la chiesa di Padang, quella di Pematang-Siantar (Sumatra), di Nanggoelan, di Sadan-Toradja (Celebes). Nelle arti industriali notevoli sono i prodotti dell'arte del batik e delle altre meravigliose tecniche dell'arte decorativa indigena.

BIBL.: A. Galvano, L'arte dell'Asia orientale, Firenze 1938, pp. 38-39; C. Costantini, L'arte cristiana nelle missioni, Città del Vaticano 1940, pp. 281-98; A. Springer-C. Ricci, Manuale di storia dell'arte, VI, Bergamo 1943, pp. 334 seg., 659 seg. Gilberto Renci
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“INDONESIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 1089. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/indonesia.