ARMINIO e ARMINIANESIMO. - A. è l'autore del movimento protestante anticalvinista che da lui prese il nome.
1. VITA E DOTTRINA DI A
Giacobbe A. (Harmenen) n. nel 1560 a Oudewater (in lat. Veteres Aquae, donde il suo soprannome di Veteres Aquinas), studiò a Leida dal 1575 al 1582, poi fu discepolo di Beza a Ginevra e di Grineo in Amsterdam, e nel 1603 divenne professore di teologia a Leida. In quel tempo ardeva nei Paesi Bassi la lotta tra i supralapsarii e gli infralapsarii. Ambedue i partiti ammettevano come verità indiscutibile il decreto calvinista; ma i primi sostenevano che il decreto divino della condanna o salvezza degli uomini era antecedente alla creazione di Adamo ed esigeva per il suo adempimento, il decreto del peccato del primo uomo; gli infralapsarii, al contrario, affermavano che solo dopo la condanna di Adamo, Dio aveva decretato l'elezione o la condanna degli uomini. La dottrina supralapsaria, sostenuta da Beza, era stata attaccata da Teodoro Kornhert, e ad A. ne fu affidata la difesa. In quest'occasione A. studiò a fondo la questione, e applicando il principio del «libero esame», si persuase che la dottrina del decreto assoluto di Dio, in ambedue le sentenze, faceva Dio autore del peccato, restringeva la sua grazia, lasciava molti senza speranza di salvezza, e dava a coloro che si credevano eletti una falsa sicurezza, senza nessun fondamento etico. Espose dunque semplicemente le sue dottrine, senza voler suscitare questioni né attaccare gli avversari, credendo nella liceità del «libero esame», e, come conseguenza, nella tolleranza di dottrine diverse. Invece le sue conclusioni furono causa di aspre e profonde lotte e divisioni teologiche, che si trascinarono a lungo anche dopo la morte di A. (avvenuta nel 1609).I calvinisti olandesi erano tra i più rigorosi seguaci delle dottrine estreme di Calvino; la teoria della «massa dannata» si manifestava in atti di estremo rigore verso tutti i non calvinisti, e principalmente contro i cattolici e le loro dottrine, come consta, tra l'altro, dal supplizio dei martiri di Gorkum e dalla spietata crudeltà con la quale fu sradicato il cattolicesimo dalle colonie portoghesi da essi conquistate. Era dunque naturale che contro A. essi insorgessero violentemente. Fra i più accaniti fu proprio un collega di A., professore anch'egli all'Università di Leida, Francesco Gomar (1563-1641), che così esponeva le estreme conseguenze del decreto calvinista e del supralapsarismo (cf. Works, III, 608, 609, citato da Harrison): «Nel primo atto o momento, Dio volle condannare alcune creature razionali, ma non poteva condannarle se non fossero esistite; nel secondo momento decretò la creazione dell'uomo; ma lo doveva condannare giustamente, e per questo era d'uopo che l'uomo peccasse, e quindi lo creò senza peccato e gli impose alcune leggi; nel terzo momento determinò che le trasgredisse. In questo modo assicurò il fine della creazione, cioè la condanna di creature razionali, per la sua gloria».
Dopo la morte di A., i suoi partigiani continuarono la lotta contro queste dottrine. Fra di essi vi erano uomini di Stato, come l'Oldenbarneveldt (1547-1619)
e lo stesso statholder Maurizio di Nassau (1567-1625), il quale cambiò in seguito idea, forse più per ragioni politiche e personali contro l'Oldenbarneveldt, che per motivi di teologia. Si trovarono pure teologi notevoli come Simone Episcopio (1583-1643), Wittenbogaert, intimo amico di A. (1557-1644), e il famoso giureconsulto Grozio (1583-1645), i quali ridussero le dottrine esposte da A. a cinque proposizioni, che, sottoscritte da 45 ministri, furono presentate, nel 1610, agli Stati generali.
Esse sono conosciute sotto il nome di «rimostranze» (remontrances), ed i loro partigiani con quello di «rimostranti» (remontrants). Nella prima si stabiliva l'elezione condizionale, ossia dipendente dalla previsione divina della fede negli eletti e dalla mancanza di questa nei dannati. La seconda affermava il valore universale dell'espiazione (atonement) di Gesù Cristo, nel senso che Nostro Signore la volle per tutti, benché non tutti si salvino. La terza professava l'incapacità dell'uomo ad esercitare la fede salvifica e a fare opere buone, senza la rigenerazione dello Spirito Santo. La quarta dichiarava che la grazia divina è indispensabile per ogni atto della vita spirituale, ma non è irresistibile. La quinta spiegava che la grazia dello Spirito Santo è sufficiente per vincere le tentazioni ed i peccati, ma che la perseveranza finale è incerta per tutti i fedeli. Gli arminiani illustrarono poi questo punto sostenendo che la grazia si può perdere.
Su queste cinque proposizioni o articoli di fede arminiana si svolse la controversia chiamata «quinquarticolare», che non poté essere composta né dalla conferenza dell'Aia del 1610, né da quella di Delft del 1613. Neppure ebbe effetto un decreto degli Stati generali del 1614, che promulgava la conciliazione e proibiva le controversie. I calvinisti erano così ostili agli arminiani che non vollero ubbidire e chiesero la loro soppressione anche col sangue, se non si poteva in altro modo. Allora il principe di Orange, già divenuto antiarminiano, e gli Stati generali convocarono il famoso Sinodo di Dort o Dordrecht, che durò dal 13 nov. 1618 alla fine di apr. del 1619.
2. SINODO DI DORT
Il protestante Gangale (Calvino, p. 59) così si esprime sul Sinodo: «Il Sinodo calvinista riunito a Dort, sotto gli auspici di Maurizio di Nassau, fu l'ultima parola a difesa della fede calvinista contro la crisi che nel protestantesimo apriva il razionalismo. In seguito avremo sì la confessione di fede di Westminster del 1643, e il luterano "consensus repentitus" del 1664, ma l'ultima parola di difesa integrale, di testardaggine eroica, irragionevole, fu pronunciata a Dort coi "cinque punti" del calvinismo [non furono "cinque punti" ma "cinque capi di dottrina", ognuno con molti punti] nell'inverno del 1618».Vi accorsero i rappresentanti della Svizzera, della Francia, dell'Inghilterra, della Scozia, della Transilvania ed i calvinisti tedeschi. L'atteggiamento del Sinodo fu assolutamente unilaterale. Esso rifiutò di udire l'esposizione della dottrina arminiana, che doveva essere fatta da Simone Episcopio, professore di teologia a Leida; anzi considerò lui e i suoi compagni come accusati e rei, che solamente dovevano pensare a difendersi. Davanti a questo atteggiamento del Sinodo, tutti gli arminiani si ritirarono.
Le cinque proposizioni arminiane furono unilateralmente esaminate. In cinque capi, corrispondenti alle cinque proposizioni, si espose dapprima la dottrina calvinista nel senso più rigido e tradizionale, indi seguì la condanna della dottrina arminiana. Il primo capo, che tratta «De divina praedestinatione et annexis et capitibus», contiene 18 articoli e la condanna di nove errori; in tutto 27 canoni. Il secondo tratta «De morte Christi et hominum per eam redemptione», con 9 articoli e la condanna di sette errori; in tutto 16 canoni. Il terzo e il quarto sono raggruppati sotto il titolo «De hominis corruptione et conversione ad Deum, eiusque
modo» con 17 articoli e nove condanne; in tutto 26 canoni. Il quinto finalmente tratta «De perseverantia sanctorum», con 15 articoli e condanna di nove errori; in tutto 24 canoni. Questi 93 canoni sono i famosi «canoni di Dort». La sentenza poi fu oltremodo severa. Gli arminiani furono considerati quali rei «corruptiae religionis, scissae Ecclesiae unitatis, gravissimorum scandalorum et pervicaciae», e quindi vennero privati di qualsiasi ufficio ecclesiastico, depositi dai loro impieghi, dichiarati indegni di esercitare qualsiasi funzione accademica, fino a tanto che «per seriam respiscentiam, dictis, factis, studiis contrariis abunde comprobatam, Ecclesiae satisfaciant».
La persecuzione fu implacabile. L'Oldenbarneveldt fu condannato a morte (1619), benché si dice che Maurizio di Nassau abbia fatto ciò, mosso piuttosto da ragioni politiche e personali; 300 ministri furono esiliati e gli altri furono multati e incarcerati. Anche l'eminente giureconsulto di fama mondiale, Grozio, fu condannato al carcere perpetuo, dal quale però poté fuggire. Alla morte di Maurizio, nel 1625, il fratello e successore Federico Enrico si mostrò più tollerante, cosicché alcuni arminiani poterono ritornare in patria e Simone Episcopio poté fondare ad Amsterdam una scuola arminiana con tendenza antitrinitaria ed universalista. L'a., come tale, ha solo qualche chiesa in Olanda.
3. L'A. DOPO IL SINODO DI DORT. — Ma se l'importanza dell'a., come setta, è quasi nulla, come dottrina fu ed è ancora importante, per essere stati, A. e i suoi seguaci, stremiti campioni della dottrina del «libero esame».
Dal «libero esame» della S. Scrittura, e senza alcun contatto né simpatia con la dottrina della Chiesa cattolica, A. dedusse conclusioni sulla prescienza di Dio, sul valore universale della soddisfazione di Gesù Cristo ecc., molto più affini alla dottrina cattolica che quelle di qualunque altro eretico. Per questo in Inghilterra, durante l'effervescenza puritana, i partigiani delle sue dottrine furono accusati quali «papisti». D'altra parte, sostenendo gli arminiani la prevalenza assoluta della ragione nell'interpretazione individuale della S. Scrittura, molti dei suoi seguaci inclinarono al socinianismo (nelle colonie inglesi del Nordamerica, i nomi di Socino e A. suonavano identici) e altri al razionalismo. Finalmente, la dottrina degli arminiani secondo cui poteva ognuno dalla S. Scrittura cavare la sua interpretazione individuale, diffuse a poco a poco il concetto che tutte le idee dovevano essere rispettate e ne nacque l'indifferenza religiosa, la quale condusse alla tolleranza religiosa tra i protestanti, dapprincipio soltanto verso le altre sette e poi anche verso i cattolici. Di questo polimorfismo arminiano si ebbe un esempio in Inghilterra. Durante le guerre civili e religiose del sec. XVII, si dava il nome di arminiani ed anche di papisti a tutti coloro che negavano il decreto di Calvino, cioè agli anglicani della Chiesa Alta. Dopo la restaurazione degli Stuart (1660), una parte degli anglicani — i latitudinarii — che insistevano nella tolleranza delle altre sette ricevettero a loro volta il nome di arminiani. Un gran propagatore delle dottrine arminiane nel sec. XVIII fu il fondatore dei metodisti, Giovanni Wesley, mentre il suo compagno Whitefield abbracciò piuttosto le dottrine calviniste e fondò i metodisti-calvinisti. Tra i presbiteriani scozzesi, celebri per il loro attaccamento al calvinismo, si trovano adesso non pochi che hanno abbandonato la rigida dottrina calvinista e accettato la dottrina arminiana. Non è raro udire da essi espressioni come questa: «Noi siamo calvinisti quando preghiamo, ma arminiani nelle opere» (cf. R. H. Benson, Non Catholic-Denominations, Londra 1910, p. 94). Più espliciti ancora sono i valdesi, che formano parte dell'«alleanza delle Chiese presbiteriane». Nel Manuale compendio di verità fondamentali si dice chiaramente: «La teoria di una doppia predestinazione degli uni alla salvezza e degli altri alla perdizione non è sostenibile con argomenti scritturali e ripugna al sentimento cristiano». Gli stessi Olandesi, che prima di A. si mostrarono così spietati persecutori dei cattolici, alcuni anni dopo il Sinodo di
Dort salvavano dalle mani degli Irochesi il missionario gesuita a, Isacco Jogues, e con l'andar del tempo divennero i più tolleranti fra i protestanti.