MARIA MADDALENA (Magdalene), santa. - Donna chiamata così per-

(per cortesia di mons. A. P. Frutaz) MARIA MADDALENA (Magdalene), santa. - Donna chiamata così per-
(fot. Geb. fot. sez.)

Distinguono tre donne: Faber Stapulensis, M.-J. Lagrange, U. Holzmeister, G. Sickenberger, Innitzer, Marchal, F. Prat, Dorado e molti altri. Ne distinguono due: A. Calmet, F. S. Patrizi, G. Belser, L. Murillo, che identificano M. M. con Maria di Betania, distinta dalla peccatrice anonima di Luca. Anche G. Knabenbauer distingue due donne, ma identifica la peccatrice con Maria di Bethania.
Molti invece con la liturgia latina parlano di una sola donna: questa opinione si poteva dire comune nella Chiesa latina da s. Gregorio Magno fino al sec. XVI. Però gli antichi Padri latini avevano opinioni discordi. S. Agostino e s. Girolamo mutarono parere in opere diverse. Tra i recenti che sostengono ancora l'unità delle tre Marie vanno citati Didon, Le Camus, Fouard, F. Kaulen, Lesêtre, A. Lemonnier, Simon, G. Mezzacasa.
La via migliore per tentare una soluzione della intricata questione sembra quella esegetica. I Vangeli non identificano mai esplicitamente le tre donne. Infatti: s. Luca, dopo aver parlato della peccatrice anonima, che in casa del fariseo Simone profumò i piedi di Gesù, li bagnò con le lacrime e li asciugò con i capelli (7, 36-50), passa su-
bito a parlare delle pie donne guarite da spiriti immondi e da infermità che seguivano Gesù: tra queste elenca M. M. senza accennare alla peccatrice (Lc. 8, 1-2). Più innanzi (ibid. 10, 38-42) parla delle sorelle Marta e Maria senza identificare quest'ultima con qualcuna di quelle presentate prima. Parlerà ancora di M. M. tra le pie donne recatesi al sepolcro (ibid. 24, 10), chiamandola con lo stesso nome di 8, 2, senza identificarla con altre.
Mt. 26, 6-13 e Mc. 14, 3-9 parlano di una donna, che in casa del fariseo Simone il lebbroso unse il capo di Gesù suscitando commenti per lo spreco. S. Giovanni precisa che la donna che unse il Signore era Maria, sorella di Lazzaro e di Marta: il banchetto era stato offerto a Bethania in ringraziamento della risurrezione di Lazzaro (Io. 12, 1-8; cf. 11, 2). Nessun accenno alla peccatrice od a M. M. Non è possibile identificare questa unzione che precedette di poco la Passione con quella riferita da Lc. 7, 36-50, per la diversità del tempo e del luogo.
Chi sostiene l'identità di Maria di Bethania con la peccatrice si fonda specialmente sul fatto che Giovanni (11, 2), presentando per la prima volta Maria sorella di Lazzaro, dice che era quella « che aveva unto (ἡ ἀλείψασα) il Signore e che gli aveva asciugato (καὶ ἐκμάξασα) i piedi con i capelli ». Dai participi aoristi (ἀλείψασα, ἐκμάξασα) potrebbe sembrare che Giovanni alluda ad un'azione precedente, e precisamente a quella di Lc. 7, 36-50. Ecco dunque identificata Maria di Bethania con la peccatrice anonima! Rispondono i sostenitori della distinzione che i participi aoristi possono riferirsi ad un fatto non ancora narrato (e precisamente all'unzione che sarà riferita nel cap. 12), ma già conosciuto da tutti. Anche Giuda viene presentato come colui che ha tradito (ὁ παραδούς) prima che se ne racconti il tradimento (Mt. 10, 4; cf. Mc. 3, 19; Lc. 6, 16). Dal confronto dei Sinottici con Giovanni risulta che Maria di Bethania aveva unto il Signore (Io. 11, 2) cominciando dal capo (Mt. 26, 7; Mc. 14, 3) e terminando ai piedi (Io. 12, 3).
Una nota comune alle tre donne, valorizzata dai sostenitori della identificazione, è l'amore per Gesù. Risponde il Prat (v. BIBLICA), p. 500 sg.: « Codesto stesso amore, esaminato attentamente, non ha nelle tre donne gli stessi caratteri: amor penitente nella peccatrice anonima di Luca, amor di grati-
tudine in M. M., amore di contemplazione estatica in Maria di Bethania ».
Il fatto che M. M. fu liberata da sette demoni, non implica che fosse macchiata di peccati; nel racconto della peccatrice di Luca non si parla affatto di ossessione diabolica. Altre ragioni per la distinzione di Maria sorella di Lazzaro da M. M. si fondano sulle diversità dei nomi delle persone e dei luoghi: la prima è sempre chiamata semplicemente Maria tanto da Luca che da Giovanni, l'altra invece è distinta con l'appellativo di Maddalena, che sembra indicare la città natale (Magdala). I Sinottici ricordano M. M. fra le pie donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme (Mt. 27, 55; Mc. 15,
(da Vilpert, Sarcofagi, III, suppl., p. VI)
MARIA MADDALENA, santa - Maria di Betania versa il balsamo e la peccatrice unge i piedi del Signore. Bassorilievo di legno policromo (sec. XI) - Castelchiodato, frazione di Mentana (Roma).
41; Lc. 23, 55) e che lo assistevano nei viaggi (Lc. 8, 2). La sorella di Lazzaro invece è presentata come di Bethania, presso Gerusalemme.
504. La questione delle tre Marie nella tradizione fu studiata accuratamente da M
J. Lagrange, Jésus a-t-il été oint plusieurs fois et par plusieurs femmes?, in Rev. bibl., 9 (1912), pp. 504-32 e da U. Holzmeister, Die Magdalenenfrage in der christlichen Überlieferung, in Zeitschr. f. huth. Theol., 46 (1922), pp. 406-22, 504-32. Per altri particolari bibliografici V. H. Simón - G. G. Dorado, Prael. bibl. Nov. Test., I, Torino 1947, nn. 398-505.Pietro De Ambroggi
ARCHEOLOGIA. - Secondo G. Wilpert l'apparizione di Gesù risorto a M. M. sarebbe scolpita in uno dei fianchi d'un sarcofago trovato nel sec. XVI in S. Pietro in Vaticano (Sarcofagi, tav. 121, 2-4).
In una capsella marmorea in S. Giovanni Battista a Ravenna, Gesù appare a M. M. e all'altra Maria (R. Bartoccini, La capsella marmorea cristiana rinvenuta a Ravenna, in Riv. di archeol. crist., 8 [1930], pp. 299-302; riprodotta alla V. MARIA [varie donne bibliche]); la stessa scena è in una miniatura dell'evangelario di Rabbùlà dell'anno 586 (H. Leclercq, Croix et Crucifix, in DACL, III, II, fig. 3380).
L'apparizione dell'angelo a M. M. e all'altra Maria presso il sepolcro, secondo i testi evangelici (Mt. 28, 1-10; Mc. 16, 1-13; Lc. 24, 1-12; Io. 20, 1-18), è quella che si rappresenta più spesso nell'arte cristiana antica.
La si trova infatti in sarcofagi cristiani, come nello scomparso sarcofago Vaticano edito da A. Bosio (Roma sotterranea, Roma 1632, p. 79; Wilpert, Sarcofagi, p. 325) e nel sarcofago di S. Celso a Milano (id., loc. cit., p. 330; e tav. 243, 6); nel sarcofago di Servanne invece c'è anche M. Salome ricordata da s. Marco (16, 1-7; id., loc. cit., tav. 15, 2). Si ha anche in una serie di ampolie di Bobbio e di Monza (H. Leclercq, Ampoules, in DACL, I, II, figg. 457, 458, 459; id., Monza, ibid., XI, II, fig. 8439). Ricorre poi in uno dei pannelli della porta lignea di S. Sabina in Roma (sec. v); in una valva del dittico eburneo di Monaco (sec. v); nel dittico eburneo del duomo di Milano (Venturi, I, fig. 390); in uno dei musaici di S. Apollinare nuovo in Ravenna (aa. 493-526); in una copertura metallica di libro liturgico con figure a sbalzo (sec. IX) nel museo del Louvre a Parigi (Venturi, II, p. 643 e fig. 483); nel sec. IX nella custodia d'argento di Pasquale I del tesoro del « Sancta Sanctorum » (Ph. Lauer, Le trésor du Sancta Sanctorum, in Mémoires et Monuments Piot, 15 [1907], tav. 9); in un avorio della collezione Saltikoff (H. Leclercq, Ascension dans l'art, in DACL, I, II, fig. 989), e più tardi in uno dei musaici del duomo di Monreale.
Lazzaro (v.) fiori in Provenza quella di s. M. M. In Provenza, presso St-Maximin, esisteva una grande caverna detta S. Maria de Balma o Ste Marie-de-la-Baume. In questo luogo dalla metà del sec. XIII fu localizzato l'episodio della penitenza di s. M. M. desunto dalla leggenda fiorita sulla vita di s. Maria Egiziaca a Vezelay, dove dalla metà del sec. XI era apparso il culto di s. M. M., immaginando che M. M. e Massimino fossero venuti dalla Palestina in Provenza dove si additavano i loro sepolcri che dal 1279 si ritenne fossero invece a St-Maximin (L. Duchesne, La légende de ste Marie Madeleine, in Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, 2ª ed., Parigi 1907, pp. 321-59).
ICONOGRAFIA. - Giotto e la sua scuola eseguirono due importanti serie di affreschi sempre con la storia di M. M., nella cappella della Santa ad Assisi e nel Bargello di Firenze. Mentre questi ultimi sono ormai perduti, la serie di Assisi è tuttora conservata, e presenta scene della vita, fra cui notevole iconograficamente quella in cui porge

(fot. Braun)
In scene della Crocifissione M. M. sta accanto alla Croce, pregando con le mani alzate (si veda l'affresco di Giotto ad Assisi e la cuspide del politico di Pisa, del Masaccio, nel Museo di Napoli). Luca da Leyda in una incisione e Marco Koffemann in un grande quadro la raffigurarono, nel Cinquecento, come danzatrice.
Nelle immagini devote, risalenti al sec. XV, M. M. viene raffigurata inizialmente come portatrice del vaso d'unguenti. Così Piero della Francesca nel duomo di Arezzo, Carlo Crivelli in una tavola del Kaiser Friedrich Museum di Berlino, il Chiodarolo a Bergamo nell'Accademia Carrara, Timoteo Viti nella cattedrale di Gubbio Bartolomeo Montagna nella chiesa di S. Corona a Vicenza (M. M. qui è raffigurata in sacra conversazione con altri santi), inoltre in quadri di Piero di Cosimo, del Luini, del Giampietrino, ecc. Frequenti sono le immagini della Santa anche nei paesi nordici e frequenti sono in quelle

Con il Cinquecento e l'età barocca la rappresentazione preferita della Santa è quella nell'aspetto di penitente nel deserto e nella caverna, come nei quadri di Tiziano, e di Timoteo Viti a Bologna (1508). Altre volte essa appare in estasi, e in atto di ricevere la Comunione. Così in quadri del Ribera a Napoli nel Museo Filangieri, del Calvaert nella Galleria di Torino, del Cerezo nella Galleria di Vienna, del Becerro nel Museo del Prado, ecc.
Degni di ricordo sono anche i cicli con scene della vita di M. M. raffigurati nelle vetrate delle cattedrali gotiche. Nelle vetrate delle cattedrali di Bourges, di Lione e di Chartres sono riportate solo le scene evangeliche. Invece anche i fatti della leggenda della Santa sono compresi nei 10 quadri della vetrata della cappella a lei dedicata ad Assisi. - Vedi tav. XIII.