In Mt. 15, 39 si legge che Gesù, dopo la seconda moltiplicazione dei pani, «licenziate le turbe, salì nella barca e venne nei confini di Magadan». Questo nome (Μαγδαδή), attestato dai codici B S D e dalla Volgata, è sostituito con Magdala (Μαγδαλᾶ) nei codici della famiglia K (textus receptus). Nel passo parallelo di M. 8, 19 si legge nei migliori codici Dalmanoutha, in qualche secondario Magdala (Θ 209) o altre varianti: Magda (Taziano, 55), Melegada (D*), Dalmounai (W).
L'opinione più comune (Dalman, Heidet, Abel, Mader, Ricciotti) identifica M. con l'attuale villaggio arabo di el-Megdel, ca. 4 km. Tiberiade (v.). I talmudisti conoscono in questa zona una città che chiamano Mighdal-Nīnajā («Torre del pesce»). Gli ellenisti sembra l'abbiano tradotta con Tarichea («Pesce salato»). Al tempo della guerra giudaica, secondo Fl. Giuseppe (Bell. Jud., II, 23, 3-8; III, 10, 1-10), Tarichea contava 40.000 ab., 230 (o 330) navi da pesca, un piodromo. Fu conquistata da Vespasiano. Dopo che Erode Antipa fissò la sua residenza a Tiberiade (26 d. C.), Tarichea diminui d'importanza.
Altri, con Eusebio e s. Girolamo (Onomasticon), cercano M. GENESI (v.), oppure, con van Kasteren (Dalmanoutha, in DB, II, coll. 1209-1211), a sud-est del lago. Un'ingegnosa congettura di J. Sickenberger fa derivare il nome strano di Dalmanoutha da Magadan, attraverso una glossa marginale (in Zeitsch. d. deutschen Palästina Vereins, 57 [1934], pp. 281-84).
Il contesto di Me. S, 10-13 sembra deporre in favore della Galilea: infatti in quella località erano presenti i farisei, per sottrarsi ai quali Gesù «si allontanò al di là» del lago (εἰς τὸ πέραν, nella Perea?).
Pietro De Ambroggi