Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Sacra Scrittura Popoli e personaggi

MAGI

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Noto anche come: spagnolo: Reyes Magos

MAGI. - Personaggi venuti dall'Oriente a Gerusalemme, guidati da una stella, per adorare il Re dei Giudei. Inviati da Erode a Betlemme, trovano Gesù Bambino, gli offrono oro, incenso e mirra; quindi, avvisati da un angelo, rientrano per altra via nelle loro regioni (Mt. 2, 1-12). Pare che su qui abbia il senso primitivo di seguaci di Zarathustra.

Il greco μάγος da parecchi si fa derivare dal palazito mahhet («grande») o dal pehlevico mog («sacerdote»). Dopo gli studi di G. Messina molti pensano al persiano maga («dono»), nel senso di rivelazione divina annunciata da Zarathustra. I partecipi di questo dono, seguaci di Zarathustra, sono detti maga-van, magu, magu.

I greci Xantos, Ermodoro, Aristotele consideravano i m. come seguaci di Zoroastro (Zarathustra). Erodoto (I, 101) credeva fossero una tribù (o casta) della Media; gli autori posteriori, con Bolos di Mendes, presentarono i m. come astrologi o stregoni; li confusero sia con i Caldei babilonesi che con i maghi egiziani. Nell'Impero romano il termine aveva questo senso peggiorativo di fattucchiere (il mago Elima, Bariess, Act. 13, 6-8; Simone μαγεών, Act. 8, 9). Nella Volgata del Vecchio Testamento magus rende diversi termini ebraici indicanti «indovini», «incantatori».

La patria dei m. non è certa. Il Vangelo dice solo «dall'Oriente», ossia dalle regioni al di là del Giordano. Molti pensano all'Arabia, pochi alla Babilonia; ma la maggior parte connette i m. con la Persia: così, tra gli antichi, Clemente Alessandrino, Origene, Diodoro di Tarso, Crisostomo, Efrem; tra i recenti J. Knabenbauer, G. Messina, G. Ricciotti.

In diversi ambienti persiani si attendeva in questo periodo la nascita di un «soccorritore» (snushyant) che doveva essere concepito dal bagno di una vergine nel lago di Kayanseh, ove si credeva conservato il seme di Zarathustra. Quest'attesa iranica, unita a quella giudaica di Balaam («Sorgerà una stella da Giacobbe» Num. 24, 17) ed all'apparizione di una strana stella, deve avere indotto i m. a cercare a Gerusalemme il neonato Re dei Giudei.

La «stella» dei m. ha dato origine a moltissime opinioni. Meritano di essere ricordate le seguenti: secondo alcuni si tratterebbe della congiunzione di pianeti (Giove e Saturno, nel 7 a. C.); secondo altri di una cometa (di Halley, nel 12 a. C.). Meglio è scorgere nella «stella» una meteora miracolosa, poco alta nell'atmosfera, che guidava i m. fino a fermarsi sopra una casa (Mt. 2, 9-10). Oltre all'astro esteriore v'era l'astro interiore che chiamava i m.

La data della venuta dei m. è indicata con una certa approssimazione dal fatto che Erode fece uccidere tutti i bambini betlemiti dai «due anni in giù», secondo il tempo che aveva richiesto dai m. (Mt. 2, 16). Non era ancora superato il biennio di vita del Bambino, ma probabilmente l'anno (v. INNOCENTI, STRAGE degli).

Il numero dei m. è incerto. Nelle pitture delle catacombe romane appieno ora 2, ora 4, ora 6 m. (anche 12 presso i Siri e gli Armeni), ma nella maggior parte dei monumenti e dei documenti predomina il numero di 3 (nato forse da quello dei doni). I nomi popolari (Gaspare, Melchiorre, Baldassarre), con varianti, appaiono verso il sec. IX. Dal sec. XII si disse che Gaspare era il rappresentante degli Iaphethiti, Melchiorre dei Camiti, Baldassarre dei Semiti. Il titolo di re è attribuito ai m., sembra per la prima volta, da s. Cesario di Arles e da alcuni apocrifi: pare derivi da Ps. 71, 10 o Is. 60, 3.

La storicità della venuta dei m. è confermata anche dal fatto che l'episodio è narrato non dal Vangelo universalistico di Luca (che voleva mostrare che il Messia era luce di rivelazione per le Genti), ma dal Vangelo giudaico di Matteo. Alcuni razionalisti, per negare la storicità del fatto lo dichiarano una leggenda nata dalla visita di Tiridate, re d'Armenia, a Nerone (cf. Plinio, Hist. nat., 30, 2, 16; Tacito, Ann., 15, 24, 29; Svetonio, Nero, 13; Dione Cassio, 83, 1). Ma tra i due viaggi non v'è la minima somiglianza: se si esclude questa, che Tiridate nel suo viaggio teatrale aveva condotto con sé dei m. o «indovini». Quel viaggio, avvenuto nel 66 d. C., non interessò affatto la Palestina, dove aveva già scritto Matteo (v.).

Le reliquie dei m. sarebbero state trasportate nel sec. IV dalla Persia a Costantinopoli, di qui a Milano (nella basilica di S. Eustorgio) donde, nel 1161, per ordine di Federico Barbarossa, passarono a Colonia.

Per i m. nell'archeologia e nell'arte, v. EPIFANIA; per le religioni non cristiane, v. PERSIA.

Bibliografia3 opere
BIBL.: G. Messina, Ursprung der Magier und die zarathustrische Religion, Roma 1930; id., I m. a Betlemme e una predizione di Zoroastro, ivi 1933; H. Simon-G. Dorado, Praelectiones Biblicas. Novum Testamentum, I, 7ª ed., Torino 1947, nn. 232-234 (oltre i commenti a Matteo). Per l'archeologia e la liturgia: H. Leclercq, Mages, in DACL, X, coll. 930-1067.

Pietro De Ambroggi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1824–1825.

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Altre voci di Pietro De Ambroggi: MAGDALA · MAGNIFICAT · MALCO (MÉLLYOC, MALCHUS, DAL SEMITICO MALK = «RE») · LYDIA · MAMMONA

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De, Ambroggi Pietro. “Magi.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1824–1825. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/magi.

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De, Ambroggi Pietro. “Magi.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1824–1825. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/magi.

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