EPIFANIA

EPIFANIA. - I Greci chiamarono e, la manifestazione di un dio in persona o in sogno o in miracolo, o il suo ritorno dopo un'ascensione.

E, della divinità sotto forma di uccello o di figura umana è stata supposta per la religione minaccia, sulla base dei monumenti figurari, ma l'affermazione è puramente ipotetica. In età storica le epigrafi e la tradizione letteraria ricordano e, di singole divinità: Apollo, Zeus, Dioniso, che si rivelava periodicamente suoi fedeli, ecc. È caratteristico dei Dioscuri di apparire per salvare da un pericolo, così, ad es., nella battaglia al lago Regillo, apparizione de duplicata della e, al fiume Sagra. Ad una e, di Apollo fu attribuita nel 279 a. C. la ritirata dei Celti da Delfi senza avere saccheggiato il tempio.

EPIFANIA. - Festa commemorativa delle manifestazioni di Gesù Cristo.

I. LITURGIA

L'origine orientale della festa è indicata dal vocabolario greco: *Ἐπισχάνεω*. La prima notizia della sua celebrazione è data da Clemente Alessandrino (m. ca. 215) e riguarda l'uso di eretici gnostici i quali pensavano che la divinità si fosse congiunta all'umanità, in Gesù Cristo, solo al momento del suo Battesimo nel Giordano. Forse questa festa della manifestazione della divinità era praticata anche in Chiese cattoliche, ma come solennità, non è noto. Non ne parla Origene benché avesse esplicita occasione elencando a Celso le feste cristiane, mentre nel 304 ad Eraclea era considerata *dies sanctus*. Lo dunque nell'Oriente si solennizzava in questo giorno lo stesso mistero commemorato in Occidente nel giorno di Natale, ed anzi ben presto ambedue le feste furono celebrate ovunque come per una specie di contraccambio: l'Oriente celebrò pure il Natale e l'Occidente anche l'E. Ma necessariamente in ambedue le Chiese l'E. divenne il giorno teofanico per eccellenza, legato quindi al mistero del Battesimo di Gesù, durante il quale il Padre celeste rese pubblica testimonianza della presenza sulla terra di suo Figlio. Per questo anche tale giorno si aggiunse a quello di Pasqua per amministrare il Battesimo ai catecumeni.

La prima testimonianza occidentale della festa è del Papa amministratore di Venezia nel Delfinato. Incerta è una testimonianza del Concilio di Saragozza del 380. S. Agostino e s. Leone Magno han lasciato di versi sermoni per tale giorno. Sembra però che l'Africa, Roma, Ravenna, Milano, pur ricordando il Battesimo di Gesù, forse per non esservi praticato l'uso d'amministrare tale Sacramento in questo giorno, fecero subito prevalere, ed in modo notevole, il mistero di un'altra teofania, quella dei Magi, dove il Cristo si era manifestato come Re = Signore di tutte le genti. Anche i monumenti appoggiano questa tesi. Che anzi il primo a parlare delle altre teofanie, quella del Battesimo e quella delle nozze di Cana, dove Gesù compì il primo miracolo e si mostrò Dio, è s. Ambrogio, nell'inno da lui composto ed usato nella liturgia milanese per tale giorno; ma queste aggiunte arrivarono a Roma soltanto dopo s. Gregorio Magno e rimasero sempre ai margini della festa. A Via piuttosto osservato come l'episodio del Battesimo di Cristo, che in Oriente ebbe la prevalenza nelle formule liturgiche, volle esprimere una grande idea religiosa, cioè le nozze mistiche di Cristo con la Chiesa, per mezzo delle quali essa acquista la spirituale fecondità di generare ex aqua et Spiritus Sanctus i figli di Dio. L'idea delle nozze sacre ha fatto entrare le nozze di Cana nell'oggetto della festa, e, infine, siccome il cambiamento dell'acqua in vino era considerato come un tipo dell'Eucaristia, in Gallia si aggiunse il ricordo dell'altro grande miracolo che ne fu simbolo, la moltiplicazione dei pani (Righetti, op. cit. in bibl., II, p. 76).

A questa festa furono legate cerimonie particolari, conferito al patriarca di Alessandrino, dove erano coltivati gli studi astronomici, l'incarico di avvisare ogni anno in quale giorno si sarebbe celebrata la Pasqua ed egli lo adempiva mandando ad ogni Chiesa una lettera festa. Nella Spagna si dava lettura del suo contenuto a Natale, ma nella Gallia ed in Italia, ad Aquileia, Milano, Roma secondo le testimonianze più antiche (già s. Ambrogio) ciò avveniva, ed è ancor fatto, all'E. subito dopo la lettura del Vangelo nella Messa, da parte dello stesso diacono con melodia che richiama l'inizio dell'Exultet pasquale.

Altra cerimonia è quella della benedizione dell'acqua in memoria del Battesimo di Gesù, celebrata in forma solenne ancor oggi dai Greci ed in passato pure in Italia nei territori della Magna Grecia. Tale acqua veniva portata nelle case, dice un antico rituale, come tesoro nobilissimo. Ciò era praticato pure nel territorio milanese e forse soltanto per attrazione del Natale, più solenne (come festa popolare) dell'E., si spostò a tale solennità.

Un'ottava dell'E. era celebrata nel sec. IV a Gerusalemme, non prima dell'Avvento di Occidente. Dal 1836 a Roma l'ottavario della E. si celebra anche nella chiesa di S. Andrea della Valle (v. sotto).

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BIBL.:** K. A. H. Kellner, *L'anno ecclesiastico*, Roma 1914, pp. 152-58; B. Botte, *La origine de la Noël et de l'E.*, Lovanio 1934; S. Marsili, *I Sacramenti e la questione di Natale e dell'E. a Roma*, in *Rivista liturgica*, 39 (1935), pp. 358-58; 40 (1936), pp. 10-17; M. Righetti, *Storia liturgica*, II, Milano 1946, pp. 74-82.

**II. Ottavario dell'E.** - È un ciclo liturgico di sacre funzioni, istituito del b. Vincenzo Pallotti a Roma nel 1836, in cui, attraverso gli splendori della liturgia latina ed orientale, con la predicazione nelle principali lingue del mondo, con la partecipazione dell'esposito e dei collegi esteri a nazionali, mirabilmente rifugge l'unità e l'università della Chiesa cattolica. L'ottavario si celebra in diverse parti del mondo.

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BIBL.:** A. Wynen, *Pallottis Epiphaniefer in Rom*, Roma 1909; G. Rancocchini, *V. PALLOTTA, ANTONIO e l'ottavario dell'E.*, ivi 1947. Giuseppe Rancocchini

III. Archeologia

L’E. è la scena più rappresentata dell’infanzia del Signore nell’arte cristiana primitiva. S. Agostino spiega la predilezione per questa scena; i Magi furono i primi tra i gentili a conoscere Cristo Signore e queste «primizie dei Gentili meritarono di significare la salvezza di tutte le genti» (Serm. 203, 3).

Al numero ternario dei Magi fanno eccezione alcuni affreschi nel cimitero ad horas lunae, uno dei musicali dell’arco trionfale di S. Maria Maggiore e la cappella dei SS. Celso e Nazario in Milano, monumenti nei quali i Magi sono soltanto due; in Domitilla poi si ha una E. con quattro Magi per ragioni di simmetria. I Magi offrono oro, incenso e mira (Mt. 2, 11). Fin dal tempo di S. Renato in questa triplice offerta, si riconosce l’attestazione di Colui che veniva adorato: «la mira perché Egli veniva per morire per essere sepolto per il mortale genere umano; l’oro perché Egli è il Re del regno senza fine (Lc. 1, 33); l’incenso perché Dio si è manifestato in Giudea (Ps. 73, 2) e si è mostrato a coloro che non lo cercavano» (Contra haeres., 3, 9; PG 7, 87o sg.). Gli stessi concetti sono espressi da Prudenzio (Apost., 64, 3 sg.): L’oro è presentato per primo in forma di una corona con gemma frontale (Wilpert., Sarcofagi, 11, p. 284, tav. 204, 2 c. 3; 222, 6 e 7; 224, 3); l’incenso è per lo più in globuli o in una pisside (id., op. cit., tav. 96); la mira è in ampolle (id., op. cit., tav. 223, 10) o in vasi, con talvolta le cifre delle libbre (id., op. cit., tav. 219, 1; 225, 1 e 2).

La più antica rappresentazione dell’E. nota finora è l’affresco nella cosiddetta cappella greca in Priscilla che risale alla metà del sec. II (G. Wilpert, Fratrici panis, Parigi 1

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(per cartista di mana. A. P. Fratus) RriPANIA - La benedizione dell'acqua il giorno dell'E. Grottalerrata, Abbaria.

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896, pp. 24-25, tav. 7); la Madonna è assisa col Bambino sulle ginocchia; i tre Magi si appressano rivestiti offrendo i loro doni. Questa scena si ripete poi in altre pitture nei cimiteri ad duas lauras, Callisto, Dominica, Maia, Marco e Marcelliano, Trasone (Wilpert, Pitture, pp. 176-83; E. Iosi, Geometriami maius. in Riv. di arch. crist., 10 [1933], pp. 12-16; A. Bosio, Roma sotto vernice, Roma 1632, p. 279), affresco poi perduto i ritornato in luce nel 1948. A Teano l’E. fu riprodotta in musica sul sepolcro di una «Gemina Felicitas» dell’a. 370 (v. Spinazzola, Di una musica cristiana e di altre antichità nel territorio di Teano, in Notizie degli scavi, 1907, pp. 697-703). Fu anche graffita sulla lastra sepolcrale d’una Severa, oggi nel Museo Lateranense (O. Marucchi, I monumenti del Museo cristiano più luteranense, Milano 1910, tav. 57, 1). I sarcofagi cristiani offrono oltre sessanta esempi dell’E. (Wilpert, Sarcofagi, II, p. 285). In essi appaiono talvolta dietro i Magi anche i cammelli.

Nell’arte non sepolcrale la scena è scolpita in un vaso marmoreo del sec. IV acquistato dal p. Marchi per il Museo Kircheriano, ora al Museo nazionale alle Terme (R. Garrucci, Storia dell’arte cristiana, VI, Prato 1880, p. 33, tav. 427, 5-6). Appare talvolta anche nei vetri dorati (id., Vetri ornati di figure in oro, Roma 1864, tav. 4, n. 7, 8, 9, 10). Del tutto caratteristico è la scena dell’E. nei musici dell’arco trionfale in S. Maria Maggiore (432-40). Su un trono gemmato è assiso il Signore in tunica e pallio, con nimbos e con una croce sul capo; dietro il trono quattro angeli alati e in alto la stella. Due Magi con tira sul capo si appressano con i doni. L’E. è scolpita anche in uno dei pannelli della porta lignea di S. Sabina in Roma del sec. V; allo stesso secolo appartiene l’ambone di Salonicco, oggi nel Museo di Costantinopoli. Cartagine (v.) nella basilica di Damous-el-Karita, datate tra il V. sec., offrono pure la scena dell’E. (Wilpert, Sarcofagi, III, pp. 53-55, fig. 279). E ancora in avorio, come nelle cappelle di S. Nazaro a Milano e di Brivio, oggi al Louvre, e in alcune ampolle metalliche ornati nel tesoro di Monza, in medaglione di bronzo ora nel Museo sacro della Biblioteca Vaticana (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1° serie, 7 [1869], p. 53, tav. 1, nn. 9-10).

IV. Arte

Nei musici di S. Apollinare Nuovo a Ravenna, che sono del tempo dell’imperatore Giustiniano (527-65), accanto al trono della Vergine, che ha il bambino tra le braccia e al quale s’approssimano i tre re, sono due angeli per parte. Un angelo è anche presso la Vergine nella scena raffigurante l’adorazione dei Magi nella cattedra di Massimiano pure a Ravenna.

EPIFANIA - I Magi nell'atto di offrire i loro doni. Sarcofago (sec. VI) - Ravenna, basilica di S. Vitali.

Talvolta fin dalle rappresentazioni di quella statu- come in una pisside eburnea del Bargello a Firenze da assegnare al VI sec. - la scena si complica e completa con l'altra della adorazione dei pastori. In una delle colonne istoriate del ciborio di S. Marco a Venezia, pure del sec. VI, la narrazione è invece chiara: dopo l'arrivo dei pastori si vedono apparire i Magi, uno osserva una sfera, un altro stolto un cartiglio, il terzo addita una stella. Nelle rappresentazioni orientali qualche volta alla scena dell'adorazione segue quella del ritorno dei Magi. Questi ingegneri sono guidati da un angelo. Tale particolare iconografico si trasferisce presto dall'Oriente anche nell'arte dell'Occidente, e lo vediamo negli affreschi dell'VIII sec. in S. Maria Antigua nel frammento di musica protestante della cappella di Giovanni VII (705-707) nell'antico S. Pietro, oggi in S. Maria in Cosmedin, dove, accanto il trono della Vergine, oltre all'angelo è Giuseppe. Intorno al rooo la corona si sostituisce, sul capo dei Magi, alla mitra orientale, ed anche la Vergine, assume sempre più spesso quell'attributo di regalità. Con il rifiorire delle facoltà plastiche dell'età romantica la scena dell'adorazione dei Magi assume nella scultura sempre maggiore diffusione. Così nel portale del battistero di Parma, opera di Benedetto Antelami, così in un rilievo del sec. XII del Palazzo arcivescovile di Fano ed in un altro della Pieve d'Arezzo, ove insieme ai Magi è un angelo con il turibolo, mentre nell'architrave del S. Andrea di Pistoia, che è del I 656, i Magi che prima sono raffigurati in viaggio a cavallo si vedono poi in piedi approssimarsi al trono della Vergine. Nel pulito della chiesa di Barga il piccolo Gesù benedice il re più prossimo a lui, mentre gli altri due si avvicinano a cavallo. Numerose sono anche le rappresentazioni della scena nella plastica del nord Europa; si ricordano le compo- sizioni delle cattedrali di Laon, Chartres, Amiens, Pá- rigi, Reims, ecc. Nel sec. XIII poi, la scena acquista tal- volta un nuovo senso naturalistico determinato dalle or- mai libere facoltà di narratori, di pittori e scultori. Così a Forlì, nella lunetta sulla porta del S. Mercuriale, l'in- contro avviene nell'interno della casa della Vergine; uno dei re toltosi manto e corona li ha appesi ad un attacco panni, il secondo si è tolto già la corona in atto di rispetto, il terzo se la sta togliendo. Una rievocazione del viaggio dei Magi si ha pure nella scena dell'Adorazione nel pulito di Nicola Pisano nel battistero di Pisa (1260) ove nella stipata classica composizione trovano posto, oltre l'angelo, i tre cavalli, mentre nel pulito della cattedrale di Siena (1266-68) lo stesso Nicola, questa volta in collaborazione con i suoi aiutanti, accentua gli elementi naturalistici della scena rappresentata uno dei re nell'atto di accostare alle labbra un piedino del piccolo Gesù. Lo imita il figlio Giovanni nel pulito di S. Andrea a Pistoia. Ma in più bella di queste rappresentazioni plastiche del XII sec. era forse quella che Arnoldo di Cambio aveva composto con figure a tutto tondo per il presepe di S. Maria Mag- giore a Roma e della quale esistono ancora le figure dei re e quelli di Gesù. Nell'ultimo decennio del XIII sec., invece, Pietro Cavallini nel musica della fuscia sottostante il sentimento abissale di S. Maria in Trastevere immagina ancora il trono in aperta campagna e i tre che vi si approssimano con gesti di ossequio come nelle più antiche composizioni dell'arte cristiana.

Ma, presto, a Padova Giotto, nel 1305, conferisce nuova usanza monumentalità alla scena ponendo la Vergine su di un mistico trono tra Giuseppe e l'Angelo, mentre uno dei re, inginocchiato, accosta alle labbra i piedi del piccolo Gesù e i suoi due compagni assistono in piedi; da presso sono due cammele e uno staffiere. Nei rilievi della fac- ciata del duomo d'Oviedo, opera di Lorenzo di Mantua, gli angeli stendono un drappo dietro il trono della Vergine che nel tabernacolo di S. Michele a Firenze, opera di Andrea Orcagna, divi- ne uno scanno ador- no di colonne tortili. L'atto che uno dei re compie, in ge- nere il più vecchio spesso barbuto, quel- lo di inginocchiarsi presso il trono della Vergine per baciare i piedi del piccolo Gesù, diviene sem- pre più frequente nel XV sec. quando la composizione, dopo che Massaccio l'aveva ancora rievocata con austerissima maesto- sa imponenza nella tavola di Berlino, s'affolla straordinari- ramente e quasi frantuma in nume- rosi episodi, quali

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(da W'ulpert, Sarcofagi, tnv. 52, 3) EriFANIA - I Magi che discutono sull'appurizione della stella che si trova in alto sopra il presepso. Particolare di un sarcofago conservato nel Museo di Arles (sec. IV).

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il lungo fastoso corteo che accompagna i Re e assiste al loro omaggio. Tra queste composizioni ricorderemo quella di Gentile da Fabriano agli Uffizi di Firenze, l'altra di Benazzo Gozzoli nella cappella del Palazzo Medici Riccardi e quella di Sandro Botticelli pure agli Uffizi, ove nel re che s'accosta al gruppo della Vergine con il figlio si può riconoscere l'effigie di Cosimo de' Medici e tra gli astanti alla scena lo stesso Sandro Botticelli, e altre ancora di Antonio Vivarini, del Mantegna, di Giovanni Bellini, ecc. Caratteri analoghi assume la composizione anche nella scultura, come nel rilievo di Mino del Reame che è a Roma in S. Maria Maggiore, e nell'arte nordica come, ad es., nella

Adorazione dei re

dipinta da Roger van der Weyden, ora nella Pinacoteca di Monaco.

La pittura e la scultura del '500, e quindi quelle del- l'età barocca, hanno continuato a rappresentare con frequen- za la L.sotto l'aspetto dell'adorazione dei Magi, senza modificare fondamentalmente il carattere della scena, accen- tuandone se mai il tono festoso, che, in un certo senso, trova la sua culminante espressione nei pre- sepi (v.) settecenteschi napoletani che a valle raggiungono il valore e l'importanza di vere opere d'arte.

Inoltre va tenuto presente come, accanto alle maggiori manifestazioni delle arti figurative ora accennate, fino dal medioevo l'arte popolare abbia lasciato anche in questo campo testimoniare di altissimo interesse.

Bibl.: A. Venturi, La Madonna, Milano 1700, pp. 263-86; K. Künstler, Renaissance der christlichen Kunst, I, Friburgo in Er. 1928, p. 354-366.

V. Follklore

Nella tradizione popolare l'E. è una delle feste più importanti: ne è un indice il fatto che dal popolo vien chiamata Pasquetta o prima Pasqua dell'anno. Essa dà luogo a numerose e molteplici usanze e credenze, si che, per comprenderne il significato e il carattere, è necessario ricondurle alle diverse concezioni e manifestazioni religiose a cui si ispirano il riconnettono.

In rapporto a uno dei più importanti aspetti evocativi dell'E., quello cioè del Battesimo nel Giordano, sono da porre usanze quali la benedizione solenne dei fiumi che, fino a tempi recenti, s'è fatta in Egitto come nell'Euro- pa orientale. Così, in alcuni paesi della Sicilia usava (e a parte usa ancora) innumerevoli tre volte un Crocifisso nell'acqua santa, o portarlo in processione lungo la spiaggia e poi gettarlo in mare, la cui acqua (secondo la credenza del popolino) diveniva in quell'attico miracolosamente dolce. In Bulgaria le immagini sacre conservate nella casa, nonché la croce e il vòmere, si portavano alla fonte o al fiume e si lavavano: le persone gracili e malate si tuffavano nel fiume per guarire. Permettendo però il complesso delle manifestazioni che rievocano il viaggio dei Re Magi l'offerta dei doni al Bambin Gesù. Nelle Tre Venezie, compagnia di giovani fanno il giro delle case recando una grande stella di carta girevole, applicata sopra un fusto di legno, dentro al quale è posto un lumicino, e cantano laudi a Gesù, Maria e Giuseppe o anche una "zingaresca" che rievoca l'episodio dei Magi. In Toscana queste rappresentazioni vengono dette befanate, e sono di due tipi nettamente diversi: le befanate sacre ricostruiscono il viaggio dei tre Re dell'Oriente, e in esse la Befana si presenta quale profetessa: indovina; le befanate profanee invece svolgono motivi simili a quelli dei bruscelli o mogliazzi, cioè le cantesi di una o più coppie di pretendenti, che finiscono con lo spossarsi. Ma una vera e propria rappresentazione sacra con numerosi personaggi si svolge in provincia di Taranto nella masseria detta "La battaglia". Queste, e altre che si potrebbero ricordare, sono da considerarsi come reliquie viventi dell'antico dramma sacro che fin dal medioevo rievocò anche la scena della visita dei Re al Divino Infante.

Ma molte tradizioni popolari dell'E. si comprendono solo se si tien conto che l'E. viene considerata come giorno di inizio d'anno. Così si spiegano le strenne e i doni, specialmente ai fanciulli, nel loro ben noto significato propiziatorio. Il popolo ha creato un personaggio simbolico nella Befana (da E.), immaginandola come una vecchia benefica che passa di notte per le case lasciando i suoi regali nelle scarpette nelle calze dei bimbi buoni, e caramboni.

In molte sette del suo disappunto, per quelli cattivi. In molte città italiane, p. c., a Firenze, nei tempi andati, si fabbricavano i soprannome in giro dei grandi fantocci rappresentanti la Befana: ciò dava luogo a vari cortei dei diversi quartieri, con frequenti scontri e zuffe. L'uso dei doni ha fatto sorgere apposite fiere, come quella che si tiene a Roma a Piazza Navona (prima si svolgeva nelle piccole piazze di S. Eustachio e dei Cappellari) e che culmina in una festosa gazzarra.

Sempre in rapporto alla distribuzione di strenne e doni è da porre la costumanza (diffusa nell'Abruzzo, nelle Marche, in Toscana e in molte altre regioni) di comitive di giovani che la sera della vigilia girano di casa in casa cantando una canzone di questura (detta la pasquella o befanata) e ricevendo offerta di uova, dolci, noci, nocciole, ecc. Un uso di Capodanno trasferito all'E. è anche quello di trarre in questo giorno le sorti e le previsioni per il futuro. Una delle forme più tipiche è l'uso della focaccia a torta entro cui viene nascosta una fava e che si divide fra i convitati: colui a cui questa tocca in sorte, è nominato re della fava e, a sua volta, egli elegge la regina gettando la fava nel bicchiere della donna prescelta. Questo uso presenta una vastissima area di diffusione con le naturali varianti. In Francia, anticamente l'uso era seguito dal re in persona, che andava in giro accompagnato dal gran panettiere e dal gran coppiere i quali recavano dolci e vini per la coppia augusta: la regina però era una dama da lui eletta per questa festa. Nella divisione della focaccia contenente la fava, si fa anche la parte "per Dio" o la "parte del povero".

Moltieplici le forme per trarre gli auspici nel giorno dell'E. In Romagna i popolani sogliono porsi in un qua-drivo per ascoltare le parole dei passanti e con esse for-mare un discorso dal cui senso prevedere ciò che accadrà nell'anno. In Sicilia (Lanello) si crede che il vento che soffia la sera del 6 genn., al momento delle sacre funzioni, predominerà tutto l'anno. In Campania si getta sul fuoco una foglia d'ulivo: se essa salterà via, la vita sarà asciu-rata, se brucerà crepitando, la morte arriverà entro l'anno. Nel Friuli si accendono dei falò e si traggono, dalle fu-ville e dal fumo, presagi per il raccolto. Dischi infuocati, detti « di culis» che si fanno ruzzolare giù per una china, sono parte integrante di questi fuochi.

Sempre in rapporto con l'E., intesa come festa di nia-cio d'anno, è l'uso dei fidanzamenti che in alcuni paesi, come in Val di Fiemme (Trentino), danno luogo a riti di carattere drammatico (« maridazzi » per la festa del « bandieral »). In Toscana usava scegliere in questo giorno i befani, cioè in giovane e una ragazza che iniziavano una specie di fidanzamento, a cui spesso seguivano effettiva-mente le nozze. In Campania allegre convivere la sera della vigilia sogliono recarsi sotto le finestre della nonne vedove e indicare il nome di un possibile nuovo marito: ciò si dice « maritare le vedove ». Non mancano relitti di antichi riti agresti propiziatori, a cominciare dall'usanza dei falò. Nella Svizzera e in altri paesi dell'Europa centrale si fanno processioni rumorose contro due streghe immaginarie chiamate Strudeli e Stratteli ritenute nocive ai raccolti delle frutta. E nei canti che le comitive dei fanciulli ripetono durante le loro processioni di questura sono fre-quenti allusioni e invocazioni per la buona riuscita delle messi.

L'E. è ritenuta dal popolino giornata di prodigi. Si dice che alla mezzanotte le pareti diventino di ricotta, e che le bestie parlino fra loro, ma ascoltano i discorsi e proibono e chi infrangesse questa regola andrebbe incontrato a sicura morte. Il carattere tradizionale della festa dell'E. si è conservato abbastanza bene anche ai giorni d'oggi, adeguandosi ai gusti e alle esigenze della vita moderna. Vedi tavv. XXXI-XXXII.

BIBL.: A. M. Manni, Istoria notizia dell'origine e del signi-ficato delle Befane, Lucca 1766; C. Pirre, Spettacoli e feste popo-lari siciliane, Palermo 1881, cap. 1; A. Certes, La fête des nains, in Revue des traditions populaires, 4 (1889), pp. 38-40; G. Fin-more, Credenze, usi e costumi abruzzesi, Palermo 1890, cap. 3; K. Farcetti, Le beffante del contado toscano, Firenze 1900; Z. A. Cerreto, Il Natale, il Capodanno e l'E. nell'arte e nella storia se-gre-rovese, Genova 1903; G. Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma, Torino 1911, n. 174; A. Lancellotti, Il Natale, Usi, costumi tradizionali, canti del popolo romano, Roma 3. a. 2; B. Botte, Les origines de la Noël et de l'Epiphanie, Louvain 1932, specialmente le pp. 41-54, 57-58, 68, 69, 74, 83; V. Troiani di Nerfa, Sagre, feste e riti, Roma 1932; A. Van Genop, Le follie, in La Duphine, Parigi 1932-33; id., Le follie de la Flandre, in V. 1936; A. R. Wright-T. B. Lones, British calendar customs, London 1936; C. G. Pela, Falletti di Villafallente, Associazione giovanili e feste antiche: loro origini, III, Torino 1942, No. vol-um della collana Canti novelle tradizioni della regioni d'Italia, in Diretta da L. Sorrento si trovano importanti notizie sull'E. nel folklore; indichiamo specialmente: A. Prati, Folklore trentino; F. Babudi, Fanti vive dei Vemeto-Giuliani; D. Olivieri, Vita ed anima del popolo veneto; P. Toschi, Romagna solatina; G. Gia-nini e A. Parducci, Il popolo toscano; L. Sorrento, L'isola del sole.