DEVOTIO MODERNA

DEVOTIO MODERNA. - Movimento di rinnovamento religioso che, sorto nei Paesi Bassi nella seconda metà del sec. XIV, si sviluppò soprattutto in quella regione e nella Germania occidentale fino al sec. XVI, indi nei vari paesi cattolici mediante il libro De Imitatione Christi, che ne è la manifestazione più duratura e più intima. D. m. si chiama anche, spesso, l’insieme delle tre istituzioni religiose che hanno propagato tale movimento e, nel senso più stretto che è il più diffuso, la dottrina spirituale che ne è la caratteristica.

Queste tre istituzioni religiose si riallacciano generalmente all’influenza Groote (v.), il grande riformatore olandese morto a Deventer nel 1384. Fin dal 1374 aveva raccolto nella sua casa paterna alcune povere donne che volevano servire Dio e nel 1379 aveva fissato in statuti definitivi le «reale» che dovevano seguire. Poi, pur restando dicono, si era dedicato alla predicazione, con uno zelo e una foga tali che, pur operando molte conversioni, gli valsero parecchie ostilità. Il vescovo di Utrecht, che per molto tempo gli fu favorevole, finì col ritirare i poteri ecclesiastici che gli aveva dapprima concessi. Groote si ritirò nella sua casa a Deventer, dove si dedicò alla preghiera e allo studio, circondato da discepoli e da amici fedeli che condividevano le sue idee sulla riforma religiosa, in particolar modo Florent Radewijns. La regola che aveva data alle «sorelle della vita comune» e le istituzioni connesse differivano molto da quelle seguite fino allora. Quelle suore non avevano abito speciale, né voti, né clausura. Ciò doveva permettere loro di esercitare nuove forme di apostolato, in particolare per l’istruzione delle fanciulle. Groote, morendo, le raccomandò alla sollecitudine dei suoi amici. Questi pensavano essi stessi di abbracciare un analogo genere di vita. Ma Groote li orientò verso una strada più tradizionale, invitandoli ad abbracciare la Regola di s. Agostino, ciò che fecero Radewijns e i suoi amici fondando, nel 1387, il convento di Windesheim, che divenne la casa madre d’una florente congregazione di canonici, ispirata all’opera di Ruusbroec a Groenendael. Dopo la morte di Radewijns, nel 1400, si organizzarono, a loro volta, i «fratelli della vita comune» che presto si estesero nei Paesi Bassi, in Germania, in Francia, suscitando dovunque una profonda rinascita religiosa, e vivendo una vita di preghiera e di lavoro, in stretta unione con Windesheim e le «sorelle della vita comune», ugualmente animata dall’ideale che derivava loro da G. Groote. Furono esposti a molte contraddizioni, ma non posarono mai a innovatori e intendevano solo approfondire la vita cristiana con la preghiera, con lo studio, specie della S. Scrittura di cui moltiplicarono le copie, con il lavoro, in una parola con l’esempio di una fervida vita cristiana, senza attaccare né biasimare le tradizioni, o la scolastica, o le altre forme di vita religiosa allora in uso.

Queste tre istituzioni vissero, con fortuna diversa, fino alla Rivoluzione Francese. Le ultime due scomparvero all’inizio del sec. XIX; la prima è ancora rappresentata dalle «dame inglesi» di Bruges.

Spesso la D. m. indica una forma di spiritualità che si avvicina molto a questa nuova forma di vita religiosa, in opposizione alle forme fin allora usate. Come nota il p. E. De Schapdrijver, questa spiritualità, quale si presenta nei discepoli di Groote, non è affatto uniforme e semplice. Infatti essa identifica dai vari complessi movimenti di pietà già esistenti, ma vi aggiunge una sua parte molto caratteristica. S. Agostino, s. Bernardo, s. Bonaventura, lo Pseudo Dionigi, Ruysbroeck, esercitano simultaneamente la loro influenza; in tale forma di spiritualità non è esclusa la contemplazione pura né la speculazione.

Tuttavia, negli opuscoli e nei trattati che pubblicano i rappresentanti della D. m., Gerardo di Zutphen, Gerlac Peters, Enrico di Mende, Giovanni Vos di Huesden, e soprattutto Tommaso di Kempis, si manifesta una spiritualità così caratterizzata: i portanza prevalente data alla pratica, con esercizi metodici riguardanti le diverse facoltà dell’anima, e ricorso abituale a mezzi più o meno ingegnosi per facilitare l’esercizio della preghiera; abbandono degli alti problemi speculativi per la lotta diretta contro le passioni e il peccato; continua sorveglianza di sé e del proprio intimo; ardente devozione verso Gesù Cristo che si cerca di imitare e di unire il più possibile alla propria vita; intenso lavoro interiore, unito alla Grazia, per tendere tutte le facoltà al servizio di Dio. Tali sono le caratteristiche dell’opera più rappresentativa della D. m., l’«Imitazione di Cristo». In definitiva, senza pretendere di rivoluzionare la pietà, la D. m. si sforza di vivificare tutte le osservanze tradizionali con una vita interiore personale e cosciente, domandando all’individuo il massimo sforzo.

Ciò spiega perché la D. m. si sia dimostrata così efficace per il rinnovamento religioso, ovunque si sia radicata, specialmente dal giorno in cui è stata adottata dalla potente personalità di s. Ignazio e da lui trasmessa ai suoi discepoli, sotto la forma di «Esercizi (v.) spirituali» e delle Costituzioni della Compagnia di Gesù. La D. m. ha dato così la sua impronta a tutta la vita religiosa dal sec. XVI in poi, e ha contribuito molto efficacemente ad assicurare il trionfo del cattolicesimo sull’eresia.

BIBL.: E. De Schapdrijver, La D. M., con abbondante bibliografia, in Nouvelle revue théologique, 54 (1927), pp. 743-742 (rettifica vari errori di autori anteriori); R. Post, De moderne devotie, Amsterdam 1940 (è la trattazione migliore); J. M. Dols, Bibliographie der Moderne Devotie, Nimega 1941; cfr. la bibliografia trimestrale della Revue d’ascétique et mystique, nel 1946, in occasione del centenario di G. Groote. Ferdinando Cavallera.