DEVOTIO, RITO DELLA

DEVOTIO, RITO della. - Era un particolare genere di votum nel quale un individuo votava se stesso e si immolava in antecedenza alle divinità infere per ottenere con il sacrificio di sé la vittoria dei suoi e la sconfitta del nemico. L’originario significato appare dalla d. di Decio Mure padre, alle falde del Vesuvio nel 430 a. C.; pericolando la vittoria, egli si gettò nella mischia invocando gli dèi tutelari della patria affinché salvassero l’esercito romano e annientassero con lui quello avversario.

La d. si differenzia dal votum in quanto in questo l’obbligo umano è condizionato all’esaudimento della preghiera da parte della divinità, mentre nella d. il sacrificio precede e impegna l’obbligo degli dèi. Livio (VIII, 9, 6 sgg.) ha tramandato la formola tipica, che rispecchia questa concezione della d., formola che veniva suggerita ed apprestata dal pontefice.

Accanto alla d. di valore pubblico erano le devotiones particolari che chiunque poteva praticare, in sostituzione a vantaggio di un altro, come nelle devotiones pro salute principis, frequenti durante l’Impero romano. Quanto alle formole particolari di d. a danno di singoli, V. DE-FISSIONE.

BIBL.: I. Marquardt, Röm. Staatsverwaltung, III, 2ª ed., Lipsia 1885, p. 279 sgg.; A. Pernice, Zum römischen Sacralrecht, I, Berlino 1885, p. 1143 sgg.; S. Perozzi, Le obbligazioni romane, Bologna 1903, p. 60 sgg.