DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI

DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI. - Sapanza soprannaturale (discretio spirituum), raccomandata dalla S. Scrittura (I Thess. 5, 19-21), che permette di reattamente distinguere la provenienza, almeno generica, dei movimenti interni dell'anima, cioè se sono effetti dello spirito buono per seguirli, o del cattivo per starne in guardia. Tale cognizione può essere di due specie: quella che appartiene alle grazie «gratis data» CRISMA (v.) straordinario (I Cor. 12, 10) concesso a pochi, e quella che è frutto del progresso nella fede e nell'unione a Dio che può e deve conseguirsi da ognuno (Hebr. 5, 14).

Per aiutare gli uomini spirituali a conoscere i movimenti o impulsi interiori, che per via di pensieri o di affetti li spingono al bene o al male, o gli agenti che ne sono il principio, sono state scritte dai maestri spirituali varie regole, tra le quali sono celebri quelle degli Exercitia spiritualia di s. Ignazio (Regulae ad discernendos spiritus, 1a e 2a settimana). Si chiameranno «spiriti buoni» le mozioni interne o tendenze che provengono da Dio, dall'angelo buono, o dallo spirito umano guidato dalla retta ragione e coscienza, ovvero dalla fede e dalla carità; al contrario saranno detti «spiriti cattivi» quelle che hanno per causa il demonio e lo spirito umano, in quanto è guidato dai desideri della natura corrotta. L'importanza del d. degli s. deriva dal fatto che è necessario affiancarsi dallo spirito maligno, mentre bisogna essere docili alle mozioni provenienti da Dio, sia perché tutta l'iniziativa della perfezione e santità parte da Dio (Io. 6, 41), sia perché seguendo quel che Dio suggerisce l'anima è sicura che non mancherà di un ulteriore suo aiuto.

Bisogna però saper discernere bene il tempo dell'attuale ispirazione dal successivo, nel quale l'anima può per conto suo aggiungere cose, che non sono date o volute immediatamente da Dio, e che perciò vanno accuratamente vagliate (s. Ignazio, Reg., II, n. 8). Spesso la mozione divina non è consciamente avvertita, ed allora la docilità dell'anima consisterà nell'agire in ogni cosa secondo quel che le appare conforme al lume della fede, e perciò terrà in gran conto i buoni pensieri che le vengono, guardandosi con un abituale raccoglimento dal trascurarsi, approfitterà di quegli affetti che, in occasione di buoni esempi, per tutte e simili, sente sorgere in sé. Una condizione perché la docilità porti i suoi frutti, è che vada congiunta con pace interiore ed umile conformità al volere di Dio. Quanto più uno è fedele nel seguire le mozioni del buono spirito, tanto più diverrà delicato e sensibile a discernerle, e ne avrà sempre di maggiori (J. de Guibert, Theologia spiritualis, n. 134).

Non essendo mai esclusa la possibilità di illusioni, le regole per discernere gli spiriti devono usarsi complessivamente affinché dalla loro convergenza venga maggior luce, mentre la prudenza raccomanda di chiedere consiglio ad un direttore esperto.

Alcuni segni per riconoscere lo spirito buono, vanno desunti dall'oggetto delle illustrazioni e degli impulsi. Sono segni di spirito cattivo il falso, la futilità, le tenebre, o le false luci dell'immaginazione, l'ostinazione di giudizio, le esagerazioni, i turbamenti, la superbia e falsa umiltà (di parole e non di fatti), la presunzione e disperazione, il cuore duro e chiuso, l'impazienza nelle prove, la ribellione delle passioni, la doppiezza, la simulazione, l'animo legato dall'affetto a cose ed a persone terrene, l'alienazione da Gesù, il falso zelo, amaro e farisaico (G. B. Scaramelli, Discernimento degli spiriti, capp. 6-9). Un pensiero che sorga contrario alla dottrina della

Chiesa o che conduca necessariamente a ciò, non può essere da Dio (cf. s. Ignazio, Reg., II, 5-6). Parimenti è sospetta un’ispirazione che sia in contrasto con un obbligo certo. Inoltre, benché la pace sia segno di buono spirito, in certi casi vi può essere una falsa pace, con la quale lo spirito del male alletta un peccatore ed un tiepido a perdurare nel suo stato (ibid., I, 1).

Il d. degli s. suppone quindi grande esperienza, consiglio e discrezione e va accompagnato e sorretto dalle preghiere e dallo studio.

Bibl.: L. Da Ponte, Guida spirituale, parte 1*, cap. 23, § 2, e cap. 21, §§ 1-4; C. Bona, De discretione spiritualem, cap. 3, n. 5; F. Suárez, Institutum Soc. Iesu, IX, cap. 5, n. 41; F. S. Calcagno, Aseetica ignaziana, Torino 1936, I, cap. 14.

Arnoldo Lanz