CRISMA

CRISMA. - Fin dal sec. v i Greci solevano mesco- lare all’olio santo sostanze aromatiche e i Latini, poco più tardi, balsamo (v.). Così il C., detto dai Greci Myron, è una miscela d’olio e di balsamo.

Nella sua consacrazione che il vescovo fa solenne- mente nella Messa di Giovedì Santo (cf. anche CIC, can. 734), si recita una eucaristia, cioè una preghiera di ringra- zimento, a modo di Prefazio; ed è perciò che anticamente fu chiamato olio d’eucaristia (Didaché, nuovo frammento; S. Ippolito, Traditio apostolica, II, 109, ed. Funk, Tu- binga 1902). Come effetto della consacrazione è rilevata la positiva santificazione e l’inabitazione dello Spirito Santo nell’anima. Il C. si usa nel Battesimo, nella Cresima (cf. anche CIC, can. 780-81), nella consacra- zione del vescovo, della chiesa, dell’altare, del calice e della patena, nella coronazione dell’imperatore o del re, perfino nella benedizione delle campane. Esso simboleggia la comunicazione della grazia (Catechismus Romanus, p. II c. 3, n. 6). Il C. deve essere rinnovato ogni Giovedì Santo, e conservato in vaso apposito.

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CRISOGONO, santo - Tavola attribuita a M. Giambono (ca. 1450). Venezia, chiesa dei SS. Gervasio e Protasio.

Bibl.: F. Cabrol, Huile, in DACL, VI, 2777-91; A. Franz, Die kirchlichen Benediktineng in Mittelalter, I, Friburgo 1909, pp. 33-61; L. Eisenhofer, Compendio di Liturgia, Torino 1940, p. 49; Ph. Oppenheim, Uns liturgiae baptismalis, ivi 1942, pp. 16-70; Ph. Hofmeister, Die heiligen Öle in der morgen- und abendländischen Kirche, Würzburg 1943. Filippo Oppenheim