DOCTA IGNORANTIA. - Espressione derivante dalla lettera 130 di s. Agostino a Proba a proposito del «quid aeromus sicut oportet nescimus»; (Rom. 8, 26) il quale aggiunge: «est ergo in nobis quaedam ut ita dicam d. i. sed docta spiritu Dei qui adiuvat infirmitatem nostram» (15, 28: PL 33, col. 505). La formola deve la sua celebrità sopratutto all'opera di Nicolò da Cusa dal titolo De d. i. (1440).
Riprendendo le idee dello pseudo Dionigi e dei teologi del medioevo sulla teologia negativa, e affermando l'importanza della ragione di fronte alla conoscenza della verità intellettuale, Nicolò si sforza di stabilire i diritti di una conoscenza superiore, intuitiva, svincolata dalle leggi della logica aristotelica, e particolarmente dal principio di non contraddizione, la sola che ci permetta di raggiungere Dio; tutte le creature che gli devono l'esistenza tendono a ravvicinarsi a Lui, in particolare l'uomo, microcosmo che riassume in sé tutta la creazione; ciò è possibile solo attraverso Gesù Cristo e la Chiesa. Nicolò voleva in tal modo liberare la scienza del suo tempo dal giogo dell'aristotelismo nominalista; ma fu violentemente attaccato, e non a torto, perché il suo modo di esprimersi sembrava, a prima vista, ispirato a dottrine panetiste. Ma il fondo del suo pensiero è ben ortodosso, per quanto non riconosca alla ragione nella conoscenza la parte che le spetta.