VONDEL, JOOST VAN DEN

VONDEL, JOOST VAN DEN. - Poeta nazionale
olandese, n. a Colonia da genitori fiamminghi il 17
nov. 1587, m. ad Amsterdam il 5 febbr. 1679.

Drammaturgo fecondo (26 tragedie), lirico robusto,
egli eccelle in tutti i generi letterari, dove tuttavia il ge-
nere erotico è assente. Bella anche la sua prosa (introdu-
zioni ai drammi, versione dell'Eneide). Convertitosi all'età
di 52 anni al cattolicesimo, mise la sua arte al servizio
della Chiesa, di cui cantò i dogmi e i fasti. Umanista
per la sua enorme erudizione, è nella scia del Rinascimento per la forma delle sue opere poetiche.

Dopo la conversione, poesia e fede vanno in lui
di pari passo; ma ciò non gli impedisce di interessarsi,
come prima, alle vicende storiche e ai fatti della vita.
La sua adesione al cattolicesimo non poteva in modo al-
cuno giovargli in un'epoca in cui i cattolici erano dispre-
zati, a mala pena tollerati nel paese, confusi con gli Spa-
gnali e perciò trattati quali nemici della patria. V. dovette
affrontare calunnie e maldicenze; non mai stanno della
lotta, egli restava sempre pronto a cantare i misteri e gli
splendori della sua nuova fede e celebrava Ugo Grotius,
Urbano VIII, Maria Stuart, Cristina di Svezia. Egli consi-
derava l'arte non gioco o passatempo, ma dove: su-
blime vocazione l'esser poeta. Il suo amore per Roma

non attenuava in nulla la sua ammirazione per gli eroi
nazionali. V. PUBBLICITÀ
dell'Olanda del sec. XVIII. La tirannia sotto tutte le forme
(dei pastori protestanti) gli riusciva odiosa; la pace e la
libertà lo rendevano eloquente. I drammi Giuseppe a
Dothan (1640), Pietro e Paolo (1641), Lucifero (1654) e
Adamo in esilio (1664) sono capolavori rappresentati anche
ai nostri giorni. Il linguaggio poetico vi fu uscito armonioso
e carico di brillanti immagini. Ma ciò per cui V. si è
conquistato la stima della posterità è la sua maschia
energia, la probità e l'integrità del suo carattere.

La fine della sua vita non fu felice. Per i debiti del
suo unico figlio, il poeta, dopo la morte della moglie,
si vide ridotto nella miseria. Trovò conforto nella figlia,
anch'essa convertita. Nel 1657 V., già setteganerino, ve-
niva assunto come modesto impiegato presso il Monte
di Pietà; undici anni dopo la città, a riconoscimento dei
suoi meriti verso la nazione, lo collocò a riposo, conser-
vandogli gli assegni. Questo triste periodo non fu, però,
il meno fertile: V. cercò un sollievo spirituale nella tra-
duzione dei Salmi. Fu sepolto nella Nieuwe Kerk, al
centro di Amsterdam. Nel parco che porta il suo nome
gli fu eretto un monumento, e il Museo Vondel » rap-
presenta un centro per lo studio delle sue opere. Ogni
anno nel Teatro nazionale della capitale si rappresenta
il dramma Gisbrecht van Aemstel (1637), che celebra la
città a cui il poeta aveva donato il suo cuore.

Bibl.: ed. delle opere: in 12 voll. a cura di J. Van Lennep. Amsterdam 1855-60; in 30 voll. a cura di J. H. W. Unger, Leida 1888-93. Studi: A. Baumartner, J. V. d. V., seu Leben und seine Werke, Friburgo 1882; P. Leendertz, Het Leven van V., Amsterdam 1910; H. Haerten, V. n. der dt. B., Nimega 1934; J. V. d. V. Festschrift zum 350-jährigen Geburtstag des Dichters, Jena 1937. Felice Rutten