FRANCIA

FRANCIA. - Regione e Stato dell'Europa occidentale, l'unico che goda del beneficio di una triplice facciata marittima (Mediterraneo, Atlantico, Mare del Nord) e dei possesso delle vie terrestri più brevi e più comode tra Mediterraneo ed Atlantico (Porta Aquitania) e tra l'Europa centrale e l'Occidentale (Porta Burgundica).

SOMMARIO: I. Geografia. - II. Storia civile ed ecclesiastica. - III. Letteratura. - IV. Arte. - V. Chiesa e Stato. - VI. Ordinamento scolastico.

I. GEOGRAFIA.

Distesa nella parte più popolosa del continente, occupa in questo una posizione centrale, con un con-

fine più marittimo (1320 km. di coste) che terrestre (2300 km.) e un carattere più atlantico (1385 km. di costa) che mediterraneo. Per la sua superficie (551.696 kmq. dopo gli acquisti territoriali fatti a spese dell'Italia lungo la frontiera alpina) è lo Stato più ampio dell'Europa (prescindendo dall'U.R.S.S.), ma è superato (oltre che dall'U.R.S.S.) dalla Germania, dal Regno Unico e dall'Italia per numero di abitanti e da molti altri Stati per densità di popolazione. Il territorio su cui esercita il suo dominio è, per estensione, il terzo della terra: 12,4 milioni di kmq. con 115 milioni di ab.

Una linea tracciata da Baiona a Metz separa in F. il dominio delle basse (sotto i 200 m.) da quello delle alte terre (per 1/10 solo del totale, tuttavia, superiori agli 500 m.). A N. ed M. NO. si stendono pianure (bacino di Parigi, bacino aquitano), altopiani, colline, i rilievi di antica origine e di debole altezza (Massiccio armonico, Ardenne); a S. ed a SE. cospicue masse montuose di recente emersione (Alpi, Pirenei, Giuria), di cui la F. divide il possesso con i paesi contermini (Italia, Spagna, Svizzera). I due domini sono saldati al centro del paese nell'ampio Massiccio Centrale (1/7 del territorio), che partecipa in certo modo dei caratteri peculiari ai due diversi tipi di rilievi. Ne risulta, in complesso, una morfologia abbastanza varia, cui corrisponde uguale ricchezza di paesaggio, di risorse naturali, di attitudini economiche, ed un'armonica disposizione di bacini e di passaggi, in ogni tempo favorevole agli scambi.

Il clima risente, secondo le regioni, delle influenze oceaniche (Bretagna, Aquitania, Flandre: uniforme, mite, umido), mediterranee (Provenza, Linguadoc: inverni dolci, estati calde e secche, autunni piovosi) e continentali (altopiano centrale e regioni dell'E.: forti contrasti stagionali, inverni nevosi e piogge estive), ma è dovunque temperato e con precipitazioni non inferiori di regola ai 600 mm. medi annui e ben distribuite nell'anno.

Secondo la recente (24 dic. 1946) costituzione, in Repubblica francese, che fa parte, insieme con gli Stati associati (Protettori del Marocco e della Tunisia, Repubblica del Vietnam), nell'Union Française, comprende, oltre il territorio metropolitano, 4 dipartimenti (Martini, Guadalupa, Réunion, Guiana) ed 8 territori d'oltremare (A. O. F., A. E. F., Madagascar e Comore, Somalia, Stabilimenti dell'India, Nuova Caledonia, Stabilimenti dell'Oceania, St-Pierre e Miquelon); in complesso 11,1 milioni di kmq. con 75-80 milioni di ab. (Il Togo ed il Camerun sono in amministrazione fiduciaria, e le Nuove Ebridi in condominio). L'Union Française è presieduta dal Presidente della Repubblica: ne è espressione un'Assemblea composta per metà di rappresentanti della F. metropolitana. La Repubblica francese, a sua volta, realizza la propria sovranità attraverso un Parlamento bicamerale (Assemblea Nazionale di 619 deputati, e Consiglio della Repubblica di 250-320 consiglieri), cui spetta la scelta del presidente, che rimane in carica non più di 7 anni. La Repubblica francese è definita, nella nuova Costituzione, a indivisibile, laica, democratica e sociale. Amministrativamente, il territorio metropolitano è diviso in 37.989 comuni, riuniti in 3028 cantoni, 31 irregolari e 90 dipartimenti.

La popolazione francese si distingue in Europa per la sua stazionarietà. La diminuzione di 1,4 milioni di ab. rilevata nel censimento 1946 rispetto a quello del 1936 corrisponde alle perdite di vita umane verificatesi nella seconda guerra mondiale. Dopo il 1946 si è manifestata una certa ripresa demografica. Al 1° genn. 1949 si può calcolare che la F. contasse 41 milioni di ab. (densità: 74 a kmq.), dei quali 1,7 stranieri (e di questi 650 mila italiani). Tale popolazione è distribuita con relativa uniformità. Numerosi i centri urbani, di cui 23 con oltre 100 ab.; ma anche questi, per la maggior parte, contrassegnati da più o meno notevoli perdite di popolazione rispetto al 1936.

La F. è paese ancora essenzialmente agricolo: all'agricoltura si dedica poco meno di metà dei suoi abi-

FRANCIA - F. di N.-O. Circoscrizioni ecclesiastiche. 1) Confini di Stato; 2) Confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) Ferrovie. Il segno di diocesi capovolto nelle quattro cartine della F. indica che la diocesi è soppressa, pur rimanendone tuttora il nome di curia, unito a quello dell'attuale diocesi. In alto, a minore, sede dell'arcivescovo in Parigi.

tanti, molti dei quali sono piccoli proprietari. Varie le colture, ma fra queste prevalenti le cerealicole (pianure del N., dell'O. e dell'Aquitania), fra le quali dominano frumento (33 milioni di q. nel 1947; 87 nel 1913) e avena (30 e 52 milioni di q. rispettivamente), nonché la patata (60 e 130 milioni di q. alle stesse date), cui si sono aggiunte, nel nostro secolo, varie colture industriali (barbabietola da zucchero, tabacco, luppolo, ecc.); tutte però insufficenti al consumo interno. L'argomento esportatore è invece la F. per il suo vino, che le consente un riconosciuto primato mondiale (44 milioni di hl. nel 1947; 63, in media, nel 1934-38). Anche l'allevamento è fiorente, in rapporto alla cospicua produzione di fieno e foraggio: la F. è al primo posto in Europa (senza l'U.R.S.S.) per numero di bovini (15 milioni di capi) e di equini (2,4 milioni), al secondo per i suini (dopo la Germania), al terzo per gli ovini, ecc. Di conseguenza notevole è il cespite di guadagno ricavato dai prodotti di origine animale (burro, formaggi, uova). Anche la pesca è ben sviluppata, specialmente nel settore N.-occidentale (Bretagna).

Con la eccezionale ricchezza delle sue riserve di minerali ferroviari (Lorena; la F. estrae ca. 1/4 del totale mondiale di questi minerali) contrasta la relativa povertà che la F. lamenta quanto a combustibili fossili (Fiandra, Cevenne; appena il 5% del totale mondiale). La F. non produce neppure i 2/3 (45 milioni di tonn. nel 1947) del carbone che consuma; di più è quasi del tutto priva di petrolio (51 mila tonn. nel 1948), mentre può contare sopra cospicue riserve idroelettriche (8 milioni di HP, di cui 6 installati). Ad onta di queste disarmonie, la grande industria è rappresentata in F. in tutti i suoi rami, con alla testa il tessile (F. del N. e dell'E.), dove, come del resto in altri campi (mobilio, oreficeria, profumeria, cristalleria, ecc.), più spicca la tendenza a preferire la qualità, il gusto e l'eleganza. Dopo la parentesi bellica la F. ha ormai ripreso, e talora superato (tessili artificiali), le posizioni del

1938. I maggiori distretti industriali sono localizzati in Fiandra (macchine, tessuti, vetrerie, zucchine, rifiuti), intorno a Parigi (articoli di lusso, editoriali), e vicino ai maggiori porti, oltre che presso Lione (esterie) e St

Etienne.

Le comunicazioni interne beneficiano delle favorevoli condizioni alimentari che terreno e della disposizione dei bacini fluviali maggiori, irradianti a raggera dal Massiccio centrale. La F. conta ca. 640 mila km. di strade, 60 mila km. di vie navigabili, e 62.500 km. di ferrovie, delle quali 20 mila locali e 3500 elettriche. Caratteristica la convergenza di tutte queste comunicazioni verso Parigi. Quanto al commercio estero, prevalentemente marittimo, esso è favorito dalla buona attrezzatura dei porti maggiori (Marsiglia, Rouen, Bordeaux, Le Havre, Cherbourg, Dunkerque) e da una marina mercantile che annovera oltre 500 navi (delle quali 50 transatlantiche) per una stazza complessiva di 2,1 milioni di tonn.

Gli scambi con l'estero constano soprattutto di materie prime e generi alimentari nelle importazioni, e di prodotti agricoli e di manufatti di qualità nelle esportazioni. Dal 1944 in poi la bilancia commerciale è stata sempre passiva (223,4 miliardi di franchi di deficit nel 1948).

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Province storiche (e dipartimenti che le compongono)

| Fiandra (Nord) | 5.774 | 2.022.167 |
| Artois (Pas-de-Calais) | 6.752 | 1.170.467 |
| Picardie (Somme) | 6.227 | 467.479 |
| Bretagne (Finistère, Côtes-du Nord, Morbihan, Ille-et-Vilaine, Loire inférieure) | 35.312 | 3.074.683 |
| Normandie (Manche, Calvados, Orne, Eure, Seine-inférieure) | 30.728 | 2.332.228 |
| Maine (Mayenne, Sarthe) | 11.457 | 639.867 |
| Angou (Maine-et-Loire) | 7.218 | 477.690 |
| Orléans (Eure-et-Loir, Loire-et-Cher, Loiret) | 19.171 | 827.463 |
| Isola di Francia (Oise, Aisne, Seine-et-Oise, Seine-et-Marne) | 25.385 | 7.671.578 |
| Seine-et-Marne, Marne, Aube, Haute-Marne | 26.741 | 1.126.904 |
| Loire (Meuse, Meurthe-et-Moselle, Vosges) | 23.653 | 1.866.147 |
| Alsace (Bas-Rhin, Haut-Rhin, Belfort) | 8.902 | 1.318.838 |
| Poitou (Vendée, Deux-Sèvres, Vienne) | 20.114 | 1.004.872 |
| Turenne (Indre-et-Loire) | 6.158 | 343.276 |
| Borbonese (Allier) | 7.382 | 368.778 |
| Borgogne (Yonne, Côte d’Or, Saône-et-Loire, Ain) | 30.701 | 1.448.457 |
| Franca Contea (Haute-Saône, Jura, Doubs) | 15.690 | 738.438 |
| Aunis et Sologne (Charente-inférieure) | 7.232 | 419.021 |
| Angumese (Charente) | 5.072 | 309.279 |
| Limousin (Haute-Vienne, Corrèze) | 11.443 | 569.359 |
| Marca (Creuse) | 5.606 | 321.844 |
| Alvernia (Puy-de-Dôme, Cantal) | 13.705 | 676.991 |
| Loinée (Loire, Rhône) | 7.658 | 1.678.605 |
| Guienne et Guascogne (Gironde, Dordogne, Lot, Aveyron, Lot-et-Garonne, Tarn-et-Ga) | 63.252 | 2.764.605 |
| Haute-Pyrénées (Haute-Marne et Bas-Pyrénées) | 7.712 | 413.411 |
| Contea di Foix (Ariège) | 4.903 | 155.134 |
| Rossiglione (Pyrénées-Orientales) | 4.145 | 233.347 |
| Linguadoc (Haute-Garonne, Aude, Tarn, Hérault, Haute-Loire, Lozère, Ardèche, Gard) | 46.331 | 2.553.424 |
| Savoie (Haute-Savoie, Savoie) | 10.786 | 498.971 |
| Delfinato (Isère, Drôme, Haute-Alpes) | 20.441 | 928.233 |
| Comitato Venesiano (Vaucluse) | 3.578 | 245.508 |
| Provenza (Basque-Alpes, Bouches-du-Rhône, Var) | 18.268 | 1.708.554 |
| Contea di Nizza (Alpes maritimes) | 3.736 | 513.714 |
| Corsica (Sardinia) | 8.722 | 322.854 |
| 550.986 | 41.905.968 |

La province (e sua popolazione in 1000 ab. nel 1946)

| Province | Popolazione (in 1000 ab. nel 1946) |
| Lilla (189) | 178 |
| Arras (33) | 33 |
| Amiens (85) | 85 |
| Lilla (189) | 178 |
| Arras (33) | 33 |
| Amiens (85) |

trattener le forze centrifughe, far fronte agli assalti esterni, e ancor meno consolidare l'edificio. Per mancanza di finanze, i dilapidano i beni imperiali per rimunerare i servizi militari; nessun altro legame che quello, ben fragile, della fedeltà personale, lega ancora al sovrano i suoi servitori; si delinea il vassallaggio. Sussiste l'uso delle divisioni, e, già durante il suo Regno, Ludovico il Pio (81+40) assiste, impotente o vittima, alle contese dei suoi figli intorno alla sua eredità. L'Impero si sfascia; si annuncia l'Europa. La F. si ripiega su se stessa, ormai mutilata. Il Serment de Strasbourg (842), bilingue, distingue il dialetto romano da quello germanico; il Trattato di Verdun (843) pone, a poco di discordanza, la Lotringia (Regno di Lotario) tra le due F. dell'est e dell'ovest: quella di Luigi il Germanico e quella di Carlo il Calvo. Solo quest'ultima conserverà il nome. In Aquitania appare il regionalismo. La corona lancia un ultimo sprazzo quando Carlo il Calvo riforma l'unità imperiale (Natale 876); ma è l'ultimo gesto: il suo successore, Carlo il Grosso, si scredita con l'abbandonare la Borgogna ai Normanni.

Tre ondate condussero in F. i Normanni, dopo la morte di Carlomagno. Fino all'86, le loro navi risalgono i fiumi nei paesi per razzie altrettanto devastati che fuggevoli. Dall'86 al 91, i loro attacchi si ampliano; assecondano Parigi nell'88. Nel 91: Carlo il Semplice abbandona loro l'attuale provincia di Normandia. In questo stesso tempo, i Saraceni nel X sec., gli Ungheresi nel X, saccheggiavano gli uni le coste meridionali, gli altri l'est e il centro del Regno. Di fronte alla invasione il potere monarchico resta impotente; solo efficace è la difesa locale. I conti, ereditari di fatto, diventano indipendenti; essi si riservano il reddito delle imposte perché è loro compito mantenere i castelli e guidare i propri uomini al combattimento. Si formano i grandi feudi (ducati di Normandia e di Borgogna, conte di Fiandra, d'Alvernia, di Poitiers, di Tolosa e di Barcellona). L'autorità si dissolve e la monarchia non è ormai nulla più che una dignità, contesa nel X sec. tra i grandi.

Ugo Capeto aveva già esercitato la tutela dei re Lotario e Luigi V, e due dei suoi antenati avevano occupato il trono, allorché, nel 978, fu eletto re. Re debole, potenti vassalli. I quattro primi capetani (Ugo, Roberto il Pio, Enrico I, Filippo I), seppero almeno trarre dai loro diritti di sovrani e dall'appoggio della Chiesa che li aveva consacrati la possibilità d'accrescere i loro domini e fissare la corona nella loro discendenza.

Nel XII sec., con due re attivi, Luigi il Grosso (1108-1137) e Luigi VII il Giovane (1137-80) la monarchia si risveglia. Il nome di re diventa sinonimo di pace. Luigi VII accetta i signori avventurieri della sua terra, il popolo ha fiducia nella sua giustizia e, sotto la sua protezione, i Comuni si affrancano dai signori. Tuttavia la lotta contro i grandi feudatari diventa più difficile allorché Enrico II Plantagneto, re d'Inghilterra, aggiunge ai suoi domini del Mame e dell'Alghero, tutta l'Aquitania portatagli in dote da Eleonora, sua moglie, il cui precedente matrimonio con Luigi VII è stato annullato.

L'apogeo della monarchia è sotto i Regni di Filippo Augusto (1180-1223), s. Luigi (1226-70), e Filippo il Bello (1285-1314). Nel Regno, ingranditosi con l'Artois, la Piccardia e altre regioni confiscate a Giovanni Senza Terra (Normandia, Poitou, Saintonge), e la cui forza si manifesta nella battaglia di Bouvines (27 luglio 1214), la virile equità di s. Luigi fa regnare la tranquillità e l'ordine. La guerra cede il posto a opere pacifiche: la terra e i mestieri nutrono un popolo più numeroso, i mercati della Champagne attirano gli stranieri; si confida di nuovo, di dimenticare dai templi di Carlomagno, la moneta d'oro; la lingua francese, l'Università di Parigi, l'arte ogivale brillano in tutta la cristianità. L'amministrazione dei baillis e la giustizia degli inquirenti reali del Parlamento, finiscono di perfezionarsi al tempo di Filippo il Bello, mentre il re s'imprigionò di Lione, della Champagne e della Fiandra.

Ma dei doveri più estesi richiedono nuove risorse. Occorre sfruttare degli espedienti (cambio di monete, confische dei beni: dei Templari, degli Ebrei e dei Longobardi). La monarchia, ormai nazionale, trascina l'op

pionone (prime assemblee degli Stati) nella lotta intrapresa dai questisti, imbevuti di diritto romano, per circoscrivere i limiti del potere del papa Bonifacio VIII e dei potere civile.

Con la morte di Filippo il Bello, la fortuna abbandona i Capetingi. In 14 anni (1314-28), in mezzo all'agitazione feudale, i tre figli del re (Luigi X il Protovio Filippo V il Lungo, Carlo IV il Bello), mancano alla distruzione, mai ancora smentita, di una successione maschile. L'eredità non si trasmette attraverso le donne, e si scarta così Carlo il Malvagio, futuro re di Navarra, e il re d'Inghilterra, Edoardo III, a favore di un minore, Filippo di Valois, poiché questi è «nativo del Regno». Da ciò ha origine la guerra dei Cento anni. Le calamità si accumulano. L'impreparazione di Filippo VI, il pazzo valore di Giovanni II Buono si pagano con i disastri di Crécy (1346), Calais (1347) e Poitiers (1356); il re di F. muore prigioniero a Londra. I territori abbandonati nella pace di Bretigny (1360) sono mal compensati con l'acquisto di Montpellier e del Delfinato. Il disastro economico e sociale porta altri flagelli: carestia, svalutazione moneta, carovita, peste, spopolamento con il loro corteo di disordini (faguerie) e la borghesia, condotta da Stefano Marcell, tenta, per mezzo degli Stati Generali, di controllare le finanze reali.

Carlo V il Saggio (1364-80) riesce a porre fine ai saccheggi delle grandi campagne, e restaurare l'autorità e, con l'aiuto di Bertrand du Guesclin, a riprendere agli Inglesi una parte dei territori perduti. Il Regno di suo figlio, Carlo VI (1380-1422), s'inizia bene, ma egli impazzisce il XV sec. si chiude in mezzo al disordine; infatti alle rivalità dei principi, s'aggiunge la confusione dello scisma. L'avvenire della F. è, allora, incerto.

1939. Storia ecclesiastica

La F. medievale dovette alla Chiesa quasi tutti i suoi lineamenti; e la Chiesa, in compenso, trovò nella sua «figliola maggiore» una terra d'elezione. Dopo aver battezzato la F. a Reims, nella persona di Clodoveo, la Chiesa educa la società franca. Le scuole vescovili e i monasteri salvano dal disastro dell'ignoranza merovingia ciò che ancora sussiste delle lettere e delle arti antiche. La sfrenata immoralità laia è controbilanciata dalla grande austerità di s. Colombano e dei suoi discepoli. La brutalità ha per barriere il diritto di asilo e l'immunità delle terre della Chiesa, e, per freno, le energiche rinnovanze dei vescovi (Gregorio di Tours, Fortunato). La monarchia s'inchina dinanzi a loro; essa dota le grandi abbazie (St-Denis, St-Wandville, Jumieges, St-Riquier, St-Croix-de-Poitiers). In reciproco scambio di servizi, è dal potere civile, rappresentato dagli eredi di Carlomagno, che s. Bonifacio riceve l'aiuto necessario per la riforma di un clero troppo legato alla vita del secolo e per la espansione della fede in Germania. La doppia consacrazione di Pipino il Breve da parte di Bonifacio del Papa dà alla monarchia francese un carattere religioso.

Nello stesso modo in cui ha sorvegliato alla nascita alla prima educazione della nazione francese, la Chiesa, unita allo Stato carolingio, dà al nuovo Impero la sua ragione d'essere. Il credo cattolico fonda l'unità del populus christianus; la lingua latina la esprime; i vescovi sono gli ausiliari dei conti; le conquiste mirano alla Crociata; il «rinascimento carolino» è opera del clero; infine la leggenda canonizzherà «nuovo Costantino». Suo figlio Luigi, educato da vescovi, sarà «il Pio»; egli umilia la sua potenza di fronte al Papa e i capi delle abbazie (Wala) governano il paese. Sotto le generazioni seguenti l'episcopato sostiene ancora le deficenze della monarchia: l'incarno prima, Adalberone poi, sono titolari del vescovato di Reims, il più noto.

Analoga delle situazioni, analogia della soluzione. Battesimo di Rollone trasforma i Normanni da bar-

FRANCIA - F. di N.-E. Circoscrizioni ecclesiastiche. 1) Confini di Stato; 2) Confini di circoscrizioni ecclesiastiche; 3) Ferrovie.

bari in membri del popolo ordinario. La secta unzione trasferisce la legittimità alla «terza razza» dei re di F., i Capetingi. La consacrazione di Reims prende l'aspetto di un Sacramento. Il re guarisce le scrofole e giura di difendere la Chiesa; la Chiesa inserisce il suo nome nel Canone della Messa. Regna «per grazia di Dio». Per tre secoli la Chiesa e la monarchia sono unite; giacché sino a Fino il Pello non sono divise da nessun conflitto né lungo né profondo. In un generale clima di concordia, la Chiesa trova in F. il centro fecondo del suo perpetuo ringiovannirsi.

Come prima il vescovo merovingio, è soprattutto monaco che, a partire dal X sec., difende le virtù e la fede cristiana contro la contaminazione del secolo. Ed ecco Cluny, fondata nel 910, le cui filiali, dovunque, oppongono lo spirito di religione e di pace al lento materialismo della prima età feudale. La fine del primo millennio vede la F. vestirsi di un «bianco abito di chiese nuove a. Attraverso la F., i santuari cluniacensi (Tours, Vézelay, Saint-Gilles, Toulouse) si scagliano lungo le strade di pellegrinaggio. La Borgogna e l'Aquitania sono le terre privilegiate dell'influenza cluniacense. Là germogliano le istituzioni di pace (pace e tregue di Dio, associazioni di pace), mentre i cavalieri «ordinati» secondo riti quasi

sacramentali, si fanno un punto d'onore di proteggere i deboli. Le abbazie aggiungono al beneficio della pace quello di un pane quotidiano assicurato dai lavori delle proprie campagne alla popolazione moltiplicata. Allora il popolo mette la sua forza d'espansione e i baroni il loro onore al servizio della Fede; la Crociata, ideata in Borgogna e nel Mezzogiorno nel corso dell'XI sec., fa la sua prima campagna in Spagna, si organizza, sotto la direzione di un papa francese, Urbano II, al Concilio di Clermont (1039). Da allora in poi, la maggior parte degli effettivi di ogni Crociata proviene dalla F. e con il nome di Franchi sono chiamati, in Oriente, tutti gli occidentali.

L'ordine monastico, nel X e nell'XI sec. era stato meno corrotto che il clero secolare, dalla ricchezza e dal rilassamento dei costumi. È da un paese di lingua francese, la Lorena, con Brunone di Toul (Leone IX) e da Cluny dove si era formato l'italiano Ildebrando (Gregorio VII), che parte la corrente decisiva della riforma ecclesiastica. Dal canto suo Ivo di Chartres propone la soluzione conciliativa della doppia investitura, quella temporale e quella spirituale, che riavvicinerà il Papa e l'Imperatore nel Concordato di Worms (1122).

Per la Chiesa i problemi si rinnovano rapidamente

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quanto ella stessa. La diffusione dell'antico razionalismo (il nuovo Aristotele) sotto l'influenza della scienza araba, quella del manichiesimo catarro, fonte dell'eresia albigese, creano nuovi gravi problemi per la Fede. Il grande slancio preso dalle città dal commercio accresce l'amore della ricchezza, che finisce con lo insignersi anche nell'Ordine cuneo-ascensi. Nello sforzo tendente ad una soluzione il foglio cresce insieme al grano; ma sarà il suo seco, a portare le riunioni risposte. Emuli, tendono insieme all'austerità e i monaci dell'abbraccia di Pontevrault, fondata da Roberto d'Arbrisel, e i Certosini di S. Brunone, i Premonstranti di S. Norberto e, soprattutto, i Cistercensi riformati di S. Roberto di Molesmes e S. Bernardo da Chiaravalle; mentre un Pietro Valdes, a Lione, è solo l'abbozzo di un S. Francesco, al quale mancherebbe l'umiltà.

Il nome di S. Bernardo domina tutta l'epoca. Egli è consigliere di papi, di vescovi, di re. Il potere civile trova del resto nella Chiesa il suo migliore sostegno; i cancellieri sono uomini di Chiesa, p. es., Suger, abate di St-Denis, amico di Luigi VII. Più che il razionalismo orgoglioso di un Abbotardo, S. Bernardo porta alla folla la consolante devozione della festa del Corpus Domini; sarà una risposta alla condanna albigese della materia, con il culto di un Dio celato sotto la specie del pane. E, a finirla del tutto, con l'eresia albigese che diciannale Languadoca, non basta la lunga crociata dei baroni del nord diretta da Simone di Montfort contro Raimondo VI di Tolosa, nel 1209. Anche l'Inquisizione, instaurata nel 1249, è solo un mezzo brutale e negativo. Solo la predicazione ricondurrà le anime alla Fede. Fondato sul suolo francese, a Tolosa, da uno spagnolo, S. Domenico, e non senza rapporto con l'ideale del Poverello di Assisi, l'Ordinario dei Frati Predicatori realizza finalmente la sintesi tra studio e povertà, ragione e Fede, speculazione e preghiera.

Arricchita dal talento dei Mendicanti (s. Alberto Magno, s. Tommaso d'Aquino, s. Bonaventura) è protetta, dopo il pontificato d'Innocenzo III, dal papato e dal re, l'Università di Parigi è, a detta del papa Alessandro IV, a l'albero nel Paradiso Terrestre. Delle sue quattro facoltà (arti, medicina, diritto, teologia), la più celebrata è la quarta, delle scuole, tra le quali si dividono gli studenti di queste quattro e nazioni, i più famosi sono lo studium dominicale di S. Giacomo e il Collegio fondato nel 1267 da Robert de Sorbon (la Sorbonne). La Chiesa dirige tutta la vita sociale dal re (s. Luigi era terziario francescano) fino all'umile originario delle confraternite dei mestieri. È lei che ispira le arti. Succedendo, verso la fine del XII sec., al culto per la volta romana, a tutto sesto, diffusa dai Cistercensi, nasce, nell'11e-dicembre, lo stile ogivale; a Notre-Dame e alla Sainte-Chapelle di Parigi, a St-Denis, necropoli reale, a Chartres, a Bourges, Laon, Reims, Amiens, Rouen, esso esprime l'ascesa del pensiero e del sentimento religioso.

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tutto sesto, diffusa dai Cistercensi, nasce, nell'11e-dicembre, lo stile ogivale; a Notre-Dame e alla Sainte-Chapelle di Parigi, a St-Denis, necropoli reale, a Chartres, a Bourges, Laon, Reims, Amiens, Rouen, esso esprime l'ascesa del pensiero e del sentimento religioso.

Il temporale e lo spirituale, nel medioevo, sono uniti come l'anima e il corpo. Filippo il Bello credette forse di poter servire la Chiesa quanto la sua corona difendendo contro il Papa le immunità finanziarie e giudiziarie del suo circolo (altare delle decine, processo di Barrando Saiset), e condannando i Templari riprovati dalla voce pubblica. Nessuna delle due parti distingueva il dominio di Dio da quello di Cesare, e si giunge agli estremi del manifesto: il Papa scomunicò il re e minacciò di deporlo (bolla Unam Sanctam, 1302); il re lasciò che Guglielmo di Nogaret perpetrasse contro il Pontefice l'attentato di Anagni (1303), macchinato dai Colonna. La Chiesa france, eccettuati i Regolari, seguiva Filippo il Bello e la sua docilità annunzia i nazionalismi religiosi. Lo straniero portò in tal modo immaginare che i papi francesi di Avignone, da Clemente V a Gregorio XI non fossero altro che docili servitori del re di F. La guerra dei Cento anni aggravò la situazione, e il papato, apparentemente compreso, non ebbe successo nei suoi molteplici sforzi di meditazione. Lo scisma, sin dal 1378, collocò la F. tra i partigiani dell'avoignese Clemente VII. Nasceva così il catalinismo, fortificato da una passeggera e sottrazione di obbedienza da parte della Chiesa francese nei riguardi dei due Pontefici rivali. E tuttavia, ancora una volta, l'università proponeva delle soluzioni per la cristianità: l'accordo e il concilio. Alla fine del XIV sec. regna in F. lo scompiglio, sia nella Chiesa che nella vita politica.