di s. Isidoro di Léon (terminata nel 960), con influssi arabi, il Vigilianus (Bibl. dell'Escuriale, n. 976) e l'Aemilianus (ivi, n. 980).
Tra le produzioni più celebri dei secc. x-xii sono le opere appartenenti alla rinascita ottoniana, derivata in parte dalla carolingia. Le scuole principali sono: la benedettina di Reichenau con l'Evangeliatio di Egberto (960; Bibl. di Treviri), opera dei minatori Kerardo e Eriberto, e l'Evangeliatio di Ottone III, detto di Bamberg (ca. 1010; Bibl. Naz. di Monaco); quella di Treviri, che acquista importanza, alla metà del sec. xi, quando declina la scuola di Reichenau; quelle minori di Colonia, di Ratisbona e le derivate da quest'ultima, di Salisburgo, di Prüfening e di Praga.
In Inghilterra è importante la scuola di Winchester, con il Benedizionale di Aethelwold (ca. 975, coll. Devonshire a Chatsworth) e il Messale di Roberto di Jumieges (sec. xi; Bibl. di Rouen). Ad essa è legata la m. francosassone della Francia del nord con i Vangeli di Amiens (ca. 1040) e la Vita di s. Omer (ca. 1050; Bibl. di Saint-Omer).
Durante l'età romanica, in Francia, nel sec. XII, sono centri importanti le abbazie benedettine, specialmente la scuola di Citeaux, con le caratteristiche iniziali ornate con animali (Bibbia di Souvigny, ca. 1125; Parigi, Bibl. Naz.). Iniziali zoomorfe sono anche nelle m. della scuola «franco-sassone» del Nord (Bibbia di S. Bertin [ca. 1150], Parigi). In Germania, di fronte al preponderante influsso bizantino, si afferma ca. la fine del sec. XII la scuola del Medio Reno, con m. già quasi gotiche nel loro stile disegnativo (Hortus deliciarum di Herrad di Landsberg del 1205; Scivias di s. Ildegarda di Bingen, ca. 1190, a Wiesbaden). Ma le m. più interessanti e più originali di questo periodo sono senz'altro quelle dell'Inghilterra (Salterio di s. Albano [ca. 1130, Hildesheim], Salterio di Eadwin di Canterbury [ca. 1150 a Cambridge], Salterio di Henry de Blois [ca. 1160, British Museum], Bibbia di Winchester [ca. 1180]).
3. Il periodo gotico fuori dell'Italia
La m. in Francia diventa l'arte per eccellenza; presenta strettissime affinità con quella dell'Inghilterra meridionale ed è a volte difficile distinguere le due scuole. Ma specialmente Parigi vede all'opera nel Duecento molte botteghe di laici, e già all'inizio del sec. XIII si hanno lavori con caratteri stilistici ben definiti, e composizioni in medaglioni che hanno rapporto in qualche maniera con l'arte, allora assai fiorente, delle vetrate (Salterio di Bianca di Castiglia [ca. 1215; Parigi, Bibl. dell'Arsenale, n. 1186]; Salterio di Giovanna di Navarra [ca. 1225 a Manchester], le Bibbie istoriate: tra cui la Bibbia moralizzata in 4 voll., con oltre 5600 composizioni [ca. 1240; Bibl. Naz. di Parigi, Oxford e British Museum]). Tra il 1250 e il 1275 molte opere risultano eseguite dalle botteghe parigine per s. Luigi, e si distinguono per i toni chiari, l'abolizione quasi completa del fondo oro e le figure raffinate ed eleganti in ambientazioni realistiche. Caratteristiche anche

MINIATURA - M. di scuola lombarda. Adorazione dei Magi. Officium Beatae Virginis Mariae, fol. 230 (sec. xv) - Modena, Biblioteca Estense.
le «drôleries» (scenette animate nella decorazione dei margini), p. es., nel Lezionario della Ste Chapelle (Parigi, Bibl. Naz.). Opere più importanti: i due Salteri di s. Luigi (1254, Parigi, Bibl. Naz. ca. 1270, collezione Thompson). Tra le produzioni dell'Inghilterra meridionale vanno ricordate: il Salterio di s. Luigi (ca. 1210, Leyda), il Salterio della regina Ingeburga (ca. 1210, Chantilly), il due Salteri del Trinity College (prima del 1220) e il Salterio di Roberto di Lindeseye (ca. 1220; Soc. Antig. di Londra); le «drôleries» del Messale di Enrico di Chichester (ca. 1260, Manchester); ma particolare interesse ha lo stile di un gruppo di Apocalissi franco-ingleesi (Apocalisse Duo del 1270 ca. al British Museum; Apocalisse del Trinity College [cod. R. 16.2]) e di Vite di santi (Vita di s. Albano del 1260 ca. a Dublino, Trinity College). Tra le botteghe parigine della fine del secolo una delle più famose è quella di Maître Honoré, autore del Breviario di Filippo il Bello (1296, Parigi, Bibl. Naz.) e del Decreto di Graziano (1288, Bibl. di Tours).
In Germania si ha nel sec. XIII un centro importante nella Sassonia; capolavoro: il Salterio di Hermann di Turingia (ca. 1210, Stoccarda). Ma in generale sopravvivo sono modi romanici, perché l'arte gotica si afferma nella m. tedesca soltanto nel primo decennio del sec. XIV.
4. La m. nei secc. XIV-XV fuori dell'Italia. — La m. francese è dominata da Jean Pucelle, cui si debbono la Bibbia di Roberto di Billyng (1327, Parigi, Bibl. Naz., lat. 11.935) e il Breviario di Belleville (1317, Parigi, ivi, lat. 10.483) ed esercita nel frattempo grande influenza sulla Germania e anche sull'Italia, specialmente a Napoli con gli Angioini. All'epoca di Carlo V entra nelle m. una più accentuata nota di realismo, e molte produzioni di questo tempo sono legate al nome di Jean de Berry, che riunì attorno a sé i più famosi miniatori: Maître aux Bouqueteaux, dal modo di tracciare gli alberelli (Bibbia di Carlo V [all'Arsenal di Parigi]), Jacquemart
5. La m. in Italia. — La m. in Italia, passata attraverso le esperienze bizantine e poi d’oltralpe, afferma un suo carattere nelle opere degli scriptoria benedettini dell’Italia meridionale, tra cui i rotuli dell’Exultet dei secc. xi-xii (Vat. Barb. lat. 592; Bibl. Casanatense, ms. 724/3; Bari, Mirabella ecc.) Massimo centro fu Montecassino (Miracoli di s. Benedetto del sec. xi, Bibl. Vat., lat. 1202; Chronicon Vulturnense degli inizi del sec. xii, Vat. Barb. lat. 2724), ma anche nell’Italia centrale, i monasteri di Subiaco e di Farfa specialmente vantano le Bibbie del sec. xii studiate dal Toesca (si veda, p. es., quella della Bibl. Augusta di Perugia, cod. L. 59). Nell’Italia settentrionale si ha il Messale romano dell’Ambrosiana (D. 84 inf.) con influenze tedesche e il Sacramentario d’Ivrea (ca. 1010; Ivrea, Bibl. Capitolare) con influssi ottoniani; questo influsso è spesso unito a quello bizantino (v. sec. xi [Bibl. Ambrosiana, A 24 inf.]) che si fa più sentito dopo la presa di Costantinopoli (1204). Nel sec. xiii alla m. religiosa si accompagnò quella profana (De arte venandi cum avibus di Federico II [Bibl. Vat., Pal. lat. 1071]). Specialmente a Napoli, durante il regno di Roberto d’Angiò, la m. prese più ampio sviluppo con una commistione di elementi francesi e senesi e un gusto spiccato per le scene realistiche. L’influsso francese e il naturalismo caratterizzato anche la scuola di Bologna (Digestum in fortiatum di Giustiniano [Torino, Bibl. Naz., ms. E. 1.8]) e ha i suoi maggiori rappresentanti in Oderisi da Gubbio e Franco bolognese. Influenze toscane si ritrovano invece in Niccolò di Giacomo (Novella in libros Decretalium di Giovanni d’Andrea [datato 1354; Milano, Bibl. Ambr., B 42 inf.]; Tragoediae di Seneca [ivi, C. 196 inf.] e Libro dei creditori del Monte di Pubbliche Prestanze [1394, Bologna, Archivio di Stato]). Da Niccolò da Bologna s’è voluto distinguere un artista anteriore e a lui affine, denominato lo Pseudo Niccolò (Decretali di Bonifacio VIII, Constitutiones Clementis V, dell’Archivio capitolare di Padova). Attivo fin verso il 1425 è Jacopo di Paolo, schiettamente bolognese nella sua evocazione manieristica. A Rimini va ricordato Neri, che ha lasciato due m. firmate e datate 1300, rivelanti contatti con l’arte fiorentina; e inoltre l’Antifonario del Museo civico di Bologna, n. 1, 2 e l’Antifonario della collezione Olschki a Firenze.
L’estendersi della m. ai libri profani contribuì a determinare, da parte di amatori laici, la costituzione di belle biblioteche private; basti ricordare quella del Petrarca, primo nucleo della Marciana di Venezia. Ma soprattutto i Signori amano avere alla loro corte anche illustratori di libri; a Milano, alla corte dei Visconti, nella 2ª metà del sec. xiv, lavorano Pietro da Pavia (v. le sue scene realistiche e le rappresentazioni di uccelli ed insetti nella Naturalis Historia di Plinio alla Bibl. Ambrosiana, E 24 inf); Anovelo da Imbonate (miniatore del Messale dell’incoronazione di Gian Galeazzo Visconti); Giovannino e Salomone de Grassi, al primo dei quali si attribuiscono anche alcune m. del Tacuinum sanitatis (Roma, Bibl. Casanatense, ms. 459) che comprende, però, anche m. posteriori, da riportare al sec. xv. La scuola di Siena nel 1300 è dominata da Simone Martini (v. AMBROSIA) che esercitò il suo influsso anche sulla scuola francese, a cui sembra legato il seguace Maestro del codice di s. Giorgio. Attivi sono anche Niccolò Tegliacci (v. l’Assunta nel cosiddetto Caleffo dell’Archivio di Stato di Siena), Lippo Vanni, che rivela influenze lorenzettiane, e nel 1400 Giovanni di Paolo e Sano di Pietro. La diffusione della scuola pittorica di Siena si riscontra a Perugia, a Napoli, negli Abruzzi e altrove. Firenze, al principio del 1300, aveva una scuola miniaturistica d’influenza senese nel convento di S. Maria Novella (Evangeliarum della Bibl. Naz. di Firenze, II, I, 167), mentre le tendenze plastiche di derivazione giottesca venivano affermate da Pacino di Bonaguda (Biblia della Bibl. Trivulziana di Milano [cod. n. 2139]), e da altri (Laudario della Bibl. Naz. di Firenze [II, I 122 BR 18] e Ammaestramenti degli antichi di Bartolomeo da San Concordio del 1342). Nella seconda metà del sec. xiv l’influenza senese, invece, è assai evidente nelle opere della scuola camaldolese di S. Maria
degli Angeli, dominata da don Simone, allievo degli Orcagna, e da Lorenzo Monaco (di cui V. l'Antiphonarium della Bibl. Laurenziana [Corale 3], miniatio in collaborazione con altri artisti fiorentini, tra cui il Beato Angelico). Lo sviluppo dell'editoria durante l'Umansimo raccolse attorno agli editori del tempo schiere di miniatori, come l'arcenseo Antonio del Cherico (Canzoni e Trionfi del Petrarca [della Bibl. Trivulziana, cod. n. 905], l'Antiphonarium della Bibl. Laurenziana [Edili 151] e le Opere varie di s. Agostino alla Vaticana [Urb. lat. 79]); Filippo di Matteo Torelli, autore delle migliori tra le m. dell'Evan-gelarium della Bibl. Laurenziana (Edili 115); Gherardo e Monte del Fora, rilevanti anche influenze fiamminghe (v. , p. es., il Missale del Musco Naz. di Firenze, databile al 1474-76); e, tra i più famosi, Attavante degli Attavanti, con un tono di decorazione forse troppo fastosa e sovracarica (Opera varia di s. Agostino [Firenze, Bibl. Laurenz. plut. 12, 28], di s. Ambrogio [ivi, plut. 1423], la Bibbia Urbinate della Vaticana [cod. Urb. lat. 1-2], l'Antiphonarium [ivi, Corale 4] miniatio in collaborazione con Giovanni Boccardi, detto Boccardino Vecchio. A Napoli nel sec. XV, alla corte di Alfonso d'Aragona (1396-1458) sono attivi Giovacchino de Gigantibus, Nicola Rapicano (m. in La opera de Maiestate di Maio Giuniano del 1492 [Parigi, Bibl. Naz. Italien 1711]) e Reginaldo Piramo da Monopoli; a Perugia i pittori Perugino e Pinturicchio; a Siena i pittori Girolamo da Cremona e Liberale da Verona. Un interesse particolare presenta la scuola ferrarese che ha lasciato un'opera veramente magnifica nella famosa Bibbia di Borso (1455-61, nella Bibl. Estense), opera, principalmente, di Taddeo Crivelli affiancato da Franco de' Russi che rivela reminiscenze veneto-padovane (v. alcune m. della Divina Commedia [Bibl. Vaticana, Urb. lat. 365], e dei Quattro Vangeli [ivi, Urb. lat. 10]) e Marco dell'Avogaro, con una maniera vicina a quella di Girolamo da Cremona. Altri miniatori: Guglielmo Giraldi (Noctes Aeticae di Aulo Gellio [1448, Milano, Bibl. Ambrosiana] e Psalterium della Bibl. Estense [ms. Lat. 990, Q. 4.9] in collaborazione con Alessandro Leoni); Martino da Modena (di cui V. le molte m. del Missale Romanum della Bibl. Trivulziana di Milano [Cod. n. 2165]); l'Argenta; il fiammingheggiante Matteo da Milano; il Marmitta di Parma; Battista del Cavalletto e il pittore Amico Aspertini di Bologna. Nel Quattrocento lombardo emergono Michelino de Mulinari da Besozzo (Sermone nella Bibl. Naz. di Parigi, cod. lat. 5888); Giovanni di Maestro Ugolino da Milano (Messale del duomo di Fermo); Belbello da Pavia (Libro d'Ore di Filippo Maria Visconti, a completamento delle m. di Giovanni e Salomone de Grassi, e Messale del duomo di Mantova); Cristoforo de Predis (Libro d'Ore Borromeo nella Bibl. Ambrosiana, Lib. ore 4, firmato); Antonio da Monza, lo Pseudo Antonio da Monza, forse identificabile con Gian Andrea da Mantova (alcune miniature del Libro del Jesus, eseguito per Massimiliano Sforza tra il 1496 e il '98 [Bibl. Trivulziana di Milano, cod. n. 2163] e della Grammatica di Donato [ivi, cod. n. 2167]).
Con il sec. XVI, in tutta Italia, la m. vede la sua fine e per interno esaurimento e per il sopraggiungere di cause esterne; principalissima l'introduzione del libro a stampa, che seguita tuttavia per alcun tempo ad ornarsi anche di m. - Vedi tavv. LXVII-LXIX.
