MINIATURA. - Propriamente l'arte di dipingere o di adornare manoscritti; ornamentazione che in antico veniva eseguita prevalentemente con il colore rosso, minium, onde il nome m. Limitata da principio alle iniziali, col passare del tempo ebbe vere e proprie pitture in piccole proporzioni, condotte con tecnica speciale, che fecero dei manoscritti altrettanti tesori, assai importanti nello studio della storia dell'arte.
I. TECNICA. - Per la tecnica, occorre notare che la m. antica veniva sempre fatta su pergamena con colori opachi e veniva quindi usata anche la biacca, che poi fu messa da parte quando, dal sec. XVIII, si usò miniare su fogli di avorio sottili e con colori trasparenti; così i « lumi » vengono forniti dal bianco dell'avorio. I colori vengono stemperati in una miscela di gomma arabica, zucchero candito ed acqua, mentre la pergamena è opportunamente preparata con colla di pesce.
II. STORIA DELLA M. - 1. Antichità. - Certo la m. non era sconosciuta agli antichi; ne parlano vari scrittori, tra cui Ovidio, Plinio, Aulo Gello; Varrone si servì di un'artista greca, Lala di Cizico, per ornare di ritratti le sue Hebdomades, ma niente è giunto sino a oggi, tranne qualche copia, che non va oltre al sec. IV, e tra queste il famoso codice del Virgilio (Bibl. Vaticana, lat. 3225), dallo stile compendiario, proprio dell'arte alessandrina. Con l'arte bizantina la m. si afferma tra le espressioni più grandi subendo l'influenza dell'Egitto, della Siria e dell'Armenia. Sembra infatti che siano stati proprio gli Egiziani ad ornare per primi i loro papiri e dall'arte alessandrina i Bizantini trassero la loro maniera pittorica, mentre l'influsso siriaco ed armeno, più tardo, fu prevalentemente di carattere ornamentale. Per quanto le opere, giunte sino a oggi, non siano spesso che copie, si è potuto tuttavia stabilire con sufficiente approssimazione il prototipo da cui derivano. Si possono così citare tra i mi-
migliori prodotti il Calendario del 354, con caratteri dell'arte ellenistica, al quale si riavvicinano la Iliade (Bibl. Ambrosiana [sec. v]), il Dioscoride (Vienna [524], copia di più antico originale) e il Rotula di Giosuè (Vaticana [sec. vii]). Del sec. VI è anche il prototipo della Topografia di Cosma Indicopleuste (Vaticana), dove si può già cogliere un principio di evoluzione, determinato probabilmente dall'arte musiva, il che vale anche per il gruppo dei Codici purpurei, (Genesi di Vienna [570]; Evangelario di Rossano [ca. 580]; i frammenti dell'Evangelario di Sinope [ca. 600], Bibl. Naz., Parigi). Nel gruppo dei manoscritti siriaci ed armeni vanno ricordati l'Evangelario di Rabbùlà (586 Firenze, Bibl. Laurenziana) e l'Evangelario n. 229 (Bibl. di Eisschmiadzin [902], ma riproducente un originale del sec. VI). Non sembra che la lotta iconoclastica abbia avuto una grande ripercussione sulla m., anzi qualcuno tende ad affermare il contrario. Si ricordi il Salterio Chloudoff (sec. X, Mosca), con vignette marginali. Il periodo aureo della m. bizantina è quello compreso tra il sec. X e il XII; produzioni più importanti: il Salterio della Bibl. Naz. di Parigi (Greco 139), la Bibbia, il Menologia e il Codice di Giovanni Climaco (tutti della Vaticana: Reg. I, greco 1613, greco 394).
2. La m. del medioevo in Europa fuori d'Italia (v. Arte). - La m. in Europa si diffuse specialmente per merito dei monaci irlandesi; si hanno però varie scuole: la meracingica, dalle figurazioni ridotte quasi esclusivamente a ornamenti stilizzati e a poche tinte piatte (p. es., il Frédigaire del sec. VII [Bibl. Naz. di Parigi, lat. 19910]); la visigotica (prototipo il Pentateuco Ashburnham, Bibl. Naz. di Parigi); quella importantissima dell'Irlanda, dalle caratteristiche iniziali ornamentali ad intrecci (Evangelario di S. Gallo [ca. 760]; Libro di Kells [ca. 760], Dublino, Trinity College; Sacramentario di Gellone [fine del sec. VIII], Bibl. Naz. di Parigi, lat. 12048). Derivata dall'irlandese è la m. anglosassone; una combinazione della maniera irlandese con quella bizantina e classica si ritrova nel sud dell'Inghilterra (Evangelario di Canterbury [ca. 785], al British Museum; Codex Aureus di Stoccolma [ca. 790]). Ma l'importanza della m. irlandese è anche nell'influsso esercitato sulla m. carolingia e sullo stile ornamentale della scultura romanica.
La rinascita carolingia (v. ARTE) ha le sue più belle produzioni proprio nella m., e vi si sono distinte varie scuole di carattere monastico: l'Ecole du Palais con l'Evangelario d'Aix (ca. 800) e l'Evangelario di Carlomagno (ca. 810; Vienna, Tesoro imperiale), piuttosto di derivazione bizantina; la scuola di Reims, pure di derivazione bizantina, con il Liber Canonum (Bibl. Vallicelliana, Roma, cod. A. 5) e il Salterio di Utrecht (prima dell'837; Utrecht, Bibl. Universitaria); il gruppo renano, detto anche gruppo Ada o di Godescale, con l'Evangelario di St-Sernin di Toulouse (ca. 785; Parigi, Bibl. Naz.), eseguito da Godescalco per Carlomagno, e l'Evangelario d'Ada (ca. 800; cattedrale di Treviri); la scuola di Tours, con la Bibbia di Fleury (prima dell'818; Parigi, Bibl. Naz.); Bibbia di Bamberg (ca. 835; Bibl. di Bamberg); l'Evangelario di Lotario (Parigi, Bibl. Naz., lat. 266; dell'840 ca.); la Bibbia di Carlo (Parigi, Bibl. Naz., ca. 850); la scuola di Metz, con produzioni vicine allo stile renano (Sacramentario di Metz [ca. 850, Bibl. di Metz]); la scuola di St-Denis e quella di S. Gallo, piuttosto conservatrici; la scuola di Fulda, derivata dal gruppo Ada e preannunciante lo stile della m. ottoniana (Codex Wittschindeus [ca. 950], Berlino). Importanza particolare ha il gruppo mozarabico della Spagna, cui è legato anche il sud della Francia; documento notevole (soprattutto per la formazione della iconografia romanica) il Commentario nell'Apocalisse di Beatus (composto nel 784 nel monastero asturiano di Liebana, noto a noi attraverso molte copie illustrate, in massima parte degli inizi del sec. X e rivelanti l'influsso della m. musulmana); inoltre il Beatus di Madrid (dall'abbazia di Tavara, terminato nel 970), quello di Valladolid (970), di Gerona (975) e quello più noto di S. Sever (Bibl. Naz. di Parigi, tra il 1028 e il 1072; ms. lat. 8878); la Bibbia
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di s. Isidoro di Léon (terminata nel 960), con influssi arabi, il Vigilianus (Bibl. dell'Escuriale, n. 976) e l'Aemilianus (ivi, n. 980).
Tra le produzioni più celebri dei secc. x-XI sono le opere appartenenti alla rinascita ottoniana, derivata in parte dalla carolingia. Le scuole principali sono: la benedettina di Reichenau con l'Evangelario di Egberto (960; Bibl. di Treviri), opera dei miniatori Kerardo e Eriberto, e l'Evangelario di Ottone III, detto di Bamberga (ca. 1010; Bibl. Naz. di Monaco); quella di Treviri, che acquista importanza, alla metà del sec. XI, quando declina la scuola di Reichenau; quelle minori di Colonia, di Ratisbona e le derivate da quest'ultima, di Salisburgo, di Prüfening e di Praga.
In Inghilterra è importante la scuola di Winchester, con il Benedizionale di Aethelwold (ca. 975, coll. Devonshire a Chatsworth) e il Messale di Roberto di Jumièges (sec. XI; Bibl. di Rouen). Ad essa è legata la m. franco-sassone della Francia del nord con i Vangeli di Amiens (ca. 1040) e la Vita di s. Omer (ca. 1050; Bibl. di Saint-Omer).
Durante l'età romanica, in Francia, nel sec. XII, sono centri importanti le abbazie benedettine, specialmente la scuola di Cîteaux, con le caratteristiche iniziali ornate con animali (Bibbia di Souvigny, ca. 1125; Parigi, Bibl. Naz.). Iniziali zoomorfe sono anche nelle m. della scuola « franco-sassone » del Nord (Bibbia di s. Bertin [ca. 1150], Parigi). In Germania, di fronte al preponderante influsso bizantino, si afferma ca. la fine del sec. XII la scuola del Medio Reno, con m. già quasi gotiche nel loro stile disegnativo (Hortus deliciarum di Herrad di Landsberg del 1205; Scivias di s. Ildegarda di Bingen, ca. 1190, a Wiesbaden). Ma le m. più interessanti e più originali di questo periodo sono senz'altro quelle dell'Inghilterra (Salterio di s. Albano [ca. 1130, Hildesheim], Salterio di Eadwin di Canterbury [ca. 1150 a Cambridge], Salterio di Henry de Blois [ca. 1160, British Museum], Bibbia di Winchester [ca. 1180]).
3. Il periodo gotico fuori dell'Italia. - La m. in Francia diventa l'arte per eccellenza; presenta strettissime affinità con quella dell'Inghilterra meridionale ed è a volte difficile distinguere le due scuole. Ma specialmente Parigi vede all'opera nel Duecento molte botteghe di laici, e già all'inizio del sec. XIII si hanno lavori con caratteri stilistici ben definiti, e composizioni in medaglioni che hanno rapporto in qualche maniera con l'arte, allora assai fiorente, delle vetrate (Salterio di Bianca di Castiglia [ca. 1215; Parigi, Bibl. dell'Arsenale, n. 1186]; Salterio di Giovanna di Navarra [ca. 1225 a Manchester], le Bibbie istoriate: tra cui la Bibbia moralizzata in 4 voll., con oltre 5600 composizioni [ca. 1240; Bibl. Naz. di Parigi, Oxford e British Museum]). Tra il 1250 e il 1275 molte opere risultano eseguite dalle botteghe parigine per s. Luigi, e si distinguono per i toni chiari, l'abolizione quasi completa del fondo oro e le figure raffinate ed eleganti in ambientazioni realistiche. Caratteristiche anche

(fot. Ene. Catt.)
(fot. Orlandini)
In Germania si ha nel sec. XIII un centro importante nella Sassonia; capolavoro: il Salterio di Hermann di Turingia (ca. 1210, Stoccarda). Ma in generale sopravvivono modi romanici, perché l'arte gotica si afferma nella m. tedesca soltanto nel primo decennio del sec. XIV.
4. La m. nei secc. XIV-XV fuori dell'Italia. - La m. francese è dominata da Jean Pucelle, cui si debbono la Bibbia di Roberto di Bilyng (1327, Parigi, Bibl. Naz., lat. 11.935) e il Breviario di Belleville (1317, Parigi, ivi, lat. 10.483) ed esercita nel frattempo grande influenza sulla Germania e anche sull'Italia, specialmente a Napoli con gli Angioini. All'epoca di Carlo V entra nelle m. una più accentuata nota di realismo, e molte produzioni di questo tempo sono legate al nome di Jean de Berry, che riunì attorno a sé i più famosi miniatori: Maître aux Bouqueteaux, dal modo di tracciare gli alberelli (Bibbia di Carlo V [all'Arsenal di Parigi]), Jacquemart

(fot. Messueta)
In Francia bisogna attendere la fine della guerra dei Cent'anni per poter annoverare le opere importanti di Jean Fouquet di Tours (Heures di Etienne Chevalier [ca. 1450 a Chantilly]; Antiquités Judaïques [ca. 1455 alla Bibl. Naz. di Parigi]); e di Jean Bourdichon, l'ultimo miniaturista francese prima dell'avvento del libro stampato (Heures de Anne de Bretagne [terminato ca. il 1508; Parigi, Bibl. Naz., lat. 9474]), ambedue rivelanti influenze italiane. Gli influssi della scuola francese si fanno sentire in Inghilterra; mentre sul continente sorge attorno a Filippo il Buono quella vera e propria scuola fiamminga di artisti, educati spesso nelle botteghe parigine, ma tuttavia legati ai maggiori maestri fiamminghi: come Jean Dreux, che riflette nelle sue opere lo stile del Van der Weyden; Guillaume Vrelant, Jean Tavernier e Simon Marmion, col suo capolavoro: il Pontificale della chiesa di Sens (Bruxelles, Bibl. Reale), e soprattutto Hugo Van der Goes, che influì sull'opera di Gérard Horenbaut (cui si attribuisce l'Hortulus animae di Vienna) che lavorò al famoso Breviaria Grimani di Venezia, di cui la maggior parte sarebbe dovuta a Simon Bening, e dove tuttavia si vedono già le prove della decadenza della m., volta a raggiungere effetti propri della pittura.
5. La m. in Italia. - La m. in Italia, passata attraverso le esperienze bizantine e poi d'oltralpe, afferma un suo carattere nelle opere degli scriptoria benedettini dell'Italia meridionale, tra cui i rotuli dell'Exultet dei secc. XI-XII (Vat. Barb. lat. 592; Bibl. Casanatense, ms. 724/3, Bari, Mirabella ecc.) Massimo centro fu Montecassino (Miracoli di s. Benedetto del sec. XI, Bibl. Vat., lat. 1202; Chronicon Vulturnense degli inizi del sec. XII, Vat. Barb. lat. 2724), ma anche nell'Italia centrale, i monasteri di Subiaco e di Farfa specialmente vantano le Bibbie del sec. XII studiate dal Toesca (si veda, p. es., quella della Bibl. Augustea di Perugia, cod. L. 59). Nell'Italia settentrionale si ha il Messale romano dell'Ambrosiana (D. 84 inf.) con influenze tedesche e il Sacramentario d'Ivrea (ca. 1010; Ivrea, Bibl. Capitolare) con influssi ottoniani; questo influsso è spesso unito a quello bizantino (v. il Messale Ambrosiano degli inizi del sec. XI [Bibl. Ambrosiana, A 24 inf.]) che si fa più sentito dopo la presa di Costantinopoli (1204). Nel sec. XIII alla m. religiosa si accompagnò quella profana (De arte venandi cum avibus di Federico II [Bibl. Vat., Pal. lat. 1071]). Specialmente a Napoli, durante il regno di Roberto d'Angiò, la m. prese più ampio sviluppo con una commistione di elementi francesi e senesi e un gusto spiccato per le scene realistiche. L'influsso francese e il naturalismo caratterizzano anche la scuola di Bologna (Digestum infortiatum di Giustiniano [Torino, Bibl. Naz., ms. E. 1.8]) e ha i suoi maggiori rappresentanti in Oderisi da Gubbio e Franco bolognese. Influenze toscane si ritrovano invece in Niccolò di Giacomo (Novella in libros Decretalium di Giovanni d'Andrea [datato 1354; Milano, Bibl. Ambr., B 42 inf.]; Tragoediae di Seneca [ivi, C. 196 inf.] e Libro dei creditori del Monte di Pubbliche Prestanze [1394, Bologna, Archivio di Stato]). Da Niccolò da Bologna s'è voluto distinguere un artista anteriore e a lui affine, denominato lo Pseudo Niccolò (Decretali di Bonifacio VIII, Constitutiones Clementi V, dell'Archivio capitolare di Padova). Attivo fin verso il 1425 è Jacopo di Paolo, schiettamente bolognese nella sua evocazione manieristica. A Rimini va ricordato Neri, che ha lasciato due m. firmate e datate 1300, rivelanti contatti con l'arte fiorentina; e inoltre l'Antifonario del Museo civico di Bologna, n. 1, 2 e l'Antifonario della collezione Olschki a Firenze.
L'estendersi della m. ai libri profani contribuì a determinare, da parte di amatori laici, la costituzione di belle biblioteche private; basti ricordare quella del Petrarca, primo nucleo della Marciana di Venezia. Ma soprattutto i Signori amano avere alla loro corte anche illustratori di libri; a Milano, alla corte dei Visconti, nella 2ª metà del sec. XIV, lavorano Pietro da Pavia (v. le sue scene realistiche e le rappresentazioni di uccelli ed insetti nella Naturalis Historia di Plinio alla Bibl. Ambrosiana, E 24 inf); Anovelo da Imbonate (miniatore del Messale dell'incoronazione di Gian Galeazzo Visconti); Giovannino e Salomone de Grassi, al primo dei quali si attribuiscono anche alcune m. del Tacuinum sanitatis (Roma, Bibl. Casanatense, ms. 459) che comprende, però, anche m. posteriori, da riportare al sec. XV. La scuola di Siena nel '500 è dominata da Simone Martini (v. AMBROSIA) che esercitò il suo influsso anche sulla scuola francese, a cui sembra legato il seguace Maestro del codice di s. Giorgio. Attivi sono anche Niccolò Tegliacci (v. Siena), Lippo Vanni, che rivela influenze lorenzettiane, e nel '400 Giovanni di Paolo e Sano di Pietro. La diffusione della scuola pittorica di Siena è riscontra a Perugia, a Napoli, negli Abruzzi e altrove. Firenze, al principio del '500, aveva una scuola miniaturistica d'influenza senese nel convento di S. Maria Novella (Evangeliarum della Bibl. Naz. di Firenze, II, I, 167), mentre le tendenze plastiche di derivazione giottesca venivano affermate da Pacino di Bonaguida (Biblia della Bibl. Trivulziana di Milano [cod. n. 2139]), e da altri (Laudario della Bibl. Naz. di Firenze [II, I 122 BR 18] e Ammaestramenti degli antichi di Bartolomeo da San Concordio del 1342). Nella seconda metà del sec. XIV l'influenza senese, invece, è assai evidente nelle opere della scuola camaldolese di S. Maria
degli Angeli, dominata da don Simone, allievo degli Orcagna, e da Lorenzo Monaco (di cui V. l'Antiphonarium della Bibl. Laurenziana [Corale 3], miniato in collaborazione con altri artisti fiorentini, tra cui il Beato Angelico). Lo sviluppo dell'editoria durante l'Umanesimo raccolse attorno agli editori del tempo schiere di miniatori, come Francesco Antonio del Cherico (Canzoni e Trionfi del Petrarca [della Bibl. Trivulziana, cod. n. 905], l'Antiphonarium della Bibl. Laurenziana [Edili 151] e le Opere varie di s. Agostino alla Vaticana [Urb. lat. 79]); Filippo di Matteo Torelli, autore delle migliori tra le m. dell'Evangelium della Bibl. Laurenziana [Edili 115]; Gherardo e Monte del Fora, rilevanti anche influenze fiammighe (v. , p. es., il Missale del Musco Naz. di Firenze, databile al 1474-76); e, tra i più famosi, Attavante degli Attavanti, con un tono di decorazione forse troppo fastosa e sovraccarica (Opera varia di s. Agostino [Firenze, Bibl. Laurenz. plut. 12, 28], di s. Ambrogio [ivi, plut. 1423], la Bibbia Urbinata della Vaticana [cod. Urb. lat. 1-2], l'Antiphonarium [ivi, Corale 4] miniato in collaborazione con Giovanni Boccardi, detto Boccardino Vecchio. A Napoli nel sec. xv, alla corte di Alfonso d'Aragona (1396-1458) sono attivi Giovacchino de Gigantibus, Nicola Rapicano (m. in La opera de Maiestete di Maio Giuniano del 1492 [Parigi, Bibl. Naz. Italien 1711]) e Reginaldo Piramo da Monopoli; a Perugia i pittori Perugino e Pinturicchio; a Siena i pittori Girolamo da Cremona e Liberale da Verona. Un interesse particolare presenta la scuola ferrarese che ha lasciato un'opera veramente magnifica nella famosa Bibbia di Borso (1455-61, nella Bibl. Estense), opera, principalmente, di Taddeo Crivelli affiancato da Franco de' Russi che rivela reminiscenze veneto-padovane (v. alcune m. della Divina Commedia [Bibl. Vaticana, Urb. lat. 365], e dei Quattro Vangeli [ivi, Urb. lat. 10]) e Marco dell'Avogaro, con una maniera vicina a quella di Girolamo da Cremona. Altri miniatori: Guglielmo Giraldi (Noctes Acticae di Aulo Gellio [1448, Milano, Bibl. Ambrosiana] e Psaltorium della Bibl. Estense [ms. Lat. 990, Q. 4.9]) in collaborazione con Alessandro Leoni; Martino da Modena (di cui V. le molte m. del Missale Romanum della Bibl. Trivulziana di Milano [Cod. n. 2165]); l'Argenta; il fiammigheggiante Matteo da Milano; il Marmitta di Parma; Battista del Cavalletto e il pittore Amico Aspertini di Bologna. Nel Quattrocento lombardo emergono Michelino de Mulinari da Besozzo (Sermone nella Bibl. Naz. di Parigi, cod. lat. 5888); Giovanni di Maestro Ugolino da Milano (Messale del duomo di Fermo); Belbello da Pavia (Libro d'Ore di Filippo Maria Visconti, a completamento delle m. di Giovannino e Salomone de Grassi, e Messale del duomo di Mantova); Cristoforo de Predis (Libro d'ore Borromeo nella Bibl. Ambrosiana, Lib. ore 4, firmato); Antonio da Monza, lo Pseudo Antonio da Monza, forse identificabile con Gian Andrea da Mantova (alcune miniature del Libro del Jesus, eseguito per Massimiliano Sforza tra il 1496 e il '98 [Bibl. Trivulziana di Milano, cod. n. 2163] e della Grammatica di Donato [ivi, cod. n. 2167]).
Con il sec. xvi, in tutta Italia, la m. vede la sua fine e per interno esaurimento e per il sopraggiungere di cause esterne; principalissima l'introduzione del libro a stampa, che seguita tuttavia per alcun tempo ad ornarsi anche di m. - Vedi tavv. LXVII-LXIX.