MICHELOZZO di BARTOLOMEO. - Scultore e architetto, n. a Firenze nel 1396, m. ivi il 7 ott. 1472. La sua prima attività si svolge nel campo della plastica quando lo si incontra a collaborare nel 1420 con Lorenzo Ghiberti, allora che questi era intento ai lavori per il S. Matteo d'Orsammichele e la prima porta del Battistero, e con Donatello nel tempo in cui tale maestro lavorava al tabernacolo per il S. Lodovico all'esterno di Orsammichele (1425), alla tomba di Giovanni XXIII nel Battistero, all'altra per il card. Brancacci in S. Angelo a Nilo a Napoli, in quella Aragazzi, poi in parte smembrata, nel duomo di Montepulciano, e al pulpito per il duomo di Prato. Poi fra il 1433 e il 1434 M. segui Cosimo dei Medici in esilio a Venezia ove lavorò, ma non ve n'è traccia, nella biblioteca del convento di S. Giorgio.
Di una tale permanenza nel Veneto si può tuttavia riconoscere la memoria nel coronamento del portale del S. Agostino di Montepulciano di gusto indubbiamente venezianeggiante e, ove si possa dimostrare essere il frutto di un tardo completamento delle opere precedentemente iniziate, in quelli delle tombe di Giovanni XXIII e del card. Brancacci. Nel 1436 M. collaborava di nuovo con il Ghiberti, questa volta alla seconda porta del Battistero. L'ulteriore attività di M. è tuttavia volta esclusivamente all'architettura: inizia con la ricostruzione del convento di S. Marco a Firenze (1437-51), prosegue con la costruzione delle cappelle del Noviziato e dei Medici in S. Croce, dei tabernacoli di S. Miniato al Monte e dell'Annunziata, mentre fin dal 1444 dava inizio a quel Palazzo dei Medici in Via Larga, poi divenuto dei Riccardi, che è uno dei capolavori architettonici del Rinascimento italiano. Nel 1451 M. lavorava alle ville del Trebbio e di Cafaggiolo in Mugello, nel 1454 a sistemare vari ambienti in Palazzo Vecchio e nel 1459 alla villa di Careggi. Nel 1462 era a Milano per elevare la cappella Portinari in S. Eustorgio e il palazzo del Banco Mediceo, di cui rimane solo il portale nel Museo archeologico milanese, mentre due anni dopo, nel 1464, era a Ragusa, in Dalmazia, per dare disegni utili alla ricostruzione, poi attuata in massima parte con idee proprie da Giorgio di Sebenico, del Palazzo dei rettori di quella città. Più giovane di Donatello e del Brunellesco, ma non tanto da non sentirsi della loro stessa generazione, M. ne assunse, con vigore, successivamente i linguaggi espressivi ostentando certa maggiore robustezza, per cui talvolta nelle sculture sembra avere anche inteso il fascino delle opere di Jacopo della Quercia, e nelle architetture preludere e accompagnare il gusto albertiano.