MINARDI, TOMMASO. - Pittore, n. a Faenza il 4 dic. 1787, m. a Roma il 13 genn. 1871. Scolaro di Giuseppe Zauli, ottenuta una pensione dall'Istituto S. Gregorio di Faenza si trasferì a Roma per studiare a S. Luca. Affermatosi come uno dei migliori artisti del suo tempo, dal 1818 al 1821 fu a Perugia quale direttore di quella Accademia e quindi tornò a Roma quale insegnante a S. Luca; esercizio che svolse per ca. quarant'anni. Nel 1843 sottoscrisse insieme all'Overbeck e al Tenerani il manifesto «purista» (v. PURISMO) di Antonio Bianchini. Orientatosi inizialmente in senso neoclassico, come lasciano intendere vari suoni quadri e disegni di soggetto storico e mitologico e il NAPOLEONE in veste d'ANTICORONANO della Picnicoteca di Faenza, incli

Minardi, Tommaso - La Vergine tra le Virtù e gli Angeli - Roma, cappella di S. Stanislao in S. Andrea al Quirinale.
nò presto a giustizi più dichiaratamente romantici di cui è precisa testimonianza l'autoritratto della Galleria d'arte moderna di Firenze. Ma successivamente assunse algiamenti «puristi» divenendo il rappresentante più autorevole di quella tendenza, che proclamava doversi rifare agli esempi dei grandi artisti del passato, dai trecentisti al primo Raffaello, per giungere alla «severa, semplice evidente dimostrazione delle cose rappresentate». Disegnatore minuzioso, acutissimo, impiegò sette anni (altri dice dodici) di lavoro a copiare a disegno, per conto dell'incisore Longhi di Milano, il Giudizio universale di Michelangelo, oggi nella Biblioteca Vaticana. Sue opere a Roma: alcuni cartoni nell'Accademia di S. Luca; La Madonna col Bambino, S. Lorenzo e le anime del Purgatorio nella chiesa di Campo Verano; la Vergine, s. Agnese ed altri santi che appaiono a s. Stanislao Kostka nella stanza dove morì quel Santo presso S. Andrea al Quirinale; La propagazione del cristianesimo nel Palazzo del Quirinale, L'Incoronazione della Vergine nella cappella di Palazzo Doria, una Madonna col Bambino nella Galleria d'arte moderna. A Spoleto, nel Duomo, è suo un Cuore di Gesù, mentre nella Pinacoteca di Faenza è anche un suo Socrate che ammaestra Alcibiade e La Cena in Emmaus.
MINARETO. - Torre eretta presso la moschea, dalla quale il muezzin (mu'addin) chiama i fedeli alla preghiera. Ne varia il carattere nelle diverse regioni, a seconda dell'influenza delle costruzioni preesistenti: torri campanarie di chiese cristiane di età preislamica, o torri di vendetta, o difensive. A queste ultime sembra avvicinarsi uno dei più antichi m. supertiti, quello della grande moschea di Kairuan (Tunisia) del sec. VIII: massiccia costruzione quadrangolare, che rivela anche nell'enorme scarsità delle aperture la sua natura difensiva.
Il m. a pianta quadrata fu diffuso dagli Umajjadi nella Siria e in tutta l'Africa settentrionale; nel tipo più comune la torre è coronata da una merlatura musulmana, e sopra di essa si alzano due o più piani rientranti, culminanti in una guglia piramidale o a forma di cipolla; le mura di mattoni, nude in antico, hanno più tardi un pittoresco rivestimento di rombi a traforo. I m. erano in numero maggiore a seconda dell'importanza delle moschee. La grande moschea di Damasco, oltre ai quattro m. posti originariamente agli angoli del recinto (sono superstiti quello est, detto di Gesù, rifatto nel sec. XIII, e quello ovest, rifatto nel XV), ne ha un quinto, del sec. XXII, nella parte mediana del portico settentrionale, orientato verso la Mecca, come usò poi frequentemente. Dal Marocco (dove si ricorda la torre Hasan a Rabat, con ornatissime finestre, monofore in basso, trifore in alto), il m. fu importato dagli Arabi invasiari nella Spagna, dove, scomparso quello della moschea di Cordova, è superstite a Siviglia la famosa Giralda (sec. XII), rispettata nella ricostruzione della Cattedrale.
Il tipo di m. a pianta poligonale sembra aver origine nelle regioni più orientali (Persia e Turkestan), dove al tempo della dominazione selgügida si introdusse anche la pianta circolare. Più snelli di quelli a pianta quadrata, questi m., ornati di striature verticali o di mattoni disposti a formar motivi geometrici, o più tardi di vivide ceramiche poliorame, sono divisi in piani da terrazze anulari aggettati su mensole. Questi due tipi si diffusero in India (p. es., famoso l'altissimo m. della moschea di Qutb ad-din di Delhi, del sec. XIII) e nelle regioni occidentali, particolarmente in Egitto. Qui era già sorto nel sec. IX il singolare m. della moschea di Tūlūn al Cairo, la cui struttura (base quadrata sormontata da una torre cilindrica con spirale esterna per l'ascesa) deriverebbe secondo alcuni dal famoso faro di Alessandria; ma i numerosissimi m. sorti successivamente in epoca mamelucca sono prevalentemente poligonali o cilindrici. Questo tipo penetra anche in Turchia e di lì nei Balcani.