PURISMO. - Il termine «l'attributo di p. e purità sono stati trasferiti nel campo delle arti figurative da quello letterario nel quale, indubbiamente, hanno un significato molto preciso.
Essi stanno per le arti figurative ad indicare quelle manifestazioni artistiche e quegli artisti che seguono un momento intermedio tra gli atteggiamenti neoclassicici e quelli più dichiaratamente romantici propri degli anni fra il 1830 e il 1850. I quali ultimi a loro volta preludono l'eclettismo architettonico e il versivo naturalistico figurativo proprio della seconda metà del sec. XIX.
I puristi, pittori, scultori, architetti, in ultima analisi, apponevano ad una imitazione dei modelli antichi, quale veniva proposta dalle esperienze archeologiche proprie dei neoclassicisti, l'imitatione di quelli offerti dalla conoscenza dell'arte del Rinascimento. Così puristi si dicono pittori quali Tommaso Minardi, Luigi Sabatelli e Lattanzio Quarenza, scultori quali il Bartolini in alcune sue opere famose e il Tenerani, tra gli architetti con il Valadier, il Poletti, il Sarti, l'Amati il Nottolini e quanti, riflettendo più le idee e le aspirazioni del Milizia che non quelle del Winckelmann, studiando ed imitando più volentieri le opere del Vignola e del Palladio che non quelle riflettenti i precetti di Vitruvio.
Al gruppo dei puristi vanno assegnati quindi anche i Nazareni, il cui principale esponente, l'Oberbeck, nel 1843 firmava con il Minardi ed il Tenerani il manifesto del p. compilato dal pittore e letterato Antonio Bina-chini, allora che le idee che avevano effettivamente nutrito il movimento cedevano di fronte a nuove esigenze di espressione.