PURISMO

PURISMO. - Il termine e l'attributo di p. e purista sono stati trasferiti nel campo delle arti figurative da quello letterario nel quale, indubbiamente, hanno un significato molto preciso.

Essi stanno per le arti figurative ad indicare quelle manifestazioni artistiche e quegli artisti che seguano un momento intermedio tra gli atteggiamenti neoclassici e quelli più dichiaratamente romantici propri degli anni fra il 1850 e il 1850. I quali ultimi a loro volta precludono l'eclettismo architettonico e il verismo naturalistico figurativo proprio della seconda metà del sec. XIX.

I puristi, pittori, scultori, architetti, in ultima analisi, apponevano ad una imitazione dei modelli antichi, quale

veniva proposta dalle esperienze archeologiche proprie dei neoclassici, l'imitazione di quelli offerti dalla conoscenza dell'arte del Rinascimento. Così puristi si dicono pittori quali Tommaso Minardi, Luigi Sabatelli e Lattanzio Quarena, scultori quali il Bartolini in alcune sue opere famose e il Tenerani, tra gli architetti con il Valadier, il Poletti, il Sarti, l'Amati il Nottolini e quanti, riflettendo più le idee e le aspirazioni del Milizia che non quelle del Winckelmann, studiano ed imitano più volentieri le opere del Vignola e del Palladio che non quelle riflettenti i precetti di Vitruvio.

Al gruppo dei puristi vanno assegnati quindi anche i Nazareni, il cui principale esponente, l'Overbeck, nel 1843 firmava con il Minardi ed il Tenerani il manifesto del p. compilato dal pittore e letterato Antonio Binachini, allora che le idee che avevano effettivamente nutrito il movimento cedevano di fronte a nuove esigenze di espressione.

BIBL.: P. Selvatico, Del p., Venezia 1851; I. Faldi, Il p. e Tommaso Minardi, in Commentari, 1 (1950), pp. 238-46; E. Lavagnino, L. Nottolini, Introduzione al Catalogo della Mostra, Lucca 1951. Emilio Lavagnino
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“PURISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 213. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/purismo.