Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Sacra Scrittura Particolari

PURITÀ E IMPURITÀ LEGALE

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PURITÀ e IMPURITÀ LEGALE. - Dal punto di vista rituale o legale, la maggior parte delle religioni non cristiane considerano « puro » quanto ritengono vicino a Dio e pregno della sua forza; « impuro » quanto è estraneo ed opposto alla sua sfera. Nella Bibbia i precetti concernenti la p., anche nei casi in cui manca l'indicazione della causa, tendono a rendere esclusivo il culto jahwistico, opponendosi a quanto ricorre nella magia e nei culti politeistici. Quanto appartiene al Dio d'Israele è considerato sacro e santo, e perciò elevato, potente, lucente.

Impuri sono gli effluvi corporei in quanto, portando una diminuzione di forza fisica, sono opposti alla sacralità considerata come potenza. Impuri sono i morti, considerati « potenti », cioè in possesso di forze opposte a quella della sacralità cultuale jahwistica. Gli dei stranieri sono « escrementi », sono « nulla ». Impuri sono i popoli pagani, la loro terra, i loro cibi. Impuri taluni animali sacri nel paganesimo. Si cerca poi di fare una classifica di questi animali in base a segni esteriori: unghia fessa e ruminanti per i quadrupedi, pinne e squame per i pesci. I supposti riguardi alla « igiene » sono elucubrazioni di dotti moderni.

Acqua, sangue di sacrifici, olio, e la confessione in quanto espressione del male, quasi in un senso fisico, servono per la catarsi. Con essi si segna all'ora del tramonto, la fine dello stato di i. La cenere ottenuta da una vacca rossa è dotata, come anche il rosso a se stante, di potere catartico. I fili color cremisi, come anche il legno di cedro, servono a combattere l'i. Un uccello, una colomba, messi a contatto con l'oggetto impuro, servono a portar via l'i. La confessione dei peccati sui corsi d'acqua serve allo stesso scopo. L'uso dell'acqua nei riti catartici è costante; l'acqua è elemento per natura antitetico dell'i., tanto che in Lev. 11, 36 si legge che fontane, cisterne e serbatoi non contrarranno immondezza. Costante è pure il cambio della veste e frequente l'obbligo di radersi. L'azione del rito catartico è sicuramente efficace.

Delle leggi sull'i. trattano diffusamente i capp. 11-16 del Levitico. In essi l'i. si presenta come un fluido, che penetra in uomini, animali e cose, attraverso il contagio.

Negli esseri animali l'i. può essere intrinseca o partecipata. Una persona può divenire impura per ragioni fisiche (lebbra: Lev. 13, 3; Num. 5, 2), per necessità naturali (parto: Lev. 12, 2-5), indipendenti dalla sua volontà (ibid. 15, 25) o attraverso contatti necessari e non desiderati (p. es., con un morto: Num. 6, 7; 9, 6). Taluni animali sono impuri per natura (Lev. 11, 10 sgg.). Nelle cose l'i. può essere partecipata attraverso contatto (la sella dell'uomo malato di gonorrea, il suo giaciglio, quello della donna mestruante: ibid. 15, 9.21.24.26); si parla pure della lebbra delle case e delle vesti (ibid. 14, 34; 13, 47).

In Ezechiele si dice che si contrae i. attraverso atti idolatrici (Ez. 20, 7.18.30.31; 22, 3.4; 23, 7.17) o comunque tralignando da Dio (ibid. 15, 11; 20, 43). In Ps. 24, 4 si parla di p. del cuore. Il concetto di p. si interiorizza. La lotta tra puro e impuro, che ha così gran parte nel « codice sacerdotale », prelude alla lotta tra bene e male.

Lo stato di p. reintegra l'elemento mancante nell'uomo impuro: Naaman è dichiarato puro dopo esser stato guarito dalla lebbra (II Reg. 5, 14); « Mondami dal mio peccato » prega David (Ps. 50 [51], 4), cioè: reintegra in me quanto è mancante, deficiente. Lo stato di p. è il necessario preludio per entrare nel campo delle forze sacrali (II Par. 30, 17).

Bibliografia10 opere
BIBL.: D. Schapiro, L'hygiène alimentaire des juifs, Parigi 1930; R. Pettazzoni, La confession des péchés, I, ivi 1931, pp. 128, 184, 190; G. van der Leeuw, Phénoménologie der Religion, Tubinga 1933, p. 320 sgg.; A. Lods, Les prophètes, Parigi 1935, p. 323 sgg.; J. Bonsirven, Le judaïsme palestin, au temps de Jésus-Christ, II, ivi 1935, p. 181 sgg.; E. Dhormé, L'évolution religieuse, d'Israël, I, Bruxelles 1937, p. 308; W. Eichrodt, Theologie des Alten Testam., I, Lipsia 1939, pp. 60 sgg., 283 (v. anche indice vol. III, p. 173); E. Zolli, Il peccato, Roma 1948, pp. 56-71; M. Eliade, Traité d'hist. des religieux, Parigi 1949, cap. 5; P. Heinisch, Teol. del Vecchio Testamento, trad. it., Torino 1950, pp. 210 sgg., 235.

Eugenio Zolli

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Di Eugenio Zolli

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 350–351.

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Zolli, Eugenio. “Purità e Impurità Legale.” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 350–351. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/purita-e-impurita-legale.

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Zolli, Eugenio. “Purità e Impurità Legale.” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 350–351. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/purita-e-impurita-legale.

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