QIMHÎ, DAVID. - Rabbino (detto Radaq = RDQ), grammatico, lessicografo ed esegge, n. a. Narbona ca. il 1160, m. ivi nel 1235. Come grammatici si distinsero anche suo padre, Jôséph Ben Jisjáq (ca. 1105-70), che dalla Spagna venne in Provenza, a Narbona, e pubblicò la prima grammatica ebraica per le scuole (Séphir Zikárôn, « Libro memoriale », edito da W. Bacher nel 1888); suo fratello maggiore Môséh, m. ca. il 1190 a Narbona, la cui grammatica Mahalákh Sébhîlê had-da'ath « Via dei sentieri della scienza » fu stampata a Pesaro nel 1508 Elia (v.) Levita con il titolo 'Osonopía (Leida 1631).
Negli studi di grammatica segue Jéhûdháh Hájjûg, Jônáh ibn Gánáh, ed il padre, Jôséph. La sua opera grammaticale si intitola Miklôl (« Compiutezza »); la parte prima riguarda la morfologia, la seconda è un elenco delle radici verbali. La parte lessicografica dà anche indicazioni etimologiche e confronti con l'ebraico seriore e l'aramaco. Nel sec. XVI J. Reuklin segue nei suoi Rudi-menta linguae Hebraicae (1506) l'opera di Q. Nello scritto 'Ét sôphér (« La penna dello scriba ») dà indicazioni per gli scribi dei sacri Rotoli e tratta della punteggiatura. Q. prese via parte alla difesa delle opere di Maimonide.
Opere esegetiche: Commenti alle Cronache, al Salterio, ai 12 Profeti minori, al Pentateuco di cui si è conservata solo una parte. Maimonide (v.) e interpreta taluni racconti di prodigi nella Bibbia come visioni profetiche; nega l'assunzione corporea del profeta Elia (II Reg. 2,1); Adamo (nel Gesù) significa la specie umana; la visione di Ezechielle viene interpretata filosoficamente. Contro di lui fu pronunciata la scomunica per aver egli sostenuto che nell'epoca Talmud (v.) avrebbero perso ogni valore pratico. Il commento ai Salmi contiene alcuni excursus anticristiani.