PUGLIA. -
I. GEOGRAFIA
Regione storica formata dal versante adriatico dell'Appennino a SE del Fortore e dalla Penisola salentina.Quattro distinte unità naturali vi si riuniscono: il Tavoliere, vasta pianura alluvionale fra l'Ofanto, il Fortore e il Gargâno, nella quale l'originaria steppa popolata di greggi ovine è stata trasformata in granaio; il Gargâno, sporgente massiccio calcareo, le cui groppe boscose (M. Calvo m. 1056) declinano all'Adriatico in terrazze, rivestite in basso di agrumeti (Tavoliere e Gargâno formano la vecchia Capitanata, o provincia di Foggia); le Murge (terra, o provincia di Bari), altopiano anch'esso carsico, interrotto da conche (doline), e limitato ad E. da una cimosa litoranea piatta e fertile; e la Penisola salentina, che questo altopiano continua verso S., fra Adriatico e Jonio, scendendo del pari a gradini sul mare e con più deboli ondulazioni collinari (le Serre).
Poverissima di acque superficiali e con scarse precipitazioni medie annue (meno di 500 mm. nel basso Tavoliere e sul litorale tarentino), concentrate per di più nel periodo autunno-invernale, la P. è territorio adatto al pascolo (Murge) ed all'agricoltura, con netta prevalenza, in quest'ultima, delle colture arboree (olivo e vite soprattutto) su quelle erbacee (frumento; avena: 1/5 della produzione nazionale; tabacco nella Penisola salentina). La P. fornisce ca. 1/3 dell'olio prodotto in Italia, e tiene il primo posto sul mercato nazionale per le uve e il vino (quantità). Notevole anche la produzione della frutta secca (mandorle, fichi), destinata per lo più all'esportazione. Le industrie, per mancanza assoluta di energia e di materie prime minerali, si limitano alle alimentari (olearia, enologica e molitoria); fanno eccezione le meccaniche concentrate nel porto militare di Taranto. Attivi la pesca ed i traffici, favoriti dal grande sviluppo di coste e di ferrovie.
La popolazione, che cresce con ritmo assai rapido (era di 1,3 milioni di ab. nel 1861), è variamente distribuita: massima densità sul litorale barese, minima nel Tavoliere e nel Gargâno. Caratteristico il forte accentramento (93,3%, valore massimo fra i compartimenti italiani) in abitati grandi e piccoli; 77 comuni superano i 20 mila ab., e di questi due i 100 mila (Bari, Taranto), sei i 50 (Foggia, Barletta, Andria, Lecce, Brindisi e Molfetta) e tredici i 30 (Cerignola, Corato, S. Severo, Bisceglie, Altamura, Trani, Martina Franca, Bitonto, Monopoli, Canosa, Ostuni e Manfredonia).
Giuseppe Caraci
II. STORIA
Durante il corso di più che due secoli, dal sec. III al IV il cristianesimo si propagò nella regione pugliese: sorsero prima i vescovati di Ecana, Canosa, Siponto, Venosa, Acerenza, Gnazia, Trani, Erdonia, Carmignano, forse Bari; più tardi, quelli di Brindisi, Oria, Lecce, Gallipoli, Taranto. Caduto l'Impero d'Occidente, il possesso della Puglia fu lungamente conteso tra gl'imperatori bizantini, i Longobardi e i Saraceni; ma i primi vi conservarono sempre una notevole superiorità sugli altri pretendenti e nel sec. X poterono ristabilire la loro dominazione nella maggior parte del paese.La P. fu allora governata da un «catapano» (o residente generale), da cui trasse il nome il territorio da lui direttamente governato: «Catapanata» (poi italianamente Capitanata). Durante questa preponderanza bizantina, le chiese locali, come quelle della Calabria, si trovarono sotto la giurisdizione dei patriarchi di Costantinopoli. Nel 1008 il governo greco corse grave pericolo, a causa di un'insurrezione capeggiata da Melo di Bari, ma poi riuscì a debellarla. Per altro, non passarono molti anni che sopraggiunsero nella regione i Normanni, i quali non tardarono ad affermare la loro potenza e a cancellare i segni della dominazione bizantina. Agli esordi di questa nuova epoca, che è anche quella dei liberi comuni, le città marittime di Bari, Molfetta, Trani, Monopoli, ecc., celebri per i loro commerci con l'Oriente, si abbellirono di grandi basiliche e di superbi monumenti. Nel 1043, Guglielmo d'Altavilla, detto Braccio di Ferro, primo da intitolarsi conte di P., pose la sua residenza, cioè la capitale, a Melfi. In breve tempo questa città si elevò per importanza sopra le altre, tanto che i papi
stessi la giudicarono atta alla riunione di vari concili. L'imperatore Enrico III accordò ai Normanni l'investitura delle terre occupate; ma il papa s. Leone IX oppose la più fiera resistenza e l'avrebbe continuata per anni, se non fosse stato consigliato dall'avversa fortuna ad acconciarsi al fatto compiuto. Nel 1059, occupata la Calabria, Roberto il Guiscardo s'intitolò dux Apuliae et Calabriae, con il pieno riconoscimento da parte della Chiesa. Venne poi la conquista della Sicilia e la costituzione del Regno: così, alla fine del sec. XI, la P. entrò in quella fase della storia meridionale, in cui il formarsi di una forte monarchia feudale aggioga allo stesso destino le diverse genti, abitanti dai confini del Lazio alla Sicilia. Alla dominazione normanna succedette quella degli Svevi, poi l'aragonese, la spagnola, la borbonica. L'età di Federico II è tra le più memorabili per la storia civile e artistica e per la vita economica della regione: alla Corte fiorirono maestri della scuola di Foggia e in varie città sorsero magnifici monumenti e splendide chiese cattedrali, come quella di Bitonto. Nel 1265 il pontefice Clemente IV, riserbando alla Chiesa il Ducato di Benevento, investì
della P., Calabria e Regni di Napoli e Sicilia Carlo d'Angiò, con il feudo annuale di 8 mila once d'oro e della chiesa. Alla morte di Giovanna II (1435) la P. patì le conseguenze della lotta combattuta, per la successione, tra gli Angioini e gli Aragonesi. Gravi tributi e collette ordinarie e straordinarie durarono a lungo e non diminuirono nemmeno quando nel Parlamento generale di Napoli le città giurarono fedeltà al nuovo re Alfonso d'Aragona (1456). Negli anni 1479-80 si ebbero scorrerie dei Turchi sulle coste, e per affrontarle e respingerle le popolazioni si assoggettarono ai più gravi sacrifici. Negli anni seguenti vi furono atti di ostilità da parte della Repubblica di Venezia, e poi una generale insurrezione interna, passata alla storia con il nome di Congiura dei baroni. Le condizioni generali della regione peggiorarono grandemente durante il predominio spagnolo: latifondismo, malaria, disordine giudiziario e amministrativo, tirannia feudale gravarono sulle popolazioni. Nel sec. XVIII pugliesi d'ingegno e di dottrina presero larga parte al moto di civile rinnovamento del Regno. Durante il moto restitivo del 1799, la P. intera fu rioccupata dalle forze del card. Rufio, da vari «capimassa» indigeni e dalle truppe alleate. Nel decennio della dominazione francese furono introdotte varie riforme: principale fra tutte, l'abolizione della feudalità. Infine, nel 1860, dopo il crollo del Regno delle Due Sicilie, anche la P. passò a far parte del Regno d'Italia, rimanendo divisa nei tre antichi «giustizierati», cioè nei tre attuali compartimenti: Capitanata, Terra di Bari, Terra di Otranto.
III. REGIONE CONCILIARE
A norma del provvedimento della S. Congr. Concistoriale del 15 febbr.-22 marzo 1919 (cf. AAS, 11 [1919], pp. 72-74 e 106), integrato da quello del 29 sett. 1933 (cf. AAS, 25 [1933], p. 466), la P., come regione conciliare, è costituita dal-l'unione di più diocesi, ma non da tutte quelle che rientrano in quella che tradizionalmente è conosciuta come P. L'attuale ripartizione, infatti, comprende i territori di 4 province (Bari, Brindisi, Lecce e Taranto), confinando a nord, attraverso i limiti della diocesi di Cerignola, con la regione conciliare beneventana e ad est con la regione lucana e calabra.
La regione conciliare comprende: cinque sedi metropolitane con le rispettive suffragane; Bari con Conversano, Ruvo e Bitonto; Brindisi con Ostuni; Otranto con Gallipoli, Lecce ed Ugento; Taranto con Castellaneta ed Oria; Trani e Barletta con Andria e Bisceglie; e nove sedi immediatamente soggette: Gravina ed Irsina, Molfetta-Giovinazzo e Terlizzi; Monopoli, Nardò e le prelature nullus dioeceseos di Altamura ed Acquaviva delle Fonti. La chiesa metropolitana di Manfredonia con la sede suffragana di Viesti e le sedi vescovili di Foggia e Troia, dapprima aggregate alla regione conciliare pugliese, furono successivamente riunite ed assegnate, con il loro territorio, a quella beneventana.
Il Seminario regionale pugliese, sorto a Lecce e trasferito a Molfetta, quivi rimase con i vari corsi teologici e liceali per la formazione del clero secolare; la sede invece dei tribunali di prima istanza, unificati in tribunale regionale per le cause di nullità matrimoniale secondo il motu proprio Qua cura del 31 dic. 1938, è Bari con appello ordinario a Benevento, sede del tribunale della regione conciliare beneventana. In P. i metropoliti sono tutti arcivescovi residenziali e godono i diritti speciali, elencati nel can. 274 sgg. del CIC, nonché la veste distintiva del pallio.
IV. ARTE
Testimonianze di civiltà preistorica e protostorica documentano una intensa vita nella regione, anteriore ai suoi diretti contatti con l'Ellade. Diverse strutture architettoniche, certo molto antiche, quali il cosiddetto Centopietre di Patù - paesetto presso il luogo della città messapica di Veretum distrutta dai Saraceni nel sec. IX - che è un piccolo edificio rettangolare formato da enormi blocchi squadrati connessi senza malta e coperto da 26 pietroni disposti a doppio spiovente; o quali i resti di gigantesche muraglie in altre città messapiche, come Muro Leccese, Gnazia, Manduria, hanno rapporto con costruzioni protodoriche anche se, per alcuni studiosi, in qualche caso, quelle muraglie possono ritenersi opere del sec. IV e perfino del sec. III a. C. Sono invece molto rare e poco significative le strutture architettoniche
Ponti, strade, acquedotti, la colonna di Brindisi che segna il concludersi dell'Appia, l'edicola di Fasano, l'anfiteatro di Lecce, l'arco di trionfo di Canosa ricordano il crescente interesse che ebbe la P. al tempo dei Romani durante l'Impero, della cui tarda età, a Barletta, è una testimonianza singolarissima nella colossale statua bronzea ritenuta da alcuni storici l'immagine di Valentiniano, da altri quella di Erachio o di Marciano. Sono invece scarse le testimonianze che abbiano valore d'arte per l'alto medioevo, e, dopo i musaici già orientaleggianti della cupola dell'oratorio di Casaranello, che appartengono al sec. V, bisogna ricercare quelle testimonianze nelle pitture che rivestono le pareti delle grotte che in Terra d'Otranto furono cenobi di monaci basiliani. Tali cenobi, scavati nella roccia e detti laure, erano appunto decorati con pitture nella massima parte anteriori al sec. XI e che riflettono le varie gradazioni del gusto bizantino, anche se tradotte con inflessioni popolari.

(fot. Alinari)

(fot. Andersen)
Ed è nella P. marittima, dove sembrano appunto prevalere le forme architettoniche che, contemporaneamente, hanno vita in Lombardia, a Trani, a Bitonto, a Ruvo, a Bari che le membrature assumono uno slancio nuovo. E mentre nelle facciate appaiono profili aguzzi fiancheggiati da quelle grandi torri quadrate che fiancheggiano anche le absidi, dappertutto è un senso di salienza che sembra preludere il gotico. Ma un tale carattere costante nella P. marittima viene meno sulle coste del golfo di Manfredonia e nella Capitanata ove prevalgono invece le chiare cadenze spaziali del classicismo della contemporanea e più antica architettura ellenistica delle coste dell'Asia Minore che nello stesso tempo - per somiglianza di rapporti con l'Oriente - influiva sulla formazione dell'architettura dei pisani.
Questi caratteri classicheggianti ed orientali dell'arte della Capitanata, come d'altronde quelli nordici della P. marittima, non rimangono tuttavia circoscritti nei due territori. Talora si mescolano gli uni agli altri, ridotti in un linguaggio architettonico molto espressivo e coloritissimo, fusi dall'attività dei maestri di scalpello. Anche costoro, curiosi e aspiranti verso il nuovo, intagliatori abilissimi, mescolavano modi orientali e nordici con reminiscenze classiche.
Capolavoro dell'architettura romanica nella P. marittima è il S. Nicola di Bari (sec. XI-XII) coronato anche in origine da una cupola simile all'altra che si vede all'incrocio del transetto del Duomo della stessa città. Il tipo di chiesa creato nel S. Nicola venne ripetuto con accenti di maggiore e minore originalità in altri edifici pugliesi: a Bitonto, a Trani, e a Ruvo nei rispettivi Duomi. Monumento esemplare dell'architettura romanica in Capitanata è invece il duomo di Troia pur esso iniziato nel sec. XI, come la tomba di Boemondo a Canosa, con chiari
riflessi di modelli dell'Asia Minore. Essi appaiono anche nel S. Leonardo e nella S. Maria di Sipanto, nella cattedrale di Monte S. Angelo e in quella di Foggia.
Ma oltre queste forme ebbero fortuna in P. anche altre di schietta impronta bizantina. Appaiono in costruzioni a cupola come la cattedrale di Venosa, il S. Andrea e il S. Francesco di Trani, il S. Pietro di Otranto, la S. Margherita di Bisceglie, la cattedrale di Molfetta e il S. Benedetto di Brindisi. Interessantissima la cosiddetta tomba di Rotari nel Garghino, sormontata da una altissima cupola e con ricordi di forme derivate da influenze nordici e orientali ma soprattutto arabi sia nella struttura che nelle decorazioni. Durante l'età romanica la P. fu un centro vitalissimo di attività sculturale, di somma importanza per gli influenze che più tardi (nel sec. XIII), doveva esercitare su tutta Italia. Elementi bizantini, musulmani ed anche nordici affluiti nella regione nel secc. XI e XII vennero dapprima elaborati con nuovo vigore e carattere popolareggiante. Lo testimonia l'opera di Accetto che nel sec. XI scolpì il pergamo del duomo di Canosa, quella del suo contemporaneo Romualdo che nello stesso Duomo scolpì la cattedra episcopale sostenuta da due elefanti. Nel 1088 fu anche lavorata la cattedra del S. Nicola di Bari ove elementi nordici (le esasperate cariatidi), classici (le transenne), musulmani (i fregi a sottosquadro), creano un insieme pieno di forza e di carattere.
Rilievi musulmani si ritrovano ancora in capitelli e portali nel Duomo e nel S. Nicola di Bari, nel duomo di Trani, nel S. Nicola di Lecce, nel portale di Ruvo, e nel pergamo del duomo di Bitonto opera del 1226 di un maestro Nicola. Ma già durante il sec. XII era sempre più frequente nelle decorazioni pugliesi l'apparire di immagini umane di una fattura che aveva caratteri sempre più vicini alle forme classiche. E mentre artisti pugliesi, quali Barisano da Trani, divenivano esperti nella fusione di grandi porte bronzee, secondo modi usati a Bisanzio, nello stesso portale del duomo di Troia, per altri aspetti da avvicinare a cose musulmane, apparivano forme classiche; così in quello del S. Nicola di Bari e nel suo meraviglioso finestrone. Ed ancora classiche forme serene appaiono nelle immagini di alcune mensole di Castel del Monte, di altre della cattedrale di Ruvo, nel portale di Anseramo da Trani, nel portale della chiesa del Rosario a Terlizzi e infine trionfano solenni, nel pergamo del duomo di Ravello, nella immagine di Sigilgaida Rufolo scolpita da Nicola di Bartolomeo da Foggia (1272). Sono le opere note nell'ambiente donde è uscito lo scultore che ha incamminato la plastica italiana su vie nuove: Nicola da P. Nicola Pisano (v.).
Allora, fra il sec. XII ed il XIII, in P. si costruirono e decorarono anche numerosi edifici di carattere civile e militare quali palazzi, castelli e fortificazioni; si citano i castelli di Bari, di Gioia del Colle e di Lucera e, splendido fra tutti, il Castel del Monte edificato da Federico II presso Andria, nelle cui decorazioni plastiche appaiono anche elementi di quel gusto gotico che in P. doveva penetrare solo più tardi quasi sempre attraverso l'attività di decoratori e costruttori campani.
La pittura dell'età romanica non ha lasciato in P. elementi sufficienti a tracciarne un profilo storico; quanto di quell'età v'appare, come la precedente pittura delle grotte basiliane, è versione dialettale o popolaresca di temi bizantini. Interessante tuttavia l'attività dei musaicisti che hanno eseguito il grande pavimento della cattedrale di Otranto e quello frammentario del duomo di Trani. In tutti e due gli elementi culturali che vi si incontrano sono quelli stessi della contemporanea scultura.
Durante il '300 anche nella pittura c'è ben poco di nuovo ove s'eccettuino gli elementi toscaneggianti derivati dal napoletano, che ricorrono qua e là in opere di minor conto e che hanno la loro massima espressione agli inizi del sec. XV nelle pitture che rivestono l'interno della chiesa di S. Caterina di Galatina. Allora cominciano anche ad arrivare in P. pitture dell'Italia settentrionale dei centri del versante adriatico. Così per la Madonna detta della disfida che è a Barletto nel Duomo, opera del modenese Paolo Serafini.
Ma durante il '400 e poi nel '500, quanto di buono s'ebbe di pittura in P. venne tutto da Venezia, e di impronta veneta è quel poco che fu fatto dai mestieranti locali. Il Gentile Bellini della cattedrale di Monopoli, il Giovanni Bellini del municipio della stessa città, i Bartolomeo Vivarini della cattedrale di Modugno, del Musco e del S. Nicola di Bari, il Palma il Vecchio nella cattedrale di Monopoli, come il tizanesco S. Francesco di Paola di Montrone, la Madonna di Paolo Veronese ed il S. Rocco del Tintoretto della cattedrale di Bari, ove è anche un Paris Bordone, mentre un altro quadro assegnato a quel pittore è nella S. Maria Nuova di Terlizzi, ove è anche un Presepio di Giovan Girolamo Savoldo, testimoniano quale vivo, intelligente interesse avessero allora i pugliesi per l'ottima pittura veneta.
Ma durante l'età barocca mentre nell'architettura - a Lecce, soprattutto, in fastosissimi motivi, che rivelano affinità con opere contemporanee di Sicilia e di Spagna - la P. ancora afferma una propria indipendenza ed una propria forza creatrice e nella plastica l'attività dei maestri locali si esaurisce appunto nelle decorazioni plastiche delle architetture, per la pittura i pugliesi riconoscono il centro più vivo dei loro interessi in Napoli. Così mentre operano in P. un Ferroglio, un Luca Giordano, un Bonito, a Napoli fanno fortuna nei campi dell'arte Carlo Rosa di Bitonto, i Fracanzano di Barletta e soprattutto Corrado Giaquinto di Molfetta. E ancora durante l'800 i legami con il maggior centro artistico dell'Italia meridionale si mantengono vivi non solo per le poche e mediocri fabbriche erette in P. da architetti partenopei quali l'Alvino, ma perché i migliori pugliesi si recano a Napoli a far pratica e quindi partecipano alla vita artistica napoletana. Così Antonio Bortone, scultore leccese (1844-1932), così i pittori Saverio Altamura di Foggia (1826-97), Gioacchino Toma di Galatina (1838-91), Giuseppe de Nittis di Barletta (1846-84).
V. FOLKLORE
Le tradizioni popolari della regione pugliese presentano un prevalente carattere marinaro. Permangono tuttora, specie nei piccoli porti, le vecchie usanze del lavoro e della vita dei pescatori.Precise norme consuetudinarie regolano i rapporti tra il padrone della barca e la ciurma, così come la distribuzione del pescato, il compenso, il cibo. Tradizionali sono pure i modi della pesca con le paranze (coppie di barche) e le forme per la vendita del pesce, attraverso un banditore esperto chiamato siolecare. Un vivo sentimento religioso impronta di sé tutta la vita popolare marinara dei pugliesi. Così la formula per chiamare di notte le squadre dei marinari al loro turno di lavoro è «S. Nicola»; e immagini del Santo e della Vergine, o della S. Famiglia sono talvolta dipinte sulle fiancate delle barche. Numerose sono anche le processioni a mare: tra le più caratteristiche, quelle della Vergine dei Martiri a Molfetta (8 sett.), di S. Nicola a Bari (8 maggio) e di S. Teodoro a Brindisi (ag.): l'immagine sacra, collocata sopra un altare affidato a una paranza pavesata a festa, viene condotta al largo per un paio di miglia con il seguito di centinaia di piccole imbarcazioni e rientra trionfante nel porto.
Espressioni caratteristiche del culto popolare sono i pellegrinaggi al santuario di S. Michele Arcangelo sul Gargano, alla basilica di S. Nicola di Bari, all'Incoronata presso Foggia, alla Madonna di Finisterre venerata a S. Maria di Leuca, estrema punta d'Italia, ecc. Nelle feste della Settimana Santa e di Natale sono frequenti le sopravvivenze del dramma sacro, sia nelle forme più elementari di processioni drammatiche con statue lignee,

(fot. Michele Ficarelli)

