PUGLIA

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II. Storia

Durante il corso di più che due secoli, dal sec. III al IV il cristianesimo si propagò nella regione pugliese: sorgerò prima i vescovati di Ecana, Canosa, Siponto, Venosa, Acerenza, Gnazia, Trani, Erdonia, Carmignano, forse Bari; più tardi, quelli di Brindisi, Oria, Lecce, Gallipoli, Taranto. Caduto l'Impero d'Occidente, il possesso della Puglia fu lungamente conteso tra gli imperatori bizantini, i Lontobardi e i Saraceni; ma i primi vi conservarono sempre una notevole superiorità sugli altri pretendenti e nel sec. X poterono ristabilire la loro dominazione nella maggior parte del paese.

l'unione di più diocesi, ma non da tutte quelle che rientrano in quella che tradizionalmente è conosciuta come P. L'attuale ripartizione, infatti, comprende i territori di 4 province (Bari, Brindisi, Lecce e Taranto), confinando a nord, attraverso i limiti della diocesi di Cerignola, con la regione conciliare beneventana e ad est con la regione lucana e calabra.

La regione conciliare comprende: cinque sedi metropolitane con le rispettive suffragane; Bari con Conversano, Ruvo e Bitonto; Brindisi con Ostuni; Otranto con Gallipoli, Lecce ed Ugento; Taranto con Castellanza ed Oria; Trani e Barletta con Andria e Bisceglie; e nove sedi immediatamente soggette: Gravina ed Irsina, Molfetta-Giovinazzo e Terlizzi; Monopoli, Nardo e le prelature nullius dioeceses di Altamura ed Acquaviva delle Fonti. La chiesa metropolitana di Manfredonia con la sede suffragana di Viesti e le sedi vescovili di Foggia e Troia, dapprima aggregate alla regione conciliare pugliese, furono successivamente riunite ed assegnate, con il loro territorio, a quella beneventana.

Il Seminario regionale pugliese, sorto a Lecce e trasferito a Molfetta, quivi rimase con i vari corsi teologici e liceali per la formazione del clero secolare; la sede invece dei tribunali di prima istanza, unificati in tribunale regionale per le cause di nullità matrimoniale secondo il motu proprio Qua cura del 31 dic. 1938, è Bari con appello ordinario a Benevento, sede del tribunale della regione conciliare beneventana. In P. i metropolitani sono tutti arcivescovi residenziali e godono i diritti speciali, elencati nel can. 274 sgg. del CIC, nonché la veste distintiva del pallio.

BIBL. : Ann. Pont., 1932, p. 1200 e sotto le singole sedi; S. Congr. Consistoriale, Index sedium titularium archiepiscopaleum et episcopaleum, Città del Vaticano 1933. Giuseppe Casoria

IV. ARTE

Testimonianze di civiltà preistorica e protostorica documentano una intensa vita nella regione, anteriore ai suoi diretti contatti con l'Elldae. Diverse strutture architettoniche, certo molto antiche, quali il cosiddetto Centopietre di Patù - paesetto presso il luogo della città messapica di Veretum distrutta dai Saraceni nel sec. IX - che è un piccolo edificio rettangolare formato da enormi blocchi squadrati connessi senza malta e coperto da 26 pietroni disposti a doppio spiovente; o quali i resti di gigantesche muraglie in altre città messapiche, come Muro Leccese, Gnazia, Manduria, hanno rapporto con costruzioni protoderiche anche se, per alcuni studiosi, in qualche caso, quelle muraglie possono ritenersi opere del sec. IV e perfino del sec. III a. C. Sono invece molto rare e poco significative le strutture architettoniche di Puglia - Esterno della cupola ottagona di S. Caterina (1384-91). Galatina.
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PUGLIA - Grotta santuario di S. Michele - Monte S. Angelo, Gargano.
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(fot. Gall. Musei Vaticani)

Puglia - Esterno della cupola ottagona di S. Caterina (1384-91). Galatina.

di puro gusto ellenico, gusto d'altronde testimoniato abbandonatamente nella regione della folta messe di vasi greci, della migliore epoca, rinvenuti nelle necropoli specie presso Taranto. Da essi deriva quella magnifica fioritura dell'arte vascolare che s'ebbe nella regione anche durante il periodo della dominazione romana, in parte appunto connessa ai modelli ellenici, quali le terrecotte di Taranto del tipo delle Tanagre, in parte invece manifestazione di una vivacissima espressività indigena.

Ponti, strade, acquedotti, la colonna di Brindisi che segna il concludersi dell'Appia, l'edicola di Fasano, l'anfiteatro di Lecce, l'arco di trionfo di Canosa ricordano il crescente interesse che ebbe la P. al tempo dei Romani durante l'Impero, della cui tarda età, a Barletta, è una testimonianza singolarissima nella colossale statua bronzea ritenuta da alcuni storici l'immagine di Valentiniano, da altri quella di Eraclio o di Marciano. Sono invece scarse le testimonianze che abbiano valore d'arte per l'alto medioevo, e, dopo i musei già orientaleggianti della cupola dell'oratorio di Casaranello, che appartengono al sec. V, bisogna ricercare quelle testimonianze nelle pitture che rivestono le pareti delle grotte che in Terra d'Otranto furono cenobì di monaci basiliani. Tali cenobi, scavati nella roccia e detti laure, erano appunto decorati con pitture nella massima parte anteriori al sec. XI e che riflettono le varie gradazioni del gusto bizantino, anche se tradotte con inflessioni popolari.

Le distruzioni provocate dai Longobardi nel sec. VI, dai Saraceni e dai Bizantini nel sec. IX hanno in parte provocato l'estrema povertà di monumenti pugliesi di età anteriore al sec. XI; ma tale povertà certo è stata anche determinata dalla intensissima vita culturale, artistica, politica e civile fiorita nella regione fra il sec. X e il XIII, e dallo spirito di rinnovamento che presiedette al suo fortunato sviluppo. Allora al posto delle vecchie costruzioni cominciarono a sorgerne ovunque delle nuove riflettenti nei molteplici aspetti predilezioni, interessi, gusti svariatissimi e l'aspirazione costante ad una forza ed originalità d'espressione, per

riflessi di modelli dell'Asia Minor. Essi appaiono anche nel S. Leonardo e nella S. Maria di Sipanto, nella cattedrale di Monte S. Angelo e in quella di Foggia.

Ma oltre queste forme ebbero fortuna in P. anche altre di schietta impronta bizantina. Appaiono in costruzioni a cupola come la cattedrale di Venosa, il S. Andrea e il S. Francesco di Trani, il S. Pietro di Otranto, la S. Margherita di Bisceglie, la cattedrale di Molfetta e il S. Benedetto di Brindisi. Interessantissima la cosiddetta tomba di Rotari nel Gargano, sormontata da una altissima cupola e con ricordi di forme derivate da influssi nordici e orientali ma soprattutto arabi sia nella struttura che nelle decorazioni. Durante l'età romanica la P. fu un centro vitalissimo di attività culturale, di somma importanza per gli influssi che più tardi (nel sec. XIII), doveva esercitare su tutta Italia. Elementi bizantini, musulmani ed anche nordici affluì nella regione nei secc. XI e XII vennero dapprima elaborati con nuovo vigore e carattere popolareggiante. Lo testimonia l'opera di Accetto che nel sec. XI scelpì il pergamo del duomo di Canosa, quella del suo contemporaneo Romualdo che nello stesso Duomo scolpì la cattedra episcopale sostenuta da due elefanti. Nel 1088 fu anche lavorata la cattedra del S. Nicola di Bari ove elementi nordici (le esasperate carati di faccioli) e la cattedra di Canosa (il gregge a sottoquattro), creano un insieme pieno di forza e di carattere.

Rilievi musulmani si ritrovano ancora in capitelli e portali nel Duomo e nel S. Nicola di Bari, nel duomo di Trani, nel S. Nicola di Lecce, nel portale di Ruvo, e nel pergamo del duomo di Bitonto opera del 1229 di un maestro Nicola. Ma già durante il sec. XII era sempre più frequente nelle decorazioni pugliesi l'apparire di immagini umane di una fattura che aveva caratteri sempre più vicini alle forme classiche. E mentre artisti pugliesi, quali Barisano da Trani, divenivano esperti nella fusione di grandi porte bronze, secondo modi usati a Bisanzio, nello stesso portale del duomo di Troia, per altri aspetti da avvicinare a cose musulmane, apparivano forme classiche; così in quello del S. Nicola di Bari e nel suo meraviglioso finestrone. Ed ancora classiche forme serene appaiono nelle immagini di alcune mensole di Castel del Monte, di altre della cattedrale di Ruvo, nel portale di Anserano da Trani, nel portale della chiesa del Rosario a Terlizzi e infine trionfano solenni, nel pergamo del duomo di Ravello, nella immagine di Sigillagoda Rufolo scolpita da Nicola di Bartolomeo da Foggia (1272). Sono le opere note nell'ambiente donde è uscito lo scultore che ha incamminato la plastica italiana su vie nuove: Nicola da P. Nicola Pisano (v.).

Allora, fra il sec. XII ed il XIII, in P. si costruirono e decorarono anche numerosi edifici di carattere civile e militare quali palazzi, castelli e fortificazioni; si citano i castelli di Bari, di Gioia del Colle e di Lucera e, splendido fra tutti, il Castel del Monte edificato da Federico II presso Andria, nelle cui decorazioni plastiche appaiono anche elementi di quel gusto gotico che in P. doveva penetrare solo più tardi quasi sempre attraverso l'attività di decoratori e costruttori campani.

La pittura dell'età romanica non ha lasciato in P. elementi sufficienti a tracciare un profilo storico; quanto di quell'età v'appare, come la precedente pittura delle grotte basiliane, è versione dialettale o popolaresca di temi bizantini. Interessante tuttavia l'attività dei musulmani che hanno eseguito il grande pavimento della cattedrale di Otranto e quello frammentario del duomo di Trani. In tutti e due gli elementi culturali che vi si incontrano sono quelli stessi della contemporanea scultura.

Durante il '300 anche nella pittura c'è ben poco di nuovo ove s'eccettuano gli elementi toscaneggianti derivati dal napoletano, che ricorrono qua e là in opere di minor conto e che hanno la loro massima espressione agli inizi del sec. XV nelle pitture che rivestono l'interno della chiesa di S. Caterina di Galatina. Allora cominciano anche ad arrivare in P. pitture dell'Italia settentrionale dei centri del versante adriatico. Così per la Madonna detta della disfida che è a Barletta nel Duomo, opera del modenese Paolo Serafini.

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PUGLIA - Facciata della Cattedrale (1316 e sovrastrutture del sec. XVII) - Altamura.

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Quasi la P. durante il periodo romanico appare fra i centri più interessanti d'attività architettonica dell'Europa intera. Il luogo cioè ove elementi, gusti e invenzioni, di impronta nordica, s'incontrano con altri dei versanti dall'Oriente ellenistico, e con essi più che accoppiarsi si fondono, s'amalgamano, si risolvono con spiriti diversi.

Ed è nella P. marittima, dove sembrano appunto prevalere le forme architettoniche che, contemporaneamente, hanno vita in Lombardia, a Trani, a Bitonto, a Ruvo, a Bari che le membrature assumono uno slancio nuovo. E mentre nelle facciate appaiono profili aguzzi fiancheggiati da quelle grandi torri quadrate che fiancheggiano anche le absidi, dappertutto è un senso di salienza che sembra precludere il gotico. Ma un tale carattere costante nella P. marittima viene meno sulle coste del golfo di Manfredonia e nella Capitanata ove prevalgono invece le chiare cadenze spaziali del classicismo della contemporanea e più antica architettura ellenistica delle coste del 'Asia Minor che nello stesso tempo - per somiglianza di rapporti con l'Oriente - influiva sulla formazione dell'architettura dei pisani.

Questi caratteri classicheggianti ed orientali dell'arte della Capitanata, come d'altronde quelli nordici della P. marittima, non rimangono tuttavia circoscritti nei due territori. Talora si mescolano gli uni agli altri, ridotti in un linguaggio architettonico molto espressivo e coloristico, così, fusi dall'attività dei maestri di scalpello. Anche così, storo, curiosi e aspiranti verso il nuovo, intagliatori abilissimi, mescolavano modi orientali e nordici con reminiscenze classiche.

Capolavoro dell'architettura romanica nella P. marittima è il S. Nicola di Bari (sec. XI-XII) coronato anche in origine da una cupola simile all'altra che si vede all'incrocio del transetto del Duomo della stessa città. Il tipo di chiesa creato nel S. Nicola venne ripetuto con acenti di maggiore e minore originalità in altri edifici pugliesi: a Bitonto, a Trani, e a Ruvo nei rispettivi Duomi. Monumento esemplare dell'architettura romanica in Capitanata è invece il duomo di Troia pur esso iniziato nel sec. XI, come la tomba di Boemondo a Canosa, con chiari

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(1st. Aediction)
Puglia - Facciata della Cattedrale (1316 e sovrastruttura del sec. xvir) - Altamura.

Ma durante il '400 e poi nel '500, quanto di buono s'ebbe di pittura in P. venne tutto da Venezia, e di impronta veneta è quel poco che fu fatto dai mestieranti locali. Il Gentile Bellini della cattedrale di Monopoli, il Giovanni Bellini del municipio della stessa città, i Bartolomeo Vivarini della cattedrale di Modugno, del Museo e del S. Nicola di Bari, il Palma il Vecchio nella cattedrale di Monopoli, come il tizianesco S. Francesco di Paola di Montrone, la Madonna di Paolo Veronese ed il S. Rocco del Tintoretto della cattedrale di Bari, ove è anche un Paris Bordone, mentre un altro quadro assegnato a quel pittore è nella S. Maria Nuova di Terlizzi, ove è anche un Presepio di Giovan Girolamo Savoldo, testimonianza quale vivo, intelligente interesse avessero allora i pugliesi per l'ottima pittura veneta.

Ma durante l'età barocca mentre nell'architettura - a Lecce, sopratutto, in fastosissimi motivi, che rivelano affinità con opere contemporanee di Sicilia e di Spagna - la P. ancora afferma una propria indipendenza ed una propria forza creatrice e nella plastica l'attività dei maestri locali si esaurisce appunto nelle decorazioni plastiche delle architetture, per la pittura i pugliesi riconoscono il centro più vivo dei loro interessi in Napoli. Così mentre operano in P. un Ferroglio, un Luca Giordano, un Bonito, a Napoli fanno fortuna nei campi dell'arte Carlo Rosa di Bitonto, i Francanziano di Barletta e soprattutto Corrado Giaquinto di Molfetta. E ancora durante l'800 i legami con il maggior centro artistico dell'Italia meridionale si mantengono vivi non solo per le poche e mediocri fabbriche erette in P. da architetti partenopei quali l'Alvino, ma perché i migliori pugliesi si recano a Napoli a far pratica e quindi partecipano alla vita artistica napoletana. Così Antonio Bortone, scultore leccese (1844-1932), così i pittori Saverio Altamura di Foggia (1826-97), Gioacchino Toma di Galatina (1838-91), Giuseppe de Nittis di Barletta (1846-84).

BIBL.: M. Salmi, in Guida d'Italia del Touring Club Ital., Italia meridionale, I, Milano 1926, pp. 117-27; P. Toesca, Storia dell'arte, Torino 1927, passim; P. Ducati, L'arte classica, 1927, passim; V. Verginelli, S. V. BENE. Ital., XXVIII, pp. 511-14 (con bibl.); E. Lavagnino, L'arte medioevale, 1936 e 1949, passim. Emilio Lavagnino

V. FOLKLORE

Le tradizioni popolari della regione pugliese presentano un prevalente carattere marinaro. Permangono tuttora, specie nei piccoli porti, le vecchie usanze del lavoro e della vita dei pescatori.

Precise norme consuetudinarie regolano i rapporti tra il padrone della barca e la ciurma, così come la distribuzione del pescato, il compenso, il cibo. Tradizionali sono pure i modi della pesca con le paranza (coppie di barche) e le forme per la vendita del pesce, attraverso un banditore esperto chiamato viatocare. Un vivo sentimento religioso impronta di sé tutta la vita popolare marinara dei pugliesi. Così la formula per chiamare di notte le squadre dei marinari al loro turno di lavoro è S. Nicola; e immagini del Santo e della Vergine, o della S. Famiglia sono talvolta dipinte sulle fiancate delle barche. Numerose sono anche le processioni a mare: tra le più caratteristiche, quelle della Vergine dei Martiri a Molfetta (8 sett.), di S. Nicola a Bari (8 maggio) e di S. Teodoro a Brindisi (ag.): l'immagine sacra, collocata sopra un altare affidato a una paranza pavestata a festa, viene condotta al largo per un paio di miglia con il seguito di centinaia di piccole imbarcazioni e rientra trionfante nel porto.

Espressioni caratteristiche del culto popolare sono i pellegrinaggi al santuario di S. Michele Arcangelo sul Gargano, alla basilica di S. Nicola di Bari, all'Incoronata presso Foggia, alla Madonna di Finisterre venerata a S. Maria di Leuca, estrema punta d'Italia, ecc. Nelle feste della Settimana Santa e di Natale sono frequenti le sopravvivenze del dramma sacro, sia nelle forme più elementari di processioni drammatiche con statue lignee, dette misteri, talora in numero cospicuo e con il seguito di personaggi in costume, sia negli aspetti più complessi di vere e proprie rappresentazioni sacre come, p. es., quelle delle campagne di Taranto per Natale (La sonata dei pastori) o per l'Epifania (Il viaggio dei Re magi). Anche la vita agricola offre nella P. interessanti aspetti folkloristici: tra le costruzioni rurali vanno ricordati i trulli, o cascade, che ad Alberobello e in altri piccoli centri della provincia ricca formano interi agglomerati urbani assai caratteristici con le loro cupolette dalle cime biancheggianti. La raccolta delle ulive è regolata da antiche consuetudini di lavoro, così come la mietitura nell'assoluto Tavoliere: essa si chiude con un cape canale, lauta cena offerta al padrone del fondo; per la vendemmia risuonano particolari antici lirici. Originaria della P. è la tarantella, danza di corteggiamento eseguita da una o più coppie, al suono di sacchere: essa deriva il suo nome dalla città di Taranto, e non da quello di tarantola, ragno velenoso che spesso punge con grave pericolo della vita. Esiste, sì, anche la danza dei tarantolati, che si protrae talvolta per venti o trenta ore, ma essa ha scopo curativo ed è nettamente diversa dalla graziosa tarantella. Le forme d'arte paesana in P. raggiungono spesso notevoli valori espressivi: si ricordano le bisacce tessute nei telai casalinghi, i ricami e merletti con motivi caratteristici, quale, p. es., la girandola, le ceramiche rustiche di Grottaglie, di Ruvo e altri centri, le arche e i cassoni gustosamente intagliati. Copiosa è anche la messe di canti e leggende che spesso presentano una profonda elaborazione di ambientamento, anche se riflettono schemi, o temi, o modelli comuni ad altre regioni.

Vedi: tavv. VI-VIII.

BIBL.: S. La Sorsa, Il folklore nelle scuole di P., Milano 1926