CLUNY - C. e la sua zona d'influenza (secc. x-xxv) : 1) C. 2) Le Quinque filiae. 3) Principali centri cluniacensi. 4) Priorati cluniacensi fondati oppure abbazie riformate dagli abati Bernone, 910-24 (B.), Oddone 924-42 (Od.), Maiolo 954 [964]-04 (M.), Odilone 994-1048 (O.), Ugo 1049-1109 (U.). La scelta è stata ristrettissima. 5) Centri influenzati da C. 6) Riforme paralleli indipendenti da C. 7) Ordini monastici nuovi: Certosini (1084), La Grande-Chartreuse, Cistercensi (1098), Cîteaux e Clairvaux; e centri di riforme canonicali: Canonici regolari, S. Frediano a Lucca (fine sec. XI), Prémontré (1121). 8) Priorato neocluniacense di Aosta. 9) Centri abitati.
della diocesi di C.-G., istituita per i fedeli orientali dal pontefice Pio IX con bolla del 19 dic. 1853.
Superfice kmq. 14.000; ab. 600.000 (cattolici 421.652); parrocchie 463.
CLUNY (Cluniacum, CLUNI). - Città della regione del Rodano, dipartimento Saône-et-Loire, diocesi di Mâcon, con resti dell'omonima abbazia benedettina, chiamata la « seconda Roma », e centro ideale delle tendenze riformatrici del basso medioevo.
SOMMARIO:
I. Storia dell'abbazia
II. Organizzazione della Congregazione
III. Caratteristiche spirituali
IV. Estensione della riforma
V. Metodi di conquista
VI. Cause dell'ascesa e della decadenza
VII. Costume dei Cluniacensi
VIII. Importanza
IX. Restaurazione di C
X. Arte di C.I. STORIA DELL'ABBAZIA
L'atto di fondazione dell'11 sett. 910 (riportato da A. Bruel, tav. 1) designa C. come « monastero libero » sotto la protezione di Roma. Fondatori ne sono Guglielmo, duca d'Aquitania (m. nel 918), e il b. abate Bernone di Baume (m. nel 927). L'età classica di C. (910-1156) è caratterizzata dal suo influsso e dall'amministrazione da parte di abati capaci e santi. S. Oddone (927-42, oppure 948) concluse nel 931 l'importantissima unione con Roma (Jaffé-Wattenbach, 3854). I santi abati Maiolo (954-94), Odilone (994-1048) e Ugo (1049-1109) stabilirono sull'Europa la supremazia religiosa cluniacense. Dopo l'insuccesso di Ponzio (1122 dimissionario, 1126 scomunicato), C. raggiunse sotto Pietro il Venerabile l'apice della sua potenza (400monaci in C., massima estensione della Congregazione; nel 1131 è ultimata la basilica di Ugo, magnifico edificio a cinque navate). Il periodo delle riforme interne (1156-1621) rivelò un indebolimento della capacità d'espansione; condusse a numerosi tentativi di riforma nell'interno, e alla cessione del diritto di indipendenza alla Corona francese (1258), per cui divenne commenda della Corona, e soffrì sensibili perdite (incendio del 1157, guerra dei Cento anni, saccheggio dei tesori della biblioteca in occasione del moto ugonotto [1562], perdita delle comunità estere per la riforma del sec. XVI). Il periodo della decadenza (1621-1790) iniziò con lo spezzarsi della Congregazione nei due gruppi di riformati e non riformati sotto l'abate Giacomo di Veny d'Arbouze (1621-29). Il card. Richelieu, quale commendatario, uni (1629-42) C. per dieci anni con i Maurini. Il suo successore, card. Mazzarino, uni C. alla Congregazione di St-Vanne (1654-61), unione che si spezzò nel 1661. Sotto l'ultimo commendatario, card. Domenico de la Rochefoucauld (1757-90), vivevano in C. ormai soltanto 40 monaci. L'esecuzione del decreto statale di soppressione del 19 febbr. e dal 20 marzo 1790 era ultimata nel luglio 1791. L'ultima Messa conventuale nella basilica di Ugo fu celebrata il 25 ott. 1791. Il 21 apr. 1798 si procedette alla vendita dei terreni a privati per due milioni e quattordicinila franchi. La distruzione degli edifici abbaziali incominciò nel sett. del 1801. Nel giugno-luglio del 1811 si fece saltare in aria la navata della chiesa per tracciarvi una strada, per il che
gli abitanti di C. dovettero udire da Napoleone I le dure parole: « Allez, vous êtes des vandales! ».
II. ORGANIZZAZIONE DELLA CONGREGAZIONE
Le basi della costituzione erano la Consuetudines, gli Statuta degli abati, dei Capitoli generali, e dei romani pontefici. Le Consuetudines del tempo di Oddone (D. Albers, Consuetudines monasticae, II, pp. 1-24) sono una elaborazione delle disposizioni di Benedetto d'Aniane (m. nell'821; ibid., III, pp. 154-56); la seconda redazione risale al 1000-30 (ibid., II, pp. 31-61). Un'altra redazione è dell'anno 1043 (ibid., I, p. 1 sgg.). Per la redazione di Bernardo (1063-87) e Udalrico (1079), cf. sotto, bibl. Dal sec. XII in poi seguono molti Statuta complementari (testi in Marrier, pp. 1053-76, 1457-70, 1471-1541-1616). La struttura di C. si basa su una immensa donazione di beni immobili (documenti in A. Bruel, Recueil, I-VI). La gerarchia delle cariche (camerarius, cellarius, cantor, ecc.), venne poi aumentata (forestarius, sepiarius, harengerius), e il tradizionale decanato sostituito dalla nuova costituzione del priorato. Nella stratificazione sociale cluniacense si trovano: sacerdoti e monaci laici; nutriti, provenienti dall'istituto degli Oblati (soppressi da Pietro il Venerabile) e più tardi i conversi; infine affi-liati, addetti e servi. Nella Congregazione di C. non si conobbe invece il « procuratore civile » (advocatus). La struttura della Congregazione cluniacense si fonda su tre principi costitutivi: il principio feudale della traditio, l'idea aniana dell'unione sotto controllo, e lo schema, già noto dal tempo di Gregorio Magno, di monastero principale e monastero affiliato. La Congregazione così costituita si articolava in cinque gruppi ineguali: a) gruppo dei priorati immediatamente sottoposti (le cosiddette « Quinque Filiae » di C., Leves in Inghilterra, La-Charité-sur-Loire, St-Martin-des-Champs [Parigi], Souvigny, Sauxillanges, alle quali si devono in certo qual modo aggiungere alcune abbazie che ritennero il titolo abbaziale come Camprodon, S. Benedetto in Polirone, ecc.); b) i priorati mediatamente sottoposti (cioè i monasteri sottoposti alle « Quinque Filiae »); c) il gruppo delle abbazie incorporate; d) le abbazie poste solo sotto diretta sorveglianza e non incorporate nelle quali C. dirige o convalida l'elezione dell'abate (Vézelay, Moissac, St-Martial di Limoges, ecc.); e) le abbazie affidate temporaneamente per la riforma (Fleury, St-Maur-des-Fossés, Marmoutier). Il capo della Congregazione era il « prior abbas » (Marrier, p. 1406), la cui potestà all'inizio del sec. XIII, era già condivisa con 10 capi provinciali (camerarii); Gregorio IX (28 luglio 1231) la limitò ancora per mezzo del Capitolo generale e dei definitori (4, poi 15). Le rendite dell'abate provenivano da beni stabili, dalle entrate di cancelleria e da imposte. Il complesso fiscale del 1377 ascese a 16.122 libbre.

(da E. Ricard, C. et les environs, 2e ed., Nancy s. d., t. av. I)
CLUNY - Ricostruzione del complesso monumentale di C., prima della distruzione (sett. 1801-luglio 1811); A. Entrata; B. Edifici claustrali (sec. xvii); C. Facciata del palazzo cosiddetto di papa Gelasio (principio sec. xiv con modifiche di Richelieu, sec. xvii); D. Palazzo di Giacomo d'Amboise (principio sec. xvi); E. Palazzo di Giovanni di Borbone (seconda metà sec. xv); F. Scuderia di S. Ugo; H. Rimesse e abitazione dei domestici; I. Prigione; K. Torre Fabri (sec. xiv); L. Torre rotonda (sec. xii); M. Torre del mulino (sec. x); N. Torre dei formaggi (sec. xi), basilica (sec. xii); a. Torre degli archivi; b. Torre della giustizia; c. Nartece; d. Navata maggiore; e. Campanile del coro; f. Campanile di S. Caterina; g. Campanile dell'acqua benedetta, superstite; h. Campanile delle lampade; i. Campanile dell'orologio.
III. CARATTERISTICHE SPIRITUALI
L'aspirazione al monachesimo integrale ha impresso a C. evidenti caratteristiche, così che il suo tipo si differenzia nettamente da quello delle abbazie gentilizie, regie e imperiali. Esse sono:a) l'ideale liturgico, trasformatosi poi in una specie di ritualismo, costituito dal prolungamento dell'Opus Dei per mezzo dell'Oratio Trina; dagli uffici votivi; dai salmi speciali e da lunghi riti processionali. L'ufficio del coro sostituì il lavoro manuale e lo studio (Petrus Ven., Statutum, 67, in M. Marrier, p. 1272);
b) gli Ideali di libertà, contenuti nella Carta di fondazione del 910 per i quali i cluniacensi lottarono contro l'oppressione proveniente dal sistema feudalistico delle Chiese gentilizie. Il bisogno di libertà creò il sistema priorale di C. (emancipazione della Chiesa bassa francese del sec. xi dalle mani dei laici), e il recente istituto dei conversi (Charité-sur-Loire) spinse C. a erigere grandi monasteri e a debellare i « Procuratori civili » (riforma di Hirsau); e condusse finalmente C. a trasportare queste idee all'alta Chiesa per mezzo del gregorianesimo;
c) l'Unione con Roma. C. dal 910 al 1258 si servì di Roma come contrappeso al feudalesimo laico ma soprattutto al feudalesimo episcopale. L'ideale di libertà, culminato nel sec. x, nell'esenzione, condusse
i circoli cluniacensi dei secc. XI-XII ad una certa psicosi di emancipazione con alterni successi. Lontani echi di queste lotte sono i cann. 615-18 dell'odierno CIC;
d) volontà di riforma. Gli abati del periodo classico (915-1156) hanno fatto di questo retaggio di Benedetto d'Aniane, mediante un lavoro indefesso (desudati labores, dice la Vita Odilonis, in M. Marrier, p. 1814), una caratteristica di C;
e) il Centralismo. L'avvenuta riforma doveva essere garantita dall'unione in Congregazione (Ugo il Grande nel caso di Lézat [Bruel, Recueil, IV, p. 563, n. 3454 del 5 nov. 1073]). In tal modo crebbe fin dal 929 una gerarchia feudale diretta da una centrale che, ad onta dei risentimenti antifeudalistici, era radicata in ultima analisi, nonostante tutto, nell'idea della Chiesa gentilizia.
I punti caratteristici dell'ideale centralistico di C. sono: la tendenza verso il diritto stabile dell'ordinatio, il sistema del priorato già menzionato, il diritto di visita dell'abate maggiore, e, cosa curiosa, le continue opposizioni entro la stessa Congregazione contro il sistema centralistico.
IV. ESTENSIONE DELLA RIFORMA
L'attività riformatrice di C. ebbe di mira due cose: la diffusione della riforma e l'annessione del monastero riformato alla Congregazione. Si devono dunque distingueredue gruppi di monasteri cluniacensi: i riformati e quelli annessi alla Congregazione. I monasteri annessi alla Congregazione di C. avevano raggiunto fino al 937 il numero di 17. Nel 994 erano 37, fino al 1048 sono 65, e sotto Pietro il Venerabile, a quanto si dice, 2000 (M. Marrier, p. 600). Il più recente riesame della questione per i secc. XII-XIV diede rispettivamente 1174 e 1450 case (G. de Valous, II, pp. 179-271; Schmitz, I, p. 138). Secondo una pricca e provvisoria statistica le case riformate ammontano a 1629. L'estensione complessiva dell'influsso cluniacense dal sec. XI al sec. XIV porta pertanto almeno 2795 e rispettivamente 3079 comunità.
Statistica, secondo i paesi, dell'influsso riformatore:
a) Francia. La Congregazione cluniacense (dal 929) con 960 case dipendenti nel territorio di lingua francese. La primitiva riforma della Francia meridionale (dal 929) non aggregata a C.: Aurillac da sola aveva 65 case dipendenti. Si aggiungano: Tulle, St-Jean-d'Angély, St-Pons-de-Thomières, Genouillac e altri. Gruppo di Fleury (dal 930) con più di 20 comunità. Gruppo di Marmoutier (dal 982) con 8 case. Movimento di Digione (dal 990) con più di 60 case nel territorio di lingua francese. Gruppo di Le Bec, presso Rouen, con 18 case (seconda metà sec. XI).
b) Italia. La riforma di Oddone (936-41) con circa una dozzina di comunità nell'Italia centrale e meridionale. Gruppo di Digione-Fruttuaria (dal 1003) con ca. 39 case nell'Italia settentrionale. L'unione di Farfa (inizio del sec. XI) con le 683 chiese esistenti nel suo dominio temporale. L'unione di La Cava (dal 1079) con 77 abbazie, 100 priorati e 33 obbedienze. L'unione italiana di C. (dalla fine del sec. X) con ca. 54 case anteresse.
c) Germania. L'unione cluniacense alemannica (dal 1050) con ca. 22 case in territorio di lingua tedesca. Gruppo della riforma di St. Blasien (dal 1068-72) con ca. 36 case nella Germania del nord e del sud. Gruppo di Siegburg (dal 1070) con 19 comunità del tipo di Fruttuaria. Movimento di Hirsau (dal 1077-79) con ca. 100 comunità del tipo cluniacense. Gruppo di Anchin, al Pas-de-Calais (dal 1087), con ca. 40 case nel Belgio e nelle Fiandre.
d) Spagna. Gruppo di S. Juan de la Peña in Aragona (dal 1020) con 65 case. Gruppo di S. Vittoriano de Asán in Aragona (Orma, Taberna, Ovarra, ecc.). Gruppo di Oña di Castiglia (dal 1032) con 73 case dipendenti. Gruppo di S. Pedro de Cardeña in Castiglia (dal 1035) con 5 case riformate. Gruppo di Silos in Castiglia (dal 1041) con 15 case dipendenti. Gruppo di Sahagún (dal 1079) con 138 case dipendenti. Gruppo di Arlanza presso Burgos in Castiglia (fine del sec. XI) con 30 case riformate. L'unione priorale di C. dal 1045 con 27 case (centro: S. Zoilo de Carrión) e l'unione di Moissac affiliata a C. (dal 1073-78) con 4 abbazie dipendenti e un certo numero di priorati.
e) Inghilterra. Riforma di Guglielmo il Conquistatore (dal 1066) che nelle 36 abbazie esistenti chiamò successivamente 29 abati del movimento di Digione (Jumièges, Fécamp, Bernay, Cérisy), 15 del movimento di Bec, 3 da C. stessa e 2 da Marmoutier. L'unione priorale inglese di C. (1077) con 43 comunità contava all'atto della soppressione del 1536 ancora 35 case.
f) Oriente. Sotto Pietro il Venerabile (1122-56) esisteva una colonia di C. in Civitot presso Bisanzio, una casa a Patrasso, due abbazie in Palestina (Monte Tabor e S. Maria nella valle di Josaphat).
g) Polonia e Ungheria. Presentano ugualmente nel sec. XI influssi cluniacensi.
V. METODI DI CONQUISTA
I metodi con i quali venne raggiunto questo numero non possono sempre essere chiamati felici. Fin dal sec. XI la volontà di conquista si sovrappose sempre più all'originale ideale di riforma. I metodi onesti del tempo primitivo (attrarre alla propria causa i proprietari delle chiese, e la messa in opera delle qualità monastiche) furono sostituiti: a) con il disprezzo degli altrui ideali; b) con l'indurre gli altri a riformarsi sotto pretesti disciplinari; c) con il condurre la riforma imponendosi con metodi coattivi sotto l'apparenza di lotta costituzionale.VI. CAUSE DELL'ASCESA E DELLA DECADENZA
L'espansione di C. fu causata dalle qualità monastiche di alcune eminenti personalità di capi che poterono, sin dalle origini, imporsi a comunità realmente bisognose di riforma. A ciò si aggiunse la superiorità di statuti ben definiti, la brillante organizzazione di indirizzo internazionale e la posizione centrale nel cuore dell'Occidente latino. Per lo sviluppo economico risultò importante la cura sapiente dell'idea monastica, del ricordo dei defunti e dell'opportunità di suffragarli. Tutto questo però fu messo in pieno risalto soltanto dalla singolare esenzione di C. dall'ordinamento feudale civile ed ecclesiastico (doppia esenzione) e dalla stretta unione con Roma. Conduzzare C. alla decadenza non tanto i cambiamenti economici e sociali dei secc. XII-XIII o le perdite di uomini del sec. XIV (peste) quanto piuttosto i numerosi eccessi (centralismo, ritualismo, spiritualismo eccessivo, esagerata norma del silenzio, ecc.) e spostamenti nell'interno (deficenza della volontà di riforma, nascente freddezza verso Roma, cessione dell'esenzione, crescente feudalizzazione degli uffici claustrali; cf. Molitor, I, p. 151) come anche la fiacchezza strutturale dell'intero sistema, con le sue anormalità e le sue ineguaglianze negli elementi costitutivi. Il tentativo cluniacense di monopolizzare il monachesimo favori, fin dal sec. XII, un contraccolpo di ideali di libertà. Nella concorrenza, spesso penosa, con nuovi tipi di ordini (Cîteaux) il sistema di C. si dimostrò ormai superato.VII. COSTUME DEI CLUNIACENSI
La cocolla scapolare è lunga fino alla caviglia, senza maniche, ricca di pieghe, aperta da un lato e legata più volte. La cocolla talare, senza cappuccio, è lunga fino alla caviglia con maniche lunghe e larghe come il braccio, gonfie e chiuse come una camicia. Modo di portarla: ambedue le cocolle (in contrapposizione alla comune dei monaci) vengono di regola portate contemporaneamente. Colore: più o meno nero o scuro.VIII. IMPORTANZA DI C
1. Per l'Occidente. — a) Il suo pensiero sociale, di portata internazionale, si manifestò nella cura dei poveri e delle vie di transito per i pellegrini, nella colonizzazione di vasti terreni e soprattutto nella propagazione del movimento per la pace (tregua di Dio). Con la sua posizione di critica verso l'ordinamento mondiale feudale, C. precorse largamente le idee sociali del suo tempo (A. Schulte).b) Nella sfera culturale non raggiunse l'altezza scientifica di altri monasteri, malgrado l'intensa attività scrittoria (la biblioteca di C. al sec. XII contava 570 manoscritti; cf. L. Delisle, pp. 259-81), l'influsso larghissimo dello scriptorium (H. Fichtenau, Mensch und Schrift, Vienna 1946, pp. 158-76) e il largo orizzonte politico della storiografia cluniacense (Spörl). L'importanza culturale di C. sta piuttosto negli influssi architettonici che si diffusero dalla basilica di S. Pietro, del 981 e del 1131, nella Borgogna, nell'Impero e lungo l'itinerario di S. Giacomo di Compostella (conseguimento della vittoria della tecnica della costruzione a volta sul soffitto piano basilicale, accentuazione della grandiosità e della scultura monumentale, accettazione degli influssi ibero-arabi, riduzione della cripta, ecc.).
c) La sua volontà politica concepì, già ai giorni di Odilone, l'ideale europeo (Schreiber, p. 418). Molto prima di Gregorio VII e 30 anni prima del 1096, C. mobilitava la «reconquista» e salvava la Spagna per l'Europa (Schmitz, I, p. 146; Chagny, p. 247). L'unione europea, l'avvicinamento dei popoli nei traffici e nei costumi, la mediazione fra i principi e particolarmente tra il sacerdotium e l'imperium (Canossa, 1077) rivelarono C. come una personificazione dell'universalismo medievale. Giova però notare che per mezzo dell'antica idea monastica della «libertas», trasportata dal ramo cluniacense di Digione sul piano della politica internazionale, C. divenne il fermento della scissione dell'unità occidentale (Umberto di Moyenmoutier).
2. Per il papato. — Le comunità cluniacensi furono ad un certo momento una scuola di papi (Gregorio VII, Urbano II, Pasquale II); esse erano le rappresentanti incondizionate dell'episcopato universale, le naturali alleate nella lotta contro il sistema della Chiesa gentilizia, promotrici di sinodi di riforma già prima di Gregorio VII, attive alleate delle idee gregoriane e punti di appoggio delle medesime. La posizione di C., come grande potenza, fu sentita la prima volta da Gregorio VII, quale noiosa concorrenza e il suo programma di riforme, dopo il 1080, fu sensibilmente ristretto.
3. Per il monachismo. — a) C. realizzò la missione storica di Benedetto d'Aniane nell'ambito monastico (ritualismo, riforma, fondazione di una «comunità sotto controllo», antifeudalismo). Con il compimento dell'idea antifeudalistica, con le innovazioni e con la sua politica aggressiva, C. aprì una profonda fossa fra sé e il monachesimo riformato di Gorze (K. Hallinger, capp. 1-5).
b) Nell'ambito monastico-giuridico, C. pose in risalto la contrapposizione «corporazione-signoria», (effetto riassorbitivo del sistema cluniacense del priorato), con ricostruzione dei patronati ecclesiastici a tendenza capitalistica. Per reazione C. diventò una premessa negativa delle comunità più sviluppate di Cîteaux e Prémontré, preparando così la via alle corporazioni medievali (G. Schreiber, pp. 135-37, 429-32). L'influsso giuridico di C. risalta maggiormente attraverso la sua posizione antifeudalistica, cioè dall'esigenza di libertà contenuta nell'atto di fondazione (910), dall'autoinvestitura del neoeletto superiore, dal passo contro il «procuratore civile» e dalla tendenza all'esenzione (K. Hallinger, pp. 360-92).
c) C. esercitò il suo influsso nel campo della pietà e della liturgia. L'età classica di C. (in special modo gli scritti omiletici e agiografici dei grandi abati) visse nell'idea di Gregorio Magno, di Beda, e della riforma aniana. Però soltanto Anselmo di Bec-Canterbury (m. nel 1109) e Giovanni il Piccolo di Fécamp (1028-78) portarono contributi dogmaticomistici. Il «Temporale» della liturgia cluniacense contiene solo i grandi Misteri della Redenzione. Il «Santorale» più ricco contiene come cose specifiche la memoria e la traslazione dei grandi abati di C., delle ss. Florenzia e Consorzia (20 e 22 giugno), del s. abate Lautenio (2 nov.), la commemorazione dei defunti (2 nov.) ecc., e i giorni di dedicazione della basilica del 15 febbr. e del 25 ott. (per i manoscritti liturgici, cf. A. Wilmart, Manuscrits liturgiques de C., in DACL, III, II, coll. 2074-92; per il calendario, cf. V. JALABERT, LOUIS, Les Bréviaires mss. des bibliothèques publiques de France, I, Parigi 1934, pp. CIV-CVII). Sulla divisione dei salmi, le Messe votive, ecc., cf. G. de Valous, I, p. 414 sgg. Segni caratteristici della pietà, dell'età classica di C. sono: solennità, esibizione, lunga durata delle funzioni, amore per i salmi, ma soprattutto la «pietà dei Misteri» nell'Opus Dei e nel loro ciclo annuale. Particolari devozioni (S. Croce, Maria S.ma, giorno dei morti) erompono impetuosamente. Per contro s. Bernardo inizia il movimento opposto a queste forme di pietà con-
trapponendo al "decoro cluniacense,, il "moto affettivo,, C. e il monachesimo corrente hanno in tal modo elaborato nelle loro consuetudini il fondo comune delle prescrizioni liturgiche di Benedetto d'Aniane in modo opposto (cf. su ciò K. Hallinger, cap. 5, pp. 632-716).
BIBL. GENERALE: Fonti: 1. Narrative: Giovanni di Salerno, Vita Odonis: Pl. 133, 43-89; cf. E. Sackur, in Neues Archiv., 15 (1889-90), pp. 105-16; Odilo, Vita Maioli, in Acta SS. Mai, II, Parigi 1866, pp. 683-88; Nalgod, Vita Maioli, ibid., pp. 657-683; cf. E. Sackur, in Neues Archiv., 12 (1886-87), pp. 503-516; id., ibid., 16 (1890-91), pp. 180-81; W. Schultze, ibid., 14 (1888-89), pp. 545-64; L. Traube, ibid., 17 (1891-92), pp. 402-407; Jotsaldus, Vita Odilonis: Pl. 142, 897-940; cf. E. Sackur, in Neues Archiv., 15 (1889-90), pp. 117-26; id., ibid., 24 (1898-99), pp. 728-35; Gilo, Vita Hugonis, ed. A. L'Huillier, Vie de s. Hugues, Solesmes 1888, pp. 565-618.
2. Diplomatiche: M. Marrier, Bibliotheca Cluniacensis, Parigi 1614; P. Simon, Bullarium Ordinis Clus., Lione 1680; G. Duckett, Charters and records of C., 2 voll., Lewes 1890; [A. Bernard]-A. Bruel, Recueil des Chartes de l'abbaye de C., 6 voll., Parigi 1876-1904; B. Albers, Consuetudines monasticae, 5 voll.; I. Stoccarda 1900; II-V, Montecassino 1903-12.
Per la biblioteca e l'archivio, cf. L. Niepce, Bibliothèque de l'aurienne abbaye de C., in Revue Lyon, 1881, p. 215 sgg.; L. Delisle, Le cabinet des mrs. de la bibliothèque Nationale, II, Parigi 1874, pp. 458-85; A. Bénet-J. Bazin, Archives de C., Mâcon 1884.
Letteratura: R. Bauerreiss, in LThK, II, pp. 993-97; E. Sackur, Die Cluniacener in ihrer kirchlichen und allgemeingeschichtlichen Wirksamkeit, 2 voll., Halle 1893-94; D. Besunier, Recueil historique des archevêchés, évêchés, abbayes et prierés de France, Parigi 1726, ed. riveduta dai benedettini di Ligugé (Archives de la France monastique, 4), Ligugé 1906, pp. 1-39; Académie de Mâcon, Millénaire de C., 2 voll., Mâcon 1910; Fr. L. Bruel, C. Album historique, ivi 1910; U. Berlière, L'ordre monastique des origines au XIIe siècle, Maredsous 1924, pp. 219-261; J. Virey, L'abbaye de C., Parigi 1924; L. M. Smith, C. in the XI and XII centuries, Londra 1930; L. H. Champly, Histoire de l'abbaye de C., 3e ed., Parigi 1930; J. Evans, Monastie life at C., Oxford 1931; G. de Valous, Le monachisme clunais des origines au XIVe siècle, I-II (Archives de la France monastique, 39-40), Ligugé 1935 (cf. la recensione di L. Kern, in Humanisme et Renaissance, 5 [1938], pp. 467-71); Cottineau, I, pp. 816-25; B. Mahn, L'Ordre cistercien et son gouvernement, Parigi 1945; Ph. Schmitz, Histoire de l'Ordre de S. Benoît, 4 voll., Maredsous 1942-48 (l'opera completa conserra di 6 voll.) e trad. tedesca di L. Râber, 2 voll., Einsiedeln 1947; K. Hallinger, Garze-Kluny, Studien zu den monastischen Lebensformen und Gegensätzen im Hochmittelalter, Roma 1948; A. Chagny, C. et son empire, 4e ed., Parigi 1949. Cassio Hallinger
IX. RESTAURAZIONE DI C
Questo tentativo di restaurazione è dovuto allo scienziato benedettino dom Maiolo (al secolo Carlo Arturo) Lamey, n. a Strasburgo il 17 marzo 1842, m. ad Aosta il 15 giugno 1903. Ordinato sacerdote a Flavigny, diocesi di Digione, il 24 sett. 1870, professò il 14 ott. 1878 a Delle (Alsazia), noviziato esiliato dell'abbazia benedettina elvetica di Mariastein. Ai primi del 1879 egli radunò i suoi compagni nell'antico priorato benedettino di Grignon (Côte-d'Or, diocesi di Digione); essi dovevano dedicarsi principalmente allo studio delle scienze, specie l'astronomia, e della filosofia della natura. Avendo ottenuto da mons. A. L. Perraud, vescovo di Autun, il 24 luglio 1888, l'istituzione canonica del nuovo C., una parte della comunità di Grignon si stabilì in una casetta posta sull'area della gloriosa abbazia di C. (11 sett. 1888). L'altra parte della comunità lasciò poi Grignon, e prese dimora (31 dic. 1893), nell'antico priorato cluniacense
CLUNY - Campanile dell'Acqua benedetta (sec. XII), posto sul lato sud-est del grande transetto, unica parte superstitie della basilica iniziata nel 1089 dall'abate Lge.
dei SS. Maiolo e Odilone a Souvigny (Allier). Ma la settaria azione del governo francese contro gli Ordini religiosi costrinse, nel 1901, d. Lamey e consoci ad abbandonare i due priorati e a cercarsi un rifugio ad Aosta, ove fecero rivivere il priorato benedettino di S. Benigno del sec. XI. La guerra del 1914-18 e lo scarso reclutamento di nuovi soggetti, cui certamente influì anche il genere troppo ristretto e specializzato degli studi scientifici, assottigliò pian piano la promettente comunità neo-cluniacense, tanto che oggi non conta più che un sol monaco. In virtù dello Ius postliminii, d. Lamey rivendicò per la sua comunità, ad onta di vivaci opposizioni, i privilegi cluniacensi tra i quali quello dell'antica liturgia.
A suo tempo l'opera scientifica di d. Lamey e consoci fu assai apprezzata, specie dall'Accademia delle scienze di Francia. I risultati delle loro ricerche scientifiche e storiche si trovano consegnati principalmente nelle seguenti pubblicazioni periodiche: Proslogium [dal fasc. VIII, 1903; Cluniacense], Bulletin de l'Observatoire de Grignon [dal fasc. VIII, 1903; Des observatoires et laboratoires des Bénédictins de l'Observance de C.] pour l'avancement des sciences et de la philosophie de la nature (9 fasc., 1887-1909); Monologium Cluniacense, Bulletin d'histoire, de philosophie, et de théologie des Bénédictins de l'Observance de C., pour le développement de l'intelligence de la Foi et de la Sapience divine (1 vol. di 68 nn., 1891-1903); Echos de C., pubblicato per commemorare il IX centenario dell'istituzione della Commemorazione dei defunti da parte di Odilone (1 vol. di pp. 170, 1898-1901).

X. ARTE DI C
1. La basilica e gli edifici sacri. - La chiesa dell'abbazia di C. è stata, senza dubbio, per la imponenza della sua mole, per la bellezza e la grandiosità delle sue forme una delle più alte manifestazioni architettoniche del medioevo. Essa si componeva di due corpi di fabbrica chiaramente distinti. Una grande chiesa a cinque navate fondata dall'abate Ugo nel 1089 secondo i progetti del canonico Hézelon, recatosi a C. per entrare nella comunità di quei monaci, e una sorta di vestibolo, a tre navate, detto nartece, cominciato a costruire nel 1220 dall'abate Rolando di Hainault. Un complesso monumentale di cui la pianta che qui si pubblica dà un'idea molto chiara. La chiesa primitiva, quella dell'abate Ugo, era una grande basilica lunga 140 m. e larga 35, aveva cinque navate e due transetti. La volta della navata maggiore era alta ben 35 m. dal suolo, quelle delle due navate ad essa contigue erano alte 18 m. e quelle delle altre due minori 12 m. dal suolo.La zona presbiteriale, che insieme al doppio transetto era la più caratteristica di tutta la costruzione culminava in un'abside sorretta da 8 giganteschi pilastri oltre i quali correva un deambulatorio ove s'aprivano 5 cappelle a raggera. Il coro conteneva 250 stalli e nella chiesa v'erano 20 altari.
Elemento caratteristico dell'antica chiesa abbaziale di C. erano i suoi quattro giganteschi campanili. Il maggiore, quadrato, sorgeva all'incrocio della grande navata con il primo transetto. Aveva strutture imponentissime e nella cella ospitava 18 grosse campane. Alle estremità dello stesso transetto sorgevano due altri campanili con 4 campane ciascuno, ottagonali, dotti rispettivamente di S. Caterina e dell'Acqua benedetta. Quest'ultimo è ancora in piedi all'ingresso della cappella Borbone.
Il quarto campanile, detto delle lampade, sorgeva all'incrocio del transetto minore ed era pur esso ottagonale.
Il portale dell'antica chiesa, alto 6 m. e largo 3, era adorno di magnifiche sculture come anche i capitelli delle otto colonne che sorreggevano l'abside.
Questa la chiesa, divenuta insufficiente alle esigenze del culto e alle grandi cerimonie che vi si celebravano, venne prolungata agli inizi del sec. XIII con una costruzione a tre navate lunga 35 m. divisa in cinque campane: una sorta di nuova chiesa in aggiunta alla primitiva, a sua volta preceduta da una facciata fiancheggiata da due torrioni quadrati di cui rimangono le strutture a terreno con un grandioso portale alto più di 8 m. e adorna da un rosone di ben 10 m. di diametro.
Dalla pianta si rivela chiaramente come di questa chiesa gigantesca non rimangono che le strutture inferiori delle due torri che fiancheggiano l'ingresso al nartece, il campanile dell'Acqua benedetta, la cappella Borbone del sec. XV e quelle contigue di S. Stefano e di S. Marziale più qualche altro ambiente sorto a ridosso del grande transetto di destra. Ben poco, ed il rimpianto è in certo modo accresciuto contemplando i preziosi resti della primitiva costruzione, soprattutto i mirabili capitelli delle otto gigantesche colonne del coro, frammenti di fregi, di colonne e di altari dell'età romanica e una notevole serie di pietre tombali e di rilievi e sculture con gli emblemi degli artigiani di C. Questi resti, da considerare fra i capisaldi della scultura romanica francese, sono oggi raccolti nel museo ospitato nell'antico tratto del palazzo abbaziale costruito da Giovanni di Borbone, mentre nell'altro tratto, dovuto all'abate Giacomo d'Amboise, è il municipio della città.
Le due costruzioni conservano abbastanza bene i caratteri originali che sono rispettivamente della seconda metà del sec. XV e del principio del XVI. All'abate d'Amboise è pure dovuto il completo rifacimento dell'Hôtel de C. (fine sec. XV), residenza parigina degli abati di C., dal 1849 sede del museo di antichità medievali.
Altro antico edificio che sorge accanto ai resti della chiesa abbaziale è il cosiddetto palazzo di papa Gelasio, che nel 1119 morì a C., in un edificio poi trasformato per l'aggiunta di una elegante facciata gotica dell'abate Bertrand de Colombier (1295-1308). Il palazzo che aveva subito trasformazioni al tempo del card. Richelieu fu ricostruito nella facciata in forme gotiche durante il sec. XIX.
La chiesa abbaziale di C. fu anche uno dei più importanti centri pittorici del periodo romanico in Francia e le sue decorazioni, di cui rimane poco più che il ricordo, vennero largamente imitate nelle altre chiese dell'Ordine (v. ARTE) e soprattutto in quelle dell'Alvernia e della Borgogna. Nel monastero di C. durante il sec. XI e quindi nei successivi furono anche scritti e miniati codici che riflettevano lo splendore artistico dell'ambiente in cui erano stati creati. Lo testimonia un prezioso lezionario del sec. XI (Parigi, bibl. Naz., ms. lat. 2246) decorato con miniature bellissime, nonché altri codici miniati sugli esempi di C. nell'abbazia di Digione e negli altri monasteri dell'Ordine soprattutto a Limoges, a Moissac, Figeac, ecc.
Impressionanti per la grandiosità e l'armonia delle strutture sono anche i grandi edifici abbaziali sorti nel sec. XVIII per opera dell'abate Giacomo Dathoze, ma restati incompiuti a causa della Rivoluzione. Di
particolare interesse appaiono la bella facciata dai frontoni incompiuti e le ampie gallerie e i porticati del chiosco, armoniosi nelle proporzioni, che si sviluppano complessivamente per una lunghezza di 700 m. L'edificio curato in ogni minimo particolare ebbe allora nelle scale ringhiere in ferro battuto che possono considerarsi tra le cose più belle di quel genere di lavoro. Immensi anche i giardini dai tigli secolari tra i quali è famoso quello che secondo la leggenda avrebbe offerto il ristoro delle sue ombre anche al monaco Abelardo.
La cittadina di C. malgrado le distruzioni operatevi dagli uomini e dal tempo conserva, oltre le costruzioni abbaziali che si sono ora rammentate, una serie di interessanti edifici che le conferiscono un carattere particolare. Delle tre antiche chiese parrocchiali quella di S. Maiolo, la cui origine risale al sec. x, è completamente in rovina, ma delle altre due, quella di S. Marcello, costruita intorno al 1159, conserva ancora un bel campanile romanico, e l'altra di Notre-Dame mantiene evidente il suo carattere di edificio iniziato durante l'età romanica e proseguito durante il sec. XIII in stile gotico. Sono anche da ricordare la cappella dell'ospizio di S. Biagio (sec. XV) che era riservata agli stranieri, il ponte de la Levée, e numerose case ove sono ancora evidenti i caratteri dell'età romanica.
1950. Architettura di C
Nel periodo del massimo splendore dei cluniacensi, mentre viene rinnovata la chiesa madre dell'Ordine (di cui nel 1095 Urbano II consacrava l'altar maggiore), nei principali paesi eu-ropei sorgono abbazie che ne attestano la diffusione (in Francia quella di Moïssac; in Italia quella di S. Antimo presso Siena e di Cava dei Tirreni; in Spagna, particolarmente nella Navarra).
È tuttora controverso se la vasta attività costruttiva dell'Ordine abbia determinato forme architettoniche particolari: lo nega il Rivoira, che limita l'opera dei cluniacensi alla rielaborazione di schemi derivati dai lombardi; lo sostengono, sottolineandone l'importanza, il Michel e il Bertaux. Tra le due tendenze il Toesca ammette che tale movimento abbia effettivamente apportato elementi propri nell'architettura. Questi sono da ricercare particolarmente nella disposizione che assumono alcune parti nelle chiese dell'Ordine, in cui si nota a volte l'esistenza del nartece, e in cui è caratteristico lo svilupparsi di un decambulatorio intorno al coro, dal quale sporgono profonde cappelle radiali; e anche nella decorazione, più ricca e di forme inconsuete, specialmente nei capitelli.
Questi nuovi elementi e caratteri influirono anche su edifici religiosi coevi, tra cui le cattedrali di Acerenza e di Aversa, il St-Sernin di Tolosa, il S. Marziale di Limoges, e il santuario di S. Giacomo di Compostella. La corrente architettonica cluniacense ebbe però breve durata innanzi al prevalere delle nuove forme cistercensi, che segneranno il decisivo trapasso al gotico. - Vedi Tav. CXXII.