CORBIE. - Cittadina situata presso la confluenza dell'Encre con la Somme, a 15 km. da Amiens, nel dipartimento della Somme, in Piccardia (Francia). Clotario III (657-61) con sua madre Batilde vi fondarono un'abbasia in honore sancti Petri et sancti Pauli principum apostolorum et sancti Stephani promotariis, come si legge nel diploma stesso di fondazione, il quale contiene anche i privilegi subito ricevuti, come l'immunità e l'esenzione. Fu sottoposta a Luxeuil dall'abate Waldeberto, e da Luxeuil ebbe i primi volumi. La chiesa del monastero venne consacrata nel 667 dal vescovo Bertefredo. Un diploma di Chilperico II in data 20 apr. 716 si riferisce ai lavori della biblioteca monastica. L'abbasia ottenne privilegi dai papi Benedetto III (855-58) e

Niccolò I (858-67). Crebbe il suo prestigio nel periodo carolingio; vi fu tenuto prigioniero e vi morì (774) Desiderio, re dei Longobardi. Grande celebrità raggiunse la scuola monastica di C. con il nono abate S. Adelardo il quale inviò un gruppo di suoi monaci in Vestfalia, dove l'imperatore Ludovico il Pio fondò il monastero benedettino di Corvey o Nuova C. (diocesi di Paderborn).
Nel 1137 un incendio distrusse gli edifici monastici che vennero però subito ampiamente ricostruiti.
Filippo Augusto (1165-1232) dotò C. d'una carta comunale. Nel 1550, decadendo l'abbasia, furono nominati abati commendatari; essa però rifiorì dal 1618 quando venne incorporata nella nuova Congregazione benedettina di S. Mauro.
Il 13 ag. 1636 C. fu occupata dagli Spagnoli e ripresi poi da Luigi XIII il 14 nov. dello stesso anno. Luigi XIV (1638-1715) fece abbattere le fortificazioni della città. La biblioteca corse pericolo d'essere confiscata e allora la Congregazione di S. Mauro decise il trasferimento a St-Germain-des-Prés; ca. 400 manoscritti vennero depositati a Parigi, fondò sangermanense (nn. 11504-1421). Verso il 1791 un segretario dell'ambasciata russa, Pietro Dubrovski, fece sottrarre da St-Germain-des-Prés una cinquantina di manoscritti latini, tra i quali venticinque dei migliori; tutti andarono nella biblioteca impériale di Pietroburgo. Nel 1790 l'abbasia venne soppressa; l'anno seguente quattrocento volumi furono inviati ad Amiens, nella biblioteca municipale, 75 entrarono nel 1803 nella biblioteca Nazionale di Parigi. Dopo la soppressione, parte degli edifici abbaziali venne demolita e oggi restano soltanto alcune mura della recinzione, una porta monumentale, un pozzo, avanzati di edifici del sec. XVIII; la chiesa di S. Stefano è divenuta parrocchiale.
La storia della biblioteca di C. fu riassunta da L. DeLisle (Recherches sur l'ancienne Bibliothèque de C., Parigi 1861; id., in Le Cabinet des mss. de la bibliothèque nationale, II, 1874, pp. 104-41, 427-40). Nel sec. VII lo scriptorium Corbiensé aveva monaci anglosassoni usavano la scrittura insulare, specie nelle abbreviazioni (W. Lindsay, The old Script of C., its abbreviation symbol, in Revue des bibliothèques, 22 [1912], pp. 405-29).
Già il Mabillon aveva classificato un tipo caratteristico di scrittura di C., con il nome di «lombardica», che il Traube mutò in «scrittura antica di C.»; due codici di questo tipo però vengono datati tra gli aa. 810-20. In seguito vennero messi in evidenza altri tipi, sempre del sec. VIII. Di questi il più antico, il tipo b, è quello offerto da un gruppo di codici della prima metà del sec. VIII (E. A. Loew, Studia palaeographica, Monaco 1910, p. 36; S. Tafel, Un type français de minuscule précarolingue, in Revue Charlemagne, 2 [1912], pp. 105-15; A. Villmart, L'index liturgique de St-Thierry, in Revue Bénédictine, 30 [1913], p. 439, n. 1); un altro tipo detto dell'abate Leuctario (751-68) offre caratteristiche sia della semionciale che della minuscola (P. Liebaert, Some early script of the C. scriptorum, in Palaeographia Latina, 1 [1922], p. 62). Il tipo detto dell'abate Mordranno (772-80) presenta lettere rotonde e regolari come la minuscola carolina; celebre è la Bibbia oggi nella biblioteca municipale di Amiens (mss. 6, 7, 9, 11, 12), fatta scrivere dal detto abate (cf. Ph. Lauer, La réforme carolingienne de l'écriture latine et l'école calligraphique de C., in Mémoires de l'Académie des inscriptions et belles lettres, 13 [1924], p. 19). Da ricordare anche il tipo e-n (sec. VIII), e il tipo a-b (prima metà del sec. IX). Il Lindsay ha voluto distinguere un tipo a, che si riduce però a una varietà della merovingica. Pare che sulla scrittura di C. abbia esercitato un certo influsso, nel sec. VIII, la beneventana (per la scrittura di C. si veda anche la voce CAROLINA, SCRITTURA: scrittura preca-roline).
Studi più recenti nello scrittorio di C. sono quelli compiuti da O. Dobiache-Rojdestvenskaia (Un codex in- sulaire des VIIe-Xe siècles à C., in Bulletin de l'Acadé-mie des sciences de l'U.R.S.S. Classe des Humanités, Leningrad 1930, pp. 183-95; id., Questions corbéennes, in W. Stach e H. Walter, Studien zur lat. Dichtung des M. A., Ehrengabe für Karl Strecker, Dresda 1931, pp. 18-28). La stessa autrice ha poi dato una trattazione sistematica dei manoscritti dello scriptorium Corbiensé oggi nella biblioteca di Leningrado con il suo studio: Histoire de l'atelier graphique de C. de 651 à 830 reflété dans les manuscrits de Léningrad (in Académie des sciences de l'U.R.S.S., 2a serie, fasc. XIII (Leningrado 1934).
L. W. Jones infine ha riassunto nel 1947 tutta l'attività della scuola di C. (The scriptorium of C., in Speculum, 2 [1947], pp. 191-204).
Lo scriptorium fiorì ancora nel sec. IX, come lo dimostra il sacramento di Rodrado dell'853 (in quel secolo uno dei più famosi scolari di C. fu Pascasio Radberto, m. nell'865), e continuò la sua attività fino al sec. XIII come attestato i cataloghi dei suoi manoscritti.
Il più antico catalogo del sec. XI, frammentario, comprende 45 numeri (Cod. Vat. Lat. Reginensis, 520), il secondo, anteriore alla fine del sec. XI si trova nel mss. Philips 1865 nella biblioteca reale di Berlino; il terzo, del primario del sec. XIII, è il più completo. Con la decadenza del monastero però la biblioteca venne più volte defraudata di molti suoi manoscritti; durante il sec. XVI alcuni finirono in altre biblioteche, come Berlino, Leyda (Philop-pici 1669, 1735, 1776, 1865; e Lat. 30). Oxford (Canonici, script. ecc. 112), Parigi (Bibliothèque Nationale; fondi De Thou, Dupuy, Notre-Dame nella Bibliothèque Nationale, ora lat. 5730, 6796, 8051, 8777, 17655, 1831, 18315), e al Vaticano (Cod. Vat. Lat. 340 e Vat. Regin. 133).
Dai cataloghi citati e dai manoscritti esistenti si può avere un'idea della ricchezza e della importanza della biblioteca corbéense, la quale comprendeva manoscritti biblici, calendari, martirologi, sacramentari, messali, antisfonari, evangeliani, lezionari, libri di ore e breviari, vite di santi, rituali, libri obituari, letteratura liturgica, manoscritti musicali ecc.
70. Enrico Josi CORBINIANO, santo
Vescovo, uno degli evan-gelizzatori della Germania, n. a Châtres-Arpajon presso Melun sotto il regno di Clotario III, verso il 670. Giovane, si ritrasse a vita solitaria in una capanna della sua regione natale. Andato a Roma nel 710 per ritirarsi presso le basiliche, ch'erano i massimi segni della fede cui aveva dedicato la sua vita, ebbe da papa Costantino l'ordine di predicare la parola di Dio in Francia e in Germania.Gregorio II lo inviò in Baviera, che divenne il centro del suo apostolato largamente fecondo. Aveva già ricon-dotto sulla via dell'onore il duca Grimoaldo, allorché si stabilì a Frisinga, non ancora eretta a diocesi. Vi soffrì persecuzioni, che lo trassero, fino alla morte di Grimoaldo, nel Tirolo. Ritornato nella sua chiesa di Frisinga, vi moriva nel 725 (secondo altra tradizione nel 730). Il suo culto si diffuse nel sec. VIII e in quello successivo. Festa l'8 sett. Arbeo o Aribone, vescovo di Frisinga, ne raccolse la vita (ed. S. Riezler, in Abhandlungen d. Bayr. Akad., 18 [1889], pp. 219-72; B. Krusch, in MGH, Scriptores Rerum Merovingicarum, VI, pp. 497-635).
387. Pier Fausto Palumbo CORBLET, JULES
Sacerdote, n. a Roy (Somme) il 16 giugno 1819, m. a Versailles il 29 apr. 1886.Fondò nel 1857 la Revue de l'art chrétien, che di-resse fino al 1871; tra le sue principali pubblicazioni, oggi criticamente superate, si ricordano: Manuel d'ar-chéologie nationale (Parigi 1852); Vocabulaire des symboles et des attributs dans l'iconographie chrétienne (ivi 1877). Di particolare interesse è la sua Histoire dogmatique, liturgique et archéologique du sacrement du Baptême (2 voll., ivi 1881-82).
1739. Enrico Josi CORBOLI-BUSSI, GIOVANNI
Prelato e di-plomatico, n. ad Urbino il 29 sett. 1813, m. a Roma il 9 luglio 1850. Era figlio di Curzio e di Costanza dei marchesi Sommi di Cremona. Compì i primi studi in patria, presso il Collegio dei nobili retto dai Gesuiti. Nel 1839 gli fu conferita la prelatura Bussi, fondata nel 1707 da mons. Giovanni Giuseppe Bussi, e secondo gli obblighi di fondazione prese lo stemma e il cognome Bussi. Il 30 sett. 1840 ascese al sacerdozio, e non tardò in Roma a dar saggio delle sue belle qualità, con disserta-zioni apologetico-storiche, ricordate con lode negli Annali di scienze religiose, e come segretario della Società per l'assistenza degli orfani del colera del 1837. Nominato quindi a diversi uffici, il 24 giu-gno 1845 veniva promosso a segretario della S. Con-gregazione Concistoriale e del S. Collegio.Dopo la visita dello zar Niccolò I a Gregorio XVI, il C.-B. venne incaricato di trattare, insieme con i plenipo-tenziari russi conte Bloudoff e A. Bouténeff, sugli ag-gravì cha la Chiesa cattolica soffriva nei paesi soggetti alla Russia. Frutto di lunghi e laboriosi negoziati fu il Con-cordato concluso il 22 luglio (3 ag.) 1847. Nella sede vacante dopo la morte di Gregorio XVI (1° giugno 1846), come segretario del S. Collegio esercitò funzioni di se-gretario di Stato, e il nuovo pontefice Pio IX (eletto il 16 giugno) lo confermò nel medesimo ufficio: ma sulla fine dello stesso mese di giugno, creata la speciale tem-poranea Congregazione di Stato, ne affidò a lui la carica
di segretario. Pio IX fu subito attratto dal fascino del giovane prelato, che non tardò a diventare il suo uomo di fiducia. Come segretario della straordinaria Congregazione di Stato, questi cooperò ad elaborare il programma di riforme del nuovo pontificato (amnistia, strade ferrate, finanze, tribunali, milizie), assisté alle sessioni che si tennero dal 10 luglio al sett. 1846 e ne redasse i verbali. Preparò il decreto di amnistia, che fu pubblicato il 16 luglio 1846 e ne scrisse l'editto.
Il 24 luglio 1847 veniva nominato segretario della S. Congregazione degli Affari ecclesiastici e il 13 ag. dello stesso anno aveva la delicata missione di negoziare, presso le varie corti d'Italia (esclusa l'Austria), una lega doganale, che si sarebbe dovuta convertire in politica. Ottenne pronta adesione dalla Toscana e dopo difficili trattative anche dal Piemonte; ma a Modena trovò il terreno già occupato dall'Austria. Il duca Francesco V, dopo avere sfruttata la cooperazione del C.-B. per sistemare gli affari vertenti fra lui e la Toscana per il possesso di Fivizzano, rifiutò l'adesione alla lega e licenziò in malo modo i negoziator
i. Secondo il concetto del C
B. la lega avrebbe dovuto obbligare l'Austria a stabilire nel Lombardo-Veneto «una sovranità indipendente», di interessi e di cuore italiana (A. Manno, p. 238).Senza perdersi d'animo per tale disdetta, egli esplicò tutta la sua attività, a Firenze, nel suo ritorno da Modena, e poi a Roma, al fine di spianare il terreno ad una «lega italiana» difensiva e politica. A questo fine Pio IX, dopo essersi giovato dell'opera intelligente del C.-B. per la compilazione dello Statuto, che pubblicò il 14 marzo 1848, lo incaricò di una nuova missione in Lombardia, al quartier generale di Carlo Alberto, con istruzioni di chiedere un prestito e di persuadere il re sardo a partecipare ad un congresso dei principi italiani per la lega, al fine di portare la guerra contro l'Austria, che si combatteva in Lombardia, in un piano veramente nazionale, si da rendere possibile anche al Papa di prendervi parte. Ma data l'inflessibile ostinazione del Piemonte, Pio IX si credette in dovere di por fine a tanti equivoci, cui dava luogo tale indecisione, con la celebre allocuzione del 29 apr., con cui dichiarava che non era mai stata e che non era una intenzione di muover guerra all'Austria. Al quartier generale di Carlo Alberto la presenza del C.-B. era intesa come un segno di adesione del Papa alla guerra; e, benché ciò non fosse secondo le istruzioni, egli non volle smentire la falsa supposizione, per timore di peggio («... io non combatto questa supposizione — scriveva il 18 apr. al Papa — perché io verrei in sospetto di operare contro l'intenzione di V. S, o se fossi creduto sincero, farei perdere a V. S. gli Italiani senza riguadagnarle i Tedeschi»). Dopo l'allocuzione venne perciò a trovarsi in una situazione estremamente penosa, esposto a critiche e a sospetti. Se ne partì quindi precipitosamente dal quartier generale, e chiese a Pio IX di essere esonerato dalle cariche che rivestiva, per ritirarsi a vita privata. Ma il Papa non volle privarsi della sua collaborazione.
Nella seconda metà del 1848, benché nominato membro dell'alto consiglio legislativo (13 maggio), preferì rimanere appartato, e limitò la sua attività, come segretario della S. Congregazione degli Affari ecclesiastici, nell'ambito religioso. Collaborò col Rosmini al suo progetto di confederazione italiana. Durante la dimora di Pio IX a Gaeta, mantenne con il Papa un assiduo affettuoso carteggio, dolente, per la ormai declinante salute, di non poter trovarsi al suo fianco: ma adempi per suo incarico uffici ed opere di somma fiducia. Rimase affezionato a Pio IX fino alla morte, e dedicò le ultime forze a dettare memorie, pubblicate da A. Manno insieme con i carteggi, per giustificarne la condotta politica dalle malevoli e interessate accuse di storici di parte. La salma, insieme con quella della madre, riposa nella chiesa della Concezione in Roma.