AVIGNONE, ARCIDIOCESI DI

AVIGNONE, ARCIDIOCESI di. - Città della Francia meridionale, sul Rodano, all'incrocio di importanti vie naturali e in posizione facile a difendersi.

Sommario: I. Storia - II. Concili d'A. - III. Il santuario di Notre-Dame-des-Doms. - IV. L'Università di A. - V. Il palazzo dei Papi.

I. STORIA

A. è sede arcivescovile e capitale del dipartimento della Vaucluse (3578 kmq.). La diocesi conta 200.000 cattolici, su una popolazione di 245.508 ab.; 176 parrocchie; 161 sacerdoti diocesani e 60 regolari (1948).

Le sue origini cristiane sono avvolte dalla leggenda. Si ignora chi fosse s. Rufo, intorno al quale verosimilmente si raggrupparono i primi cristiani avignonesi. Il primo vescovo, di cui la storia ci ha conservato notizie, è Nettario, che figura nei Concili di Riez, nel 439, di Orange, nel 441, e di Vaison, nel 442. Appose la sua firma alla lettera che i vescovi delle Gallie, riuniti ad Arles, nel 451, indirizzarono a papa Leone I sulla controversia dell'Incarnazione. Dopo di lui la serie dei vescovi è quasi continua fino al sec. VI; s'interrompe in seguito, e rimane solo il nome di s. Agricolo che doveva essere il patrono della città.

Contesa a vicenda dai Borgognoni, dai Visigoti, dagli Ostrogoti e dai Franchi, A. fu occupata nel sec. VIII dai musulmani; Carlo Martello poté soggliarli nel 737.

Giuridicamente appartenente al vecchio regno di Arles, tuttavia rientrava nel possesso dei conti di Provenza. Centro di una zona ricca, sulla parte navigabile del Rodano, sotto la protezione di quei conti aveva potuto sviluppare una considerevole attività economica e vi si era formato un comune quasi del tutto autonomo.

L'XI sec. vide restaurare Notre-Dame-des-Doms e sorgere l'abbazia di S. Rufo. Furono ad A. Urbano II nel 1095 e 1096, Gelasio II nel 1118, Innocenzo II nel 1132.

Le lotte per A. incominciarono al principio del sec. XIII, col pretesto della crociata contro gli albigesi e contro i conti di Tolosa e di Provenza loro protettori. Nel 1226 un esercito crociato condotto dal re di Francia Luigi VIII assediò A. Nel 1229 il conte di Tolosa Raimondo VII cedette al Papa il contado Venasiano, estendente sulla sinistra del Rodano attorno a Carpentras. Gregorio IX affidò il nuovo possesso papale alla custodia del siniscalco regio di Linguadoca ed i re di Francia a diverse riprese cercarono d'imprudersi. I papi resistettero e nel 1274 Gregorio X lo occupò definitivamente. Fu organizzato in 60 castelli riuniti in 9 ballaggi e venne dato a governare ad un funzionario detto rector et comes Venasiani. Il nuovo conte di Provenza, della casa di Francia, Carlo d'Angiò, nel 1251 soppresse del tutto le libertà comunali della città

Article illustration
(prop. E. Jost)
Avignone - Facciata della chiesa di S. Pietro su disegno di Filippo Garcin (1312).

e la sottopose al governo di funzionari comitati. Ma A. si affaccia alla grande storia europea al principio del sec. XIV, allorché divenne sede del papato.

Quando nel 1309 Clemente V, dopo aver soggiornato in varie città della Francia meridionale, vi si recò, si trovò ospite del conte di Provenza e re di Napoli Roberto d'Angiò; e prese dimora nel convento dei Domenicani. Il suo successore Jacques d'Euse, era, dal 1310, vescovo di A. e quando fu eletto papa col nome di Giovanni XXII (1316) decise senza'altro di conservare la sede papale nella città prediletta, abitando nel suo palazzo episcopale. Il 2 ott. 1316 egli fece la sua solenne entrata in A. ed attese ad organizzarsi la curia. Benedetto XII (1334-42) iniziò poi la costruzione del turriso palazzo del rocher des Doms, mentre i cardinali anch'essi presero a costruirsi dei palazzi fuori di A., a Villeneuve, sulla riva destra del Rodano, caduta già in possesso dei re di Francia. Nel 1348 il papa Clemente VI decise di comperare la città dalla contessa di Provenza e regina di Napoli, Giovanna I, approfittando del suo bisogno di danaro per combattere il re d'Ungheria, che le contendevano il regno. Egli sborsò 80.000 fiori (9 giugno 1348) ed ottenne l'approvazione della cessione dall'imperatore Carlo IV.
I due pontificati di Benedetto XII e Clemente VI (1334-52) rappresentano per A. un'epoca di grande importanza. La corte papale, comprendendo tutti

quelli che avevano a fare con la curia contava ben 4000 persone: da ogni parte vi affluivano pellegrini, ecclesiastici, prelati, uomini di affari, politici e negozianti. La piccola città provenzale diventò un grande centro cosmopolita. Oltre la vecchia cerchia di murra sorsero nuovi borghi; papi e cardinali vi costruirono ad abbellirono chiese e monasteri, chiamandovi a tisti da ogni parte. Durante l'esilio avignonese e il susseguente scisma d'Occidente, i pontefici si riservarono il vescovato di A., retto da un amministratore di loro fiducia. Un momento di grave crisi per A. fu la comparsa della peste nel 1348: la città fu funestata per ben sette mesi e perdette la metà della popolazione. Presto però la vita riprese gaiamente. I suffragane, in favore del nipote, il card. Giuliano della Rovere, il futuro Giulio II. Dal 1634 al 1637 Mazzarino ricoprì la carica di vice-legato. La monarchia francese, da quando nella seconda metà del sec. XV, come erede degli Angiò, assorbì la contea di Provenza, mal tollerando l'esistenza del possesso papale di A., cercò a più riprese con vari pretesti di impadronirsi; a questo scopo si discutevano i diritti di acquisto, anzi i diritti del re di Napoli sulla Provenza. Una prima occupazione francese si ebbe sotto Luigi XI, dal 1476-83, poi di nuovo nel 1536 sotto Francesco I. Più importanti occupazioni si ebbero nel sec. XVII per opera di Luigi XIV, la prima volta nel 1662 come rappresaglia contro il Papa per l'affare del duca di Créqui, la seconda volta nel 1668 per il conflitto col Papa circa i diritti di extraterritorialità dell'ambasciata francese. Ambedue le volte il re provocò dei decreti di annessione da parte del parlamento di Provenza. Di nuovo nel 1768, avendo il Papa protestato contro la legislazione antiecclesiastica di Filippo di Borbone, duca di Parma, il governo di Luigi XV decise l'occupazione e l'annessione; ma nel 1774, quando il Papa concesse la richiesta abolizione dei Gesuiti, il governo francese acconsentì alla restituzione di A. alla S. Sede. Però, appena scoppiata la Rivoluzione Francese, incominciarono in A. i torbidi e le proteste contro il governo papale; agli Stati generali e poi alla Assemblea costituente si discusse della annessione di A. che venne decretata dall'Assemblea stessa. Il papa Pio VI protestò contro la violazione dei diritti della S. Sede, ma nel trattato di Tolentino dovette riconoscere il fatto compiuto (19 febbr. 1796). Tentò la S. Sede di risollevare la questione dopo la caduta di Napoleone, al Congresso di Vienna, ma senza riuscirvi.

Il dipartimento di Vaucluse costituisce la diocesi di A., ritornata semplice vescovato col concordato del 1801, restaurata nuovamente come metropoli nel 1822, e con suffragane le diocesi di Montpellier, Nîmes, Valence e Viviers. Ha uniti i titoli di Apt, Cavaillon, Carpentras e Vaison.

La città conserva i ricordi della sua Università, della meravigliosa fioritura d'istituti religiosi che, per l'iniziativa degli arcivescovi, opposero nei secc. XVI e XVII una diga all'eresia protestante; inoltre, di ben dodici concili.

BIBL.: C. Fantoni Castrucci, Istoria della città di A. e del contado Venasino, Venezia 1678; L. Barbinet, L'Università d'A., Limoges 1881; P. Charpanne, Histoire des réunions temporees d'A. et du Comtat Venaisin à la France, Parigi 1886; M. Marchand, L'Université d'A. au XVIIe et XVIIIe siècles, ivi 1900; J. Girard-Pausier, La cour temporelle d'A. au XIVe et XVe siècles, ivi 1902; L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, 2a ed., ivi 1907, pp. 266-70; E. Duprat, Les origines de l'Eglise d'A., ivi 1908-1909; C. Faure, Etude sur

I. Comici d'A

Molti concili furono celebrati ad A.; qui sono indicati i principali.

Nel 1806, con la presidenza di Ugo di Die, vi furono eletti vescovi Gibelino di A. in luogo dell'in- truso Acardo, Lantelmo di Embrun, Ugo, vescovo di Grenoble e Desiderio, vescovo di Cavaillon; i legati condussero seco i neoeletti a Roma per farli consacrare dal Papa stesso.

Nel 1809 alla presenza degli arcivescovi di Vienne, di Arles, d'Embrun e d'Aix, ci di altri ancora, insieme ad un cospicuo numero di abati, sotto la presidenza dei due legati pontifici Milone ed Ugo, furono promulgati ad A. 21 canoni sulla disciplina. Il secondo di questi fece obbligo ai vescovi di esigere dai conti, cestellari, borghesi, il giuramento d'esperte e di allontanare gli ebrei da ogni ufficio. In detta occasione, per la sua debolezza verso gli eretici, fu comunicato il conte di Tolosa.

Il terzo Sinodo del 1279 si preoccupò di tutelare i diritti, i privilegi e le immunità del clero, comminando censure contro gli usuratori dei beni ecclesiastici. Gli altri canoni racchiudono antiche ordinanze pubblicate a Bourges, Valence e Arles.

Nel 1282 Bertrando Amaury, arcivescovo di A., presiedette un sinodo provinciale e in 10 canoni rin- novò le antiche leggi contro gli usurati e l'alienazione dei beni delle chiese.

Il 18 giugno 1326 si celebrò un Sinodo generale nell'abbazia di S. Rufo per le tre province ecclesiasti- che del mezzogiorno della Francia: A., Aix e Embrun. Vi fu pubblicato un regolamento di 59 articoli quasi tutti concernenti i beni temporali della Chiesa e la sua giurisdizione.

Un Sinodo generale nello stesso monastero di S. Rufo fu celebrato nel 1337, dove furono promulgati 70 canoni, quasi tutti ripresi dal sinodo precedente.

Il Sinodo del 1403 votò i sussidi pecuniati per il re di Francia. Nel 1457 si riunì un sinodo provinciale presieduto dal card. Pietro di Foix. Suo scopo pre- cipuo era di rinnovare il decreto del Concilio di Ba- sile riguardante l'Immacolata Concezione.

Bibl.: A. Peltier, Dictionnaire des Conciles, I. Parigi 1847, p. 244; Hefele-Leclercq, V. pp. 282, 283; VI. pp. 149, 242, 288, 301, 340; Mansi, XX, col. 554; XXII, col. 784; XXIV, col. 231, 437; XXV, col. 739, 1085.

Il

11. SANTUARIO DI NOTRE-DAME-DES-DOMS

La data di origine di questo santuario è certamente an- teriore al soggiorno dei Papi in A. Esso fu detto di Nostra Signora «des Doms», o meglio «des Dons», a causa della moltitudine dei doni celesti concessi in quel luogo. Altri suggeriscono un' etimologia di- versa: dei «Domini» o Signori, cioè vescovo e chie- rici che abitavano vicino alla chiesa, «de domo epi- scopali».

Giovanni XXII fu sepolto vicino ad essa. Bene- detto XII fu qui innalzato alla suprema dignità, e volle rimanervi dopo la morte. I re di Francia, da Luigi VIII a Luigi XIV si recarono a venerare questa immagine della Vergine. La Rivoluzione spogliò l'an- tica statua e ridusse l'edificio in miserevoli condi- zioni. Fatto risorgere da mons. Dupont, il Santuario fu eretto di nuovo a basilica da Pio IX nel 1854.

Bibl.: J. E. Drochon, in Histoire illustrée des pèlerinages français de la T. Ste Vierge, Parigi 1890, p. 916; Annuaire du clergé français, 1897, p. 140; J. Girard, s. V. in DHG, V. col. 1130.

Il L'Università di A. - A. ebbe una celebre uni- versità, tra le più antiche della Francia. Le sue ori- gini possono farsi risalire all'inizio del sec. XIII, quando il legato pontificio card. Romano, con ordinanza del 4 genn. 1227, vi organizzava un insegnamento teo- logico («in theologica facultate») per combattere l'eresia. Carlo II, re di Napoli e conte di Provenza, con lettera del 5 maggio 1303 accordò alla scuola di A. vari privilegi, mentre Bonifacio VIII, con la bolla Conditoris omnium del 19 luglio 1303, la elevò a di- gnità di Studium generale, con le facoltà di diritto civile e canonico, di medicina e di arti. La facoltà di teologia vi fu aggiunta da Giovanni XXIII con la bolla Dum attente del 6 sett. 1413.

Gli Statuti, redatti «doctorum consilio et assensu» dal vescovo della città Bertrando Aymin nel 1303, furono alquanto modificati nel 1376. Cancelliere nato dell'Università era l'arcivescovo di A.; il rettore, detto primicerius, veniva normalmente scelto tra i professori di diritto (Decretali di Gregorio IX, lib. I, tit. 25). Successive riforme degli statuti si ebbero nel 1497 per iniziativa del vescovo Gilles de Bellemère, nel 1441 per opera del vescovo Alano de Coetivi col concor- so dei dottori dell'Università, e nel 1503 per ordine del card. arcivescovo Giuliano della Rovere, il quale ne diede l'incarico al nipote Galeotto della Rovere: questi ultimi statuti sono preziosi per conoscere la situazione dell'Università di A. alla fine del medioevo.

Con bolla del 6 sett. 1413 Giovanni XXIII ac- cordò all'Università di A. i privilegi goduti da quelle di Tolosa e di Orléans, che erano simili a quelli del- l'Università di Parigi: per cui, praticamente, il Papa accordava ad A. tutti i privilegi universitari del tempo.

Caratteristica di questa Università sono i suoi nu- mersosi collegi, che hanno tutti una propria storia: 1) il collegio di S. Marziale, eretto da Clemente VII, con la bolla Pia devotorum del 21 apr. 1379, per i monaci di Cluny: per l'accordo del 7 sett. 1427, tale collegio ospitò la biblioteca dell'Università; 2) il collegio di S. Nicola d'Amec, fondato con do- cumento del 23 luglio 1424 dal card. Giovanni de Brogny, vescovo di Ostia, per i Savoiardi (Magnum Collegium Sabaudiae); 3) il collegio di S. Michele, fon- dato, con testamento dell'8 apr. 1453, dal giurista Gio- vanni Isnard per gli studenti di diritto civile; 4) il collegio «de fujon» (o Dijon), fondato il 9 sett. 1471; 5) il collegio «du Roure» (Collegium de Ruvere), fon- dato il 22 ag. 1476 dal card. arcivescovo Giuliano della Rovere per 36 studenti poveri; il cardinale, nipote di Sisto IV, ottenne dal Papa, per questo collegio, la biblioteca del palazzo dei Papi (bolla Ad Aposto- licae Sedis apicem, 6 maggio 1481); 6) il collegio di «Notre-Dame de la Piété» fondato dal domenicano Bartolomeo de Riquetis, professore di teologia (1491-1494); 7) il collegio di Sénanque (o di S. Bernardo di Sénanque), fondato nel 1496 per i Cistercensi; 8) il collegio «de la Croix», per opera di Guglielmo Ricci (1500). Nel sec. XVIII funzionava regolarmente solo il collegio d'Amec, al quale fu unito nel 1709 il col- lège du Roure.

A fomentare la pietà dei giovani, il 21 marzo 1441 fu costituita la Corporazione o Confraternita di «S. Se- bastiano» per gli studenti di diritto, mentre tra il 1450 e il 1480 se ne fondò un'altra per i dottori dell'Uni- versità.

Essendo l'Università decaduta dal primitivo splendore, Sisto IV procurò di risollevarne il prestigio con la bolla Cum rationis del 5 giugno 1475, mentre suo nipote Giuliano della Rovere, cardinale, ne diveniva grande patrono e restauratore. Tra i suoi alunni e maestri più illustri va ricordato il beato Urbano V (Guglielmo de Grimoard). L'Università si distinse, specie nel sec. XVII, per l'insegnamento del diritto. Scomparve durante la Rivoluzione Francese (1792).

I suoi documenti sono stati abbastanza conservati: gli Archives de Vaucluse ne possono gli fando più ricco. M. Fournier ne ha pubblicati i principali in Les Statuts et Privileges des Universités Françaises depuis leur fondation jusqu'en 1789 (II, Parigi 1891, pp. 301-535, e III, ivi 1892, pp. 647-66).

BIBL.: P. de Cadecombe, Speculum illustrorum Iuris interpretationum, qui publice per quattuor saecula professi vel interpretati sunt in illustri ac famosa Universitate Avenionensis, Avignon 1702; L. Bardinet, L'Université d'A. Limoges 1881; V. AVALLON, Mém. sur les bâtiments de l'ancienne Université d'A. in Bull, historique de Vaucluse, 3 (1811); id., Urban V, doct. régent de l'Université d'A. ibid., 4 (1882); id., Cartulaire de l'Université d'A. Avignon 1884; id., Inscriptions inédites de l'Université d'A. in Mém. de l'Académie de Vaucluse, 5 (1886); id., Histoire de la Faculté de Médecine d'A. Avignon 1890; G. Bayle, Les Médecins d'A. au moyen-âge, ivi 1882; H. Denifle, Die Universitäten des Mittelalters bis 1400, Berlin 1885, pp. 357-62; E. De Teule, Chronologie des Docteurs en Droit civil de l'Université d'A. Parigi 1887; M. Fournier, Une Corporation d'étudiants à A. en 1441, extraite du Nouvelle Revue hist. de Droit français, 11 (1887), pp. 21-47; I. Marchand, La Faculté des Arts de l'Université d'A. Parigi 1897; H. Rashdall, The Universities of Europe in the Middle Age, 2a ed. a cura di F. M. Povicke e A. B. Emden, II, Oxford 1936, pp. 173-81.

V. IL PALAZZO DEI PAPI

È uno dei monumenti principali dell'architettura francese nel medioevo.

Con una bolla del giugno 1326 Benedetto XII (1334-1342) espresse solennemente il proposito di costruire in A., ove allora aveva le sede provvisoria la corte pontificia, un palazzo che rispondesse in tutto alle esigenze della dignità papale. Il predecessore, Giovanni XXII (1316-1334), che aveva preso alloggio nel palazzo vescovile della città, accanto alla Cattedrale, già era stato costretto a fare in quell'antico edificio notevoli lavori di adattamento ed acquistare alcuni immobili contigui per sistemarli gli uffici e i servizi necessari.

Il palazzo avignonese dei Papi si compone di due gruppi di edifici chiaramente differenziati nello stesso aspetto unitario del complesso. Essi vengono indicati come Palazzo Antico e Palazzo Nuovo e sono opera rispettivamente di Benedetto XII e di Clemente VI (1342-52); Innocenzo VI e Urbano V perfezionarono quei lavori e fecero qualche aggiunta che, per quanto notevole, non modificò sostanzialmente l'insieme delle costruzioni. Il Palazzo Antico o di Benedetto XII sorge a destra della Cattedrale e occupa per buona parte lo spazio ove prima sorgeva il palazzo vescovile. Esso si svolge attorno ad un cortile trapezzabile i cui lati sono costituiti dal fianco di quattro grandi corpi di fabbrica: la Cappella papale, ai cui estremi

sorgono la torre della Campana e la torre de Trouillas, l'ala del Concistoro, l'ala del Conclave e l'ala dei familiari. All'angolo, formato dall'ala del Concistoro e da quella del Conclave, s'appoggiano gli edifici che costituiscono gli appartamenti papali dominati e protetti dalla gigantesca torre degli Angeli. Questo complesso gruppo di costruzioni realizzate dall'architetto Pierre de Poisson malgrado possa apparire ad un primo esame come slegato, quasi che ogni edificio sia stato concepito come a sé stante, ad una più attenta osservazione apparirà non soltanto dettato nei suoi sviluppi dalla logica distribuzione degli ambienti ma anche architettonicamente, specie all'esterno, reso unitario per il motivo dei giganteschi contrafforti o pilastri che, molto ravvicinati, ne percorrono con mirabile slancio ascensionale le lisce pareti congiunti al sommo con eleganti arcate. D'altra parte presiede a questa parte della costruzione evidenziando quel gusto per il pittoresco architettonico, per la movimentata distribuzione delle masse plastiche, per i sorprendenti effetti scenografici che era tenuto in sommo onore dagli architetti del medioevo e che noi troppo spesso riteniamo frutto del caso. D'altro canto l'edificio di Benedetto XII rispecchia fedelmente il gusto ed il temperamento di quel Pontefice; più che un palazzo lo si direbbe un monastero o una fortezza. Diverso il carattere del Palazzo Nuovo eretto al tempo di Clemente VI (1342-52). Esso è un vero e proprio palazzo, i suoi ambienti sono grandiosi e negli elementi architettonici e decorativi elegantissimi è posta ogni raffinata cura. Il palazzo di Clemente VI si compone di due grandi corpi di fabbrica, l'ala detta dei Grandi Dignitari, cui è contigua la sala delle Piccole udienze, e l'ala della sala delle Grandi udienze che s'appoggia anche alla torre di S. Lorenzo. Questi due corpi di fabbrica limitano con l'ala detta del Conclave e il complesso edificio degli appartamenti papali del tempo di Benedetto XII l'area del cortile maggiore del palazzo. Architetto degli edifici elevati al tempo di Clemente VI fu Jean de Loubiers. Questi riprese all'esterno della costruzione il motivo dei grandi pilastri congiunti alla sommità da archi a sesto acuto mantenendo con ciò un carattere unitario al gigantesco edificio. Come si diceva, questa seconda parte della costruzione, soprattutto l'ala dove è la sala della Grandi udienze e la soprastante Cappella papale, è quella di maggiore impegno sia architettonico che decorativo. Anche nella sala delle Grandi udienze come in altri ambienti del palazzo, quali l'oratorio di S. Giovanni e la torre del Guardaroba, appaiono interessanti affreschi del sec. XIV purtroppo molto deteriorati. Essi sono dovuti nella quasi totalità ad una maestranza di pittori italiani Viterbo (v.) che in qualità di direttore generale delle pitture si era installato nel palazzo al tempo di Clemente VI. Matteo Giovanetti operava nel gusto dei pittori senesi del suo tempo, il maggior dei quali, MARTINO V, PAPA (v.), nel 1339 doveva già essere ad Avignone alla corte del Papa intento ad opere che hanno largamente influito sullo sviluppo della pittura francese della regione. TETRARCA (v.) ed ivi morì l'anno 1344.

Quando la corte pontificia si trasferì di nuovo definitivamente a Roma ebbe inizio per il palazzo avignonese

dei Papi una fase di decadenza che non potè essere arrestata dai lavori che nel corso dei secoli vi fecero i cardinali legati e vice-legati. Disastroso fu il periodo della Rivoluzione Francese; allora il palazzo fu preda dell'abbandono e del saccheggio.

Napoleone con decreto del 23 apr. 1810 lo comprese tra gli edifici pubblici di proprietà comunale. Nel 1818 ne prese possesso il Ministero della guerra che lo trasformò in caserma, mentre una parte rimaneva adibita a prigione.

Dal 1876 il palazzo, di cui s'era finalmente compreso l'alto valore storico ed artistico, divenne oggetto delle cure degli uffici per le Belle Arti, e se ne iniziò un restauro sistematico che ha posto, fin dove era possibile, riparo ai deprecabili danneggiamenti.

Per l'archivio e la biblioteca di A. : V. ARCHIVIO; VATICANA BIBLIOTECA.

BIBL.: L. H. Labaude, *Le palais des Papes et les monuments d'Avignon*, Marsiglia 1925; R. Brun, *Avignon au temps des Papes*, Parigi 1928; G. Colombo, *Le palais des Papes d'Avignon*, 1939 (con bibl. precedente). Emilio Lavagnino