MARTINO V, PAPA

MARTINO V, PAPA. - N. a Roma nel 1368, m. ivi il 20 febbr. 1431. Costanza (v.), incapace di procedere alla necessaria riforma della Chiesa, deliberò di venire all'elezione del Papa, una commissione elettorale, di cui, con procedura inusitata, facevano parte, con i 23 cardinali, sei prelati o dottori per ciascuna delle cinque nazioni, elesse ponteficò l'11 nov. 1417, giorno di s. Martino, il card. diacono Oddone Colonna della nobile famiglia romana. Esperto in diritto canonico, creato cardinale da Innocenzo VII il 12 giugno 1405, il Colonna aveva partecipato al Concilio di Pisa (1409) e all'elezione di Alessandro V e poi di Giovanni XXIII; a Costanza era stato fra i sostenitori della superiorità del Concilio sul Papa.

Ma, salito al pontificato, M. volle rialzare la autorità del capo della Chiesa nel campo spirituale come nel temporale: il 26 febbr. 1418 pubblicò nuove regole per la Cancelleria papale, ristabilendo

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8. - ENCICLOPEDIA CATTOLICA. - VIII.
MARTINO V, PAPA. - Particolare del monumento bronzeo di M. V. Opera di Simone Ghini (1433) - Roma, basilica di S. Giovanni in Laterano, già nella cappella Colonna, era nella Confessione.

Il parto è di ritmi della S. Sede nella collazione dei benefici, senza però togliere del tutto gli abusi; e, se fu costretto a stringere con le nazioni concordati che limitavano il potere papale a profitto dei capitoli delle cattedrali e dei monasteri, ebbe anche cura che essi, tranne per l'Inghilterra, fossero temporanei, riuscendo così a renderli alquanto più favorevoli per la S. Sede. Ratificò oralmente le deliberazioni del Concilio, purché fossero state prese «in materia fidei» e «conciliarier» (22 apr. 1418). Poi lo sciolse (22 apr. 1418), e in una costituzione, che non fu pubblicata (10 giugno 1418), vietò di appellare dal Papa, «giudice supremo», al Concilio.

Partito frattanto da Costanza, il 16 maggio 1418, fece una lunga dimora a Mantova e a Firenze per prepararsi la via al ritorno a Roma, dove rientrò acclamato il 30 sett. 1420. Dopo difficili trattative con Alfonso V d'Aragona, ottenne (1420) la rinunzia dell'antipapa Clemente VIII e pose fine allo scisma. Sebbene, per l'esperienza fattuale, abborrisse «in immensum nomen concilii», in obbedienza al decreti del Concilio di Costanza, convocò entro i cinque anni stabiliti il nuovo Concilio a Pavia (22 sett. 1423); ma lo dovette tosto trasferire, causa la peste, a Siena con pochi prelati e discordi e lo fece sciogliere dai suoi legati (1424). Per le insistenze del partito conciliare, lo riconvocò a Basilea per il 16 febbr. 1431, assegnando al legato a latere in Germania, il card. Giuliano Cesarini, il compito di presiederlo, con facoltà, se necessario, di trasferirlo e discioglierlo; morì prima della apertura ufficiale.

Della cresciuta autorità pontificale seppe fare in gran parte buon uso: creò cardinali degni, tra i quali il Capranica, il Cesarini, l'Albergati; accordò per il 1423 il giubileo; fece trasportare solennemente a Roma le ossa di s. Monica; giustificò s. Bernardino di Siena alle accuse degli avversari, approvando il culto, introdotto da lui, del S. Nome di Gesù (1427). Fu mite con gli Ebrei, vietando la predicazione violenta contro di loro e il Battesimo dei loro bambini inferiori ai dodici anni, senza il consenso dei genitori, o la richiesta dell'avo. Ma non ebbe volontà o forza per l'auspicata riforma radicale: una bolla del 16 giugno 1425 e altri decreti non furono sufficienti a correggere l'avarizia e la corruzione nella Curia.

MARITINO V - MARTINO DI TOURS

1896-1926; N. Valois, La crise religieuse du XVe siècle, Parigi 1909; N. Mengozzi, Papa M. V ed il Concilio ecumenico di Storia, Siena 1918; (A. Mercati), Raccolta di concordati, Roma 1919; Pastor, I: Hefele-Leclercq, VII, pp. 473-669; G. Mollat, s. V. in DThC, XI (1928), coll. 197-202. Giovanni Battista Picotti