Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Gerarchia ecclesiastica

COSTANZA

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Noto anche come: tedesco: Konstanz

COSTANZA - Degradazione e supplizio di G. Huss.
COSTANZA - Degradazione e supplizio di G. Huss.

COSTANZA. - Città e antica diocesi della Germania meridionale, situata sul lago omonimo e sul Reno, presso i confini con la Svizzera. Ha una popolazione prevalentemente cattolica. La diocesi venne fondata verso la metà del sec. VI per l'evangelizzazione della regione, fu in un primo tempo suffraganea di Besançon e poi di Magonza.

Alcuni ritengono che in C. sia stato trasferito il vescovato di Vindonissa, ma L. M. O. Duchesne (Fastes episcopaux de l'ancienne Gaule, III, Parigi 1915, pp. 21 sg. e 259) e M. Besson (Recherches sur les origines des écèchés de Genève, Lausanne et Sion, Friburgo 1908, p. 140 sgg.) sostengono che Vindonissa debba identificarsi con Avranches.

Il primo vescovo conosciuto è Gaudenzio, m. nel 613. Sono poi da ricordarsi Salomone I (839-71), Salomone III (890-919), s. Corrado (935-75), Gerardo II (979-95). I suoi confini si estesero tanto da divenire la più ampia diocesi della Germania. Comprese dieci arcidiaconati e 64 decanati.

Nel 1435 la diocesi comprendeva 17.060 sacerdoti, 1760 parroci e 350 monasteri, tra i quali i più celebri furono quelli di Reichenau e di S. Gallo (v.). Quest'ultima abbazia sostenne una lunga contesa con i vescovi di C. durante i secc. XVII e XVIII.

La diocesi di C. cominciò a perdere la sua importanza fin dalla metà ca. del sec. XV. Nel 1821 il papa Pio VII erigeva l'arcidiocesi di Friburgo nel Baden e sopprimeva la diocesi di C.

La chiesa cattedrale era quella di S. Maria (Marien-Münster) eretta nel sec. VI al disopra di un castello romano; al tempo del vescovo Lamberto (995-1018) fu costruita la cripta; fu restaurata sotto Gerardo III nel 1089; edificio cruciforme, a tre navate divise da colonne; il coro è dovuto a Simone Haider e a Nicola da Leida (sec. XV). S. Giacomo (Schotten) fu fondato nel 653, S. Giovanni eretto nel 1276, S. Stefano, d'età romanica, ingrandito nel sec. XV. Si ricordano poi i conventi dei Francescani, dei Domenicani e degli Agostiniani, tutti del sec. XIII, e il collegio dei Gesuiti (1592-1774), con chiesa barocca.

Bibliografia5 opere
BIBL.: P. Ladewig, A. Cartellieri, K. Rieder, Regesta episcoporum Constantiensium, 2 voll. con appendice, Innsbruck 1886-1905; J. Sauer, Die Aufzüge des Christentums und der Kirche in Baden, Friburgo in Br. 1911; P. Fr. Kehr, Germania Pontificia, II, I, Berlino 1923, p. 120 sgg.; II, II, ivi 1927, p. 1 sgg.; K. A. Fink, Die Stellung des Konstanzer Bistums zum päpstlichen Stuhl in Zeitalter des avignonischen Exils, Friburgo in Br. 1931.

Il CONCILIO di C. - Fu indetto con solenne bolla del 30 ott. 1413 da Giovanni XXIII, indotto dall'insistenza di Sigismondo re d'Ungheria e poi re di Germania. Primo scopo era quello di ridare pace ed unità alla Chiesa straziata da uno scisma che durava dal 1378, divisa com'era in tre ubbidienze: quella di Benedetto XIII, l'antipapa avignonese, quella di Giovanni XXIII dell'ubbidienza di Pisa e quella del legittimo pontefice Gregorio XII, il vero successore di Urbano VI. Secondo scopo era quello di promuovere la riforma della Chiesa e la condanna delle eresie sorte in Inghilterra ed in Boemia. Il Concilio infatti fu aperto da Giovanni il 5 nov. 1414 e ben presto vi accorse anche Sigismondo. Esso si organizzò subito nelle quattro nazioni come a Pisa, e furono ammessi al voto anche i dottori ed i rappresentanti dei principi. Ma Giovanni, impaurito dalle male voci che si diffondevano sul suo conto, lasciò di nascosto C. il 20 marzo 1415. Il Concilio si sarebbe sciolto senza l'energia di Sigismondo; invece nelle tumultuose sedute dal 29 marzo al 6 apr. si riconobbe legittimamente radunato, negò a chiunque il diritto di scioglierlo o trasferirlo e decise di dover continuare nell'opera di pacificazione e riforma della Chiesa. Con questo esso si metteva al disopra di un papa del quale per conto proprio aveva riconosciuta la legittimità. Giovanni, dopo lungo tergiversare, dovette cedere e rendersi prigioniero del Concilio, che, fattogli il processo, lo condannò alla deposizione (29 maggio). Giovanni accettò la sentenza. Gregorio XII invece inviò come suo rappresentante presso re Sigismondo Carlo Malatesta signore di Rimini con facoltà di trattare la sua rinuncia; il card. Giovanni Dominici convocò in suo nome il Concilio comunicandogli la facoltà di provvedere nel miglior modo al bene della Chiesa e presentò la formale rinuncia di Gregorio (4 luglio); così il legittimo Papa salvaguardava la sua dignità, sacrificandosi per la pace e la concordia. Benedetto XIII non volle saperne di presentarsi né di rinunciare; si passò sopra alle sue proteste e gli si fece il processo che finì con la deposizione (26 luglio 1417).

Ida J. Bernt, <em>Der romanische Kirchenbau des Bodenseychtiers</em>, <em>Basilia 1908</em>, <em>tav. III</em>. COSTANZA - Interno della cattedrale di S. Maria, consacrata nel 1089, con restauri posteriori.
Ida J. Bernt, Der romanische Kirchenbau des Bodenseychtiers, Basilia 1908, tav. III. COSTANZA - Interno della cattedrale di S. Maria, consacrata nel 1089, con restauri posteriori.

In questo lungo intermezzo il Concilio aveva affidato al card. Pietro di Ailly, arcivescovo di Cambrai, e ad uno speciale tribunale la causa di Giovanni Hus e di Girolamo di Praga che, quali eretici impenitenti, finirono sul rogo. Bisognava quindi provvedere a dare un capo alla Chiesa: furono ammessi all'elezione tutti i cardinali presenti da qualunque dei pontefici fossero stati nominati: erano 23 e ad essi furono aggiunti 30 elettori scelti dal Concilio fra le diverse nazioni. Entrarono in Conclave nel palazzo della città l'8 nov. 1417 e l'11 fu eletto il card. Oddone Colonna col nome di Martino V. Dopo avere promulgato alcuni decreti di riforma e particolarmente imposta la periodicità dei concili ecumenici, il Concilio si sciolse il 21 marzo 1418 nella 45ª sessione con una generica approvazione del Papa. Il lungo scisma era così terminato; ma non erano tolte di mezzo le sue conseguenze: i sentimenti di sospetto e di gelosia fra nazione e nazione, la diffidenza contro la Sede Apostolica, alla quale si attribuiva la principale responsabilità dei malanni passati, quella specie di superiore tutela che il Concilio aveva tentato di arrogarsi sulla Chiesa col ritenersi l'ultimo supremo arbitro nelle cose di fede e di disciplina. Gli abusi, che, a motivo dello scisma, erano enormemente cresciuti, non furono più potuti estirpare, causa appunto il mal volere di coloro, chiesici e laici, che ne approfittavano, mentre se ne addossava volentieri tutta la colpa alla Curia romana.

Bibliografia7 opere
BIBL.: Mansi, XXVII, 28; H. van der Hardt, Magnum neumenium Constantiense Concilium, 6 voll., Francoforte e Lipsia 1602-1700; H. Finke, Acta Concilii Constantienii, 4 voll., Münster 1896-1928; oltre particolari pubblicazioni di fonti, Hefele-Leclercq. VII, p. 167 segg.; L. Salembier, Le grand schisme d'Occident, Parigi 1902, p. 201 segg.; E. Walser, Die Konzilien von Konstanz und Basel, Zurigo s. d.; L. Cristiani, Constance (Concili de), in DDC, IV (1949), coll. 390-424.

Pio Paschini

Informazioni sulla voce

Di Enrico Josi, Pio Paschini

Fonte Enrico Josi: letta dalla scansione; Pio Paschini: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 768–770.

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Josi, Enrico, and Pio Paschini. “Costanza.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 768–770. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/costanza.

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Josi, Enrico, and Pio Paschini. “Costanza.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 768–770. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/costanza.

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