CRANMER, THOMAS. - Primo arcivescovo anglicano di Canterbury, n. a Aslacton (Nottingham) il 2 luglio 1489; m. sul rogo a Oxford il 21 marzo 1556.
Allievo del Jesus-College di Cambridge, vi ottenne nel 1510 un beneficio ecclesiastico, di cui in seguito venne privato per aver contratto matrimonio segreto. Dopo la morte della compagna, avvenuta l'anno appresso, riebbe la sua prebenda, fu ordinato sacerdote (1524) e nominato professor di teologia alla Università di Cambridge (1525). Nella questione del divorzio di Enrico VIII con Caterina d'Aragona, affermò che la controversia andava risolta senza il Papa, con la sola autorità della Scrittura e con il parere dei professori delle università inglesi, non meno competenti in materia dei teologi romani. Il re, informato della proposta del C., se ne rallegrò vivamente. Chiamato tosto alla corte, il C. scrisse un trattato per provare l'invalidità del matrimonio reale. Enrico VIII tuttavia, sperando ancora d'ottenere il consenso papale, inviò il C. a Roma perché difendesse le conclusioni del suo trattato alla presenza del Sommo Pontefice. Non avendo raggiunto lo scopo, il C. si recò nel ritorno in Germania per patrocinarvi la legittimità del divorzio reale, aderì alle opinioni protestanti e sposò nascostamente la nipote del celebre teologo luterano A. Osiander da lui conosciuto alla Dieta di Rastibona (1532). Nello stesso anno moriva l'arcivescovo primato di Canterbury, G. Warham, ed Enrico VIII chiamò a succedergli il C., riuscendo con abili manovre ad ottenergli la conferma da Roma (21 febbraio 1533).
Elevato così alla suprema dignità ecclesiastica del regno, il nuovo arcivescovo non tardò a manifestare la sua riconoscenza verso il re, dichiarando invalido il matrimonio da lui contratto con Caterina d'Aragona, e confermando solennemente la sua nuova unione con Anna Bolena (15 maggio 1533). Minacciato di scomunica fece ricorso al Parlamento, il quale, dietro suo consiglio, decretò che il re fosse riconosciuto come unico e supremo capo della Chiesa inglese sulla terra, con il diritto di nominare e de
porre i vescovi. Da allora in poi il C. si mostrò sempre più ligio ad Enrico VIII, e per compiacerlo annullò successivamente i matrimoni da lui contratti con Anna Bolena (1536), con Anna di Cleves (1540) e con Caterina Howard (1541).
Il C. secondò il re in tutte le sue azioni dirette alla riforma della Chiesa inglese; ma questi si guardò bene dall'appoggiarlo sui principi dogmatici. Soltanto sotto il regno di suo figlio Edoardo VI (1547-53), il C. prese a diffondere le dottrine protestanti di intonazione calvinista. Infatti nel 1548 diede mano alla prima edizione del Common Prayer Book che fu seguita ben presto da una seconda più radicale; preparò un cerimoniale per le ordinazioni dei sacri ministri, e nel 1553 riassunse in 42 articoli la dottrina dell'anglicanismo. Ma in questo stesso anno moriva Edoardo VI e saliva al trono Maria Tudor, la quale si adoperò con estrema energia per restituire al regno la fede cattolica. Il C. cospirò contro la regina e fu condannato al rogo, previa degradazione (14 febbraio 1556), sotto la duplice accusa d'eresia e di violazione del celibato ecclesiastico per essersi unito illegittimamente con la nipote di Osiander. Per evitare il supplizio, il C. si indusse a comporre sei ritrattazioni. Tuttavia la morte era irrevocabilmente decretata e alla regina importava la ritrattazione del C. da pubblicarsi nella chiesa di S. Maria a Oxford prima dell'esecuzione capitale.
Allora il C., vistosi perduto, ritirò le sue abiture confessando d'essersi ritrattato unicamente nella speranza di aver salva la vita, e salì il rogo, nel luogo dove s'innalza ora il monumento dei martiri.
Malgrado i turbamenti e le preoccupazioni incessanti della sua vita movimentata, il C. si dedicò con passione allo studio della teologia. Della sua produzione letteraria si ricordano ancora: Homilies (1547); Defence of the True and Catholic Doctrine of the Sacrament (1550); Reformatio legum ecclesiasticarum (1551).