CRANIO. - La testa ossea è costituita da due porzioni distinte: il *c. cerebrale* che contiene l'encefalo (v. CERVELLO) e il *c. facciale* che contiene vari

CRANACH, LUKAS - *La Vergine e un devoto*, Silografia.
Berlino, gabinetto delle stampe e disegni.
(da M. Kaplicki, *Stary Kraków*, *Cracovia 1937*, p. 23)

organi dei sensi e gli organi della masticazione. Il c. propriamente detto, o c. cerebrale, è essenzialmente una scatola ossea di protezione per la parte più importante dell'asse nervoso centrale. Perciò il suo studio ha interessato sempre, in modo singolare, dai vari punti di vista, anatomico, fisiologico, antropologico e clinico. Le ossa che lo compongono sono essenzialmente otto: il frontale, l'etmoide, lo sfenoide, l'occipitale, i due parietali e i due temporali. Fra di esse si intercalano però spesso degli ossicini soprannumerari, più o meno numerosi e sviluppati, detti ossa wor-miane. Queste ossa sono classificabili fra le ossa piatte e sono costituite da due lamine di tessuto compatto, una esterna ed una interna, comprendenti fra loro uno strato di tessuto spagnoso, variabilissimo nello spessore, detto diploe. Il tavolato (o lamina) interno è a contatto dell'encefalo e si modella, a guisa di cera, sopra le sue irregolarità. Perciò i solchi del tavolato corrispondono, come in un negativo, alle circonvoluzioni cerebrali, mentre le sporgenze (eminenze mammillari) corrispondono ai solchi cerebrali. Similmente sul tavolato interno si ritrovano le impressioni negative delle arterie e dei grossi canali venosi che decorrono sulla superficie degli emisferi. Lo studio della morfologia cerebrale attraverso tali impronte è soggetto però a molte riserve per l'incertezza delle determinazioni.
Le ossa del c. facciale sono distinguibili in due insiemi, uno superiore (porzione mascellare superiore) ed uno inferiore (porzione mascellare inferiore). La porzione inferiore è costituita dalla scatola mandibolare, la porzione superiore è costituita da tredici ossa distinte: il mascellare superiore, l'osso malare (zigomatico), il lacrimale (unguis), il cornetto inferiore, il nasale e il palatino, tutte doppie, disposte simmetricamente rispetto al piano mediano del c. e il vòmere, impari. Il c. umano si studia dal punto di vista descrittivo in anatomia ma il suo interesse è ancora generalmente fra gli antropologi che attraverso le comparazioni disparate cercano di precisare i caratteri di differenziazione delle ossa, della razza, del sesso, delle singole età, ecc. Tra i nomi classici di studiosi, nella storia dell'antropologia, che più sono legati alle ricerche craniologiche vanno ricordati: C. M. Daubenton (1744), G. F. Blumenbach (1775), P. Camper (1791), G. Prichard (1807), e poi Geoffrey Saint-Hilaire, F. Cuvier, A. Forville, G. B. Parchappe, G. Serra, P. P. Broca, G. Sergi. Ma la schiera di ricercatori potrebbe continuare a lungo, perché lo studio morfologico e metrico delle ossa ha sempre costituito per l'antropologia un capitolo essenziale (v. antropologia). Ciò può sembrare esagerato in quanto l'organismo umano non si rivela solo attraverso le sue ossa, ma è comprensibile per varie ragioni: praticamente il materiale di confronto è sempre con maggiore facilità costituito da ossa, mentre nel caso degli uomini fossili esse sono le sole con
servate. Per questo anzi gli antropologi si sono trovati di fronte a problemi complessi sulla origine delle forme umane e sulle relative trasformazioni che pure si sono dovuti risolvere attraverso i reperti scheletrici. Il c. naturalmente è stato oggetto della massima parte delle ricerche ed in realtà in esso si rivelano i caratteri di differenziazione più sicuri fra i gruppi più disparati insieme alle tracce della evoluzione filetica realizzata nel tempo. Accenniamo ai rilievi più importanti per la classificazione razziale e che servono come presupposto anche per lo studio dei fossili.
Delle singole ossa che compongono il c. si precisa la morfologia in rapporto alle differenziazioni di gruppo o individuali, ma si studia in particolare la forma anche dell'intero c. cerebrale visto secondo determinate norme e di quello facciale nelle sue porzioni essenziali.
La forma del c. cerebrale guardato dall'alto, verticalmente al suo massimo contorno, serve spesso per una buona differenziazione razziale, sia pure con delle riserve rispetto ai primi tentativi di Giuseppe Sergi, che è il geniale iniziatore del metodo. Intorno al 1895 egli distinse pentagonoidi; 3) romboide; 4) ovoide; 5) beloide; 6) cuboide; 7) sfenoide; 8) sferoide; 9) platicofila. Il Frassetto successivamente le ridusse a 6, ma sempre seguendo il medesimo principio metodologico di osservazione. Esse comunque danno una idea del contorno reale del c. (nella norma verticale) e morfologicamente integrano i risultati che si ottengono dallo studio dell'indice cefalico introdotto da A. Retzius (1842). È questo il principale indice craniometrico finora usato, come rapporto percentuale della larghezza massima del c. rispetto alla lunghezza. Se ne usano altri che prendono in considerazione l'altezza o altre combinazioni di misure, ma le differenze razziali sono sempre più notevoli nella norma di osservazione suddetta. In base all'indice cefalico (o cranico, come più propriamente si dice, se determinato sui resti scheletrici) si usa la seguente classificazione di valori (e quindi di forme): dolicocefali (c. lunghi) con indice fino a 74,9; mesocefali (c. di lunghezza media) con indice da 75 a 79,9; brachicefali (c. corti) con indice da 80 in su. Ma anche questa classificazione ha evidentemente uno scopo solo indicativo. I limiti fra le suddette forme sono arbitrari e in pratica, a parte gli ibridismi e le mescolanze, non si trova mai una razza costituita da individui appartenenti ad una sola categoria di indice. In natura non si è osservata una discontinuità del genere se non approfondendo molto più l'analisi dei singoli caratteri determinanti le forme complessive. Va accennato comunque che gli studi moderni, pur non rinunciando all'utilità diagnostica degli indici cranici in genere, cercano di risolvere i problemi della classificazione senza ricorrere ad arbitrari suddivisioni del campo di variabilità naturalmente presentato da singoli gruppi. Si approfondisce anzi sempre più lo studio di questa variabilità, sia con rappresentazioni grafiche, sia con adatti metodi statistici di elaborazione del materiale.
Un esempio. Si pone in un grafico cartesiano orto-
CRANIO - Esempi di variazione del prograttismo facciale in due c. africani (schemi dedotti da figure di De Quatrefages e Hamy). A) C. prognato, negro del Congo; B) C. ortognato cantitico. L'orientamento dei due soggetti è basato sul piano orbito-auricolare della Convenzione tedesca.
gionale sulle ascisse una scala di possibili valori dell'indice cranico, sulle ordinate una scala di frequenze individuali. Ponendo i dati di due gruppi umani su detto grafico, si ottengono delle spezzate che, qualora con un artificio aritmetico le medie di gruppo vengano sistemate sulla stessa verticale e le aree del grafico restino uguali nella estensione complessiva, rappresentano la reale variabilità individuale comparabile nelle categorie o seriazioni messe a confronto. Nella figura annessa la spezzata relativa ai romani mostra l'esistenza di una transvariazione, e cioè di una mescolanza di due tipi diversi nello stesso gruppo, tipi che, presi singolarmente, presenterebbero una distribuzione monocuspidale. Essi corrispondono all'Homo mediterraneus e all'Homo alpinus (v. RAZZE UMANE). La spezzata dei melanesiari rivela anche una eterogeneità del gruppo con presenza dei melanesiari dolichomorfi (costituiti da diverse varietà craniche secondo G. Sergi) e dei melanesiari brachii morfi i quali appaiono come un gruppo mescolatosi secondariamente con quello principale dolichomorfo.
Sui medesimi rilievi metrici del c. ha un particolare valore lo studio delle correlazioni il quale ha messo in evidenza differenze razziali di notevole significato sistematico, mentre ha chiarito differenti comportamenti di diverse regioni craniche. Si è infatti esaminata la correlazione esistente fra lunghezza e larghezza del c. in singoli gruppi di individui (appartenenti a razze più disparate) e si sono trovati determinati valori positivi i quali rivelano che, aumentando la lunghezza, aumenta in media anche la larghezza da un individuo all'altro. Ma lo stesso procedimento applicato alle medie razziali di più gruppi umani ha dato una correlazione nulla e forse negativa. Ciò significa che il rapporto fra le due misure è molto variabile fra razze diverse molto più di quanto non lo sia fra individui della stessa razza. L'importanza del risultato è evidente quando si pensi che invece vi sono diametri cranici (ad es., dello scheletro facciale) che si comportano in maniera del tutto inversa: le differenze razziali nei suddetti rapporti sono molto più piccole rispetto a quelle individuali, in altri termini la correlazione interrazziale è maggiore di quella intrarazziale. È un comportamento del tutto opposto fra rilievi diversi che si è dimostrato solo recentemente per via biometrica contrariamente alle previsioni pessimistiche di vari autori (v. SACCHETTI, FRANCO).
Fra gli altri indici craniometrici maggiormente usati come rilievo indiretto di forma vanno ricordati: l'indice vertico-longitudinale (che serve a valutare relativamente l'altezza cranica secondo le categorie di canneefali, ortocefali, ipsicefali), l'indice frontoparietale, l'indice facciale totale (che serve a valutare relativamente l'altezza facciale secondo le categorie di euriprosopi, mesoprosopi, leptoprosopi), l'indice orbitale (che serve a valutare relativamente l'altezza dell'orbita secondo le categorie canneconchi, mesoconchi, ipsiconchi), l'indice nasale (che serve a valutare relativamente la larghezza dell'apertura nasale secondo le categorie leptorrini, mesorrini, platirrini). Ma ve ne sono alcuni, come l'indice facciale totale, che, mentre è generalmente usato per la differenziazione razziale, oggi si è dimostrato assolutamente inadatto a tale scopo (con i metodi biometrici suddetti) per la sua forte variabilità individuale e quindi il suo scarseggimento valore diagnostico nel campo della sistematica umana. In genere poi questi rilievi metrici vanno sempre integrati con l'analisi morfologica particolare delle singole regioni scheletriche, unitamente allo studio della posizione topografica delle medesime rispetto ai piani fondamentali d'orientamento del c. Su questi ultimi si è esercitata particolarmente l'attività degli antropologi, ad es., per il giudizio di prognatismo degli uomini fossili. Ma i migliori risultati si sono ottenuti su presupposti fisiologici e morfomeccanici.
Nello stesso ordine di ricerche vanno notate quelle tendenti al rilievo delle curve e degli angoli cranici (particolarmente alla base del c., sullo sfenoide, e alla faccia), così come della capacità della scatola cranica sulla quale si sono fatte osservazioni di grande interesse per le corrispondenti induzioni sulla massa del cervello, soprattutto nel caso degli uomini fossili (v. CERVELLO; ANTROPOLOGIA). L'angolo facciale più importante è quello che permette il rilievo del prognatismo e che ha dato buoni risultati per la differenziazione razziale. Si noti però che oggi il prognatismo si determina anche in via analitica attraverso lo studio spaziale morfomeccanico dei singoli elementi ossei. Su quest'ultimo accenno va portata particolarmente l'attenzione. Tutta la craniologia moderna tende infatti, oltre che a stabilire il valore sistematico nella differenziazione dei caratteri, a spiegare fisiologicamente e meccanicamente i diversi adattamenti architetturali e strutturali dello scheletro. La funzione della masticazione è evidentemente connessa con l'aracata alveolare e con la sistemazione dei singoli elementi ossei, così come l'architettura della scatola cranica dipende dalla posizione spaziale del temporale che contiene gli organi dell'orientamento. Si è infatti
genale sulle asc
CRANIO - Norma laterale di un c. esquimese con scarso sviluppo della regione glabellare (da R. Martin). Norma laterale di un c. australiano con forte sviluppo della regione glabellare (da Pöch).
dimostrata questa correlazione dinamica nella craniogenesi con gli studi di G. Sergi sia sugli uomini attuali che su quelli preistorici.
Tale analisi della posizione e forma delle singole ossa in rapporto al solido cranico in generale ed ai suoi piani fisiologici d'orientamento si persegue con determinate tecniche e apparecchi appositamente costruiti (v. ANTROPOLOGIA). Nelle figure annesse si ha l'esempio di studio del mascellare isolato rispetto ai piani fondamentali, e gli schemi geometrici corrispondenti, sovrapposti fra loro, fanno vedere chiaramente le differenze ricercate con una possibilità di più razionale interpretazione. Va notato in proposito che i punti di riferimento di ogni osso sono quelli architetturalmente più importanti nella craniogenesi.
Nelle figure annesse si possono vedere esempi notevoli di differenze razziali per varie altre caratteristiche del c. umano.
Vi sono poi differenze morfologiche e strutturali in dipendenza del sesso le quali permettono di distinguere il c. maschile da quello femminile anche nella stessa età. Il c. femminile si dice che conserva in genere un complesso morfologico di maggiore infantilità che lo rende più delicato e sottile di quello maschile. Esso è infatti anche più piccolo, leggero, le creste ossee per le inserzioni muscolari sono meno rilevate, le apofisi mastoidee più piccole, la fronte è più arcuata dalla forma bombée che richiama quella dei fanciulli, le bozze frontali e parietali sono più sviluppate, i margini superiori delle orbite più netti, quasi taglienti, il volume complessivo della scatola cranica è minore, ecc. Naturalmente tutti questi caratteri tipici servono nella normalità dei casi, ma l'antropologo può trovarsi di fronte ad eccezioni per le quali la diagnosi resta molto incerta se non impossibile. Vi sono dei casi infatti in cui c. femminili presentano caratteristiche di robustezza del tutto simili a quelle maschili, tanto da non poter essere distinte, mentre vi sono casi di c. maschili con caratteri delicati che si confondono del tutto con i corrispondenti caratteri dell'altro sesso. La norma però è quella indicata.
Lo sviluppo del c. attraverso le età della vita è stato ugualmente studiato in modo che l'esame di vari caratteri permetta una buona diagnosi di età da parte dell'antropologo. Particolarmente notevoli sono le trasformazioni della volta cranica nel bambino per i processi di ossificazione ai quali si assiste dopo la nascita, in seno al cosiddetto c. membranoso, il quale è costituito dal tessuto fibroso della vòlta, mentre la base cranica è ben presto, durante il periodo embrionale, costituita da cartilagine (placca basilare di Kölliker). Nel c. membranoso del bambino (periodo fontanellare) si osservano numerosi punti di ossificazione che gradatamente vanno a costituire le ossa della vòlta. Ne consegue che gli angoli dei pezzi cranici, più lontani dai suddetti centri di ossificazione originari, sono gli ultimi ad essere colmati dalla sostanza ossea. Perciò le regioni corrispondenti ricevettero il nome di fontanelle. Esse interessano così l'ostetrico per le sue diagnosi prenatali, come l'antropologo che osserva i diversi comportamenti di sviluppo nelle razze le più disparate. Con la scomparsa delle fontanelle per completa ossificazione della vòlta, i margini delle singole ossa assumono una forma dentellata che permette una specie di compenetrazione reciproca ad intarsio degli elementi contigui. La complicazione di queste dentellature in corrispondenza delle cosiddette suture del c. è diversa da regione a regione, ma va in genere aumentando attraverso le età secondo tempi diversi, però, nei diversi gruppi razziali. Tutti questi elementi sono preziosi per le diagnosi di età dei soggetti. L'antropologo specializzato sa comunque distinguere i casi non rari di anomalie obliterazione delle suture come ultimo termine della sinostosi. La membrana residua in corrispondenza delle suture è infatti gradatamente invasa da tessuto osseo (come prima le fontanelle), per cui i diversi pezzi del c., sia pure in momenti diversi, vengono a saldarsi fra loro completamente. Bisogna naturalmente distinguere anche in questo un processo fisiologico normale il quale conduce al quadro del c. classico di vecchio, costituito da un solo pezzo osseo, da un processo patologico che può persino condurre a forti anomalie di forme craniche (microcefalia, scafocefalia, plagiocefalia, ecc.). Si è discusso anche, in proposito, se un diverso procedere della obliterazione delle suture craniche possa spiegare le diverse forme cefaliche secondo, ad es., gli schemi di G. Sergi. Ma forse si tratta di uno solo dei fattori dinamici della craniogenesi delle forme, fattore che comunque può illuminare quando vogliamo interpretarne la natura e le cause biologiche prossime, almeno per singoli gruppi etnici.
In conclusione il c. umano si differenzia nelle età, nei sessi, nelle razze, secondo modalità che sono tuttora oggetto di studio con i metodi moderni dell'analisi statistica ed antropologica. Molto spesso le ultime differenze razziali non si sono spiegate nella loro natura e non se ne conosce l'evoluzione temporale. Mancano i cosiddetti anelli di congiunzione
fra le diverse forme. I problemi comunque si vanno approfondendo e lo studio tende sempre più a chiarire le modalità di comportamento dei caratteri singoli attraverso le generazioni, così come nei casi di me- ticciato o ibridismo e quelli delle più disparate in- fluenze ambientali. Il problema delle mescolanze razziali è fondamentale e spiega spesso la genesi delle nuove forme. Particolari misioni di tipi diversi servono a volte come indiretta esperienza per vedere l'adattamento architetturale di determinate strutture osse (l'esempio della figura dove sono sovrapposti due schemi di mascellare in individui Arbore è servito appunto, in sede di studio, per la spiegazione del metamorfismo facciale di quelle popolazioni che vivono sul lago Stefania al limite di abitato del mondo negro con quello camito, in cui viceversa dominano le forme facciali europee). Infine i problemi della plasmabilità dei caratteri in funzione dell'ambiente sono stati anche oggetto di studio nel caso del c., soprattutto per quanto riguarda la sua forma generale secondo la visione dell'indice cefalico. Sono note le ricerche di F. Boas sugli immigrati in America, i dati di Snigirew e Talko-Hrynewicz per la Lituania, di Fishberg per Nuova York, di Elkind per Varsavia, di Zakrewsky, Majer e Kopernicki per la Galizia, di Hirsch per il Massachusetts, di Guthe per Boston, come le indagini di Frets, Bryn, Schreiner, Geipel, Abel, Pessler, quelle recenti di Dornfeldt e quelle del Sacchetti. Le conclusioni che sembrano più probabili, secondo quest'ultimo, fanno pensare ad una norma di reazione di singoli caratteri (come la forma della testa), nel senso strettamente genetico della espressione e nel caso di trasformazioni accertate in seguito a mutamento di ambiente (per emigrazione di interi gruppi, ecc.). In particolare l'indice cefalico nei confronti di tutti gli altri caratteri antropometrici della testa ossea ha mostrato una grande e significativa variabilità interrazziale; questo risultato potrebbe sembrare in opposizione alle conoscenze suddette sulle possibili variazioni del carattere in seguito a sollecitazioni ambientali. Ma una analisi attenta dei fenomeni mostra che anche quelle piccole variazioni della forma della testa, che tanto preoccupano gli antropologi al principio del secolo (per cui si divisero in due schiere contrastanti nell'ammettere o escludere le influenze ambientali), non devono ritenersi in contrasto con l'attitudine stessa del carattere alla differenziazione dei gruppi, tanto meno con la loro reale differente costituzione morfologica e demogenetica se si considera l'aspetto strettamente genetico e fisiologico che ad essa si riconnette. Si tratta di un principio di reattività legato al patrimonio genetico individuale e che si esplica attraverso il fenotipo. Così solo si spiega come di fronte allo stesso ambiente sociale e geografico (ad es., in America, U.S.A.) popolazioni razzialmente diverse (ebrei po- lacci brachicefali e siciliani mediterranei dolicocefali) abbiano reagito in maniera opposta fra loro a pre- scindere dalle singole forme di mescolanza con le popolazioni locali (Boas). Similmente è accaduto per alcuni gruppi di emigrati in Italia (Sacchetti). Reattività all'ambiente ed eredità non sono risultati dunque come due concetti contrastanti, almeno per certe caratteristiche del c. in antropologia. Ma esempi simili si citano già in vari campi di applicazione della genetica, particolarmente della demogenetica. Così alla concezione statica ed esclusivamente morfologica di studio del c. umano si è aggiunto oggi un nuovo metodo di indagine nel campo del determinismo demogenetico in rapporto sempre all'adattamento meccanico reciproco delle forme, per cui ci si avvicina sempre più e meglio alla spiegazione della reale complessa estrinsecazione fenotipica dei gruppi umani, quali essi sono, nel loro naturale ambiente e nella loro potenziale reattività ai fattori esterni.
BML: Elenco di pubblicazioni particolarmente segnalate a cui bisogna aggiungere i comuni trattati di anatomia e di fisiologia. A. De Quatrefages - E. T. Hamy, *Crania ethnica. Les crânes des races humaines*, Parigi 1882; P. Topinard, *Eléments d'anthropologie générale*, ivi 1885; G. Sergi, *Specie e varietà umane*, Torino 1900; S. Jacob, A. Lee, K. Pearson, *Preliminary Note on the interracial characters and their correlation in Man*, in *Biometrika*, 2 (1902-1903); E. Auerbach, *Zur Plastizität des Schädels mit Bemerkungen über den Schädellinde*, in *Arch. f. Rassen u. Gesellschaftsbiologie*, 5 (1912); F. Boas, *Changes in bodily forms of descendants of immigrants*, Col. Univ. Press., Nuova York 1912; F. Boas-H. M. Boas, *The head-forms of the Italians as influenced by heredity and environment*, in *American Anthropologist*, nuova serie, 15 (1913); W. Gregory, *The origin and evolution of the human dentition*, in *Journ. of dental Research*, 2 (1920) e 3 (1921); A. Ivanowsky, *Physical modifications of the populations of Russia under famine*, in *American Journ. of Physic. Anthropol.* 6 (1923); K. Pearson-L. H. C. Tippet, *On stability of the cephalic indices within the race*, in *Biometrika*, 16 (1924); A. Schreiner, *Zur Erblichkeit der Kopfform*, in *Genetica*, 5 (1924); K. Hilden, *Zur Kenntnis der menschlichen Kopfform in genetischer Hinsicht*, in *Hereditas*, 6 (1925); M. J. Herskovits, *Correlation of lenght and breadth of head in american negroes*, in *American Journ. of Phys. Anthropol.* 9 (1926); N. Hirsch, *Cephalic index of americanborn*.

CRANIO - Esempi di variazioni estreme della forma dell'orbita (da Wolff). A) C. egiziano con ipsiconchia, B) C. australiano con cameconchia.
children of three foreign groups, ibid., 10 (1927); S. Sergi-V. CAPRI, Osservazioni sui rapporti di forma e dimensione tra le volte delle orbite ed il c. cerebrale, in Riv. di antropol., 28 (1928-29); R. Martin, Lehrbuch der Anthropologie, Jena 1928; F. Frassetto, Les formes normales du crâne humain, in Bull. de la Soc. de Morph., 3-4 (1929); S. Sergi-J. Pastore, Sulle variazioni di forma delle orbite negli Omididi, in Riv. di antropol., 29 (1930); P. Godin, Idé-rité de l'indice cefalique, in Bull. et Mém. de la Soc. d'anthrop. de Paris, 8 (1931); G. P. Fretz, Über die Dominanz des brachypothalamen Kopfindex, in Zeitschrift. f. Morphol. u. Anthropol., 20 (1931); Saller, Gutbier, Kohl, Schiereck, Über die Vererbung der Kopfmasse u. Indizes, in Zeitschrift. f. Konstitutionelle, 18 (1933); W. Abel, Die Vererbung von Antlitz und Kopfform des Menschen, in Zeitschrift. f. Morph. u. Anthrop., 33 (1934); S. Sergi, Sulle variazioni di forma e di posizione dell'osso temporale nell'uomo, in Riv. di antropol., 31 (1935-36); G. Pessler, Untersuchung über den Einfluss der Grossstadt auf die Kopfform, in Zeitschrift. f. Morph. u. Anthrop., 38 (1936); S. Sergi, Sulle variazioni di posizione dell'osso megalitico nell'uomo, in Riv. di antropol., 33 (1940-42); W. Dornfeldt, Studien über Schädelform und Schädelveränderung von Berliner Ostjuden und ihren Kindern, in Zeitschrift. f. Morphol. u. Anthrop., 39 (1941); A. Sacchetti, Variabilità e correlazione intra ed interrazziale, in Atti Acc. d'Italia, 7° serie, 3 (1942); id., Sul valore dell'indice facciale come mezzo di differenziazione dei gruppi umani, in Atti IV Riun. Soc. Ital. di statistica, 1942; id., Le variazioni intra ed interrazziali dell'indice cefalico, in Riv. di antropol., 34 (1942-43); G. Natoli, L'indice cefalico nei primi mesi di vita, ibid.; A. Sacchetti, Ricerche comparate sull'architettura facciale dei melanesiani, in Riv. di biologia cefalico, 7 (1946); S. Sergi, Il secondo Paleantropo di Saccolopastro, in Riv. di antropol., 36 (1948); A. Sacchetti, Il metamor-fismo razziale come fattore di adattamento morfologico ad ar-chitetturale della faccia umana, in Archivio zoologico italiano, 34 (1949).


