MARTINO IV, PAPA. - Simone de Bric (o de Brion), di origine francese, m. a Perugia il 28 marzo 1285. Studiò all'Università di Parigi; in seguito fu canonico e tesoriere della diocesi di Tours, cancelliere di Francia (1260) e cardinale (1261) del titolo di S. Cecilia; Urbano IV gli affidò alti incarichi, tra i quali fu particolarmente importante la legazione in Francia, che si concluse con la nomina di Carlo d'Angiò a re delle due Sicilie (1264).
Predicò la crociata contro gli ultimi Hohenstaufen e in favore della Terra Santa, occupandosi con successo della riforma della Chiesa di Francia. Il 22 febbr. 1281, dopo sei mesi di conclave, a Viterbo, Simone fu eletto a succedere a Niccolò III con il nome di M. IV, per inlussio di Carlo d'Angiò, e fu consacrato a Orvieto il 23 marzo dello stesso anno. Non essendo gradita ai Romani la sua elezione, M. IV fu costretto a trascorrere quasi tutto il suo pontificato lontano da Roma, vivendo successivamente a Orvieto, Montefiascone, Città della Pieve e Perugia.
M. IV fu assai benevolo verso il re Rodolfo di Germania, il quale rinunciò ad ogni pretesa sulla Romagna, della quale il Papa entrò in possesso con l'aiuto dei Francesi. Per compiacere Carlo d'Angiò, al quale, nonostante la forte opposizione dei Romani, aveva conferito la dignità di senatore di Roma, M. IV scomunicò l'imperatore Michele Paleologo, che agiva poco sinceramente nella questione dell'unione della Chiesa greca con quella latina, e fornì aiuti a Carlo per la progettata impresa contro l'Impero bizantino. Ma da tale impresa Carlo fu distolto dalla sollevazione della Sicilia datasi agli Aragonesi in occasione del Vespro siciliano (marzo 1282). M. IV rifiutò l'omaggio di sudditanza offertogli dai siciliani e scomunicò Pietro III d'Aragona contro il quale bandì una crociata, che fallì miseramente per il valore del re Aragonese, che sconfisse la flotta di Carlo d'Angiò e respinse l'esercito di Filippo III d'Ardito che aveva invaso l'Aragona. Con i Romani, ribellati a Carlo d'Angiò, il Papa si riconcilì non mancando altri due senatori e distribuendo larghi sussidi in occasione di una grave carestia.
Per quanto incensurabile nella sua vita privata, a M. IV, che era uomo di grande carità, si fa il rimprovero di aver eccessivamente favorito i Francesi usando, spesso inconsideratamente, delle pene ecclesiastiche per motivi politici. Dante pone M. IV tra i golosi (Purg., XXVI, 20-24); il Villani (Cronica, VII, 58) lo dice «magnanimo e di gran cuore nei fatti della Chiesa».