AVIDYÂ

AVIDYÂ. - A-vidyâ è il non-sapere, l'ignoranza, ma non nel senso comunemente dato a questa parola, bensì nel significato filosofico-religioso d'ignoranza dei Supremi Veri, la conoscenza (vidyâ) dei quali conferisce la liberazione dalla rinascita, causa di dolore. Si può essere versati in ogni arte e disciplina, restando tuttavia nello stato d'ignoranza o a., rispetto alla gnosi liberatrice. La quale non è sempre la stessa, perché dipende dai principi che servono di base alle varie religioni e filosofie dell'India antica. Nel sistema Sâmkhya (v. BRAHMANESIMO) l'a. consiste nell'attribuire allo spirito l'attività della materia, nel confondere l'anima col corpo. Yoga (v.) l'a. ha quat-

tro forme: supporre eterno ciò che non è, come il soggiorno nel cielo; considerare puro ciò ch'è impuro, come il corpo; scambiare con la gioia ciò ch'è dolore, come gli oggetti dei sensi; credere se stesso (ätman) ciò che non è. Nel Vedänta sistematico a. è l'innalta disposizione a confondere l'anima con i suoi upädhi (condizioni): corpo, apparato psichico e karman, di cui il solo corpo in morte si dissolve, mentre gli altri upädhi accompagnano l'anima in un'altra esistenza. Il concetto negativo dell'a. come non-sapere acquista, nel Vedänta, valore positivo quando si riferisce alla scienza empirica, considerata un falso sapere perché parla di un molteplici universo mentre esiste soltanto il Brahman-ätman e tutto il resto è illusione (mäydä). Nel buddhismo originario avijjä = a. è l'ignoranza delle quattro verità fondamentali, rivelate dal Buddha nella predica di Benares. Ferdinando Belloni Filippi