AUSPICIO

AUSPICIO. - Dal lat. auspicium, da avis uccello e spe(i)cio vedo. Presso i Romani gli annunciatori del volere divino furono soprattutto gli uccelli (ex avibus): in seguito (Servio, ad Aen., III, 89) si colsero segni divinatori anche dai quadrupedi che percorrono il templum ossia lo spazio delimitato dall'augure (ex quadrupedius); ma più dai segni del cielo, lampi, fulmini, tuoni (ex caelo, ex manubiis Iovis); da presagi funesti (ex diris); in guerra, dovendosi far presto, si osservava il modo di mangiare dei polli (auspicia pullaria, ex tripudiis).

I segni erano di due specie: oblativi quando si presentavano da sé, interpretativi quando venivano richiesti dal magistrato e mentalmente prefissati dall'augure. Oltre gli a. privati, caduti presto in disuso, vi erano quelli pubblici. Gli a. maggiori spettavano ai magistrati forniti d'imperium ed ai censori; i minori agli altri. Per la validità, gli a. si dovevano trarre nel luogo ove aveva inizio l'azione e nello stesso giorno, da una mezzanotte all'altra (Gellio, II, 2). Il magistrato restava in silenzio (Cicerone, De divisi,

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AUSILIATORI. Santi - Esterno del santuario dei 14 SS. A. (1743-71). Disegno di B. Neumann - Vierzehnheiligen (Würzburg).
(propr. A. P. Frutus)
II, 34), seduto sotto una tenda aperta a sud e ad est (Rose, Journal of Roman Studies, 13 [1923], p. 82 sgg.) e dichiarati i segni che intendeva vedere, li attendeva immobile. Alla fine della repubblica l'osservazione dei segni divenne una formalità e finì per essere omessa del tutto. L'aruspicina etrusca finì per soppiantare del tutto gli a.

BIBL.: W. W. Fowler, The religious experience of the Roman People, Londra 1911, 192 sgg. Alberto Galietti
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“AUSPICIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 263. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/auspicio.