AVATÀRA. - Termine sanscrito dalla radice *tar* col prefisso *ava* «discendere»: letteralmente «discesa», usato particolarmente a indicare la discesa, l'incarnazione di un essere soprannaturale in terra, in forma diversa dalla propria originale. In tale incarnazione il dio mantiene la propria essenza intimamente fusa con la natura assunta, di modo che egli è al tempo stesso vero dio e vero uomo. Per la coscienza della umanità vissuta dal dio nella sua vita terrena e delle lotte e sofferenze da lui patite in essa, nella quale s'era incarnato a vantaggio degli uomini (ogni a. o «discesa», avviene in epoca di pericoli per la salvezione o per il conforto dell'umanità), consegue nei credenti uno spirito di confidenza e un grande sentimento d'amore verso di lui, pari a quello da lui nutrito per loro. Fra tutte le incarnazioni le più famose sono quelle di Visq (v. INDUISMO), alcune delle quali avveratesi pure in animali (pesce, tartaruga, cinghiale).
AVATÀRA
BIBL.: H. V. Glasenapp, *Der Induismus. Religion und Gesellschaft im heutigen Indien*, Monaco 1922. Ambrogio Ballini