Enciclopedia Cattolica vol. II, 1949 Religioni non cristiane Particolari

ÀUGURI

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Noto anche come: inglese: augur

ÀUGURI. - Sacerdoti romani esperti della divinazione, che dalla specie, dal volo, dal numero e dal canto degli uccelli interpretavano il volere divino, sia per le vicende private, con gli a. privati, presto scomparsi e poco noti, sia per le pubbliche con gli a. pubblici; il loro collegio, uno dei quattro sacerdotali maggiori, si fa risalire a Romolo o Numa.

Compito degli a., la cui etimologia i moderni ripetono da avis più che da augere, era delimitare il templum per gli auspici nell'Auguraculum in arce, sul Campidoglio, inaugurare edifici sacri e persone, fissare e controllare il pomerio. Fino al 300 a. C. sembra si componesse di 5 membri patrizi. La legge Ogulnia di quell'anno, aprendo il collegio ai plebei, ne elevò il numero a 9, che fu portato poi a 15 e 16. L'ufficio era a vita e non si perdeva per alcuna ragione. La sostituzione dei membri avveniva per cooptazione, finché la legge Domizia del 103 a. C. prescrisse l'elezione mediante comizi. Il collegio, non avendo né sede, né magister, si adunava in casa di un a. ed era presieduto dal più anziano (Cicerone, De Senect., 18, 64). Tra le attività degli a., dei quali era distintivo il lituo, per delimitare il templum, e la trabea di porpora e coccino, le più notevoli erano l'augurium salutis, l'amburbium e l'augurium canarium. Ma l'importanza politica del collegio dipese dalla sua funzione di interprete ufficiale degli auspici pubblici, esclusi i militari, spettando al magistrato civile l'iniziativa dell'auspicio (spectio). Quando per qualunque difetto nell'auspicio, si impugnava la validità di un atto giuridico veniva consultato il collegio degli a. Anzi per evitare simili inconvenienti, almeno alla fine della repubblica, si faceva assistere il magistrato da uno o più a., che in tal modo assunsero funzioni originariamente estranee al loro ufficio, diventato sotto l'impero puramente onorifico.

Città d'Italia e delle province ebbero collegi di a. con ufficio a vita, ma che si perdeva per condanna. Indossavano la toga pretesta, sedevano negli spettacoli tra i decurioni, erano esonerati, con i figli, dal servizio militare ed avevano l'unica incombenza di dirimere dubbi in materia di auspicio.

Bibliografia5 opere
BIBL.: A. Bouché-Leclercq, Hist. de la divination dans l'antiquité, IV, Parigi 1881, p. 175 sgg.; V. Spinazzola, s. v. in De Ruggiero, Dizion. epigraf., I, p. 178 sgg.; G. Wissowa, in Pauly-Wissowa, Realencycl., II, col. 2313 sgg.; id., Religion und Kultus der Römer, 2ª ed., Monaco 1912, p. 523 sgg. ove trovasi la bibliografia; N. Turchi, La religione di Roma antica (Storia di Roma, 18), Bologna 1939, pp. 57-61.

Alberto Galietti

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Di Alberto Galieti

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), coll. 394–395.

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Galieti, Alberto. “Àuguri.” In Enciclopedia Cattolica, vol. II, coll. 394–395. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/auguri.

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Galieti, Alberto. “Àuguri.” Enciclopedia Cattolica, vol. II, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 394–395. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/auguri.

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