BACCANALI. - Denominazione d'un culto che si celebrava a Roma (Livio, XXXIX, 8 sgg.), in luce Similae (Livio XXXIX, 12, 4; cf. CIL, VI, 9897; Schol. ad Juv., 2, 3), alle pendici dell'Aventino (Ovidio, Fasti, VI, 518), o in altre località d'Italia, specie nel mezzodì (cf. CIL, I, 196 = CIL, X, 104; Livio, XXXIX, 41; XL, 19, 9), all'inizio del sec. II a. C.
La divinità che stava al centro delle celebrazioni era Bacco (Dioniso; [v.]). Ma non nella forma, nota ai latini da tempi antichissimi, di Liber pater, dio, assieme a Libera, della fecondità, e che, dall'inizio della Repubblica, aveva formato, assieme a Libera e a Cerere, una triade analoga a quella greca di Demetra, Dioniso e Core, ma

Baburen, Theodoor - Arresto di Cristo - Roma, Galleria Borghese.
in quella che aveva trovato la sua sistemazione nei culti misterici (v. Dioniso, Misteri di). Questo tipo di religiosità proveniva dall'Italia meridionale; originariamente il culto era riservato alle donne (Livio, XXXIX, 13, 8), poi, da parte d'una sacerdotessa campana, v'erano stati introdotti anche gli uomini. (Altrove [XXXIX, 8, 3] Livio parla di un «graecus ignobilis» portatore dei b. dall'Italia meridionale a Roma attraverso l'Etruria). Le feste erano segrete; probabilmente vi veniva rappresentata l'uccisione di Dioniso fanciullo da parte dei Titani, una morte rituale («ita ut ne corpora quidem interdum ad sepulturam exstarent») e una sorte di rapimento mistico tra gli dèi («raptos a dis homines dici»: Livio, XXXIX, 13, 13).
Si trattava, in sostanza, d'un culto di tipo orientale, con al centro la figura di Dioniso, culto che aveva avuto grande momento alla corte di Tolomeo Filopatore in Egitto, di carattere mistico, orgiastico e a sfondo esoterico, al quale non erano estranee, forse, le speculazioni filosofico-religiose dei pitagorici. A Roma i b., resi noti in seguito a delazione motivata da questioni private, furono severamente considerati dal senato — sempre nemico d'ogni forma di «externa religio» — che, attraverso il consolo Postumio Albino, montò un vero e proprio affare politico, che finì con una sanguinosa repressione a seguito del ben noto «senatus consultum» del 186. Questo, pur non giungendo a una precisa interdizione, regolava, limitandole notevolmente, le celebrazioni dei b. (il testo del «senatus consultum» — conservato in CIL, VI, 9897 — venne ritrovato «in agro Teurano», in Calabria).
Il singolare valore storico dell'episodio dei b. è costituito dal fatto che l'avvenimento rappresenta, per quanto si sa, il primo caso in suolo italiano d'una collisione fra il potere politico e quello religioso (le indagini sui b. vennero compiute dal console e non dal collegio sacerdotale).
Per giustificare le sanzioni, il racconto di Livio è infarcito di particolari scandalosi e di accuse di immoralità, le stesse accuse che verranno mosse più tardi ai cristiani.
Dopo la persecuzione del 186 bisogna giungere alla metà del I sec. a. C. per ritrovare cenno dei b. (Serv. ad Verg., Ecl., 5, 29: «Caesarem constat primum sacra Liberi patris transtulisse Romam»). Cesare, che, secondo ogni verosimiglianza aveva appreso i culti dionisiaci ad Alessandria d'Egitto, li reintroduce in Roma. Dopo di lui, progredendosi nella ammissione di forme religiose straniere e nel sincretismo religioso durante l'impero, tali culti si perpetuarono.