DIONISO (ΔΙΌΝΥΣΟΣ, ΔΙΌΝΥΣΟΣ)

DIONISO (Διόνυσος, Διόνυσος). - Divinità greca: «il dio dell'estasi e del terrore, del furore e dell'entusiasmante ebbrezza, il dio demente la cui apparizione rende dementi gli uomini».

Sulla localizzazione della sua patria dissentono gli studiosi. Scartate la Tracia, dopo che invalida s'è dimostrata l'etimologia del nome di D. proposta da Kretschmer, etimologia che costituiva l'elemento principale della teoria, la Frigia e la Lidia, o l'una e l'altra insieme, in considerazione soprattutto dell'improbabilità d'esser nel giusto nel ritenere Semele, madre di D., come una dea della terra frigia o tracofrigia (anche qui i motivi etimologici, tra gli altri, si son rivelati inconsistenti), non sembra audace chi propose di prendere in considerazione quale luogo di origine la Grecia stessa (secondo Tucidide [2, 15, 4] le Antesterie appartenevano agli Ioni già prima della loro migrazione), dove il culto del dio, del quale Omero è già perfettamente a conoscenza, pur dimostrando nei suoi riguardi la stessa riservatezza che per Demetra, trae le sue origini dai ceti più bassi della popolazione, e dunque, forse, dallo strato anario. Ma greco o non greco, l'importante è che, non appena monumenti letterari e figurativi cominciano a parlare, D. e tutto ciò che gli è proprio viene espresso in forma nettamente greca, e che a un certo mo-

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DIONIGI, RUSTICO ED ELEUTERIO, santi - Ultima comunione di s. D. Particolare del quadro di J. Malouel (1398), completato da H. Bellechose - Parigi, Louvre.
(da P. Mornand, Le visage du Christ, Parigi 1922)
mento, « quanto di più grande e di più bello, dal punto di vista spirituale ed estetico, l'Ellade classica ha prodotto, l'ha prodotto per l'influsso e con il suggello di D. » : da lui, come ha dimostrato F. Nietzsche, trae origine la tragedia (τραγῶδαι, dai τράγοι come si chiamavano gli attori nella rappresentazione scenica : cf. M. P. Nilsson, Der Ursprung der Tragödie, in N. Jahrb. f. Klass. Alt., 27 [1911], pp. 609 sgg., 673 sgg., 687).

La medesima incertezza che regna intorno all'origine del dio coglie chi voglia ridurre all'unità la figura di D., che fu detto πολυειδής καὶ πολύμορφος da Plutarco, e voglia determinarne il preciso ruolo nel mito e nel culto : l'azione di D. è praticamente illimitata, e volerlo relegare in una piuttosto che in un'altra sfera, vuol dire soltanto perdere il significato della sua figura, tradire ciò che i Greci hanno pensato di lui. D. e lo spirito dionisiaco scorrono per ogni dove del mondo spirituale e di quello materiale; misteriosamente egli sta alle radici dell'essere, comprende nella sua natura tutto ciò che è proprio dell'essere, è l'essere stesso, paradossale sintesi di contrari, in cui si sprofondano finito e infinito, distinto e indistinto. D. è ugualmente presente e assente, vicino e lontano, esultante e afflitto; appare come colui che dà e come colui che toglie la vita, come appartenente al mondo e all'aldilà, e nei suoi miti, « allo stesso modo che nell'arte più pura e nella poesia più pura », si mescolano possibile e impossibile, umano e divino, materiale e spirituale. Senza bisogno di una particolare esegesi, prestando orecchio ai suoi mitologemi, esaminando le pratiche culturali, che dei mitologemi sono i riflessi pratici, non è difficile impadronirsi dell'intima essenza di D.

È figlio di un dio (Zeus) e della tebana Semele (Iliade, XIV, 323), che, donna mortale, genera un figlio immortale (Esiodo, Theog., 940 sgg.) : D. χάριμα βροτοΐων (Iliade, XIV, 325). La madre, per aver voluto vedere lo sposo « in tutto il suo celeste splendore », è incinerita dal suo fulmine : Zeus prende il feto immature, se lo cuce in un fianco, e lo dà alla luce dopo averlo portato a maturazione (Pindaro, frg. 85; Erodoto, II, 146; Euripide, Bacch., 94 sgg., ecc.). D. stesso, poi, scenderà agli Inferi per portare la madre nel cielo degli Olimpici : Semele avrà, più tardi, in Grecia onori divini (cf. Plutarco, Quaest. gr., 12, p. 293 C; Esiodo, Theog., 942). La duplicità della natura del dio, che già si pone nel mito della nascita da una mortale e da un immortale, si rivela ancor più chiaramente nella « epifania » del dio : a D. è propria la maschera, estranea di norma agli Olimpici (c'erano maschere solo nel culto di Artemide Orthia), e che è simbolo di doppia personalità. La contraddizione permane nel fatto che a D. è proprio di portare la gioia sfrenata, il rumore con il quale prende impetuosamente possesso, in una parola l'orgiasmo, ma anche il terrore e il silenzio della morte. L'appellativo Βρόμιος (cf., p. es., Eschilo, Eumen. 24; Pindaro, frg. 75) indica la sua caratteristica rumorosità; Euripide (Bacch., 141) rivela la gioia, il bisogno di danzare che prende la stessa madre Semele quando lo porta in grembo, e dei prodigi che si registrano al suo apparire parlano Pausania (VI, 26, 1), Diodoro (3, 66), Plinio (Nat. hist., 2, 31) e altri, mentre caratteristico del suo impadronirsi è il matrimonio simbolico del simulacro di D. con la moglie dell'arconte re in Atene, che avveniva, durante le Antesterie (cf. Aristotele, Athen. pol., 3, 5). La basiliana, assistita da quattordici ancelle (γεραραι) sacrificava segratamente nel tempio di D. ἐν λίμνις, e la sera si coricava con la statua del dio nel βουκόλιον dell'arconte re. Molti miti parlano anche della rovina che coincide con l'apparire del dio (così, ad es., Iliade, VI, 132 sgg.; Apollodoro, 3, 37; Plutarco, Quaest. gr., 38). E come D. benevolò si chiama Λύσιος, Λυαῖος nel suo aspetto malefico porta gli appellativi di Ἀνθρωπορραΐστης, Ὡμάδιος, e il suo terrore si propaga soprattutto fra le donne che, ricoperte dalla bassara o dalla nebride, costituiscono il suo seguito (menadi, baccanti, tiadi), e le induce a sbranare i loro figli o i piccoli animali che poco prima avevano allattato. È questo fenomeno l'ὠμοφηλία :

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(da V. Leroquais Les pontificaux manuscrits..., Parigi 1937, tov. 82)
DIONICI, RUSTICO ED ELEUTERIO, santi - Il martirio di S. D. e dei suoi compagni. Miniatura del messale e pontificale di Etienne Loypeau, vescovo di Luçon (fine sec. XIV) - Bayeux, Biblioteca Capitolare, ms. 61, f. 50v.

nell'ἐνθουσιασμός ο ἕκστασις il corteggio dionisiaco si ciba delle carni degli animali appena uccisi. Forse era in quest'uso adombrata l'idea d'un sacrificio, per il quale si intendeva incorporarsi lo spirito del dio racchiuso nel corpo dell'animale sacrificale. Nel mondo vegetale la potenza di D. si rivela nella vita di determinate piante : la vite, l'edera, il pino, il fico. L'edera ha una doppia fioritura (anche di lei si può dire che è « nata due volte »), e il formarsi turbinoso del vino, il suo potere di appesantire il corpo e di liberare lo spirito ben si addice alla figura contraddittoria di D. che lega e scioglie. Il pino, che, come l'edera, fiorisce d'inverno e con la resina del quale si conserva il vino; il fico (D. Σικίτης), dal cui legno si scolpiscono i falli sacri al culto di D. E, in generale, egli proteggeva, come signore πάσης ὑγρᾶς φύσεως (Plutarco, Is. Os., 35) tutta la fioritura (D. Ἄνθιος, Εὐάνθης, Ἀνθεύς).

E difatti è anche nell'elemento umido (« l'elemento nel quale abita il segreto primordiale di ogni vita »), l'elemento che, come il dio, ha una natura chiara e felice ed una pericolosa e mortale, che D. domina : fuori dal mare è chiamato dagli Argivi alla sua festa (Plutarco, ibid.); su un carro a forma di barca arriva nelle Antesterie; nel mare si rifugia per sfuggire a un nemico (Iliade, VI, 130 sgg.) e molti altri miti rivelano la sua appartenenza alle

acque: donde i nomi di Πελάγιος, Ἀκταῖος, Λυμαῖος, Λυμαγενής. Nell'elemento umido, cui D. presiede, sta la forza creatrice (cf. Agostino, Cio. Dei, 7, 21), che assai chiaramente è espressa dal fallo (D. Φαλλήν, e c'erano processioni falliche in onore del dio) e dal toro (D. Βουγενής). Ma se nell'umidità risiede la generazione, l'acqua è anche elemento femminile (« aqua femina », Varrone, Ling. lat., 5, 61), e D. ha intorno a sé sempre un corteggio di donne. « Ninfe nutrono e allevano D. bambino e accompagnano il dio adulto » (cf. Inno americo, 26), e « nutrici » si chiamano le partecipanti alle sue danze (τιθῆναι, Iliade, VI, 132): D. stesso ha qualcosa di femminile nella sua natura (ὁ γῆναι: Eschilo, frg. 61; cf. Euripide, Bacch., 353; Arnobio, 6, 12; Firmino Materno, De err., 6, 7), qualcosa che lo porta a riversare il suo amore, un amore tutto femminile, alla Paride, in Arianna, che lo collega pertanto al mondo minoico, e che ha una natura simile alla sua, simile, nelle contraddizioni, a tutto il mondo che circonda D.: mondo di vita e di morte, come D. stesso è vita e morte. Perché D. muore (a Delfi si mostrava anche la sua tomba), come appare nel mito di D.-Zagreo, nel quale il dio viene sbranato dai Titani non altrimenti che le sue vittime sacrificali: i capretti e i cerbiati tra le braccia delle menadi. La connessione con le acque giustifica inoltre i motivi mantici che vennero attribuiti a D., il quale, in unione con Apollo, dette il sistema della mantica per ispirazione al santuario di D. (v. DELFINO, ORACOLO di).

MISTERI DI D. - Il culto di D. ebbe anche organizzazione misterica (v. MISTERI). Pure questo aspetto, che richiama motivi mistici, attesta dell'alta antichità del dio. È noto che D. veniva invocato negli Agoni lenei (cf. scolio ad Aristofane, Rane, 479: καλεῖτε θεὸν diceva il sacerdote, cui i convenuti rispondevano Σεμελή: Ἰακχέ πλουτοδότα), per ordine del daduco, uno dei sacerdoti dei misteri eleusini (v. MISTERIO). D. dunque apparterrebbe, in questo caso, al culto misterioso di Demetra, e il suo rito consisteva in rappresentazioni drammatiche. Anche altrove, p. es., a Lerna nell'Argolide (cf. Pausania, 2, 30, 2), a Sicione (id., 2, 11, 3), a Patras (id., 7, 19 sgg.), sono documenti di un culto misterico di D. in connessione o meno con Demetra. Innumerevoli sono poi i culti misterici privati, specie di età romana, nei quali è implicata la figura di D.: tra essi i Baccanali.

Al di fuori di queste festività il dio assume un ruolo centrale nell'orfismo (v. MISTERIO), la teologia e l'ascesi del quale tanta parte avrà anche nella speculazione filosofica greca, esercitando il suo influsso specialmente su Platone.

BIBL.: O. Kern, Dionysos, in Pauly-Wissowa, IX, coll. 1010-46, e Mysterien: VI Die Dionysosweihen, ibid., XVI, coll. 1290-1314; M. P. Nilsson, Griechische Feste von religiöser Bedeutung mit Ausschluss der Attischen, Lipsia 1906, V. nell'indice le feste dionisische; L. R. Farnell, Cults of the greek states, V. Oxford 1909, pp. 85-334; L. Deubner, Attische Feste, Berlino 1932, V. nell'indice le feste dionisische; W. F. Otto, Dionysos, Mythos und Kultus, Francoforte s. M. 1938; E. Peterich, Die Theologie der Hellenen, Lipsia 1938, pp. 243-66; M. P. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 532-68. Per il mitologema di D. fanciullo cf. K. G. Jung-C. Kerényi, Einführung in das Wesen der Mythologie, trad. it., Torino 1948, soprattutto p. 102 sgg. Mario Camozzini
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“DIONISO (ΔΙΌΝΥΣΟΣ, ΔΙΌΝΥΣΟΣ).” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 968. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/dioniso-dionusos-dionusos.