DIS PATER

DIS PATER. - Figura della religione romana di molto scarso interesse. Figlio di Saturno e di Ops, ebbe in sorte il regno sotterraneo, quando con i suoi fratelli Giove, Nettuno e Corso fu deciso di dividere il regno del mondo; sua sposa è Proserpina (Domina Ditis), ch'egli rapì presso Enna in Sicilia. L'appellativo di pater può far pensare ad un antico indigenato di D. (cf. Ianus pater, Iup-piter, Mars-piter ecc.), come pure il saeculum Ditis (presso l'ara Saturni ai piedi del Campidoglio), la cui fondazione, secondo un antico mito, era attribuita ai Pelasgi, che in origine avrebbero ad esso fatto sacrifici umani, più tardi sostituiti da Ercole con oscilla (Varrone in Macrobio, I, 7, 28 sgg.).

Tuttavia si ammette più comunemente che Dis (altra forma Ditis, dalla stessa radice di div-ess, div-itia) sia la traduzione del gr. Πλ.ογ.ογ.ο (significante anch'esso ricchezza) e che sarebbe stato importato da Taranto, ov'era venerato, accanto a Persefone (= Proserpina), come divinità infera, per ordine dei Libri Sibillini, in occasione di un « prodigio » (249 a. C.). Il culto di D. (assieme a quello di Proserpina) aveva luogo al Tarentum (o Tarentum, nel campo Marzio, forse presso l'attuale chiesa di S. Giovanni de' Fiorentini) dove si trovavano due altari sotterranei (anche Corso, fratello di D., aveva un'ara sotterranea nel Circo Massimo) ed in suo onore si celebravano per tre notti consecutive i ludi Tarentini (poi saeculares) comprendenti un lectisterium, corse di cavalli e sacrifici di vittime nere.

BIBL.: R. Peter, Dis, in Roscher, Lexikon, I, col. 1179 sgg.; Cesano, s. v., in E. De Ruggiero, Dizionario epigrafico, II, III, col. 1912 sgg.; P. Wuilleumier, Tarente et Tarentum, in Rev. de l'étude latines, 10 (1932), pp. 127-46; J. Gagé, Recherches sur les jeux séculaires, Parigi 1934, pp. 1-23. Cesare D'Onofrio