DODÓNA (ΔΩΔΏΝΗ), ORACOLO DI

DODÓNA (Δωδώνη), ORACOLO di. - In Epiro, nell'odierna valle di Olytsika. Certo il più antico oracolo di Grecia.

Dallo stormire delle foglie d'una quercia sacra (altrove si parla però di una φηγός: Esiodo, frg. 134, 212, ed altri) Zeus faceva conoscere la sua volontà (Od., XIV, 327 sgg.; XIX, 296 sgg.). Non si può rilevare da queste notizie, le più antiche, se la quercia di D. fosse appartenuta già alla civiltà mediterranea o fosse un'introduzione degli indoeuropei.

Lo Zeus adorato a D. portava l'appellativo di Naios, come appare di frequente nelle iscrizioni e raramente nella letteratura. Náios (anche νέος) è da connettersi con νέος, scorrere; e questo suggerì che a D. fosse originariamente un oracolo irromantico (caratteristico e il fatto che la compagna di Zeus Naios, Dione, è citata da Esiodo, Theogonia, 353, tra le Oceanidi). Di questa opinione si resero interpreti per primi scrittori latini: Plinio (Nat. hist., 4, 2) che, citando Teopompo, informava che nella valle erano moltissime fonti; Servio (ad Aen., III, 466) che affermava addirittura come una fonte scaturisce dalle radici della quercia sacra, e che si traevano oracoli dal suo gorgogliare (cf. anche Pomponio Mela, II, 43). Quanto a Dione, anch'essa portante a D. l'attributo di Naios, era il contrapposto femminile di Zeus.

Gli υποφήται del dio, ἀντιπρόοδος, χαμαίενται (II., XIV, 233 sgg.), per i quali già tra gli antichi era controversa l'esatta denominazione (Ἐλλογί: Esiodo, frg. 134; Pindaro, frg. 59 e altri. Altrove, invece, Σελλογί) erano un νέος votato al culto di Zeus dodoneo. I loro attributi non sono di facile interpretazione: la ἀντιπρόοδος di Fattri, è registrata, a prescindere dal passo omorico, un'altra volta soltanto nel mondo ellenico (in Asia Minore: un'epigrafe parthenote al culto di Zeus Ἀσπάσιος) e nessun'altra notizia si ha circa il dormire sulla nuda terra. Con la segnalazione di queste usanze, che rappresentava forse una prescrizione rituale, non voleva certo Omero designare un culto barbaro, come venne proposto, né è convincente l'ipotesi che gli υποφήται trassero in quel modo l'ispirazione per «incubazione» dalla terra. Se pure così fosse, sarebbe sempre inspiegabile il nesso tra il dormire sulla nuda terra e il non lavarsi i piedi.

Il sistema d'interrogazione dell'oracolo (originariamente le domande si scrivevano su tavolette di piombo, e la risposta ivi sopra registrata si limitava spessissimo a un sì o a un no [cf. Cicerone, De div., I, 76]) e l'organizzazione subirono con l'andar del tempo dei mutamenti: da un lato vennero introdotte (ma l'epigrafia le ignora) delle sacerdotesse (Peleiadi, ed erano tre secondo Erdoato [II, 55 sgg.] che narra un mito etiologico per spiegarne l'innovazione; Platone, Fedro, 275, ed altri), dall'altro, a partire dal sec. IV a. C., le profezie venivano tratte dal risuonare di un χαλκίσιο. La fortuna di D. fu in età storica notevolmente ribassata da quella di Delfi.

BIBL.: C. Carpanos, Dodone et ses ruines, 2 voll., Parigi 1878; O. Kern, D., in Panly-Vistota, V, 1, coll. 1257-65; Escher, Dione, ibid., IX, coll. 878-80; Zichen, Sello, ibid., suppl. V, coll. 963-67; Kruse, Naios, ibid., XVI, 11, coll. 1586; J. Friedrich, Dodonaea. Beiträge zur Religions-und Kultgeschichte D.'s, Friburgo 1934; M. P. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 156, 195, 396 sgg.; 606, 723, 750.