BABISMO. - Nuova religione, sorta in ambiente islamico sciita per opera di Sajjid 'Alī Mohammed di Širāz detto il Bāb. La parola bāb (in arabo «porta») sta a significare la porta che conduce alla conoscenza della verità divina ed era già usata ad indicare un determinato grado nella gerarchia delle intelligenze cosmiche ad esempio dai Cārmati e da altre sette sciite estreme.
Il Bāb, noto fra i suoi seguaci piuttosto con l'appellativo di Nuqtah «punto» (Nuqta-i bajān=Punto della rivelazione, Nuqta-i ulā=Punto primo) nacque il 20 ott. del 1819 a Širāz capitale della provincia persiana di Fārs. Nel 1844, di ritorno a Širāz da un pellegrinaggio al santuario sciita di Kerbelā, dove aveva assorbito le dottrine della setta degli Šejhī (fondata in Persia nel sec. XVIII, dichiarò in segreto, a un ristretto numero di persone per lo più ec-šejhiti, la sua divina missione. Uno šejhī, Husejn di Bušrūjeh divenne il primo fervente adepto del Bāb, nel quale riconobbe il successore mistico di Sajjid Kāzim di Rešt, uno dei fondatori della setta šejhita e morto poco tempo prima.
Quando il Bāb ritornò da un pellegrinaggio alla Mecca per la prima volta fu proclamata in pubblico la fede bābī: ne nacquero tumulti e i missionari del Bāb furono arrestati. Mentre si facevano inchieste sulla nuova religione scoppiò a Širāz il colera; il Bāb si recò (1846) a Isfahān dove fu protetto dal governatore della città: il suo successore, di idee diverse, nel 1847 fece condurre il Bāb nella fortezza di Mākū, nell'Azerbeigian persiano, dove restò prigioniero.
Frattanto Husejn di Bušrūjeh continuava la sua predicazione convertendo fra l'altro a Teherān i due fratelli Mīrzā Yahjā Nūrī (chiamato più tardi Subh-i Azal) e Mīrzā Husejn 'Alī Nūrī, il futuro Bahā'ullāh (v. BAHÁ'ISMO). Anche una donna, la bella e intelligentissima Qurrat al-'Ajn, di Qazwīn, si convertì alla nuova religione.
A Bedešt, nel Horāsān ebbe luogo (1848) la prima riunione dei discepoli del Bāb, e l'Islām vi fu apertamente abrogato nelle sue pratiche esteriori. Frattanto i bābī erano ferocemente perseguitati in tutta la Persia; particolarmente notevole il massacro di babisti nel santuario di Šejh Tabarsī (1849) e a Zaṅgān (1850). Dopo questi disordini il Bāb fu trasportato a Tabriz per essere condannato a morte. Il Bāb, appeso ad una corda insieme con un discepolo, fu fucilato in presenza di una gran folla. La prima scarica non ebbe altro effetto che quello di rompere le corde cui era appeso il Bāb, che cadde al suolo incolume:
l'esecuzione fu dovuta ripetere e per puro caso il Báb non riuscì a salvarsi (9 luglio 1850). La persecuzione contro i babisti aumentò ancora dopo l'attentato contro lo sciah Nāṣir ad-dīn (16 ag. 1852) compiuto, sembra, da un seguace del Báb. I più celebri adepti della nuova religione dovettero lasciare la Persia. Mīrzā Ḥusejn 'Alī (Bahā'ullāh) si stabilì a Bagdad, e poi fu esiliato ad Adrianopoli: egli si dichiarò successore del Báb (v. BAHĀ'ISMO), mentre alcuni babisti rimasero più fedeli alla lettera degli insegnamenti del maestro e riconobbero per loro capo Mīrzā Jāhā Nūrī (Subh-i Azaf).
La dottrina babista è una miscela delle dottrine degli sciiti ismailiti e dei duodecimani con aggiunta di numerose teorie più o meno originali. Il b. afferma che la storia religiosa umana è un succedersi di lunghi cicli iniziati rispettivamente da Adamo, Abramo, Mosè, Gesù, Maometto. Mentre per i musulmani Maometto è il «sigilo dei profeti», per i babisti tale continuo ricorrere di cicli, sempre più perfetti, prosegue ancora (il Báb parla spesso nelle sue opere di un misterioso personaggio che gli succederà e che egli chiama «Colui che Iddio manifesterà»); il Báb è appunto l'iniziatore di un nuovo ciclo profetico.
Il Báb stesso compose numerose opere religiose, fra le quali un libro in prosa araba, intitolato Al-Bajān («esposizione chiara»), che fu composto a Bûsechr (Golfo Persico) nel 1845 ed un altro Bajān in lingua persiana. Il Corano è considerato dai babisti come abrogato dal nuovo libro sacro. Dio è unico e il Báb è lo specchio in cui ciascuno può contemplare Iddio. Questi ha creato il mondo mediante sette attributi chiamati le «Lettere della Verità». Gran parte ha infatti nella religione babista il calcolo cabalistico: il numero 19 ha particolarmente importanza. Al posto dei santuari musulmani, che dovrebbero essere distrutti, dovrebbero erigersi 19 templi. L'anno è di 19 mesi di 19 giorni ciascuno e la comunità è retta da un collegio di 19 persone.
I fedeli sono tenuti a versare a tale collegio una specie di tassa annua sul capitale. Tutte le pene sono soppresse salvo l'ammenda e l'interdizione di coabitazione di marito e moglie per un tempo più o meno lungo. È ammessa libertà di commercio e di interesse. È obbligatorio sposarsi molto giovani e il divorzio è sconsigliato. Gli sposi divorziati possono riconciliarsi fino a 19 volte. I vedovi e le vedove devono rimaritarli al più presto. Non esiste impurità legale, le preghiere in comune sono abolite, le donne possono mostrarsi senza velo. La mendicità è interdetta e i viaggi sono sconsigliati. Ogni giorno si devono leggere 19 versetti del Bajān e menzionare 361 volte il nome di Dio. Per la Persia il b. significò un profondo rinnovamento spirituale e una rinascita di religiosità pura e sincera, che destò gli entusiasmi anche di noti orientali europei come, ad es., il Browne e il Nicolas. Fu anche notevole l'influenza del b. sul movimento liberale e riformatore che aprì la Persia alla cultura e al progresso occidentali.