BABINGTON, ANTHONY. - Inglese, di nobile e ricca famiglia, n. a Detwick (Derbyshire) nell'ott. del 1561, m. a Londra il 20 sett. 1586. Cattolico e pio, ma facile agli entusiasmi religiosi, si lasciò ammaliare da un infelice sacerdote, John Bellard, dalle idee estremiste, il quale riuscì, approfittando dei suoi sentimenti favorevoli a Maria Stuarda, a metterlo a capo di una congiura diretta a liberare la regina prigioniera e a sopprimere la protestante Elisabetta, designata come usurpatrice; e a sedare nello stesso tempo i suoi scrupoli di coscienza che lo facevano tergiversare di fronte a un delitto.
Tra i congiurati, tutti cattolici, riuscì ad entrare un altro sacerdote, Gilbert Gifford, spia segreta di Lord Walshingam, che a sua volta vi chiamò altre due spie. Così il segretario di Stato era al corrente di ogni mossa; poté anzi manovrare le fila in modo da perdere insieme e gli sconsiderati e Maria Stuarda. Per mezzo, infatti, delle tre spie fece avviare e facilitò una compromettente corrispondenza tra il B. e la prigioniera; e quando dalle lettere che passavano
tra le sue mani poté sapere chiaramente la trama, diede l'ordine di arrestare i congiurati. I quali tentarono la fuga, ma invano; i sette principali, tra cui B., vennero presi, processati come traditori, impiccati e squarati.
Quella deprecabile congiura, ordita da cattolici e promossa da un sacerdote, recò grave danno alla religione, perché, sfruttata a modo dagli avversari, suscitò accuse contro il Generale dei Gesuiti e lo stesso Papa, incolpati di avere raccomandata la uccisione di Elisabetta; ma soprattutto offrì il destro a Lord Walshingam di procedere finalmente, in mezzo all'eccitazione suscitata nel popolo, a quell'atto di violenza che fu il processo e la condanna di Maria Stuarda.