FRANCIA, RAIBOLINI FRANCESCO, detto il. - Pittore, n. a Bologna nel 1460 ca., m. ivi il 5 genn. 1517. È il più noto e fecondo dei pittori bolognesi nel periodo cosiddetto bentivogliese; ma la sua figura di artista, devotamente incline alle espressioni soavi e compunte, ha assunto un'importanza più che provinciale.
Il F. esordì in qualità di orfo espertissimo, come attestano le due Paci nellate, nella Pinacoteca della città natale, e tale sua origine artigiana viene confermata dalla Crocifissione con s. Cordoma, nel locale Museo civico, che è da ritenersi una delle sue prime opere ancora nell'orbita della scuola ferrarese. In seguito, pur continuando ad eseguire lavori d'oreficeria, il F. divenne il pittore ufficiale della corte bolognese, subendo qualche influsso dal Perugino e dai Vivarini e in maggior copia dal ferrarese Lorenzo Costa, che a sua volta ne imitò le calligrafiche preziosità coornative. Fra le numerose opere di lui emergono per nitida armonia di ritmi o ricchezza di smalti vivaci, ma non sgariganti, a Bologna: la Madonna in trono e santi (1494) della Pinacoteca, l'altra Madonna
(1499) nella Cappella Bentivoglio a S. Giacomo Maggiore, e le due castissime scene, in affresco, dello Spocalizio e dei Funeral di 1. Cecilia (1506), nell'Oratorio omonimo; a Londra: la lunetta della Pietà nella Galleria nazionale; a Roma: il S. Stefano orante, alla Galleria Borghese, e il piccolo, delizioso S. Giorgio, alla Galleria nazionale, già Corsini. Diventato lezioso negli ultimi anni della sua attività, il F. era più che superato quando si spense, lasciando un buon numero di seguaci fra i quali, accanto al migliore, che fu Timoteo della Vite da Urbino, si annoverono i figli: Giacomo (n. verso il 1486 e m. nel 1557) e Giulio (n. nel 1487 e m. nel 1540), pittori mediocri. - Vedi tav. CXII.