INGRES, JEAN-AUGUSTE-DOMINIQUE

INGRES, JEAN-AUGUSTE-DOMINIQUE. - Pittore francese, n. a Montauban il 29 ag. 1780, m. a Parigi il 14 genn. 1867. Allievo prima del padre, quindi, dal 1799, a Parigi del David, nel 1806 andò a Roma quale pensionato dell'Accademia francese, quando era

2011 INGRES JEAN-AUGUSTE-DOMINIQUE – INIZIAZIONE 2012

già noto quale ritrattista squisito, ed in Italia rimase interrottamente, fra Roma e Firenze, quasi vent'anni, dipingendovi le sue opere migliori e più famose.

DAVIDE (v.) allora che questi, durante il periodo napoleonico, quasi rappresentante ufficiale della pittura neoclassica francese, inveiva da Parigi contro l'antico allievo che viveva solitario lontano dalla patria attratto dalla pittura dei quattrocentisti italiani, l'Il. può essere considerato l'esponente del gusto purista (v. PURISMO) in Francia. La sua posizione infatti può essere considerata intermedia fra il neoclassico del maestro DELACROIX, EUGÈNE (v.), più giovane di lui di diciotto anni. Al quale ultimo è consuetudine contrapporre l'Il quale esponente del gusto classicista, specie dopo che nel Salon del 1824, ove dell'Il. v'era Il volto di Luigi XIII, oggi a Montauban, i due esporse affrontando per la prima volta clamorosamente le loro opere, e dopo che l'anno successivo, morto il David, l'Il. veniva eletto membro dell'Institut. D'altro canto proprio in quel tempo con perfetta logica l'Il. spostava gradualmente il suo interesse dai quattrocentisti ai cinquecentisti, a Raffaello soprattutto. Tanto che, nel 1826, ricevendo la commissione per un soffitto nel Museo di Carlo X al Louvre, immaginava per l'Apoteosi di Omero una composizione ispirata alla scuola di Atene, mentre successivamente, per il Martirio di S. Sinfoniano, ordinato gli per la cattedrale di Autun, componeva un vero centone di motivi raffaelleschi. A tali predilezioni egli rimase fedele anche durante la sua nuova permanenza a Roma (1834-41) quale direttore dell'Accademia di Villa Medici e nell'ulteriore corso della sua lunga vita, sia nei quadri di composizione come, anzi, soprattutto, nei ritratti. Ed è appunto nei ritratti che spesso acquista valore essenziale quella precisione e quella acutezza del disegno che, nitidissimo, ha una estrema capacità riassuntiva delle masse e delimitandone nettamente i campi esaltati a valori cromatici della composizione. Una pittura chiara, limpida, nitidissima, che riflette la tendenza del suo intimo spirito romantico alla astrazione intellettuale donde una visione estatica quasi allucinata delle forme. Tra le sue opere di soggetto sacro sono da ricordare: Giovanna d'Arco (1854) al Louvre, la Vergine con l'Ostia (dello stesso 1854) ugualmente al Louvre, Gesù fra i dottori a Montauban, ove è un museo con numerosi suoi dipinti e ca. 4000 suoi disegni.

BIBL.: H. Lapauze, I., sa vie et ses œuvres, Parigi 1911; L. Fröhlich-Bum, I., sein Leben und sein Stil, Vienna 1924; L. Gillett, s. V. ENOCH. Ital., XIX, pp. 310-311; A. M. Brizio, Ottocento, Novocento, Torino 1939, pp. 111-117 (con bibl.); P. Lavedano, Histoire de l'art, Parigi 1946, V. indice. Emilio Lavagnino