INGRATITUDINE

INGRATITUDINE. - È la disposizione d'animo (vizio) di chi non riconosce e non apprezza i benefici ricevuti. Essa può concretarsi in un atteggiamento puramente negativo di non riconoscere, di non ringraziare, di non ripagare il bene avuto; può assumere anche un atteggiamento positivo di contrarietà in chi giudicasse il bene ricevuto come inferiore al proprio merito, di danno e non di vantaggio, oppure ripagasse il benefattore con ingiurie o altre ingiustizie.

Moralmente l'ì. (negazione della virtù della gratitudine, virtù specifica, distinta dalla pietà e dalla religione e parte potenziale della virtù della giustizia) è sempre peccato. Da parte dell'oggetto il peccato è ritenuto dalla comune dottrina lieve in quanto non contraddice direttamente l'ordine della carità; sia per il fine (per odio contro il benefattore o per disprezzo del medesimo) che per le circostanze (p. es., chi, potendo, rifiutasse di aiutare una persona in necessità, quando da essa avesse ricevuto notevoli benefici) può diventare colpa grave.

L'ì. è sempre colpa morale; negli ordinamenti giuridici non è considerata come reato; però l'ì., nei casi tassativamente previsti, può essere motivo per revocare la donazione (Cod. civ. it., art. 801). A norma del CIC il repertorio di una Chiesa o dei suoi amministratori non può essere invocata per revocare una donazione fatta alla Chiesa (can. 1536 § 4).

Bibl.: A. Sertillanges, La philosophie morale de St Thomas d'Aquin, Parigi 1922, pp. 291-95; Wernz-Vidal, IV, II, p. 336; A. Trabucchi, Istituzioni di diritto civile, 3ª ed., Padova 1948, p. 790. Luigi Oldani.